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Horse Angels

La Redazione diretta da Roberta Ravello, Fondatrice di Horse Angels e della sua testata editoriale e casa editrice. Autrice di diversi libri a tema cavallo, laureata in scienze politiche, registrata presso l'Ordine dei Giornalisti di Bologna come Direttore di testata tecnica.

Giovedì, 04 Ottobre 2018 16:08

Randagismo equino, che fare

Cosa fare quando ci si trova di fronte un cavallo scosso? Senza vedere nelle vicinanze il suo proprietario?

La risposta dipende essenzialmente da queste variabili:

  • dove si trova il cavallo
  • se la situazione è potenzialmente pericolosa per persone, animali o cose
  • se si hanno competenze per avvicinare l'equino in sicurezza
  • la vicinanza di un posto in cui sia possibile legare o rinchiudere il cavallo in sicurezza

Generalmente parlando, un cavallo libero, specialmente vicino a strade trafficate, costituisce un problema di sicurezza. 

Inseguirlo, come se foste predatori, non è il caso. Cercare di soccorrerlo se è impigliato, ferito, bloccato, intrappolato, non è semplice. Servono mezzi idonei e competenze.

La cosa migliore è dunque chiamare soccorso. A seconda della situazione i vigili urbani, i vigili del fuoco, la polizia stradale, i carabinieri.

Descrivere esattamente la situazione, i pericoli, il tipo di emergenza. 

Se il cavallo è socievole e si fa avvicinare, potete provare a condurlo in un luogo sicuro, lontano dal traffico veicolare e stare nei pressi fino a che non arrivano i soccorsi.

Se il cavallo non è vostro, non è assolutamente una buona idea decidere di tenerselo. Potrebbe essersi allontanato dalla sua proprietà perché ha trovato il cancello aperto o circostanze simili, perché è stato rubato.

Se l'avete confinato temporaneamente nella vostra proprietà ed è al sicuro, chiamare il veterinario di sanità pubblica perché legga il microchip e risalga alle orgini del cavallo.

Se è in una condizione di ipotetico maltrattamento, va comunque denunciata alle autorità la situazione e il ritrovamento, anche se vi offrite di adottarlo. Onde evitare un domani di essere accusati di furto e ricettazione di cavalli. 

Se il cavallo risulta essere di nessuno, potete anche reclamarlo come vostro, regolamentandolo all'anagrafe degli equini, ma la cosa è saggia solo se potete offrirgli una sistemazione dignitosa, le cure di cui ha bisogno, un posto a norma di legge e avete le competenze per gestirlo in sicurezza.

Generalmente parlando, un animale trovato vagante sul territorio, privo di proprietari ai quali si possa risalire, appartiene al sindaco di quel paese, che si deve occupare di tutte le spese di stabulazione e cura, oltre ad avere il potere di designarlo a nuovo proprietario, magari avvalendosi delle guardie ecozoofile o associazioni animaliste presenti sul territorio per selezionare la persona giusta per un possesso responsabile e sensibile alle esigenze di benessere dell'animale.

Giovedì, 04 Ottobre 2018 15:45

Ancora cavalli vaganti nel salernitano...

Non c'è settimana - in Italia - in cui un cavallo non tenti la fuga.

Già questo dovrebbe servire da monito per rafforzare l'anagrafe equidi, istituendo anche un regime di circolazione dei cavalli, per regolamentare meglio responsabilità civili e penali, ma tutto è lasciato al caso.

L'ultimo fuggitivo passato alla cronaca è di ieri. Fatto accaduto mercoledì 3 aprile mattina a Volpiano, in provincia di Torino.

Immediatamente sono scattate le segnalazioni degli automobilisti disorientati.

I carabinieri della compagnia di Chivasso e gli agenti della polizia stradale di Torino sono riusciti a riacciuffare il fuggitivo, scappato da una cascina di Volpiano, prima che entrasse in autostrada A5 Torino-Aosta.

A quel punto hanno accompagnato il cavallo nel vicino deposito in attesa dell'arrivo del proprietario.

Castelvetrano, provincia di Trapani, 1 ottobre - Un cane ha trovato un cavallo morente legato ad un albero, in un appezzamento di terreno di contrada Seggio, a Castelvetrano, nel Trapanese.

Grazie ai latrati del cane, che ha attirato l'attenzione della sua proprietaria, è stato possibile l'intervento del veterinario dell'Asp Leonardo Strada e dei vigili urbani. Il cavallo però è morto da lì a poco.

