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Horse Angels

La Redazione diretta da Roberta Ravello, Fondatrice di Horse Angels e della sua testata editoriale e casa editrice. Autrice di diversi libri a tema cavallo, laureata in scienze politiche, registrata presso l'Ordine dei Giornalisti di Bologna come Direttore di testata tecnica.

Violenza su un cavallo e poi insulti al pubblico, questo è stato il comportamento di un atleta equestre junior (18enne) del Veneto a Fieracavalli di Verona durante una gara di salto ostacoli.

Marco Della Valle a Verona ha frustato in modo violento il suo cavallo - Innovet Der Stern - e ha oltraggiato il pubblico che lo fischiava per il suo comportamento violento mostrando il dito medio. Per questa ragione la giuria di terreno lo ha squalificato dalla gara e deferito alla Procura Federale.

Al riguardo, ecco il comunicato stampa della F.I.S.E.:

In merito al deprecabile episodio che ieri, domenica 28 ottobre durante una gara in Arena FISE (Fieracavalli Verona), ha visto protagonista un giovane cavaliere diciottenne intento a frustare con violenza, dopo una fermata, il suo cavallo e a rivolgersi in modo offensivo contro il pubblico, la Federazione Italiana Sport Equestri informa che il giovane in questione è stato subito richiamato e squalificato dalla giuria di gara. 

Gli atti di questa spiacevole vicenda sono stati inoltrati dal Presidente di Giuria agli Organi di Giustizia per le opportune valutazioni e le conseguenti decisioni disciplinari.

Si ritiene che il cavaliere si sia già reso conto di aver adottato un comportamento assolutamente scorretto, ad ogni modo la FISE ci tiene a rimarcare che quanto accaduto è assolutamente lontano ai valori che gli sport equestri veicolano ogni giorno dentro e fuori dai campi. 


Anche Horse Angels ha deferito l'atleta alla Procura Federale della F.I.S.E., per poter seguire il caso e capire le dinamiche nei confronti dell'applicazione del regolamento di rispetto per l'atleta più importante degli sport equestri: il cavallo. 

A nostra memoria, infatti, a parte il caso Flambo, dove il cavallo è morto e il suo addestratore è stato radiato, e anche per quel caso c'è voluta tenacia e perseveranza e tanta indignazione popolare, la punizione di atleti, addestratori, istruttori, per eventuale violenza sugli animali, è più rara che non.

Ad esempio. Lo scorso settembre Horse Angels ha deferito alla Procura Federale un tesserato per comportamenti violenti nei confronti di un cavallo in una situazione simile: rifiutava il salto. Siamo a novembre e ancora la nostra istanza per disciplinare non ha avuto risposta.

Non ha tardato il Presidente della F.I.S.E. Di Paola ad assicurare via social: "Procedimento in corso. La giustizia federale sta facendo il suo corso, nei e con le garanzie previste per i tesserati".


 

Dal nostro punto di vista, si tratta di stabilire un principio sacrosanto, che i cavalli non possono essere obbligati con la violenza a saltare gli ostacoli.

I cavalli possono rifiutare il salto per una variabilità di ragioni, incluso il fatto che non sono nella condizione per saltare, un comportamento dunque di legittima difesa. Loro infatti si giocano molto più della medaglia: in palio c'è la loro vita. Togliere la possibilità ai cavalli di opporsi e costringerli con la violenza, anche a loro detrimento, è ignobile.

Quanti cavalli vengono forzati oltre alle loro possibilità, con esito di disabilità, per poi essere scartati dai loro cavalieri, in quanto non servono più a niente ai fini delle gare, per poi passare magari nel mercato della macellazione abusiva?

Cosa dobbiamo dedurre, che negli sport equestri italiani la violenza è legittima, specialmente se avviene in privato, o non è denunciata apertamente in pubblico?

Quanto si deve aspettare per dei regolamenti con sanzioni disciplinari chiare, anche nella tempistica di erogazione, a fronte di comportamenti che vanno condannati?

