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Horse Angels

La Redazione diretta da Roberta Ravello, Fondatrice di Horse Angels e della sua testata editoriale e casa editrice. Autrice di diversi libri a tema cavallo, laureata in scienze politiche, registrata presso l'Ordine dei Giornalisti di Bologna come Direttore di testata tecnica.

SORSO, provincia di Sassari. Re Furio, un cavallo di 11 anni, purosangue inglese che aveva fatto corse di galoppo in Toscana, è stato ritrovato agonizzante dalle guardie zoofile del posto in un terreno alle porte di Sorso. 

Il ritrovamento dell'animale non è stato casuale.

Risultano precedenti segnalazioni per ipotesi di negligenza e di abbandono già da luglio 2018, a cui nessuno avrebbe pensato di porre rimedio. Da quanto emerge dalla stampa locale, particolarmente La Nuova Sardegna, animalisti locali le avevano tentate tutte per segnalare il caso alle autorità.

Da quanto emerge dai media, La Nuova Sardegna di Sassari, che si è spesa giustamente per la vicenda, non ci sarebbe stato un codice di stalla abilitato per la detenzione di equidi, né la presenza di acqua corrente.

Il cavallo sarebbe morto di colica in circostanze tutte da accertare. Sarebbe morto dopo ore, forse giorni, riporta La Nuova Sardegna, di agonia.

Il pony che era con Re Furio sarebbe stato portato via dalle guardie ecozoofile del posto, trovato privo di microchip. E confidiamo sia stato portato in un posto regolamentare.

Horse Angels annuncia esposto alla Procura di competenza per chiedere chiarezza sulla vicenda che presenterebbe ombre di interpretazione.

Non va preso con leggerezza il fatto di portarsi a casa dei cavalli. Non sono giocattoli e neppure passatempi occasionali per chi vuole trovarsi un intrallazzo per il tempo libero una tantum.

Possedere degli equini è sottoposto a regole specifiche di anagrafica, tracciabilità, detenzione legale con specifici parametri per il benessere, tra i quali il ricovero e l'acqua potabile a volontà, specialmente per equini abituati alla cattività, non parliamo di equini nati bradi.

Tra i cavalli, il purosangue inglese non è animale agreste e rustico da abbandonare a se stesso in uno stazzo, dove se vive vive, se muore muore. 

Urge stabilire per tutti, ovunque si viva in Italia, la responsabilità nel possesso del cavallo: morale, materiale e penale, altrimenti questi casi continuaranno a succedere.

La prevenzione è forse l'aspetto più importante per la tutela degli equini.

Nel video, consulenza veterinaria con il veterinario Fabio Schirru, della Clinica Veterinaria Horses & Pets il Chirone a Quartu Sant'Elena (CA).

La polizia stradale della Toscana, su input della Direzione Centrale delle Specialità della Polizia di Stato, sta monitorando i TIR che trasportano merci pericolose al fine di evitare, in caso di incidenti, gravi pericoli per l’ambiente.

Nel corso dei controlli la Sezione di Prato ha fermato un uomo di 35 anni, residente in provincia di Roma, che stava trasportando cavalli senza avere le necessarie autorizzazioni. La Polstrada, che gli ha pure contestato l’eccesso di velocità e il mancato funzionamento della scatola nera del mezzo, lo ha messo sotto sequestro. Ora lui non lo potrà usare per tre mesi e dovrà pagare una multa di circa 4.000 euro. I cavalli stavano bene e sono stati affidati al proprietario.

SIENA. Si è aperto quasi un anno fa il processo a Luigi Bruschelli detto Trecciolino. Uno dei fantini più vincenti della storia del Palio di Siena, che è stato rinviato a giudizio insieme al figlio, Enrico Bruschelli, al fantino Sebastiano Murtas e al veterinario Mauro Benedetti. Per i quattro le accuse, a vario titolo e in concorso, sono di maltrattamento di animali, falso ideologico e violazione dei sigilli. La decisione del Gup Roberta Malavasi, che ha respinto tutte le eccezioni presentate, pone un punto di svolta a un’indagine iniziata a luglio 2015 e coordinata dal Pm senese Aldo Natalini. 