Il cavallo era chippato. Non è ancora stato seppellito però. 

Il proprietario del cavallo, secondo microchip, sentito dai vigili urbani, asserisce di aver ceduto l’animale a qualcun altro, che a sua volta dice di averlo passato a terza persona e via dicendo all'infinito.

Al momento i vigili urbani stanno cercando di risalire all’ultimo detentore dell’animale e avrebbero già relazionato alla procura della Repubblica di Marsala.

Anche Horse Angels ha presentato denuncia querela. 

Horse Angels, a seguito del grave fatto occorso sulla CISA il 30 settembre u.s., dove sono morti bruciati 8 cavalli, comunica di aver depositato il 1 ottobre u.s. presso la Procura della Repubblica di Parma una denuncia querela, conferendo mandato e procura speciale al proprio legale di fiducia l’Avv. Lorenza Mel.

Roberta Ravello, presidente di Horse Angels dichiara: “E’ fondamentale, per tutelare la memoria degli 8 cavalli arsi vivi ed il benessere di tutti i cavalli che ogni giorno viaggiano su strada, chiarire al più presto le dinamiche che hanno portato all’incendio del mezzo e all’impossibilità di far scendere gli animali in tempo, nonchè verificare le condizioni dell’autoarticolato rispetto alle normative comunitarie vigenti verificando eventuali responsabilità penali”.

Non esiste in Italia una legge specifica sul maltrattamento degli equini. I danni a loro cagionati rientrano nel più generale reato di "maltrattamento di animali" che è disciplinato dalla l.189/04 (link alla legge) che punisce chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale, ovvero lo sottopone a sevizie, a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, con la reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

La medesima legge punisce altresì il "reato di doping a danno di animali", con l'intento di reprimere le frodi sportive, scommesse clandestine, combattimenti tra animali, competizioni illegali, disponendo che le stesse pene previste sopra si applichino "a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate, ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi".

In base alla legge, dovrebbe essere punito chiunque si renda autore di "lesioni" o di "sevizie" ad un animale, oltre dunque alla sua uccisione per motivi effimeri, futili o di cattiveria fine a se stessa (ne viene di conseguenza che la macellazione di animali da allevamento - quali i cavalli - non è considerata un motivo futile di uccisione e non viene perseguita come reato penale). 

La giurisprudenza ha chiarito che per integrare il reato non occorrono lesioni necessariamente fisiche, ma è sufficiente la sofferenza degli animali, che però va provata.

Come provare la sofferenza, ad esempio quella psicologica di un cavallo? Più spesso che non la mera denuncia querela di un privato, che interpreta la sofferenza del cavallo, non è considerata prova sufficiente e ci vogliono perizie medico veterinarie che attestino quello stato di sofferenza (che possono essere sovvertite da perizie di parte opposta). Per questo, la "conferma" dello stato di maltrattamento da parte delle autorità sanitarie locali (veterinario ULSS) è considerata come minimo auspicabile per avere migliori probabilità che il maltrattamento sia riconosciuto. Collaborazione non da dare per scontata neppure quando, dal punto di vista di persone di cavalli, il maltrattamento c'è. 

In merito alla sottoposizione a sevizie o a comportamenti, fatiche o lavori insopportabili per le caratteristiche etologiche dell'animale, assume valenza l' incompatibilità con il comportamento della specie di riferimento come ricostruito dalle scienze naturali. In questa fattispecie, l'eccesso di scuderizzazione del cavallo dovrebbe essere considerato un maltrattamento dalla giurisprudenza, ma non si è ancora mai visto un processo in cui ci sia un condannato per eccesso di scuderizzazione incompatibile con la natura etologica del cavallo.

Dallo scrivere una legge, a ottenere il rispetto di quella legge, ce ne vuole, come tutti gli italiani sanno benissimo.

Quindi, se il testo normativo sembra astrattamente dignitoso, nella concretezza della pratica è molto difficile che vengano perseguiti seriamente, penalmente, i maltrattatori di cavalli, al di fuori dell'eventuale sanzione per mala gestione, allevamento abusivo o non a norma, insufficiente tracciabilità degli animali e altri reati minori puniti con l'ammenda immediata o un decreto penale di condanna (ovvero dietro denuncia querela alla procura, inaudita la parte avversa, su richiesta del PM, quando all’imputato deve essere applicata solo una pena pecuniaria trattandosi di un reato minore).