Aiutateci a sollecitare la F.I.S.E. a un'impostazione di tolleranza zero nei confronti della violenza sugli animali nello sport, ovviamente tramite disciplinari, non si chiede di certo di abolire lo sport, ma solo di farlo più equo dalla parte del cavallo.

#noallaviolenzasuicavallinellosport

 

28 equini lasciati a se stessi, a Valle Lepri, tra Comacchio e Ostellato, in una zona costeggiata dal canale Navigabile. Da molti anni, in quel pezzo di terreno, vivono allo stato brado dei cavalli, abbandonati in quel posto da gestioni fallite di maneggi e allevamenti e agricoltori, che hanno chiuso i battenti lasciando a se stessi, è proprio il caso di dirlo, cavalli e capre (eh sì, ci sono anche queste... anche se finora nessuno si è commosso per loro).

Per la parte cavalli, si tratta di 26 cavalli del Delta del Po (i Camargue nostrani), una trotter (ex cavalla da corsa) e un pony. Le condizioni degli equidi dacché è scattata la macchina di solidarietà il 21 ottobre 2018 scorso sono in graduale miglioramento perché c'è chi va ogni paio di giorni, gli animalisti locali, a portare ai cavalli alimenti integrativi al poco pascolo che si ritrovano in questo periodo dell'anno.

Un magistrato indaga sulla vicenda, ricevuta la denuncia querela Horse Angels, difesa dall'Avv. Ciriaco Minichiello.

Gli equini sono tutti rasta, le code e criniere impattate dalle lappole delle bardana, pungenti e pericolose per lesioni alla pelle. Le femmine adulte sono tutte gravide. Urge un piano sistemico di intervento, altrimenti il branco di anno in anno aumenterà, ma non il terreno su cui poggiano, che è delimitato da canali e andrà a gennaio prossimo all'asta giudiziaria, con il proprietario dei terreni che disconosce la proprietà dei cavalli.

46294173 10213187578865630 1238180140190531584 nInoltre, in determinate stagioni dell'anno, c'è ben poco da mangiare, fatto salvo per la fertilità dell'argine che però appartiene all'ente Consorzio bonifica pianura di Ferrara, il quale una volta venduti i terreni di proprietà privata via asta giudiziaria, vorrebbe isolare gli argini, togliendo l'unica fonte di vita ai cavalli.

Sono due i cavalli morti dacché è scattato l'allarme rosso su questi cavalli prima dimenticati da tutti, forse volutamente. 

Per il primo, che si ipotizza fosse un cavallo da corsa reinselvatichito finito nel canale e incapacitato a uscirne da solo, le hanno tentate tutte i vigili del fuoco e i gli elicotteristi di Bologna ma non sono riusciti a salvare il cavallo, il quale è deceduto durante le operazioni di soccorso.  Dopo diverse ore di lavoro erano riusciti ad imbragare l’animale e a sollevarlo dal canale, ma il cavallo avrebbe improvvisamente iniziato a dimenarsi, rompendo l’imbragatura e cadendo bruscamente al suolo. Purtroppo la caduta gli è stata fatale.

Il secondo, anch'esso finito nel canale e incapacitato a uscirne, forse è stato tratto in salvo sulla terraferma e lasciato lì senza ulteriore assistenza. O forse ne è uscito da solo stremato dopo molto tempo. La sicurezza, visto l'esito, è che non si è ripreso ed è morto anzi in una clinica veterinaria, dopo essere stato soccorso dall'associazione Progetto Islander.

Molti altri sono accorsi successivamente a portare alimenti per cavalli e sono stati fatti scivoli per agevolare l'entrata e l'uscita dal canale perché i cavalli si abbeverino in sicurezza.

E' partita la macchina della solidarietà, almeno quella.

Ma non è sufficiente a sanare la situazione senza che la burocrazia attribuisca responsabilità ben precise e senza un piano a lungo termine di salvaguardia dei cavalli reinselvatichiti. Si rischia infatti che calato il tran tran mediatico, il solito circo di chi arriva ad aiutare, in cambio di un pò di visibilità sui media, i cavalli ricadano nell'oblio dove sono sempre stati.

