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Horse Angels

La Redazione diretta da Roberta Ravello, Fondatrice di Horse Angels e della sua testata editoriale e casa editrice. Autrice di diversi libri a tema cavallo, laureata in scienze politiche, registrata presso l'Ordine dei Giornalisti di Bologna come Direttore di testata tecnica.

Ai rappresentanti istituzionali degli sport equestri italiani chiediamo di adeguare i regolamenti di giustizia sportiva al fine di bandire la crudeltà sugli equini durante le manifestazioni equestri da loro organizzate.

A tal fine, qualsiasi violenza o abuso, compiuta da qualsiasi persona, in un evento autorizzato da istituzioni degli sport equestri, o enti di promozione sportiva, costituisce una violazione ai sensi dell’etica degli sport equestri e nei regolamenti di giustizia sportiva deve rendere il trasgressore soggetto a penalità.

L'ente organizzatore, attraverso i giudici di gara e il veterinario, deve bloccare i trasgressori da ulteriore partecipazione per il resto della gara. E' dovere degli ufficiali di gara segnalare all'ente organizzatore ogni persona che indulge in questa pratica per ulteriori provvedimenti che possono essere considerati appropriati.

L'ente organizzatore può nominare un veterinario per ispezionare qualsiasi animale che concorre nel circuito organizzato di sport equestri. Il rifiuto di presentare un animale per l'esame a un veterinario autorizzato deve essere causa di notifica e costituisce una violazione.

Gli ispettori degli sport equestri sono tenuti a specifici corsi di formazione e aggiornamento per eliminare le pratiche crudeli.

I seguenti atti sono inclusi nella pratica di crudeltà e abuso:

  • L'uso eccessivo di una frusta su un cavallo in una stalla, pista, campo scuola, arena o altrove per motivi di concorrenza, prima o durante una gara, da parte di chiunque.
  • Tranne che in situazioni di emergenza, qualsiasi reprimenda alla testa del cavallo con la frusta si considera abuso.
  • Punire un cavallo frustandogli le gambe, o con qualsiasi altro nesso, deve essere vietato.
  • L'utilizzo di qualsiasi sostanza per indurre il calore temporaneo come mezzo di induzione alla pratica sportiva va vietato.
  • L’uso di nerbi elettrici va vietato.
  • Nel salto ostacoli barrare i cavalli come metodo di insegnamento va vietato e severamente punito.
  • L’utilizzo di chiodi, catene, abrasivi come metodo di forzatura è vietato e severamente punito.
  • I cavalli vanno attentamente ispezionati, che non abbiano piaghe con sanguinamento prima o dopo le gare, specificatamente intorno alle corone, metacarpi o gambe o in bocca, come effetto di morso troppo severo.
  • E’ vietata la posta ai concorsi e gare equestri come sistema di stabulazione.
  • Va represso attivamente il trattamento disumano di un cavallo in una stalla, pista, campo scuola, arena per i concorsi o altrove si gareggi negli sport equestri.

Qualsiasi azione nei confronti di un cavallo compiuta da un concorrente o espositore, ritenuta eccessiva da un giudice, steward, delegato tecnico o da un veterinario, che si svolga dentro l’arena o al suo esterno, può essere punita con richiamo ufficiale, squalifica, o altre sanzioni che possono essere ritenute appropriate dall'ente organizzatore.

Tale disciplina di reprimere gli abusi dovrebbe includere, ma non limitarsi, a un uso eccessivo di frusta, speroni, richiamo con imboccatura coercitiva o altri finimenti potenzialmente lesivi per il benessere del cavallo. I concorrenti e gli espositori hanno il diritto di contestare qualsiasi azione intrapresa presentando una protesta o risentimento per l'ascolto al comitato organizzatore.

A seguito di un’audizione, la commissione d'ascolto può negare o sospendere il privilegio di partecipare ad altre competizioni, negare, espellere o sospendere i privilegi o l'adesione al circuito di qualsiasi persona, anche se non un socio di quel particolare circuito, indipendentemente dal fatto che ci siano i termini per un'azione penale giudiziaria. 

Giustizia sportiva e giustizia penale devono essere differenziate ed avere ciascuna la sua autonomia e dignità.

Ai fini della presente proposta di adeguamento del regolamento, la crudeltà e abusi comprendono, ma non sono limitati, agli atti elencati con, in aggiunta, la peculiarità che il fatto debba ritenersi aggravato se per causa di esso un cavallo muore, risulta ingiuriato permanentemente, si avvia all'abbandono in quanto non più idoneo allo sport equestre praticato.  

Horse Angels

Mito: la macellazione del cavallo è una forma di eutanasia umana.
Fatto: la macellazione del cavallo è l'opposto dell'eutanasia umanitaria. Per eutanasia si intende infatti dolce morte, privata delle sofferenze. La macellazione non è dolce. I cavalli vengono spediti in viaggi spesso allucinanti in camion affollati, senza cibo, acqua, o riposo. Cavalle gravide, puledri, cavalli feriti, cavalli ciechi, disabili e anziani devono sopportare il viaggio. Una volta arrivati, la loro sofferenza si intensifica. I metodi utilizzati per uccidere i cavalli raramente provocano delle morti indolori rapide. 