Spesso le denunce querele per maltrattamento di cavalli di iniziativa di privati, non comprovate da ULSS, forestali, o enti accreditati per la tutela animale, sono semplicemente archiviate per "insufficienza di prove".

Le prove oggettive del reato potrebbero essere la morte dell'animale per incuria, indigenza, assenza di cure. Più raro ottenere che sia riconosciuto il maltrattamento per la condotta lesiva dell'integrità, della salute o del benessere dell'animale, che può consistere sia in un comportamento commissivo che omissivo, per crudeltà, dolo o senza necessità, che ci sia consapevolezza o meno del danno che si cagiona all'animale, ovvero l'ignoranza non è una scusa.

Può essere in teoria punito qualsiasi atto che infligge dolore e sofferenza senza motivo, o dietro la spinta di motivazioni futili o abbiette.

Per quanto riguarda l'uccisione di animale per motivi futili, esso è regolato dall'art. art. 544-bis c.p. Nel caso del cavallo, potrebbe rientrare in questa fattispecie la macellazione opportunistica di cavallo non destinato al consumo. Solo che va provata. Non bastano le ipotesi (il cavallo è sparito nel nulla). 

Azioni e competenze

Il reato di cui all'art. 544-ter c.p. è perseguibile d'ufficio, pertanto, una volta che l'autorità giudiziaria è venuta conoscenza del fatto riconducibile in astratto a tale tipo di delitto, ha il dovere di procedere autonomamente, con le indagini, anche in assenza di altro impulso da parte di soggetti terzi eventualmente offesi (come le associazioni animaliste per intenderci, che spesso se fautrici della denuncia querela, hanno anche interesse a costituirsi parte lesa).

La notizia di reato può provenire su iniziativa e segnalazione di qualsiasi soggetto, il quale può rivolgersi direttamente all'autorità (tramite denuncia presso qualunque ufficio di polizia giudiziaria: carabinieri, polizia di Stato, corpo forestale, ecc.), tenuta ad intervenire entro 30 gg (altrimenti sarebbe omessa condotta d'ufficio), ovvero avvalendosi delle associazioni animaliste o di enti riconosciuti che perseguono finalità di tutela (nel nostro caso guardie ecozoofile o associazioni di tutela degli equini riconosciute).

Se ci sono dei soggetti che vengono a conoscenza del maltrattamento durante lo svolgimento delle loro mansioni (come per esempio i veterinari, maniscalchi, gestori di maneggi, altri operatori, anche i privati che frequentano la scuderia), essi stessi hanno l'obbligo di denunciare il reato alle autorità. Se tali soggetti erano consapevoli del reato, ma hanno omesso di denunciarlo, potrebbe configurarsi la corresponsabilità nel reato stesso, anch'essa perseguibile penalmente. 

L'organo giudicante competente è il Tribunale penale di quel territorio. La denuncia querela può essere inviata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Competenza anche a mezzo raccomandata a/r, purché non sia omessa l'identificazione precisa del querelante. 

Cosa aspettarsi e come procedere

Poiché le possibilità di avere il maltrattamento del cavallo punito se si agisce come privati cittadini sono minime, è consigliabile inviare la segnalazione o esposto alla ULSS veterinaria di competenza per quel territorio e/o alla Forestale competente per quel territorio e/o alle Guardie Ecozoofile riconosciute per quel territorio e/o alle Associazioni animaliste che si occupano di tutela degli equini. A più si manda, in generale, meglio è, ovvero più ci si assicura che almeno ci sarà un sopralluogo.

La segnalazione per iscritto vale mille volte quella orale e fa sì che rimanga traccia dell'ipotesi del reato. Traccia che tornerà utile per dimostrare ipotesi di aggravanti, se il denunciato non sarà punito per niente o non adeguatamente e continuerà a perpetuare azioni o comportamenti reprensibili per la salute e il benessere dei cavalli. 

Evitare di segnalare per motivi futili e banali, come la vendetta personale per presunti torti ricevuti. Corredare le segnalazioni sempre di prove (foto/video) e incrociare le dita perché il maltrattamento sia riconosciuto (non è scontato).

Generalmente parlando, se la condizione di malessere è oggettiva, ci si può aspettare che vengano fatte raccomandazioni, vigilanza ulteriore e sanzioni se le raccomandazioni non sono osservate.