Horse Angels ha sviluppato con animalisti locali un progetto sostenibile, a costo zero per le casse pubbliche, amichevole e no stress per i cavalli, per rivalorizzarli e dare loro dignità nel lungo periodo. Purtroppo, assistiamo in questo momento al solito scaricabadilismo, inerzia e immobilismo burocratico, per cui la soluzione c'è, ma vi è uno stallo o vuoto di potere esecutivo per attivarla.

Monreale, cavallo al galoppo sulla circonvallazione: denunciati 3 palermitani

Lanciano un cavallo al galoppo sulla circonvallazione di Monreale, di notte e in un tratto buio, ma vengono scoperti e denunciati. E' accaduto nel weekend quando l'equipaggio di una gazzella del nucleo radiomobile, all'altezza del raccordo di via Aldo Moro, ha notato l'animale e uno scooter che faceva da apripista. Nei guai sono finiti tre palermitani: il fantino di 37 anni e due giovani che erano sullo scooter. Devono rispondere di maltrattamento di animali.

Su richiesta dei militari, è intervenuto anche un veterinario dell'Asp che dopo aver visitato il cavallo ha riscontrato che il box in cui era custodito era privo del codice stalla. Da qui la multa per possesso abusivo di equini.

Putroppo in Italia, diverse regioni, le corse abusive di cavalli sono ancora una tradizione: ignorante, cladestina, deliquenziale, assimilabile al maltrattamento, ma vivace, da cui la difficoltà nella repressione del fenomeno senza un cambiamento culturale.

PHOTO 2018 11 15 12 33 23Salvare Elvis non è stato semplice. Ha richiesto un collettivo di persone motivate, prima per trarlo in salvo dalla discarica in cui abitava. E' stato dapprima intestato ad un canile e da questo gestito per un pò di tempo. All'età giusta per l'educazione, è stato richiesto l'appoggio di Horse Angels.

Noi abbiamo provveduto a farlo entrare in una struttura a noi covenzionata in Veneto, il Papeete Horse Resort, dove è avvenuta la castrazione e il primo upgrade in gestione da terra.

Successivamente è stato trasferito al Circolo Ippico La Stella di Legnano, in Lombardia, dove Simona Santorsola, dressagista, ha provveduto in volontariato a mantenerlo ed educarlo.

Dopodiché è stato devoluto ad Asvanara, perché faccia una vita in libertà in attività socialmente utili.

In tutto questo si ringrazia il collettivo di persone che hanno sempre sostenuto il cavallo, tra cui Martina Telmon, Gabriella Scarcella, Alessia Cicovich e Anna Corbani, collettivo di salvataggio e traide d'union che ha seguito la vita di Elvis negli ultimi anni, da quando era puledro ed è stato tratto in salvo dalla discarica.

Buona nuova vita Elvis ad Asvanara!


Che cosa è AsvaNara ?

AsvaNara è il metodo di equitazione naturale sviluppato da Ariane e Edwin e nello stesso momento anche il nome dell’Accademia situata in Toscana, dove essi risiedono con i loro cavalli. La parola “AsvaNara” deriva da una lingua antica, il sanscrito, e significa “CavalloUomo”.

AsvaNara insegna una vera e profonda conoscenza del cavallo e del suo linguaggio con lo scopo di sviluppare una relazione naturale fra Uomo e Cavallo; una relazione basata su fiducia e rispetto reciproco. AsvaNara è una via naturale per tutte le persone che amano i cavalli; un metodo che arriva al successo con i cavalli senza l’uso della violenza; alla collaborazione senza intimidazione, all’armonia senza mezzi di coercizione. 