Mito: E 'possibile effettuare la macellazione del cavallo in modo umano.
Fatto: La macellazione del cavallo, così come è concepita in Italia e nella maggior parte del mondo, non è funzionale alla biologia unica dei cavalli. I macelli italiani sono macelli multi specie in cui gli animali vengono uccisi con il proiettile captivo di stordimento, che non è stato progettato per i cavalli, animali strutturati per rispondere alla paura con "l'allerta e la fuga". Il cervello del cavallo è posto indietro, nel cranio, rispetto ai bovini, rendendo la zona target per lo stordimento più piccola e meno raggiungibile da un colpo secco. Queste caratteristiche, il fatto che il cavallo si opponga, lotti, abbia un collo lungo e non mantenga ferma la testa, rendono lo stordimento molto difficile. La macellazione del cavallo è brutale e terrificante per animali allevati per fidarsi delle persone ed è motivata dall'avidità, non dalla compassione. Chi ama il proprio cavallo deve evitargli questa fine crudele.

Mito: Non abbiamo altro modo di affrontare l'esubero dei cavalli.
Fatto: Ci sono diversi modi per affrontare i problemi di esubero dei cavalli. In particolare, possiamo:

  • limitare le nascite dei cavalli da adibire agli impieghi sportivi ad allevamenti qualititativi
  • diminuire i costi per le castrazioni
  • perseguire chi abbandona i cavalli
  • promuovere che nell'ippica, settore trotto, sia obbligatorio anche l'allenamento a sella dei cavalli per garantire maggiori chance di ricollocamento a fine carriera
  • bandire il trasporto a lunga distanza dei cavalli per il macello
  • sviluppare il concetto di cavallo socialmente utile, promuoverne la diffusione ludico ricreativa e combattere l'accanimento agonistico
  • rendere più accessibile l'eutanasia nei casi in cui può essere un'opzione umanitaria
  • obbligare gli sport equestri e l'ippica a sostenere il ricollocamento dei cavalli in esubero con programmi ad hoc da loro finanziati

Mito: L'etica avrebbe un impatto finanziario negativo sui contribuenti italiani.
Fatto: Tutt'altro. Regolamentare meglio la filiera, investendo di più sulla sorveglianza delle operazione di macellazione degli equini, di trasporto di equini per il macello, di trasparenza dei prodotti contenenti carne equina, di tracciabilità degli equini, nonché sull'elaborazione di metodi di abbattimento ad hoc per risparmiare sofferenza gratuita ai cavalli, garantirebbe di più la filiera, i consumatori di carni rosse e, paradossalmente, anche quei cavalli che non riescono a sfuggire alla morsa della macellazione. 

Mito: La carne di cavallo è sicura per il consumo umano.
Fatto: Oggi come oggi no. Tale carne è pericolosa a causa della somministrazione non regolamentata di numerose sostanze tossiche ai cavalli adibiti a impieghi ippici, sportivi, ludico ricreativi e di lavoro. La maggior parte dei cavalli allevati in Italia sono, di fatto, animali da compagnia, intrattenimento e sport. Ciò significa che i cavalli non sono soggetti a restrizioni nell'utilizzo di droghe/farmaci/rimedi, il cui impiego non va rendicontamentato visto che, in teoria, quegli animali non sarebbero allevati per il macello. In Europa attualmente non ci sono i mezzi, né la volontà, per tracciare la storia medica dei cavalli. Per questo la maggior parte dei cavalli finiscono in prodotti che non ne dichiarano con trasparenza l'impiego in etichetta (salumi, affettati, prodotti pronti a base di sughi o ripieni di carne).

Mito: La paura della carne di cavallo è esagerata - visto che i livelli di fenilbutazone (Bute, noto come "l'aspirina cavallo") che si trovano nella carne di cavallo sono troppo bassi per essere dannosi.
Fatto: Non esiste un livello "sicuro" di esposizione al Bute negli esseri umani; ed è per questo che il farmaco è vietato in animali impiegati a scopo "alimentare". Le rivendicazioni che i livelli sarebbero "troppo bassi per essere pericolosi" non hanno alcun fondamento nei fatti. Inoltre, il Bute è un noto cancerogeno con effetti gravi per la salute, a lungo termine. Il Bute è solo uno di una lunga lista di farmaci potenzialmente tossici e regolarmente somministrati ai cavalli. Bute, vermifughi, cortisonici, anti infiammatori, insetticidi a spruzzo, integratori di ogni sorta, doping per aumentare le prestazioni sportive, tutti "rimedi" che sono noti per essere tossici per l'uomo se ingeriti.

Mito: Le autorità sanitarie sono in grado di garantire la sicurezza della carne equina.
Fatto: Le autorità sanitarie non hanno un sistema in atto valido per tenere traccia del corso della vita dei cavalli. I cavalli a fine carriera spariscono e nessuno si preoccupa di aprire indagini su dove siano finiti a meno che non ci siano esposti ad hoc che contengono le prove di attività fraudolenta e criminale che obblighino le autorità a fare indagini. Va tenuto conto che un controllo capillare, oltre a non essere fatto perché gli stake-holders sono contrari (visto che non hanno ancora risolto il problema del fine carriera dei cavalli con impieghi sportivi/ippici),  sarebbe assai difficile, perché a differenza degli allevamenti per il macello, i cavalli non trascorrono la loro vita in fase di preparazione per la catena alimentare in stabulari ben documentati e conosciuti alle ASL. Ogni cavallo, pony, asino, mulo, bardotto, tenuto in un pezzo di terra, è potenzialmente un allevamento da carne, dove nessuna autorità però controlla che farmaci faccia quell'animale. I veterinari delle ASL, per lo più, non hanno alcun rapporto con tali equini allevati per la compagnia e per lo sport e, salvo segnalazione, in quegli allevamenti non ci vanno mai e quindi non possono garantire alcuna tracciabilità di filiera. 