Il sequestro giudiziario degli animali, cioè che siano tolti all'ipotetico maltrattatore, è invece molto difficile. Purtroppo la legge italiana a questo proposito non funziona, perché il fondo creato all'uopo per mantenere gli animali da sequestro è dichiarato dalle autorità di competenza sempre "vuoto", senza trasparenza per capire se è mai stato alimentato (dovrebbe essere riempito con le "sanzioni per maltrattamento di animali"), e come eventualmente siano stati spesi i fondi, con un bilancio pubblicato e quindi trasparente come dovrebbe essere e non è. Le associazioni che si occupano di tutela degli equini, quindi, non ricevono fondi pubblici, neppure come rimborsi spesa giudiziari, per salvare i cavalli. In assenza di chi si offra di pagare tutte le spese di trasporto, stabulazione, cure, per tutto il tempo necessario, a proprie spese, difficile che i cavalli siano tolti all'indagato, che diventa dunque il custode giudiziario degli stessi. Va inoltre fatto presente al lettore l'ulteriore difficoltà. Chiunque, associazione o privato, si offrisse di pagare tutte le spese, non ha poi diritto a compensazione con gli animali stessi. Ovvero, la persona a cui sono tolti i cavalli potrebbe aver ragione in giudizio e chiedere dunque la restituzione dei cavalli, e magari anche dei danni morali e patrimoniali subiti dal sequestro. Se anche il processo andasse bene, e i cavalli fossero definitivamente confiscati, diventerebbero beni dello stato, non di chi li ha mantenuti. E lo stato potrebbe decidere di rientrare dalle spese del processo mettendo i cavalli all'asta: cioè vendendoli al miglior offerente, senza rimborsare un euro a chi li ha trasportati, stabulati, curati e amati per anni, fino alla confisca.

Non solo, è difficile perseguire il reato di maltrattamento di cavalli perché si prescrive in pochi anni, rendendo difficile arrivare ai 3 gradi di giudizio previsti dalla legge italiana per avere veramente una persona punita e quindi gli animali confiscati. Punita poi come? Se non ci sono precedenti, difficilmente c'è il carcere, al massimo la punizione è pecuniaria (soldi). Tanto vale, a questo punto, che l'eventuale maltrattatore sia punito subito con decreto penale di condanna, evitando aggravi per lo stato italiano e per i contribuenti, con processi che rischiano di finire in prescrizione e quindi nel nulla di fatto.

Rimane il problema dei cavalli. La giustizia che si aspetta il popolo è che siano tolti dalle mani dei maltrattatori in tempi rapidi, indipendentemente da come andrà poi l'eventuale processo. Ebbene, il modo ci sarebbe, confiscandoli subito come "beni deperibili", provvedendo alla cessione immediata a terzi dietro emulamento anche simbolico, che sarà poi il risarcimento al proprietario dovesse avere ragione in giustizia. Purtroppo, questa soluzione non è quasi mai quella portata avanti dagli organi di competenza in collaborazione ad enti di tutela che potrebbero pilotare la vendita, selezionando persone che vogliano i cavalli veramente per salvarli, e non invece per farli finire al mattatoio.

In assenza di un aggiornamento dell'intera disciplina, per soluzioni sostenibili ed efficaci, rimane il fatto che il gap tra performance degli organi deputati a sanare i maltrattamenti e aspettative del pubblico è massimo in animali come i cavalli, che sono nel limbo tra quelli da affezione e quelli da macello.

Soluzioni alternative

Se un cavallo è maltrattato, la soluzione più rapida e dalla parte del cavallo è appropriarsene legalmente, ovvero farselo cedere gratuitamente o comperarlo. La soluzione legale è lunga, dagli esiti non scontati, e offre soluzioni di compromesso, ovvero giustizie a metà. Se non ci sono altre strade, la giustizia a metà è sempre meglio di nulla. 

Domenica, 30 Settembre 2018 14:39

L'anemia infettiva equina

L'anemia infettiva è una malattia virale degli equini a bassa contagiosità e a bassa mortalità caratterizzata da febbre ricorrente e debilitazione progressiva.

Sintomi:

  • febbre
  • anemia
  • dimagrimento
  • spossatezza e calo del rendimento
  • raramente l'esito è la morte improvvisa

In teoria potrebbe riguardare tutti gli equidi, ma non sono riportati casi di contagio con asini, muli e bardotti.

Dopo la penetrazione del virus, il periodo di incubazione fino all'eventuale comparsa della malattia è variabile dai 10 ai 90 giorni, ma il contagio potrebbe essere asintomatico per mesi o anni.

Se c'è malattia è perché il sistema immunitario del cavallo non riesce a difendersi.