Horse Angels (tra le altre associazioni animaliste presenti) è costituita parte civile nel procedimento giudiziario in essere, difesa dall'Avv. fiorentino Chiara Lombardi.

Vedremo come andrà a finire, ma il solo fatto che il procedimento giudiziario esiste, pur partito in sordina, ha modificato il modus pensandi di un certo numero persone, senza contare il colpo inferto dalla morte di Raol al palio Straordinario, o il rifiuto di Tornasol di correre una passata edizione che ha costituito un precedente inusitato nell'iter di partenza al canapo.

Impressioni e ferite che lasciano il segno ma che creano anche il presupposto per dei cambiamenti.

Horse Angels ha potuto avere relazioni soddisfacenti con animalisti del senese, al punto di stabilire un "fun club" di soci sostenitori e di affiliare una scuderia di appoggio per i casi di maltrattamento e di abbandono, gestita da una veterinaria

Piccoli passi che cresceranno e speriamo diano buoni frutti per la tutela di un interesse organizzato, nel senese, a una rappresentazione del cavallo aperta alla sensibilità animalista. 

Chi volesse aderire al fan club Siena per Horse Angels, forse organizzeremo un incontro o cena sociale a fine novembre, in Siena, ce lo comunichi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì, 07 Novembre 2018 19:03

Liguria, 300 bovini bradi abbandonati

L’allarme è di Coldiretti Liguria.

I bovini, oramai bradi, spinti dalla ricerca di cibo, danneggerebbero le coltivazioni nei comuni di Diano Arentino, Diano San Pietro, Villa Faraldi, San Bartolomeo e il Golfo Dianese, entrando nei recinti delle aziende agricole presenti, e compromettendo oltre alle produzioni in campo anche quelle future, danneggiando irreparabilmente le piante.

I capi si sarebbero riprodotti in modo incontrollato, le carcasse dei bovini che muiono di morte naturale inquinerebbero le falde acquifere. 

"Fino ad oggi a quasi nulla sono servite le manovre messe in atto dai Carabinieri Forestali e dalle Autorità competenti e, continuando a ricevere numerose segnalazioni, come Coldiretti Imperia siamo a chiedere che si intervenga per risolvere definitivamente e in tempi brevissimi la situazione. Se ciò non avverrà ci vedremo costretti a chiedere un intervento decisivo alla Procura della Repubblica”, conclude la Coldiretti. 


L'emergenza nazionale

Se a ciò si aggiunge il problema complesso degli allevamenti o abusivi o negligenti che hanno comportato sequestro di equini negli ultimi tempi nel veneziano, ferrarese, genevese, alessandrino e romano, appare chiaro il fenomeno dell'abbandono, maltrattamento, negligenza, che riguarda gli animali da allevamento e da reddito è diffuso.

Le operazioni di salvataggio e di ricollocamento sono assai complesse, costose, e poche le persone nella capacità economica di riassorbire questi animali.

Quello che servirebbe sarebbe un piano nazionale di prevenzione e delle risorse pubbliche, perché gli animali posti sotto sequestro dovrebbero essere mantenuti dallo stato con apposito fondo, stabilito dalla l. 189/04, che invece non appare ancora attivato e se è attivato non fuonziona e non da luogo a una rendicontazione trasparente.

Attualmente, il salvataggio e mantenimento degli animali da allevamento e da reddito ricade interamente sulle associazioni di volontariato e sui privati che se ne vogliono fare carico.

Dodici asini morti e altri ottanta in pessime condizioni igienico-sanitarie, carcasse abbandonate nei campi e poco cibo per i sopravvissuti. E' quanto hanno trovato i carabinieri forestali in un allevamento, posto al confine tra la Liguria e il Piemonte, finanziato anche con fondi Ue.

I militari hanno denunciato i due soci dell'azienda agricola con sede tra i comuni Bosio (Alessandria) e Ceranesi (Genova).

L'accusa è di malgoverno, detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e inosservanza di un provvedimento in materia d'igiene.

Le indagini sono partite dopo che la trasmissione Striscia la notizia.

Il blits dei militare e della ASL di Genova hanno confermato il lager.