Mito: I farmaci somministrati ai cavalli che fanno agonismo sono autorizzati da veterinari regolamentari e onesti.
Fatto: Non sono solo la droghe di routine a doverci preoccupare, ma anche tutte le droghe illegali, gli intrugli bizzarri che gli accanniti di gare, concorsi, show e affini, si inventano per rendere i cavalli più prestanti e per mascherare il dolore legato a problematiche di vario tipo. Vincere a tutti i costi è la religione che sta guidando il mercato, con lo sviluppo di stimolanti sempre più potenti, non tutti legali. Le agenzie per la sicurezza alimentare e per l'antidoping non hanno i mezzi per testare i cavalli con tutte le nuove sostanze che, continuamente, vengono sviluppate e messe in circolazione, tanto meno per determinare la loro tossicità per l'uomo. Quindi, non potranno mai con sicurezza affermare che stanno conducendo tutte le prove giuste per garantire che la carne di cavallo sia sicura per il consumo umano. Il costo per sviluppare e affinare continuamente tali prove sarebbe enorme e senza fine e, di fatto, in Italia, i costi per l'antidoping si stanno tagliando, non ampliando.

Mito: Semplicemente, fermando la somministrazione di farmaci proibiti ai cavalli la carne di cavallo diventerà sicura per il consumo umano.
Fatto: Quasi tutti i cavalli nei paesi occidentali sono allevati per piacere, sport o per lavoro, e sono medicalmente trattati per stare in forma per tali compiti. Per alleviare i dolori associati con il lavoro, lo sport, il passare degli anni, le malattie, gli infortuni, ai cavalli è regolarmente somministrato il Bute ("aspirina del cavallo") - un farmaco proibito sugli animali destinati al consumo umano. I cavalli vengono regolarmente sverminati con prodotti non adatti ad animali da carne e trattati con infinità di altri prodotti non testati per la filiera del consumo umano che i proprietari di cavalli possono acquistare anche senza ricetta in triplice copia. E' del tutto irrealistico pensare che i proprietari di cavalli sarebbero disposti a smettere di usare la gamma di prodotti che contengono sostanze vietate per l'allevamento di cavalli da carne solo per fare un favore alla tracciabilità e trasparenza di filiera delle carni rosse. 

Mito: Abolire la macellazione del cavallo causerebbe un danno ambientale, perché così tante carcasse di cavallo avrebbero bisogno di essere incenerite.
Fatto: Non ci sono prove che il divieto di macellazione degli equini si tradurrebbe in una crisi di eliminazione delle carcasse. Sono tantissimi gli animali che muoiono ogni anno in Italia e che sono smaltiti in modo sicuro con mezzi diversi dalla macellazione. Dall'incenerimento, dove la carcassa è poi utilizzata per altri scopi industriali, alla sepoltura, ci sono più opzioni, a seconda delle leggi locali, senza comportare alcun rischio ambientale (altrimenti sarebbe un rischio ambientale anche la morte degli esseri umani, cosa facciamo, macelliamo anche gli umani post mortem perché se no le loro carcasse inquinerebbero?!?).

Mito: Rendere più difficile la macellazione del cavallo mina i diritti di proprietà privata.
Fatto: I diritti di proprietà privata non concedono ai proprietari di cavalli il diritto di abusare dei loro animali. Se una persona ha dichiarato il suo cavallo NON DPA (non destinato alla produzione alimentare) e lo alleva per lo sport, il lavoro, la compagnia, somministrandogli farmaci non tracciabili, è sua responsabilità rendicontare della vita del cavallo fino alla fine. 

Mito: Rendere più difficile la macellazione del cavallo creerebbe un precedente per vietare qualsiasi consumo di cibo derivato da animali.
Fatto: Sono pochi e in continua diminuzione gli italiani disposti a mangiare cavallo consapevolmente (purtroppo se lo potrebbero trovare in prodotti a carni miste che non sono trasparenti in etichetta) e, a differenza di mucche, maiali e polli, la maggior parte dei cavalli sono come i cani e i gatti, cioè non allevati per il consumo alimentare. Il pubblico italiano, per la sua maggioranza, sostiene il divieto di macellazione dei cavalli, proprio perché i cavalli hanno un posto speciale nel cuore della gente e sono dei compagni di vita amati. Si tratta solo di prenderne atto e di agire di conseguenza. 

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Venerdì, 12 Agosto 2016 12:40

Mai più animali come premio di lotterie

Non si capisce perché, vista la Sentenza del Consiglio di Stato n.6317-'04, che vieta di utilizzare qualsiasi animale vivo come PREMIO-VINCITA-OMAGGIO, così poche Regioni, ancora, abbiano adeguato la propria normativa regionale a ciò, attraverso la l.r. di tutela degli animali da abbandono e maltrattamento.

La legge regionale deve creare un chiaro divieto di offrire in omaggio animali come vincita di gioco, o a qualsiasi altro titolo, nell'ambito di attività commerciali, giochi e spettacoli, come già avviene in Regioni evidentemente a normativa più avanzata per la tutela animale, qui citiamo Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Toscana.

Tutte le Regioni ancora non a norma dovrebbero adeguarsi, tenendo conto dell'importante documento del 2007, promosso dalla Dottoressa Annamaria Manzoni e sottoscritto da più di 600 esperti fra cui psicologi, medici ed educatori, che conferma definitivamente le conseguenze negative sull'educazione dei più giovani nell'essere sottoposti ad esperienze in cui non viene riconosciuta adeguata dignità agli animali.

"I sottoscritti psicologi esprimono motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali".

Queste realtà, infatti, comportano che gli animali siano privati della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in condizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a comportamenti contrari alle loro caratteristiche di specie.
Tali contesti, lungi dal permettere ed incentivare la conoscenza per la realtà animale, sono veicolo di un'educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell'empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disagio, all'ingiustizia, spiegono i sottoscrittori.