Il decorso della malattia può essere:

  • Acuto -I decessi sono frequenti nel caso di varianti del virus particolarmente aggressive. Esiste anche una forma sub-acuta che presenta gli stessi sintomi della forma acuta, ma più attenuati.
  • Cronico - l'equide mostra spossatezza e una riduzione del peso, apatia e intontimento, magari correlate alla febbre. L'esito della malattia è molto vario, il cavallo può guarire.
  • Asintomatico - spesso chiamata anche latente non è in realtà una forma della malattia bensì la semplice presenza di anticorpi nel sangue.

Diagnosi:

Test di Coggins (un test del sangue che deve fare il veterinario di sanità pubblica - ULSS)

Trasmissione:

Tramite insetti ematofagi (succhia sangue), tipo: zanzare, mosche cavalline, tafani, zecche, pidocchi...

Possibilità di contagio:

  • Solo da cavallo a cavallo
  • Non da cavallo a uomo
  • Rara, l'insetto succhia sangue dovrebbe trasferirsi da animale malato ad animale sano in poco tempo, fino a che il sangue infetto è ancora nel suo apparato buccale

In particolare, l'anemia equina è una malattia poco contagiosa. Solo gli individui malati (non quelli positivi al test) trasmettono la malattia; la stragrande maggioranza degli equidi trovati positivi al test di Coggins sono sani e non svilupperanno mai la malattia.

Tanto è che è stato provato che i puledri allattati da mamme infette attraverso il colostro, si negativizzano intorno al sesto mese di vita, risultando non infetti. Lo stretto contatto di questi con le madri (senza infettarsi) per tutto il periodo dell'allattamento è una prova della difficoltà della trasmissione della malattia.

Prevenzione del contagio:

  • tenere lontani gli insetti ematofagi tramite l'igiene delle stalle, dei fondi di stabulazione e dei mantelli dei cavalli, introducendo anche barriere meccaniche (zanzariere) e trappole per insetti, nonché sistemi globali di lotta integrata e biologica
  • isolamento dei soggetti effettivamente malati, che possono trasmettere l'infezione, fino a loro eventuale guarigione
  • abbattimento del soggetto malato (provvedimento estremo e non obbligatorio)

Normativa in Italia:

La normativa attuale, decreto 2 febbraio 2016, non prevede il controllo dei cavalli allevati esclusivamente per la produzione di carne e neppure di quelli importati per la macellazione.

Quindi:

  • Controlli sierologici su tutti gli equidi presenti sul territorio nazionale eccetto quelli destinati alla macellazione
  • Ogni equide per essere movimentato deve aver fatto il test di Coggins e risultare negativo
  • Gli Istituti Zooprofilattici sperimentali competenti per territorio sono gli unici competenti per le analisi
  • In caso di positività il campione di siero viene inviato al Centro di Referenza Nazionale per conferma della diagnosi (Istituto Zooprofilattico del Lazio e Toscana)
  • Non sono ammesse prove di laboratori indipendenti
  • In caso di positività viene posto sotto sequestro sia l'animale positivo che gli altri equidi presenti nello stesso centro. Il sequestro viene revocato solo dopo l'allontanamento o l'abbattimento del soggetto positivo e la conseguente ripetizione del test sierologico a tutti gli equini del centro.

Stabilisci un buon rapporto di lavoro con il tuo maniscalco e veterinario per garantire che i piedi del tuo cavallo siano adeguatamente seguiti.

Sono molte le problematiche che possono colpire i piedi degli equini. Al fine della prevenzione è importante:

  • Pianificare pareggio e/o ferratura regolarmente
  • Mantenere un buon equilibrio degli appiombi
  • Se si sceglie la ferratura, fornire "calzature" adeguate alle condizioni metereologiche, del fondo di stabulazione, delle caratteristiche del cavallo e del suo impiego
  • Fornire un trattamento adeguato in caso di malattia
  • Mantenere una corretta alimentazione del cavallo, perché la nutrizione sbagliata può avere effetti particolarmente negativi anche sui piedi

Quanto spesso occorre intervenire sui piedi?

La ricrescita degli zoccoli varia a seconda della stagione.

Estate
Programma l'intervento ogni 6-8 settimane, salvo variabili soggettive diverse dell'equino specifico.

Inverno
Poiché gli zoccoli del cavallo si sviluppano più lentamente in inverno, si può programmare l'intervento ogni 6-12 settimane. L’intervallo di tempo giusto va bilanciato a seconda delle caratteristiche individuali del soggetto equino.