Nel corso del sopralluogo è inoltre stata ritrovata una carcassa di un asino morto da almeno due settimane lasciata all'interno di una pozza d'acqua. Sono state riscontrate altri 5 morti risalenti a qualche giorno prima.

Gli asini superstiti sarebbero stati ricoverati in una struttura idonea.

Una domanda, come mai la ASL preposta ha aspettato Striscia La Notizia per verificare l'andamento di un allevamento di 100 equidi finanziato con fondi pubblici?

Horse Angels presenterà un esposto alla Procura di competenza, per chiedere, tra le altre cose, se possono sussistere profili penali per mancati controlli preventivi. 

E' successo a Napoli, un cavallo da corsa al trotto ha finito la sua vita contromano contro un camion.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della municipale che hanno effettuato sopralluoghi e rilievi planimetrici allertando l’Asl veterinaria. L'equipe di sanitari ha constatato il decesso del trottatore ed ha proceduto alla rimozione del corpo e al suo smaltimento.

Secondo una prima ricostruzione dei poliziotti municipali, il cavallo si sarebbe spaventato in seguito al suono di un clacson e sarebbe quindi scappato verso la carreggiata.

Il conducente del camion è rimasto illeso. Si è fermato per prestare soccorso al cavallo, ma purtroppo non c'è stato niente da fare per l'animale. 

Tutta la scena, dall'inquadratura del sulki rovesciato in mezzo a via Mario Palermo, sino al momento dell'impatto, è stata registrata in un video girato col cellulare e diventato virale in rete.

Vicino c'era anche un altro cavallo, sempre attaccato. Di cosa si trattava? Di allenamenti su strada anziché in pista di allenamento regolamentare?

Horse Angels annuncia esposto in procura per andare a fondo all'indagine e stabilire eventuali responsabilità anche in ordine a cosa ci facessero questi cavalli lì, a quale scuderia appartenessero, se regolamentare o meno, e via dicendo.

Video non per tutti.

CASTEL VOLTURNO, Campania - Nell’ambito di un’attività d’indagine coordinata dal “Gruppo reati in danno degli animali” della Procura della Repubblica di Napoli Nord, i Carabinieri Forestali di Caserta NIPAAF hanno deferito all’A.G. due soggetti entrambi residenti a Giugliano in Campania, rispettivamente proprietario di una Scuderia e proprietario del podere ove sono allocate svariate Scuderie, per essersi introdotti abusivamente ed arbitrariamente in terreni pubblici appartenenti al patrimonio disponibile della Regione Campania.

I due soggetti disponevano illegittimamente dei lucchetti di chiusura e delle corrispondenti chiavi apposti sui cancelli dell’area demaniale, nella piena consapevolezza che il bene appartenesse ad altri, ossia all’Ente regionale.

Le indagini hanno consentito di appurare che le scuderie adoperate per i cavalli da questi soggetti erano abusive su area demaniale

Secondo le indagini, questi personaggi per allenare i cavalli in spiaggia per le corse al trotto, aprivano dei cancelli disposti dall’Ufficio Patrimonio della Regione Campania, i relativi lucchetti furono più volte divelti ai fini dell’illecita sostituzione onde impossessarsi arbitrariamente del bene per consentire l’introduzione abusiva degli equidi con il vantaggio, per le scuderie, di risparmiare sui costi di trasporto per lo spostamento dei cavalli fino alla limitrofa riva del mare.

Nella mattinata stessa dell’intervento i militari hanno individuato gli autori della condotta illecita sopra descritta e hanno proceduto a denuncia.

Gli investigatori sospettano che passaggi su terreni demaniali come quelli possano essere stati utilizzati da una capillare organizzazione per vere e proprie corse clandestine:  si ipotizza dai  tre ai cinque concorrenti, un tracciato in linea retta, fantini senza sella, scommesse sui vincenti e sui piazzati raccolte sul posto da una organizzazione che ne riuscirebbe a organizzare anche due a settimana, se le condizioni meteo aiutano e non ci sono troppi curiosi in giro.

I contatti per le gare clandestine  avverrebbero su appositi gruppi di scommettitori creati su Whatsapp.