E' necessario che gli enti pubblici e privati che organizzano eventi siano forzati a rispettare la sentenza del Consiglio di Stato n. 6317/04 perché passi un messaggio positivo di una nuova umanità che vuole vivere in pacifica convivenza con tutti gli esseri del pianeta.

E, infine, in questo particolare contesto, come in altri, si evidenzia come la l.189/2004, legge contro il matrattamento degli animali, sia oramai datata e necessiti di essere riformata per riunire in un progetto organico vari provvedimenti da allora emanati dandone un rafforzamento e risolvendo tutte quelle lacune e debolezze che impediscono, di fatto, oggi come oggi, di tutelare altri animali diversi dal cane e dal gatto.

Tutti gli animali nascono uguali e sono esseri senzienti, il fatto che alcuni di loro siano sacrificati per la carne, non giustifica affatto altre forme di crudeltà gratuite e vergognose, che la nostra società continua, impunemente, a giustificare per business o spettacolo.

Quali sono le aspettative?

Occorre sempre ricordarsi che un cavallo non è uguale all'altro, sono individui, ciascuno con i suoi problemi di salute, fragilità, carattere, tipo di educazione, storia, predisposizione, indole. Un cavallo inoltre, se è in buona salute, vive fino a 30 anni e oltre. Occorre dunque fare la scelta giusta, una scelta informata, condivisa in famiglia e sostenibile per la famiglia che la prende, in base, ciascuno, alle risorse di tempo, di denaro, di competenze disponibili e in base allo sport che, eventualmente, si vuole praticare.

Ecco le domande da farsi, clicca sul tab e leggi sotto: 

La responsabilità individuale nel possesso del cavallo ha diversi significati ma, fondamentalmente, allude al fatto che, prima di far nascere un cavallo, prima di comperarne uno, prima di farsene regalare uno, prima di adottarne uno, chi si accinge a diventare proprietario ha il dovere di comprendere che risvolti avrà il possesso sulla sua vita e su quella dell'animale nel breve, medio e lungo termine. 

Questa consapevolezza è l'unico modo per prevenire e ridurre il numero di cavalli indesiderati. E richiede:

  • la comprensione del tempo e denaro che servono per prendersi cura responsabilmente di un equino,

  • la comprensione che tenere un cavallo in benessere non è un gioco, ma richiede capacità e conoscenze tecniche specifiche, sia per quanto riguarda la pura gestione, sia per quanto riguarda la possibilità di cavalcare l'animale,

  • la comprensione che la vita media di un cavallo oggi si aggira intorno ai 25-30 anni e che ricade sul proprietario la responsabilità di fine vita dell'animale.

Significa anche che gli impieghi equestri per sport, diletto, lavoro, terapia, non possono rinunciare a continuare a discutere del problema che la vita del cavallo è naturalmente molto più lunga del suo impiego, e che un trattamento equo dell'animale significa provvedere economicamente al suo pensionamento.

Significa anche che non va incoraggiato il possesso incauto del cavallo, perché è una creatura vivente, non uno strumento tecnico per fare sport, come una bicicletta o racchetta da tennis. Ne consegue che prima di suggerire l'acquisto del cavallo, gli operatori del settore dovrebbero - idealmente - posto che non basino i guadagni della loro vita sullo sfruttamento dei cavalli attraverso la compravendita - fare una sorta di esame di idoneità finalizzato a comprendere se il potenziale interessato ha le sostanze, le conoscenze, le capacità, la testa, per possedere responsabilmente un cavallo nel breve, medio e lungo termine.

Solo se la maggioranza delle persone nel mondo del cavallo sposa la causa della responsabilità individuale, ma anche collettiva, sarà possibile ridurre il numero di cavalli indesiderati e bisognosi di ricollocamento perché sia loro evitato il maltrattamento frutto dell'abbandono o la macellazione come modo di liberarsi di una spesa di mantenimento diventua incomoda.

Giovedì, 11 Agosto 2016 10:17

La genesi dei cavalli indesiderati

Gli sport equestri generano ogni anno un gran numero di cavalli in esubero, indesiderati, che possono essere malati, feriti, vecchi, inabili a continuare lo sport equestre per il quale erano stati acquistati. Possono essere altrimenti ingestibili, incattiviti da abusi subiti, incapaci di soddisfare le aspettative del loro proprietario. In molti casi, i cavalli indesiderati sono cavalli sani che diventeranno più di un peso per i loro proprietari che una benedizione a causa delle limitazioni finanziarie, vincoli di tempo, o altri fattori.

Il numero di cavalli indesiderati è superiore alle possibilità di riassorbimento nell'ambito degli sport equestri. A cercare di lenire questo problema, esistono associazioni, rifugi, animalisti free lancers che si occupano di risistemare gli equini in esubero ma, anche così, non ci sono abbastanza volontari e risorse e opportunità di ricollocamento per tutti i cavalli in esubero.

Occorre pensare che salvare un cavallo può venire a costare sopra i 700 euro a cavallo, solo in spese di recupero e soccorso, per non parlare poi di stare dietro alla salute, allo stallo, alle spese per la rieducazione e per operare un ricolloamento qualitativo. A ogni associazione di tutela un cavallo salvato può rappresentare un costo significativo, laddove le entrate per salvare i cavalli si basano esclusivamente su donazioni o autotassazione dei volontari.