Come intervenire sugli zoccoli?

  • Mantenere gli zoccoli in equilibrio
  • I cavalli con appiombi equilibrati si muovono meglio e hanno meno stress e tensione su ossa, tendini e legamenti

huf 1366977 1920Il piede ideale ha:

  • Zoccoli equilibrati
  • L'angolo dello zoccolo diritto
  • Una linea retta dal pastorale giù attraverso la parte anteriore della parete dello zoccolo 
  • Unghie forti
  • Suola asciutta, pulita e concava
  • La punta non è troppo lunga ed è arrotondata
  • Non sono presenti crepe, fessure o frastagliamenti dell'unghia
  • La parete non ha zigrinature esposte, o dislivelli, ma è liscia anche al tatto
  • Supporto del tallone adeguato
  • Se ferrato, la scarpa si estende fino alla parete dello zoccolo e sostiene la parte posteriore dell'intera gamba
  • Il piede atterra in modo corretto al suolo con un movimento tallone punta
  • Linea bianca intatta e ben evidente, visibile a zoccolo sollevato, a confine tra suola e muraglia

 L'importanza dell'alimentazione per zoccoli in forma

Occorre alimentare il cavallo con fieno di buona qualità.
Integrare correttamente con alimenti freschi (preferibili agli integratori chimici) per vitamine e minerali.
Fornire un accesso costante all'acqua fresca e pulita.
Non eccedere in granaglie e cereali.
Cooperare con veterinari e nutrizionisti equini per creare un buon piano nutrizionale.

horse 366219 1920Prodotti per la cura dello zoccolo disponibili in commercio che vengono solitamente prescritti o consigliati per cavalli con zoccoli problematici:

Integratori che contengono biotina, iodio, metionina, zinco.

Elementi facilmente sostituibili in natura con alimenti che, presi in minime quantità, per non rischiare di fare peggio per fare meglio, sono adatti anche ai cavalli, come semi di girasole, semi di zucca, alghe, carote, sedano, mela, cetriolo, aglio essicato, soia, cereali integrali in generale.

Problemi comuni allo zoccolo:

  • Pareggio o taglio unghia insufficiente
  • Punta lunga e tallone crollato
  • Problemi di appiombi o zoppie  che stressano legamenti e articolazioni
  • Traumi alla suola
  • Zoccoli squilibrati
  • Crepe o fessure dello zoccolo
  • Malattia della linea bianca
  • Fettone marcio
  • Laminite
  • Tarlo

Le cause più comuni dei problemi agli zoccoli:

  • Condizioni ambientali (eccesso di aridità o di umidità)
  • Intervalli di taglio non adeguati
  • Povera qualità dello zoccolo, alcuni cavalli potrebbero nascere con predisposizione ad essa
  • Alimentazione inappropriata con eccesso di carboidrati (cereali e granaglie)
  • Alimentazione inappropriata per difetto che indebolisce il cavallo
  • Igiene inadeguata dei fondi
  • Igiene inadeguata degli zoccoli
  • Eccesso di sollecitazione nell'impiego per le problematiche specifiche del cavallo
  • Traumi e incidenti
  • Difetti di conformazione che incidono su appiombi e appoggi

Suggerimenti per il trattamento degli zoccoli:

  • Applicare idratanti per zoccoli sulla parete dello zoccolo e suola durante la stagione asciutta
  • Applicare isolanti protettivi a zoccoli e suola durante la stagione umida
  • Fornire una buona alimentazione con il fieno della migliore qualità, senza eccedere con i carboidrati
  • Regolare ogni qual volta ce ne è bisogno gli zoccoli affidandosi a professionisti certificati
  • Pulire con assiduità i fondi perché l'igiene nei luoghi di stabulazione è fondamentale
  • Pulire con regolarità gli zoccoli se il cavallo non vive al pascolo
  • Non sottoporre il cavallo a sollecitazioni eccessive nell'impiego rispetto alle sue problematiche specifiche

I trattamenti efficaci possono includere:

  • Determinare la causa del problema anche attraverso radiografie fatte dal veterinario
  • Far indossare al cavallo scarpe correttive
  • Sospendere l'impiego lavorativo del cavallo fino a risoluzione del problema
  • Cambio di stile di vita e alimentazione del cavallo (ad esempio nel caso di laminiti)
  • Rimarginare le crepe con prodotti appositi
  • Aspettare prima di rimettere il cavallo al lavoro, promuovendo la ricrescita completa dello zoccolo (di solito ci vogliono 12 mesi)

Problematiche specifiche da non sottovalutare

hoof care 421869 1920Tarlo

E' un fungo che si presenta in condizioni umide e sporche. Invade i tessuti sensibili dello zoccolo, è difficile da debellare se non si interviene in tempo e causa zoppia. Richiede oltre al trattamento locale della suola e zoccolo, anche il trattamento dell'ambiente dove stabula il cavallo, che deve essere tenuto pulito e asciutto.