E' successo a Morolo, in provincia di Frosinone, dove un uomo avrebbe acquistato tramite annuncio web una puledra di 3 mesi, spacciata per essere una quarter-horse con documenti genealogici, per la cifra  di euro 3.500 dichiarata.

La cavalla, che era stata generata da GFC Quixote (padre) e Nona Iceland Scheila (madre), o almeno così risultava dal certificato rilasciato dalla American Quarter Horse Association che il venditore ha ceduto insieme alla puledra.

Presentava però delle macchie non tipiche dei quarter, i test genetici eseguiti per dissipare i dubbi avrebbero rilevato che lo stallone del documento anagrafico non poteva essere il padre e che neppure la fattrice corrispondeva.

L'acquirente ha quindi presentato una denuncia per l’ipotesi di reato di truffa contro il venditore. L’uomo, rappresentato dagli avvocati Felice Petrillo e Stefano Di Pietro, sostiene di aver speso 30.000 euro per il nutrimento, le cure ed il ricovero della puledra, da cui la richiesta di risarcimento danni.


Dura la replica

In relazione ad alcuni articoli di giornale usciti nei giorni scorsi sui quotidiani locali (nello specifico Ciociaria Oggi, Messaggero e Frosinone Today) inerenti un' ipotetica truffa nell’ambito di una compravendita di un puledro, il sottoscritto Avvocato, nell’interesse della allevatrice di cavalli di Pofi (così è additata negli articoli), proprietaria della cavalla Sheila (nella foto con la puledra) e destinataria delle accuse mosse dal commerciante di Morolo, in merito a quanto pubblicato tiene a precisare quanto segue : la Sig.ra mia assistita contesta nella maniera più assoluta la veridicità di quanto affermato dal commerciante di Morolo, poiché del tutto pretestuoso ed infondato.

La stessa, nello specifico, ha tenuto un comportamento assolutamente corretto e scevro da profili di dolo e/o di colpa. Nel declinare ogni profilo di addebito, la Cliente, pertanto, si riserva sin d’ora di far emergere la realtà degli eventi nelle opportune sedi, ove si difenderà con ogni mezzo. Resta inteso che la mia assistita, alla quale, tale vicenda ha creato un grave danno di immagine ed economico per la pubblicità negativa che ne è seguita, sta valutando l’opportunità di presentare già da adesso una denuncia-querela per calunnia e diffamazione nei confronti di tutte le persone che hanno avuto voce in capitolo nella vicenda sopra descritta.

 Avv. Cinzia Stirpe

Non è facile vivere la disillusione. Amare i cavalli significa anche dedicarsi a loro in maniera pressoché esclusiva.

Il disingaggio non è per niente semplice. In molti casi, un'esperienza negativa può allontanare da quella che era stata un'attrazione forte, quella per i cavalli, lasciando sul campo delle vittime.

Quando ci si era illusi che il mondo del cavallo potesse ruotare intorno al loro benessere, oppure attorno alla meritocrazia, e ci si rende poi conto che quel mondo è lo specchio dell'Italia, nel bene e nel male, dove il tanto paventanto amore e rispetto del cavallo, dal punto di vista delle istituzioni che governano i meccanismi, sono per lo più chiacchiere, perché quello che conta veramente è il commercio di beni che contraddistingue quel mondo, può finire l'attrazione ed essere sostituita dalla repulsione, dalla crisi di fiducia nelle istituzioni, dall'allontanamento.

Che fare se è questo il caso? Ci si trova in una spirale di delusione e di amarezza. E' la fine di un amore e l'inizio di un attrito.

Soprattutto se ci si era avvicinati con innocenza a quel mondo, e si è stati danneggiati moralmente e patrimoniamelnte da esso, la conclusione dell'esperienza può essere dolorosa e difficile da accettare. Altroché cavallo terapeutico, magico, per tutti e alla portata di tutti, sinonimo di amore per la natura e immedesimazione in essa, ci si può trovare a guardare in faccia a una ben altra realtà.

Se improvvisamente, poi, si punta il dito contro il sistema, è facile trovarsi effettivamente e improvvisamente da soli, almeno inizialmente, prima di scoprire che i disillusi sono forse più numerosi di coloro che sono ancora convinti che il sistema attuale, con le sue regole non scritte che privilegiano l'espressione del peggio, funzioni. 