Opzioni per i cavalli indesiderati

Queste includono:

  • Vendita, scambio, fida 
  • Pensionamento (a spese del proprietario, non esistono possibilità di pensionamento gratuito a fine carriera)
  • Donare il cavallo a qualcuno, associazione o privato che sia
  • Nei limiti in cui è un atto medico per un cavallo con seri problemi di salute cui viene a mancare la dignità di vita, l'eutanasia

Da quando si parla del problema

Questa piaga dei cavalli "inutili" è esplosa come tema di discussione anche per merito di Horse Angels che, a partire dal 2008, ha portato questo tema all'opinione pubblica con un primo libro, pubblicato allora, e oggi non più in diffusione, intitolato appunto "Cavalli Inutili". Da allora, grazie al tam tam delle varie associazioni animaliste, il tema è diventato sempre più scottante, ha generato petizioni per togliere i cavalli dalla macellazione, ha portato all'evidenziarsi da una parte della macellazione abusiva di cavalli registrati come sportivi e, dall'altra, di un'opinione pubblica sempre più disponibile a considerare l'equino, moralmente, animale d'affezione.

Purtroppo, allo stato attuale, le istituzioni non sono ancora riuscite a dare risposte credibili e coerenti a questa piaga, altro da enfatizzare come la responsabiltà del cavallo ricada sul suo proprietario.

 

Chiudibocca, capezzine censuranti, imboccature che sembrano uscite dal negozio di articoli sadomaso, finimenti da film degli orrori, tutto questo costituisce un sistema di conduzione dei cavalli troppo restrittivo per l'opinione pubblica attuale amante degli animali.

Vorremmo vedere un'equitazione diversa.

Più severo il controllo adoperato dal cavaliere, maggiore lo stress da contatto o da coercizione, minore l'impressione che al cavallo piaccia quanto sta eseguendo per accontentare chi gli eroga degli ordini.

Dov'è l'amicizia, la collaborazione, la volontarietà?

Maggiore il rinforzo, minore l'appeal dell'equitazione sul pubblico generico.

I cavalli non dovrebbero soffrire in nome dello sport, perché non scelgono loro di diventare agonisti, ci sono costretti.

Chiediamo che i rinforzi sadici siano aboliti da ogni competizione equestre, che ci siano limiti da regolamento di giustizia sportiva e morale attualizzati all'oggi, perché ciò che è in vigore è obsoleto rispetto alle esigenze del pubblico, e il pubblico ha sempre ragione, come il cliente.

Chiediamo espressamente limiti a quanto può essere usato da atleti umani per piegare la volontà degli atleti cavalli

Anche perché se tali sistemi sono permessi in gara, cosa può succedere in allenamento?

Esistono regolamenti di tutela del cavallo durante l'allenamento?

Lì può succedere di tutto? Lontano dalle telecamere, lontano dal cuore, lontano dalla tutela?

Chiediamo alla FEI regolamenti stringenti riguardanti l'uso di costrizioni, coercizione, forza e violenza nell'impiego del cavallo a 360 gradi, includendovi l'allenamento.

Ci sono oramai studi internazionali, scientifici, che dicono che chi usa violenza sugli animali è persona che può usare violenza anche su esseri umani.

Cosa aspetta la FEI a bandire ogni forma di violenza sui cavalli?

La storia dell'essere umano è saldamente radicata nella delineazione delle differenze per giustificare l'abuso dei vincenti sui perdenti, a sfavore di quelle similitudini che dovrebbero muovere invece alla compassione: uomo su donna, adulto su bambino, cultura su natura, umano su animale, pet su cavallo, cavallo sportivo su cavallo macellabile, cavaliere su cavallaro, ricco su povero, bianco su nero. 

Nella cultura occidentale contemporanea, i cavalli sono emblema di questa speciazione a favore del consumismo, senza tutela per i più deboli. Pertanto, i cavalli sono inferiori ai pets (cane e gatto), e trincerati in una posizione di sottomissione alle esigenze del mercato, al fine di garantire un più ampio commercio utilitaristico della specie, che non va di certo nella direzione della tutela.

Così, si sono poste delle gerarchie all'interno degli equidi a privilegio delle esigenze di mercato. Tra queste, l’ibrido europeo "cavallo non macellabile", concetto già destinato al fallimento a causa della doppia logica intrinseca della convenienza e della mancanza di misure di congruità con il destino ultimo, cioè che conviene registrarlo come non macellabile per non sopportare i controlli di sanità animale obbligatori per gli allevamenti da macello, conviene poi chiamare il camion che porti via l'animale quando è di troppo per le proprie esigenze.

Manca una normativa che costringa gli umani alla congruità con il destino ultimo, vista la debolezza dell'anagrafe equidi, in assenza di controlli capillari sui registri di carico e scarico degli equini e quindi sulla tracciabilità, con punizioni severe per gli smarrimenti di cavalli, invece incentivati attraverso moduli amministrativi scaricabili dal web "per furto e smarrimento", il cui esito non è diverso dal dichiarare l'aver perso un mazzo di chiavi, cioè senza conseguenze.

In assenza di norme specifiche di tutela per il cavallo non macellabile, possiamo concludere che il sistema è assai contemporaneo, cioè assai ipocrita e improntato al puro consumismo. 

 L’ibridazione del cavallo a oggetto d'amore a tempo determinato è ben visibile sui social.

Sui profili di coloro che pubblicano i loro selfie mentre baciano il cavallo, sono in pose affettive con lui, con messaggi del tipo "amo i cavalli perché mi insegnano la libertà", "il cavallo è la mia vita", "posso fidarmi di lui più di chiunque altro", "mi ha aiutato nei momenti più difficili"… passa un po’ di tempo e hanno già cambiato cavallo, anche liberandose in modo incauto, se non hanno trovato alternative.