Ascesso della suola

E' una patologia della suola, causata da trauma da impatto, livido o corpo estraneo. Può portare a zoppie improvvise e gravi. I trattamenti includono: rimozione del corpo estraneo, abluzioni del piede in acqua salata, fasciatura dello zoccolo con imbottitura proteggi suola disinfettata, oppure scarpa medicale fino a risoluzione del problema. 

Unghie calde da infezione da chiodo

I chiodi possono essere arrugginiti, inseriti male, il piede ferrato sostare in condizioni ambientali poco igieniche troppo a lungo, tale per cui si genera un'infezione perché nelle fessure dei chiodi proliferano germi. Le unghie calde causano generalmente zoppia. I trattamenti includono: rimozione del problema, pulizia e disinfezione, fasciature.

Laminite 

La laminite è gonfiore delle lamine sensibili. La lamina è un tessuto connettivo situato all'interno dello zoccolo. La patologia provoca distacco delle lamine, la falange scende e ruota, fino ad affondare all'interno dello zoccolo, premendo sulla suola che può sfondarsi. La laminite ha diversi gradi di gravità e nei casi più difficili può essere mortale. I trattamenti includono: pareggio funzionale per abbassare il tallone, cambio radicale dello stile di vita e di alimentazione, utilizzo di scarpe correttive o medicali, trattamento farmaco veterinario nella fase acuta.

Navicolite

Coinvolge l'osso navicolare, il legamento e / o le strutture dei tessuti molli. I cavalli affetti dalla patologia solitamente saliranno in punta di piedi a causa del dolore al tallone. Cause di navicolare: ereditarietà, scarsa conformazione, squilibrio dello zoccolo, esercizio troppo impattante su superfici dure, appoggi sbagliati. I trattamenti includono: pareggio funzionale che eleva i talloni, scarpette correttive, sospensione dal lavoro. 

Saper muovere il cavallo alla corda consente di porre le basi per il movimento corretto dal punto di vista atletico.

Muovere i cavalli alla corda non è però né banale, né scontato. Come in tutte le cose, farlo correttamente richiede apprendistato tramite l'istruzione e anche una certa dose di sensibilità personale al cavallo, per capire se, come, quando, con quale frequenza o intensità, variabili fondamentali per la tutela del cavallo. 

I benefici per il cavallo del lavoro alla corda svolto correttamente:

  • Portare peso senza effetti dannosi sul suo corpo a lungo termine, che richiede la capacità di arrotondare la schiena, saper lavorare di spalle e spingere con i quarti posteriori.

Cosa significa tutto questo?

La flessibilità dei movimenti del cavallo montato non è "naturale", ovvero un risultato a cui arrivano tutti i cavalli, checché equestre stia sopra il loro dorso.

La flessibilità va appresa, insegnando al cavallo a inarcuarsi correttamente, tenendo sollevata la schiena, lavorando di spalle, morbido e flesso il collo e impegnando il posteriore per la spinta. 

Allenare correttamente il cavallo alla corda può equivalere a fare uno sport equilibrato e completo per un umano. Il fisico che ne esce è diverso. Un corpo muscolato è sicuramente più atletico e questo è tanto più importante per i cavalli ai quali viene effettivamente richiesto un impegno agonistico.

Inoltre, il lavoro alla corda, fatto correttamente, agisce anche sulla motivazione del cavallo, inducendolo a collaborare con piacere poi al lavoro in piano. 

Esistono diversi tipi di lavoro alla corda?

Sì, c'è anche chi semplicemente fa girare in cerchio il cavallo spossandolo, per renderlo più arrendovole poi montato in piano, lavoro che significa che l'equestre che dovrà stare sul cavallo è un incapace, o semplicemente un principiante, e si teme che il cavallo sia troppo energico per le competenze di chi desidera cavalcarlo.

Girare un cavallo alla corda per spossarlo, o per educarlo, sono due impieghi completamente diversi. 