Le ferite sono difficili da rimarginare. Si può essere costretti a rinunciare alla passione per i cavalli, per non essere in grado di viverla secondo le proprie aspettative.

Razionalmente, se ciò che si ha attorno provoca repulsione, abbandonare potrebbe essere la soluzione migliore. Che non significa abbandonare il proprio cavallo, ma imparare a viverlo in una dimensione diversa, fuori dal sistema che lucra sulla pelle dei cavalli.

Chi ha un forte attaccamento emotivo, o forti legami economici, e perciò non può abbadonare il sistema, o non se la sente di farlo perché non riuscirebbe a ricostruirsi altrove, si può trovare intrappolato nel desiderio di cambiare le cose dall'interno, per fare sì che la delusione non sia costante, perché a tante sconfitte faccia seguito qualche vittoria della dignità, dell'amore e del rispetto per il cavallo, della meritocrazia autentica, che tiene conto anche dell'etica del lavoro.

Purtroppo però, non per tutti combattere da dentro può essere un'opzione percorribile. Ci sono le vittime del sistema fare cavallo in Italia: umane ed equine, che piangono giustizia. Shock, rabbia e senso di colpa sono emozioni comuni in chi si è trovato a essere una vittima del mondo del cavallo "produttivo", volto cioè a fare reddito, non a fare tutela di cavalli o di persone (al di là di quanto eventualmente dichiarato in regolamenti o carte etiche), meritocrazia autentica, giustizia sociale e interspecie.

Chi si è trovato a incarnare il ruolo della vittima del "sistema Italia" del cavallo e non solo, può sentirsi come se la tristezza non andasse mai via. Che giustizia aspettarsi se le istituzioni, prima di tutto, tendono sempre a deludere? Sembrano impotenti o inadeguate a fare la cosa giusta per un interesse collettivo superiore che vada oltre il parametro di conservare il proprio posto egoistico al sole.

Occorre elaborare il lutto che il mondo del cavallo di cui ci si era forse innamorati inizialmente non esiste. Il mondo del cavallo iltaliano è un riflesso del genere umano e della fattispecie italica di esso, nel bene e nel male, e come tale può essere solo imperfetto, e poiché siamo in Italia, con un genere di imperfezioni sopportabili solo se si riesce a conservare l'ironia.

Il risentimento, in ogni caso, non è un'emozione sempre negativa. Il mancato soddisfacimento delle proprie aspettative può diventare la spinta naturale alla decisione che cambia tutto. 

Alcune delle cose migliori nel mondo del cavallo, come evoluzioni, progresso, sono nate da persone risentite che hanno saputo innovare.

Monty Roberts in questo senso è stata una figura emblematica. Certo, anche l'italiano Caprilli tra i moderni. Ma Roberts è stato il primo che opponendosi al sistema della sua epoca è riuscito a sdoganare certe tematiche nel mondo civile in modo popolare. La storia del mondo del cavallo è comunque piena di identità fuori dal comune che hanno scelto il proprio ruolo partendo dall'essere in prima persona, nella vita, delle vittime di abuso, e trasformando questo triste vissuto nella solidarizzazione con i cavalli e i loro abusi "sistemici" per innovare a un modo di pensare e di preparare il cavallo alle varie discipline diverso, più sensibile, più etico, più etologico.

Se si è disposti all'onestà intellettuale, cominciamo con il dire che il mondo del cavallo "magico" è solo un sogno e come tale fragile e instabile. Non c'è nulla di magico nel mondo del cavallo vero. Una rappresentazione più realistica dello stesso, fuori dall'idealizzazione, permette di avere chiari in mente i fatti negativi che possono contraddistinguere il mondo del cavallo, che è un mercato, di cavalli, di persone, di prodotti e come tale si comporta, dando poco valore al singolo e molto valore al sistema in ottica della sua ottimizzazione di un profitto

Questa cosa si può accettare, imparare a conviverci trovando lo stesso delle isole felici di espressione e di tutela dei sentimenti, anche per i cavalli. Accettando i compromessi, se si vuole rimanere dentro il sistema produttivo del "fare cavalli" ed "essere persone di cavalli".