Diffondono in questo modo, forse inconsciamente, l’idea di un amore ibrido per il cavallo, cioè a convenienza, che nulla ha a che vedere con l’amore vero, se per amore vero s’intende quello che resiste alle intemperie, dove c’è la disponibilità dell’uno a rinunciare a qualcosa di sé per l’altro, a fare un passo indietro quando necessario pur di conservare la relazione non con l’oggetto di desiderio o di status, ma con l’individuo amato, che è un soggetto di diritto e non un oggetto di svago, e con il quale si è sviluppata una relazione e un vissuto che implicano delle responsabilità ben precise che non si possono scaricare con lo "smarrimento" o "affido incauto" (che sono poi la stessa cosa).

Tutta questa diffusione del concettto di amore mercificato, nella fattispecie di amore sveltina per il cavallo, non promuove affatto l’affinità elettiva uomo-cavallo, il binomio nel senso vero, la cultura equestre profonda, ma un ibrido di queste.

Il modello che si diffonde è:

"Noi umani abbiamo bisogno di voi cavalli purché voi siate cose, in modo che noi possiamo fingere di essere qualcosa di più dignitoso e magnificente di ciò che in realtà siamo". 

Il che è il concetto alla base di tutta la pornografia, cioè la svendita dell’amore in esigenza di consumo, privata di ogni responsabilità. 

Un attimo di piacere, un attimo di amore… finito il quale il cavallo, se non serve più a dare quel piacere o status ambito, è un oggetto che si può cambiare, verso il quale non si è accumulato alcun debito.

Questa mercificazione del cavallo si può vedere anche in alcuni progetti di ippoterapia, negando di fatto la validità morale di quei programmi. Ivi si afferma, infatti, che l'inclusione e integrazione sociale degli invalidi dipende dall'opportunità, visto che il cavallo difettoso viene spedito senza rimorsi al macello, riaffermando l'ibridazione del concetto di inclusione, valido solo per quei disabili umani il cui aiuto comporta magari sgravi fiscali o finanziamenti pubblici. Quanti maneggi farebbero ippoterapia se non ne avessero dei vantaggi economici? Non è questo un sinonimo di mercificazione dell'interesse per il disabile? Cosa deve imparare il disabile umano se il cavallo, non appena diventa disabile, viene spedito al macello perché inutile?

Viviamo dunque in una società in cui tutto può essere mercificato e anche gli umani possono essere usati e dismessi al bisogno, per convenienza economica, figuriamoci i cavalli.

Riflettendo su tutto ciò, si può arrivare alla conclusione che mercificare l’amore per qualcosa o qualcuno è solo un'altra svendita della ragione etica e morale alla circolazione veloce del piacere, della piccola soddisfazione, del mero raggiungimento di obiettivi quantitativi, del successo temporaneo e materiale senza responsabilità per le vittime che ci si lascia alle spalle.

 Forse sarebbe il caso di usare meno spesso la parola amore per riservarla ai sentimenti profondi, non superficiali.

Amare un cavallo non significa cederlo a chiunque sia disposto a rilevarlo, incluso il commerciante per il macello, non appena smette di essere idoneo per lo sport o lo svago.

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Fino almeno alla prima guerra mondiale i cavalli erano un elemento di quotidianità per gli esseri umani. Lavoravano, trasportavano, collegavano merci e persone. Alla fine della seconda guerra mondiale cominciavano già ad essere un ricordo del passato.

Oggi i cavalli esistono solo per svago, per sport e per terapia, se non si vuole tenere presente che in alcuni paesi si allevano anche per la loro carne.

Con l'estinzione del cavallo come necessità, se ne è andata anche la possibilità di imparare ad andare a cavallo come fatto normale della vita.

Ciò spiega perché la competenza pratica equestre sia assai diminuita nel tempo e oggi sia difficile reclutare nuove leve per l'equitazione tra persone che non hanno il cavallo nella propria tradizione familiare.

Imparare ad andare a cavallo oggi è più difficile, si comincia mediamente più tardi, si viene inscatolati subito in delle discipline, senza neppure avere le basi dell'equitazione pratica, quella del semplice saper andare a cavallo, inteso letteralmente muoversi a cavallo, cioè spostarsi da un luogo all'altro. Senza sapere nulla di tutto questo, né di come ci si debba prendere cura di un cavallo, si può essere messi a cavallo in un rettangolo con la pretesa da parte dell'istruttore di instradare il novizio al salto ostacoli, piuttosto che al reining o a diversa disciplina istituzionalizzata per un circuito competitivo.

Quella della disciplina, che dovrebbe essere l'ultima scelta, dopo che si è imparato ad andare a cavallo, rischia di essere l'approccio per neofiti, con la conseguenza di un numero elevato di persone che rinunciano all'equitazione dopo averla provata, perché lo stress, i costi e i rischi percepiti sono superiori ai vantaggi percepiti.

Chiaramente molte persone provano e poi smettono, anche perché non trovano quello che cercavano.

L'equitazione è uno sport dove ci si può fare male, una fascinazione temporanea poco si abbina allo stile di vita che richiede la convivenza per lungo tempo con i cavalli. Oltretutto, parliamo di uno sport costoso, costa il cavallo, costa mantenerlo, certe discipline equestri costano più di altre, tutte aggravanti che contribuiscono, specialmente in tempi di crisi economica, a quel protrarsi del tramonto del cavallo nella nostra società iniziato con la rivoluzione delle macchine che sostituiscono i cavalli nei lavori pratici di trasporto di beni e persone.

Allora, cosa offrire a chi si avvicina ai cavalli affascinato da loro per provocare affezione e affiliazione?

Persone diverse possono avere visioni e formule diverse per il rilancio dell'equitazione. 