L'educazione presuppone esercizi cognitivi in cui viene dato modo al cavallo di comprendere che, scegliendo un determinato modo di incedere o di portamento, allevierà la fatica e sentirà meno i rinforzi

La conoscenza difettosa e la mancanza di metodo-know-how portano a un lavoro alla corda che è solo sfiancamento.

Come fare un lavoro corretto alla corda?

Purtroppo non è automatico, occorre affidarsi ai giusti maestri, coloro cioè che sono abili in questa mansione e possono dimostrarlo con cavalli da loro educati che sono mentalmente e fisicamente equilibrati, eleganti nel portamento, collaborativi negli esercizi.

Come capire la differenza?

Occorre farci l'occhio. Dopo un pò non è così difficile riconoscere un cavallo che gira in tondo e basta, da uno che tira la pancia in dentro, inarca la schiena, alza la spalla, prende una curva corretta verso l'interno, spingendo con il posteriore giusto.

E' come vedere la differenza tra una persona che accenna a dei passi di danza scoordinati e l'altra che ha studiato danza e si vede. 

Ovviamente, non tutti i cavalli si danno all'agonismo e hanno bisogno di diventare dei "figurini" da rettangolo.

Ma, nella misura in cui si hanno le basi per muovere il cavallo secondo i giusti principi biomeccanici, si sta facendo ciò che è meglio per la salute e lo spirito del partner animale: gli si dona un mezzo di apprendimento che è come un corredo che nella vita gli sarà utile perché gli fornirà una chiave di interpretazione, di comprensione e di pazienza per respingere la forza e l'uso di misure correttive di coercizione.

Ciò è tanto più importante visto che molti cavalli nella vita fanno passaggi di mano. Se hanno imparato a svolgere correttamente il lavoro alla corda, hanno degli strumenti per capire meglio le richieste che gli verranno fatte. 

In altre parole, l'educazione, anche per un cavallo, non solo per la persona, è sempre un plus che nella vita può tornare utile. Quindi se si è nella condizione di poter apprendere per sé e/o per il cavallo il lavoro corretto alla corda, sarebbe un'occasione propizia di investimento per la salute, il benessere e la tutela del cavallo, presente e futura, da non perdere.

Se, invece, non si è nelle condizioni di poter lavorare correttamente il cavallo alla corda, né di potergli dare un'educazione corretta al lavoro in piano, meglio cimentarsi in discipline equestri dove non si danneggia il cavallo neppure se non si è in grado di dargli chissà quale preparazione. 

Come per gli esseri umani, esistono nel mondo del cavallo discipline che richiedono atleticità, e discipline per tutti. Basta sapersi orientare. 

Incendio Monte Serra: animali salvati dall'inferno di fuoco grazie ad un post su Facebook

L'incendio che nei giorni scorsi ha devastato il Monte Serra nel pisano ha mietuto vittime, costringendo a sfollare persone e animali.

Non tutti tra questi ultimi ce l'hanno fatta, e sono, probabilmente, arsi vivi animali da sottobosco

42638817 10214988707904318 2558452627419430912 oLa cavalla Ambrada

L’Esercito è stato chiamato a presidiare le case contro lo sciacallaggio. I comuni più colpiti sono quello di Calci, Cascina e Vicopisano. La Prefettura di Pisa ha attivato il centro di coordinamento dei soccorsi.

Molti animali ce l'hanno fatta a salvarsi, come i 6 pony della foto d'introduzione, salvati dai vigili del fuoco.

Sono stati segnalati cavalli in fuga, che probabilmente guidati dai loro proprietari ce l'hanno fatta a salvarsi.

Ce l'ha fatta la cavalla Ambrada, di anni 22, di proprietà di una ragazza di Molina di Quosa e che era tenuta a prato a Calci. 

Martina Lascar, la proprietaria, grazie all'aiuto di amici e volontari, è riuscita a portare in salvo la cavalla, che ha goduto dell'ospitalità di persone di buon cuore, grazie anche al tam-tam di coloro che si sono occupati di mediare le richieste e le offerte di aiuto. 

Il maxi-rogo ha bruciato 1.200 ettari di bosco e ha provocato gravi danni anche alle abitazioni. Anche se è stato immediato l'intervento dei vigili del fuoco del comando di Pisa, c'è ancora il pericolo di focolai che necessitano delle loro attenzioni.
 
Vanno avanti intanto le indagini della procura per scoprire i responsabili del rogo, iniziato nella serata di lunedì. 
 
Cavalli in fuga dall'incendio
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