In AsvaNara scoprirai la sensazione di una vera amicizia con i cavalli; scoprirai la magia quando il cavallo diventa parte di te. Imparerai come i cavalli sentono, pensano, perché e quando fanno ciò che fanno, come trovano il loro posto nel branco attraverso il gioco. Invece di dominarli attraverso l’intimidazione, imparerai chi devi diventare tu, per essere un leader naturale; si tratta di amore, fiducia e rispetto, di un linguaggio comune e delle qualità che già sono dentro di te – solo dormienti e da risvegliare.

Perchè AsvaNara è diverso ?

Nell’equitazione tradizionale viene curato sopratutto l’allenamento fisico del cavallo, mentre la sua forma mentale ed emozionale viene lasciata da parte. Questo, spesso, porta allo sviluppo di un gran numero di problematiche quando si cavalca e/o da terra nella gestione del cavallo e, di solito, la colpa per questi intoppi viene dato ai cavalli stessi. 

Dal punto di vista della natura, esseri umani e cavalli appartengono a due categorie molto diverse; gli Umani sono predatori ed i Cavalli sono prede; questo rende la relazione tra queste due specie assai complicata. L’istinto di fuga del cavallo e il comportamento d’aggressione dell’ uomo sono la causa radice di mal comprensioni e frustrazioni e sono alla base di ogni problema fra loro. 

AsvaNara è una via che porta al successo con i cavalli, passo dopo passo; la conoscenza delle leggi naturali, della psicologia equina e del comportamento sociale dei cavalli è la chiave per costruire una relazione naturale, efficace e profonda fra i due componenti – esattamente come l’hai sempre desiderata.

Come mai CavalloUomo ?

I cavalli sono dei maestri nel “premere i bottoni emotivi” degli uomini e nel suscitare in loro emozioni, che di solito preferiscono di nascondere. La difficoltà maggiore nella relazione con i cavalli è la gestione della propria emotività.

Il metodo “AsvaNara“ porta a conoscere se stessi, a guardare dietro all’evidenza delle vecchie abitudini, a trovare il coraggio e la costanza di cambiare, di lavorare su se stessi, di crescere e, cosi facendo, di ricollegarsi con il proprio pieno potenziale umano. AsvaNara è la via della crescita personale ed i cavalli ci fanno da specchio; ci raccontano la verità e ci fanno vedere in ogni momento, chi veramente siamo. 

Diventare un AsvaNara - CavalloUomo – significa sviluppare il tuo potenziale con i cavalli e in ogni altra categoria della tua vita – pienamente!

Corviale completato il trasferimento dei puledri denutriti

Perché c’era un cavallo sulla strada? È questa la domanda a cui bisognerà trovare una risposta.

Stando alle prime informazioni sull'incidente notturno avvenuto questa settimana in Molise, pare che l’equino fosse privo di microchip e questo rende più complicato identificare il suo proprietario. Allevamenti e campagne della zona sono i primi posti in cui verificare se e perché manchi un animale di grosse dimensioni che potrebbe aver percorso diversi chilometri prima di giungere sul luogo del sinistro, sulla statale SS17 tra Campochiaro e Bojano, in Molise. Il cerchio si sarebbe stretto nell’area di Vinchiaturo, ma al momento non emergono ancora conferme da parte delle forze dell’ordine.

Lievemente ferito il conducente dell'auto che si è scontrato, suo malgrado, con l'equino poi deceduto nell'impatto.

Il Senato del Canada ha approvato un disegno di legge che vieta la detenzione, l'importazione e l'esportazione di cetacei in cattività.

L'atto S-203 “Ending the Captivity of Whales and Dolphins”, progettato per emendare il codice penale al fine di tutelare i mammiferi marini, era stato proposto la prima volta nel dicembre 2015 dal senatore Wilfred Moore. Dopo un lungo iter costellato da aspri dibattiti, ostruzionismi e ritardi è arrivata l'approvazione con un voto a sorpresa. Per diventare esecutivo servirà anche l'approvazione della Camera dei Comuni, ma i sostenitori della legge sono ottimisti sull'esito della prossima, decisiva consultazione.

Come si è arrivati a ciò?