Come Horse Angels la nostra risposta è la libertà. Dopotutto è uno dei simboli più forti legato ai cavalli nella coscienza collettiva. Chi si avvicina ai cavalli attratto da essa, abbisogna di ambienti rilassanti e naturali in cui vivere il cavallo in quella dimensione e di un avviamento all'equitazione che tenga conto di tutte le istanze etologiche e relazionali così importanti per motivare le persone alla spesa e sacrificio che comporta mantenere a lungo un cavallo.

Oggi vi è contrapposizione tra due accezioni di cultura equestre:

  1.  Quanto concorre alla formazione dell'individuo sul piano intellettuale e morale, oltre che di destrezza pratica, per l'acquisizione della consapevolezza del ruolo che ha il proprietario per il benessere psicofisico del cavallo, che oggi è imprescindibile dall'etologia animale, che comporta scelte gestionali e di impiego (il cavallo sopra la disciplina); 

  2. Il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e religiosa come è stato ereditato per una determinata disciplina collegato a una realtà geografica e/o ad una classe socio-economica (la disciplina sopra il cavallo).

Le istituzioni equestri legate al mercato della compravendita dei cavalli mirerebbero a conservare l'accezione di cultura equestre legata alla tradizione, perché pensano possa far girare più cavalli (usa e getta) e quindi più soldi.

Ma le nuove generazioni sono più sensibili alla tutela animale. Oggi, se non si mette in primo piano il legame affettivo, quello che lega il proprietario a continuare a mantenere un cavallo, pur con i costi e i sacrifici che comporta, è destinato a fare pochi proseliti, se non in settori di società dove il cavallo è ancora status symbol di ricchezza o in classi sociali legate alla terra dove è considerato normale allevare il cavallo, usarlo e poi destinarlo a carne. 

Laddove i soldi da investire sono meno, e le origini urbane, la relazione con l'animale può diventare il criterio principale di affiliazione, rendendo necessaria un'evoluzione nell'approccio all'equitazione, perché l'attitudine sia preservare il cavallo, non romperlo, perché possa essere cambiato, per generare un indotto legato all'allevamento e compravendita di cavalli.

Il cavallo come soggetto, e non più come un prodotto, è la sfida più innovativa oggi in equitazione e richiede che l'etologia sia applicata all'equitazione, sia negli aspetti gestionali, sia in quelli di disciplina equestre praticata.

Lo "stato di libertà" per i cavalli d'affezione, che si contrappone allo "stato di cattività" dei cavalli oggetto d'uso e consumo, è una sfida che fa paura a molti.

La libertà è un processo di relatività. Essere liberi non significa fare ciò che si vuole, anche nuocendo agli altri, fregandosene delle conseguenze. Quella non è libertà, è cattiveria e ignoranza, con i cavalli può essere anche pericolosa.

Essere liberi significa essere in grado di fare certe scelte senza condizionamenti, comprendendo i processi di causa ed effetto, e questo è assai interessante come processo perché stimola la cognitività e l'intelligenza emotiva, sia nelle persone, sia nei cavalli.

Una persona libera, anche spiritualmente, non può amare tenere il cavallo perennemente in gabbia. Se l’amore per il cavallo non c’entra, c’è sempre quello per se stessi. Occorre la sindrome da carcerieri per apprezzare un rapporto basato sulla negazione dei bisogni dell’altro. Un cavallo libero che sceglie di cooperare in un certo modo con l'umano è la più grande soddisfazione che si possa ottenere dal possesso di un cavallo, se si è emotivamente in grado di amare l'animale. 

I giovani di oggi sono cresciuti in un sistema di pensiero diverso rispetto a quello che ha generato i vecchi modelli di equitazione. Ci sono segnali che mostrano che potrebbero non essere attratti dalla "detenzione di animali in cattività" da esibire come "belve" con tutte le pastoie del caso quando si fanno uscire dal box per dimostrare alla colletttività la valenza di forza e coraggio. Sono sempre più le donne, e sempre meno gli uomini, interessati all'equitazione, e l'aspetto affettivo e terapeutico prende piede sull'esigenza di dimostrare coraggio e valore. Oggi i cavalli non sono più potenze militari, non servono per andare in battaglia e sconfiggere i nemici, né sono più piacevoli quegli spettacoli tesi a dimostrare l'imprigionamento della forza pura pronta a scatenarsi, per dimostrare la "virilità" presunta dei cavalieri, se non in comunità decentrate e arretrate, dove ancora valgono modelli sociali antiquati.

Purtroppo per un'evoluzione serve anche il cambio generazionale degli addetti ai lavori, è difficile infatti scegliere qualcosa che sul proprio territorio è introvabile. 

Per quanto riguarda gli usufruitori attuali del cavallo, una buona parte delle persone non è libera, ma imprigionata nel conformismo, stretta in tanti condizionamenti economici, come intellettuali e quindi non sceglie, ma si adatta a ciò che il mercato del cavallo indica loro di scegliere, preferendo seguire la via più facile, più rassicurante, più comoda, che porta a far scegliere gli altri, così da poter sempre presentare le decisioni come l’imposizione altrui e in questo modo evitare responsabilità sulle conseguenze di quelle decisioni.

E' l'istruttore che dice di tenere il cavallo così, è il maneggio che dice che bisogna fare così. Comodo. Mai assumersi una responsabilità. Poi il cavallo è psicotico, aggressivo, o poco adatto a fare ciò che il trainer comanda, perché ha un problema di qualsiasi tipo, allora si cambia il cavallo, hanno detto che bisogna fare così per andare avanti in equitazione. Dove va a finire il cavallo? Il numero di telefono di chi lo porterà al "pascolo" (nome "gentile" per il macello) lo ha dato una persona di cavalli, il cavallo sparisce nel nulla, ma non è colpa del proprietario, gli hanno detto di fare così. Povero proprietario innocente, vittima del sistema. In realtà semplicemente una persona mediocre, che fa risalire ad esterni la responsabilità delle proprie decisioni, un atteggiamento che si riversa negativamente su tutti gli aspetti della vita di una persona. Ma la libertà fa paura, sia con il cavallo che nella vita.