Oppure si può decidere per il distacco, doloroso ma necessario ad un nuovo viaggio, che esplora modi diversi di vivere il cavallo o di vivere se stessi in assenza del cavallo.

Perché l'amore più grande, alle volte, si celebra nella rinuncia e non nella presenza. Si può infatti rinunciare al cavallo, o ad un certo modo di viverlo, pur di non rinunciare a se stessi. Oppure si può decidere di vivere il cavallo fino in fondo, nonostante tutto e tutti, in qualsiasi ambiente, ritagliandosi delle isole più felici di espressione dell'animale, rispetto alle - fin troppo difese - "tradizioni" del mondo del cavallo convenzionale, molte delle quali meriterebbero invece di essere superate.

Una sola cosa è certa. Quale che sia la causa, crisi economica o disillusione, disinnamoramento, il mondo del cavallo attuale, italiano ma non solo, è in crisi di presenze e attirarne delle nuove richiederebbere, per una volta, che a fare un passo indietro non fossero i buonisti del cavallo, bensì coloro che sono espressione del mondo produttivo, che un minimo di esame di coscienza dovrebbe farselo, per capire cosa non va per attirare più presenze, più amatori, più professionisti prospettivi nel mondo del cavallo.


A questo proposito, noi non siamo andati a Fieracavalli di Verona. Il tanto pubblicizzato evento italiano - e internazionale - vetrina del meglio del cavallo italiano, che pur da qualche anno a questa parte, complice soprattutto la crisi economica che ha decimato gli equini in Italia, risente di un calo di presenze sia nel pubblico, sia negli standisti, almeno per quanto affermerebbero gli avventori. Sì, perché nei comunicati ufficiali, il mondo del cavallo italiano non conoscerebbe crisi, un italiano su 4 andrebbe a cavallo, o quasi, sarebbero 10 milioni gli italiani toccati dal mondo mercato cavallo (probabilmente, se fosse vero, contandoci dentro anche i consumatori inconsapevoli di carne equina sotto forma di impasti di carne mista industriali, ma evidentemente anche quelli fanno brodo per sostenere il mercato), l'Italia anziché pensare alla mobilità elettrica per il futuro, dovrebbe sostituire i sistemi innovativi a basso inquinamento con il ritorno alla forza motrice dei cavalli e via dicendo con tante allegre cazzatelle, giusto per riempire i tabloid con la promozione ad oltranza del "prodotto cavallo".

Per fortuna però ci sono persone che hanno deciso di andare e di segnalare da dentro, non da fuori, ciò che va cambiato per attrarre più presenze, più interessati, più "consumatori", amatori o professionisti. Condividiamo dunque il pensiero di Rachele Malavasi sul fatto che certi modi di manifestare l'interesse per i cavalli, pur tradizionali, rischiano, oggi come oggi, di allontanare persone, perché la sensibilità di molti è sempre più forte e poco propensa a scendere a patti unilaterali con la "tradizione", facendo bagni di folla di essa, a discapito del rispetto di sé e delle proprie idee.

Certo, la tradizione può fare a meno degli innovatori, ma quando i tradizionalisti si troveranno in sempre meno (complice anche la crisi economica e la difficile ripresa, non solo il cambio di costumi, la crisi di valori, la sfiducia nelle istituzioni), con un indotto sempre più povero, forse si renderanno conto che ogni pezzo del puzzle è indispensabile e che per attrarre chi ha lasciato, occorre che la tradizione, e non l'innovazione, faccia dei compromessi, rinunciando a qualcosa di sé per andare incontro all'altro. Ma non a chiacchiere. Perché a chiacchiere sul benessere dei cavalli, almeno a Fieracavalli di Verona, in passato ci sono sempre stati dei grandi campioni che si sono esibiti in fior di convegni e congressi che oggi farebbero il deserto dei tartari a spettatori, perché non ci crede più nessuno che quelle persone da talkshow di tutela equina siano portavoce realistici delle vittime di abuso, quando nella vita reale non si sono mai prese la briga di fare una denuncia in procura, o dai carabinieri (perché la tutela vera comporta dei rischi e delle scelte, mentre le chiacchiere no). 