L'opinione pubblica ha iniziato a scagliarsi con veemenza contro delfinari e altre strutture che detengono cetacei soprattutto dopo l'uscita del film documentario Blackfish (2013), che ha portato sotto i riflettori tutto il dramma vissuto da questi animali – in particolar modo delle orche – imprigionati per il divertimento pubblico.

In Canada le strutture che detengono cetacei al momento sono solo due, l'Acquario di Vancouver e il Marineland a Niagara Falls, che ovviamente non hanno accolto di buon grado l'approvazione del disegno di legge.

Secondo i dirigenti delle strutture potrebbero sorgere problemi col salvataggio e la riabilitazione di animali feriti, oltre che ostacoli alla ricerca scientifica, tuttavia l'atto S-203 prevede specifiche deroghe per gli animali in difficoltà e quelli già detenuti nei parchi acquatici. L'obiettivo è comunque quello di creare un santuario dei cetacei nella Nuova Scozia, nello stato di Washington o nella British Columbia dove trasferire tutti quelli tenuti prigionieri.

I senatori canadesi nella stessa notte hanno approvato anche l'atto S-238, destinato a vietare l'importazione e l'esportazione di tutti i prodotti a base di pinna di squalo. Gli squali, infatti, sono a rischio di estinzione per l'uso indiscriminato delle pinne il cui valore "curativo" contro i tumori, piuttosto che per sanare artriti o artrosi, è tutt'altro che affermato in modo scientificamente sicuro.

I pescatori senza scrupoli li rigettano in mare dopo averli mutilati e li lasciano morire sul fondale dopo ore di agonia; un'atrocità al quale il Canada ha deciso di porre fine.

In tutto questo in Italia si discute in questi giorni se abolire o meno il Palio di Siena, soprattutto dopo l'ultima edizione in cui un cavallo, RAOL, si è fratturato una zampa in diretta... immagini non trasmesse dalla RAI, ma trasmesse in onore della cronaca vera, e non mediata da ragioni commerciali, sui social. Ebbene, alla data attuale, a distanza di una settimana dall'incidente, oltre 80.000 persone hanno firmato la petizione per abolire il Palio di Siena, in nome di tradizioni che si devono adeguare alla crescente sensibilità e favorire il rispetto della biodiversità. Petizione presente a questo link.

Appare evidente, che quello che la gente comune, contemporanea, che sia italiana o canadese chiede, è che lo spettacolo per umani non corrisponda a maltrattamento, morte, sacrificio o priginia di animali innocenti per motivi del tutto futili. E, altrettanto, che non ci possano essere motivi irragionevoli, ingiustificati scientificamente, per distruggere una specie.

L'essere umano si mette in discussione, perché da lui dipende salvare il pianeta, stabilire dei paletti allo sfruttamento, specialmente a quello per motivi futili come il mero divertimento, ben diverso dalla sopravvivenza. 

Una tendenza, questa, che non può essere ignorata da equitazione e ippica, la cui offerta di cavalli, per divertimento, quando ciò corrisponde a eccesso di prigionia, sacrificio con la morte, o altre brutture, decisamente non incontra il parere favorevole di un'opinione pubblica contemporanea "sensibile" alle tematiche di tutela animale e ambientale che è sempre più diffusa.

Il mondo del cavallo è fatto di disonesti ma anche di onesti, i più penalizzati sono attualmente i secondi

Il problema tipico dell'Italia, in tutti i settori,  incluso quello dei cavalli, è che non si riescono a fare controlli adeguati per punire esclusivamente i disonesti, e quindi si penalizzano tutti con la burocrazia, sempre più complessa e anche contradditoria, perché la destra non sa cosa fa la sinistra, con unico risultato quello che i disonesti che traggono molti vantaggi dai loro illeciti riescono a trovare le scappatoie per continuare a fare quello che vogliono in barba alle normative, mentre gli onesti si trovano molto penalizzati da livelli così elevati di burocrazia che fanno perdere la voglia di investire, fare cose e la fiducia nelle istituzioni.