La maggioranza delle persone fa quello che il sistema pensa sia appropriato anche se non produce felicità, perché così sono incoraggiati a fare.

La scommessa potrebbe essere che mettere la libertà/felicità/in sicurezza di persona e cavallo al centro darebbe nuova dignità all'equitazione, ampliando la fetta di interessati al possesso e mantenimento di un cavallo. Permettere di vivere il cavallo in libertà relativa, di avere con lui una relazione di reciprocità affettiva, richiede esseri pensanti con una mentalità nuova in equitazione, che sappiano offrire questa dimensione più affascinante del rapporto con il cavallo, che è poi l'unica strada che vale la pena percorrere, in una società intristita dal cinismo, in cui l'affettività autentica è il miraggio, benché sia l'unica terapia di cui ci sia bisogno per risanare la persona, l'ambiente, la società.

La nuova equitazione, che pone al centro la relazione e la libertà, la ricerca della felicità in un rapporto di reciprocità con un essere riconosciuto senziente e amato può essere il futuro per nuovi imprenditori nel mondo del cavallo, o per chi sa rinnovarsi, e probabilmente sarà l'unica attrattiva autentica per le nuove generazioni che vogliono approcciare il cavallo, che provengono da ceti urbani e classi sociali medie, e che non hanno il cavallo nella tradizione di famiglia.

Quello che il cessionario dovrebbe sapere

Come associazione, riceviamo un numero sorprendente di richieste di informazioni circa le cessioni private di cavalli che hanno avuto un risvolto negativo. Purtroppo, dare via un cavallo è un po' come venderlo, con l'unica vera differenza che non si riceve alcun denaro, in cambio di rinunciare ai diritti di proprietà. Una volta che il cavallo lascia il vostro possesso, si ha ben poco controllo sul suo futuro.

Ecco alcuni suggerimenti per contribuire a trovare soluzioni di ricollocamento il più possibile soddisfacenti.

Addebitare un costo simbolico

Proprio come può essere fissato un risarcimento simbolico per le adozioni, è possibile proteggere il cavallo cedendolo ad un costo virtuale, che riflette la sua condizione, la formazione, o gli altri motivi per cui lo si sta dando via. Dover pagare anche una modesta quantità di denaro per un cavallo, aiuta i privati a schermarsi da malintenzionati che potrebbero non avere pensato abbastanza attentamente alle responsabilità connesse al possesso di un cavallo, nonché le persone con possibili motivazioni ben più sinistre.

Considerare la fida invece dell'adozione

In tempi di difficoltà economica, molti proprietari di cavalli si trovano di fronte alla scelta di regalare cavalli difficili da vendere, perché semplicemente non possono più permettersi di mantenerli. Se la difficoltà economica è temporanea, e quindi si prevede che in futuro si tornerà ad essere in grado di mantenere personalmente l'equino, l'affido offre garanzie migliori di poter continuare a supervisionare il cavallo, laddove l'adozione no.

Diffondere l'appello per raggiungere un pubblico più vasto

Ci sono associazioni che si occupano di ricollocare gli equini, benché oberate da richieste di cessioni, si può tentare la via dell’adozione mediata da associazione animalista. Allo stesso modo, si possono consultare le ippoterapie (quelle reali sono poche sul territorio e prendono solo cavalli che non hanno disabilità funzionali e che sono di indole docile). Si può infine ricorrere al web, ai social, ai quotidiani locali con pagine ad hoc, per diffondere appelli di ricollocamento.

Visitare personalmente il posto in cui andrà a stare il cavallo

Controllate lo stato del luogo e le condizioni degli altri animali sulla proprietà - gli spazi a disposizione sono adeguatamente puliti e gli equini in buone condizioni di salute? Confrontatevi con gente del posto, chiedete i riferimenti del veterinario e maniscalco che seguiranno l'equino, chiamateli per verificare che la persona a cui state dando il vostro cavallo sia a posto. Fidatevi del vostro istinto - se non siete sicuri, non procedete.

Stipulare un accordo scritto

La maggior parte delle organizzazioni che si occupano di ricollocamento dei cavalli vi chiederà di firmare un accordo per iscritto (e se non lo fanno, dovrebbero, per la tutela legale di tutti i soggetti coinvolti). Assicurarsi di leggere tutto ciò che vi viene chiesto, prima di firmare con attenzione. Se anche il cavallo viene ceduto tra privati, non rinunciare alla scrittura a valenza legale, prevedendo cosa dovrà succedere se chi prende in carico non potrà più, ad un certo punto, mantenere il cavallo. Chiedete una copia del contratto da portare a casa con voi. Stabilite l'obbligo di assicurazione per danni contro terzi, in modo che, in caso di incidente, sia chiaro come vanno ripartite le responsabilità.

Usufruire di una nostra consulenza gratuita

Una volta trovato un candidato che sembra quello giusto, o preliminarmente se volete uno scambio di battute su come stipulre una scrittura privata, o sui controlli supplementari che potete effettuare, potete chiedere un appuntamento telefonico (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   segreteria: Telefono 0547-077180).

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Grazie e, se possibile, non rinunciate mai al vostro equino, perché il cavallo è prima di tutto un amico e per dimostrargli amore, occorre anche dimostrargli, possibilmente, lealtà e fedeltà fino alla fine dei suoi giorni.

Lo staff Horse Angels

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