Violenza su un cavallo e poi insulti al pubblico, questo è stato il comportamento di un atleta equestre junior (18enne) del Veneto a Fieracavalli di Verona durante una gara di salto ostacoli.

Marco Della Valle a Verona ha frustato in modo violento il suo cavallo - Innovet Der Stern - e ha oltraggiato il pubblico che lo fischiava per il suo comportamento violento mostrando il dito medio. Per questa ragione la giuria di terreno lo ha squalificato dalla gara e deferito alla Procura Federale.

Al riguardo, ecco il comunicato stampa della F.I.S.E.:

In merito al deprecabile episodio che ieri, domenica 28 ottobre durante una gara in Arena FISE (Fieracavalli Verona), ha visto protagonista un giovane cavaliere diciottenne intento a frustare con violenza, dopo una fermata, il suo cavallo e a rivolgersi in modo offensivo contro il pubblico, la Federazione Italiana Sport Equestri informa che il giovane in questione è stato subito richiamato e squalificato dalla giuria di gara. 

Gli atti di questa spiacevole vicenda sono stati inoltrati dal Presidente di Giuria agli Organi di Giustizia per le opportune valutazioni e le conseguenti decisioni disciplinari.

Si ritiene che il cavaliere si sia già reso conto di aver adottato un comportamento assolutamente scorretto, ad ogni modo la FISE ci tiene a rimarcare che quanto accaduto è assolutamente lontano ai valori che gli sport equestri veicolano ogni giorno dentro e fuori dai campi. 


Anche Horse Angels ha deferito l'atleta alla Procura Federale della F.I.S.E., per poter seguire il caso e capire le dinamiche nei confronti dell'applicazione del regolamento di rispetto per l'atleta più importante degli sport equestri: il cavallo. 

A nostra memoria, infatti, a parte il caso Flambo, dove il cavallo è morto e il suo addestratore è stato radiato, e anche per quel caso c'è voluta tenacia e perseveranza e tanta indignazione popolare, la punizione di atleti, addestratori, istruttori, per eventuale violenza sugli animali, è più rara che non.

Ad esempio. Lo scorso settembre Horse Angels ha deferito alla Procura Federale un tesserato per comportamenti violenti nei confronti di un cavallo in una situazione simile: rifiutava il salto. Siamo a novembre e ancora la nostra istanza per disciplinare non ha avuto risposta.

Non ha tardato il Presidente della F.I.S.E. Di Paola ad assicurare via social: "Procedimento in corso. La giustizia federale sta facendo il suo corso, nei e con le garanzie previste per i tesserati".


 

Dal nostro punto di vista, si tratta di stabilire un principio sacrosanto, che i cavalli non possono essere obbligati con la violenza a saltare gli ostacoli.

I cavalli possono rifiutare il salto per una variabilità di ragioni, incluso il fatto che non sono nella condizione per saltare, un comportamento dunque di legittima difesa. Loro infatti si giocano molto più della medaglia: in palio c'è la loro vita. Togliere la possibilità ai cavalli di opporsi e costringerli con la violenza, anche a loro detrimento, è ignobile.

Quanti cavalli vengono forzati oltre alle loro possibilità, con esito di disabilità, per poi essere scartati dai loro cavalieri, in quanto non servono più a niente ai fini delle gare, per poi passare magari nel mercato della macellazione abusiva?

Cosa dobbiamo dedurre, che negli sport equestri italiani la violenza è legittima, specialmente se avviene in privato, o non è denunciata apertamente in pubblico?

Quanto si deve aspettare per dei regolamenti con sanzioni disciplinari chiare, anche nella tempistica di erogazione, a fronte di comportamenti che vanno condannati?

Aiutateci a sollecitare la F.I.S.E. a un'impostazione di tolleranza zero nei confronti della violenza sugli animali nello sport, ovviamente tramite disciplinari, non si chiede di certo di abolire lo sport, ma solo di farlo più equo dalla parte del cavallo.

#noallaviolenzasuicavallinellosport

 

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