E' questo il caso dei cavilli con i cavalli

Il 15 ottobre ultimo scorso è stata emessa una circolare sul trasporto equidi il cui intento era quello di penalizzare il nero, ma che penalizza anche chi non trae un lucro dal trasporto equidi.

Il tutto mentre ancora non funziona l'anagrafe equidi e la tracciabilità in digitale dei cavalli. Sommandosi all'entrata in vigore, a breve, della ricettazione elettronica dei farmaci, (per non parlare della fatturazione elettronica) per un settore che, nelle mire dei funzionari burocrati, dovrebbe risolvere i suoi problemi con l'informatizzazione, ma che non è così, specialmente quando gli strumenti da utilizzare, i software messi a disposizione, sono di difficile fruizione, macchinosi, poco intuitivi e finiscono per scoraggiare più gli onesti che i disonesti. Questi ultimi, se hanno forti interessi economici, il modo lo trovano sempre per fare come meglio credono,  mentre i primi rischiano di violare le norme senza trarne alcun vantaggio di tipo economico, semplicemente perché non ce la fanno a stare dietro a tutta la burocrazia e all'informatizzazione messa a punto da tecnici che pare abbiano dei problemi con la messa a punto di sistemi "accessibili", a misura di umano non nativo digitale.

Dunque, poiché si fa poco per contrastare le corse clandestine, le macellazioni illegali, i furti di animali, il sommerso, attraverso controlli sul territorio e sanzioni mirate per i delinquenti, gli impostori, gli abusivi, o come li voglia chiamare, si finisce per penalizzare l'intero comparto economico con eccesso di burocrazia.

E' la storia dell'Italia contemporanea che si avvita su se stessa. I problemi non si risolvono in modo mirato, aumenta solo la burocrazia fatta cadere dall'alto in modo sistemico. 

L'avvio del tavolo con Fise e Fitetrec

Intanto, per quanto riguarda l'odiata circolare interministeriale relativa al trasporto di equidi per competizioni sportive o finalità ludiche, si comunica che in data 5 novembre sarà avviato un Tavolo di confronto con la Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) e la Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec (FITETREC-ANTE) per discutere degli eventuali problemi applicativi e ricevere eventuali suggerimenti di coordinamento tecnico. Lo sottolineano in una nota congiunta il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’Interno.

Non si è mai esaurito l'horse-gate europeo sulla carne equina inserita in prodotti che dichiaravano manzo, piuttosto che non tracciabile o non garantibile "salubre" per il consumo come alimento.

Il problema del resto non ha soluzioni facili. Dunque, ogni tanto la spia sulla carne equina si riaccende, per ricordare al mercato che il problema è sempre lì.

L'ultimo allarme riguarda l’asse Romania-Belgio-Italia, sotto la lente di ingrandimento delle autorità europee e nazionali per cavalli al "cadmio". I cavalli importati dall'est Europa, principalmente Romania e Polonia, secondo l'inchieta di Investigative Reporting Project Italy (IRPIInvestigative Reporting Project Italy (IRPI), in alcuni casi rileverebbero anche la presenza di documenti contraffatti e alterati per l’identificazione dei cavalli, e quindi l'impossibilità di determinarne con sicurezza la tracciabilità.

I cavalli andrebbero vivi in Belgio, sarebbero lì macellati e le carni congelate importate poi in Italia per la produzione di alimenti.  

Il problema di queste "partite di cavalli al cadmio" sarebbe legato ai livelli di contaminazione ambientale (aria, acqua, suolo, foraggio, polveri, ecc… ). In particolare, si tratterebbe di cavalli che provengono da aree come Satu Mare e Baia Mare, nella regione di Maramures o di Roşia Montană. Qui le attività estrattive hanno determinato alti livelli di inquinamento mettendo a rischio la falda acquifera. L’agenzia per la protezione ambientale di Maramures rileva che dal 2005 nell’area i livelli di cadmio superano i limiti e una ricerca della Babeş-Bolyai University mette nero su bianco che «i suoli nell’area di Baia Mare dove insistevano attività estrattive sono contaminate da materiali come cadmio, zinco, rame e piombo come conseguenza di emissioni inquinanti e dispersioni durante le stesse attività oppure nei processi di stoccaggio fuori norma». 

Si tratta di zone povere, minerarie, da cui appunto provengono cavalli per la macellazione. 

Le società coinvolte nell'importazione, anche in Italia, hanno dimostrato di essere a conoscenza del problema, ma l’est Europa rimane comunque uno dei principali serbatoi di carne equina del continente e benché l'Italia non abbia più il primato di ippofagia nel mondo, rimane ancora un grosso importatore di carne equina.

I rischi dei cavalli al cadmio*

Il cadmio si trova in alimenti tcontaminati da scarichi di miniere o comunque acque inquinate. Lo si trova anche nell'aria che viene respirata quando la spazzatura viene bruciata (soprattutto in presenza di plastica o batterie).

I sintomi e i segni clinici di avvelenamento da cadmio variano di gravità a seconda della quantità inalata o ingerita, nei casi più gravi troviamo dispnea, cianosi, nausea, febbre, diarrea, tachicardia, edema polmonare. Se l'esposizione o l'assunzione sono croniche i sintomi sono più gravi: anosmia, anemia, tubulopatia renale.

Tale avvelenamento può avvenire tramite ingestione o inalazione del cadmio.  Il trattamento prevede oltre all'immediato allontanamento dal luogo di esposizione o la cessazione dei cibi inquinati, anche una terapia di supporto, vi sono alcuni farmaci controindicati come il dimercaprolo poiché potrebbe peggiorare la situazione renale.

La prognosi è nefasta se non viene effettuata un trattamento adeguato e rapido. 

*Fonte: Wikipedia

Domenica, 28 Ottobre 2018 09:27

Morso da cavallo randagio? Paga il Comune

E' successo nel 2014 a un cicloamatore, imbattutosi in un cavallo privo di identificazione anagrafica e vagante libero in Via Scafati a Sant'Antonio Abate, Campania.

Il cavallo avrebbe speronato e morso il ciclista. Da cui il contenzioso, che vede in tribunale l'aggredito contro il Comune, per un risarcimento di 5mila euro. 

Dopo la morte di RAOL, l'ira di animalisti, ma anche di gente comune, scandalizzata che si celebrino manifestazioni, trasmettendole anche in RAI in prima serata, dove animali innocenti devono mettere in palio la propria vita, (certo anche i fantini, ma loro scelgono di farlo in cambio di fama e fortuna, i cavalli non scelgono), la Magistratura senese apre un'inchiesta per determinare le cause dell'incidente.

In. RAI, il consigliere Riccardo Laganà chiede che il servizio pubblicò non trasmetta più in diretta la manifestazione: «In una Rai che guarda al futuro rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni – scrive Laganà - è spiacevole constatare che si debba ancora oggi trasmettere degli eventi che, seppur legati ad antiche tradizioni, non sembrano più essere compatibili con i valori condivisi della società contemporanea. È questo il caso, ad esempio, del Palio di Siena dove giusto ieri è stato abbattuto il meraviglioso cavallo Raoul dopo l'ennesimo rovinoso incidente».

Molte associazioni animaliste hanno denunciato i fatti in Procura. Horse Angels in prima linea dal momento zero. 

Chiediamo che siano verificate le responsabilità di chi, pubblico o privato, sia stato eventualmente negligente nel predisporre sicurezza e incolumità di persone e cavalli.

Oltre alle varie associazioni animaliste, il cui esposto o denuncia querela era da dare per scontato, si è aggiunto il Codacons, associazione di consumatori, che ha annunciato pubblicamente il suo esposto.

Speriamo che sia questo l'anno zero del punto di non ritorno per affermare che non è più lecito, in Italia, che degli animali muoiano per il divertimento della piazza.

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