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Davide Venturi

Nato a Bologna 08 Giugno 1966 - Maniscalco Qualificato ( M. Q. ) -

Si è diplomato in mascalcia e podologia dei grandi animali presso l’istituto IFOA di Reggio Emilia nel 1996. Tecnico della forgiatura del ferro ortopedico, correttivo e dello zoccolo malforme. Dopo due anni (biennio) di istituto ha conseguito a stage formativi specialistici in tecniche di ortopedia e malattia delle unghie.

E' stato docente di mascalcia, presso la Facoltà di Agraria e di Medicina veterinaria dell'Università di Bologna, negli anni accademici dal 2007 al 2012. Attualmente, continua i suoi studi di ricerca presso centri, allevamenti o altro. E' titolare di due libri (trattati di mascalcia pratica ippiatrica) il primo uscito nel 2008 e il secondo uscito nel 2017.

Domenica, 09 September 2018 11:45

Gli appiombi del cavallo

appiombiDisegni di D. Venturi, dal libro Pratica ippiatrica-mascalcia, primo trattato anno 2008, di Davide Venturi.

Si conosce bene l’importanza della conformazione nella regolarità delle andature e nella solidità dell’apparato locomotore e si sa che un buon numero di anomalie sono patogene. Qualche esempio di “appiombi”, meglio dire direzione dell’arto o degli arti, patogeni.

  • lungo e corto giuntato = affezioni tendinee,
  • corto e dritto giuntato = affezioni osteo- articolari del dito
  • garretto a gomito = affezioni osteo-articolari del tarso

Si sa anche che gli angoli e la lunghezza del dito, e parte distale dell’arto anteriore (mano) o posteriore (piede), influiscono direttamente sulla direzione di tutto l’arto e viceversa, perché ci sono anche casi dove è l’arto che determina le condizioni della fila falangea con conseguenze per lo zoccolo creando anche dei difetti di proporzione dell’unghia o zoccolo. Questi ultimi casi descritti sono molto difficili da riordinare con la sola ferratura soprattutto se il cavallo è adulto, è di fondamentale importanza il taglio delle unghie per mantenere una certa stabilizzazione del “DIFETTO”.

ALCUNI ESEMPI CLASSICI DI “APPIOMBI” DIFETTOSI DOVUTI AD UN CATTIVO PAREGGIO DOVUTO AD USURA (piede scalzo), O ESEGUITO CON LA TENAGLIA DA UNGHIE:
- punta corta e talloni alti = sotto di sé davanti (anteriori) (ESCLUDI PATOLOGIE DEL NAVICOLARE) - punta corta e talloni alti = troppo corto giuntato (ESCLUDI NAVICOLITE) - punta lunga e talloni bassi = troppo obliquo giuntato (ESCLUDI CASI CLINICI LEGATI ALLA TERZA FALANGE .
Punta lunga e talloni schiacciati = avanti a se (troppo davanti con gli anteriori o posteriori) - (escludi casi clinici legati alle cartilagini alari o alla cresta semilunare ). Si deve tener conto che questa influenza dell’appiombo varia da un individuo all’altro e che,il cavallo prende sempre la posizione che gli sta più comoda. Questo e’ vero soprattutto quando il cavallo sente dolore, in questo caso si parla di appiombo antalgico del o degli arto/i affetto/i e di appiombo compensativo.

ALCUNI ESEMPI DI APPIOMBI COMPENSATIVI :

  • dolore agli anteriori = sotto di sé dietro (arti pelvici)
  • dolore nella metà anteriore del piede = disteso davanti 
  • dolore ai posteriori = sotto di sé con gli arti anteriori
  • anomalia nell’area palmare = arrembatura del nodello
  • contrattura dei muscoli flessori = ginocchia arcuate


Nonostante la sua rigidità apparente,la scatola cornea o zoccolo, e’ un organo che: 1) si deforma, 2) si rimodella, assumendo cambiamenti continui secondo le modifiche di carico.
Il restringimento progressivo dello zoccolo conosciuta come , incastellatura secondaria, che e’ un’atrofia delle parti posteriori dello zoccolo, e’ dovuta ad una scarsa utilizzazione delle aree originata a sua volta da una strategia antalgica, e per conseguenza una modificazione della vascolarizzazione di queste stesse aree.

Riconoscere ed interpretare queste anomalie di aspetto, di struttura e di forma del piede, ha un valore semiologico e ortopedico notevole tanto dal punto di vista della prevenzione che del trattamento di numerose affezioni del sistema locomotore per poi saper intervenire al meglio con una ferratura specifica.

ALCUNI ESEMPI DI ANOMALIE LOCOMOTORIE NEL CAVALLO:

1) Una sensibilità diffusa nel piede o mano del cavallo, può fare inciampare.
2) Una anomalia tendinea fa radere il suolo.
3) Un dolore articolare, può fare inciampare il cavallo o metterlo in condizioni di forgiare (raggiungersi).
4) Una zoppia mista è una zoppia che si manifesta nel cavallo durante lo stacco e l’appoggio.

1vfig. 1 Ferro a ramponi fissi, tallone esterno rampone vivo, tallone interno rampone morto. Posteriore destro forgiato a mano (nel riquadro in basso a destra si evidenzia bene il rampone morto ripiegato su se stesso ) veduta inferiore.

Intanto, ringrazio i collaboratori principali di questa splendida e utile associazione (Horse-angels) per avermi dato l’opportunità di aggiungere argomenti inerenti alla salute e la tutela del cavallo attraverso la mascalcia, professione molto utile per il benessere del cavallo e per la sicurezza del cavaliere.

Altrettanto utile è la figura del maniscalco all’attenzione del medico veterinario nel supportarlo durante la cura di zoppicatura degli equini. Per quanto si dica nei confronti della ferratura da cavallo, oggi il ferro (fig. 1 e 2) è ancora utilizzato su il 95% dei cavalli da concorso salto ostacoli, 100% su cavalli da endurance, 90% su trottatori e l’80% su cavalli da tempo libero, questi ultimi sono in calo per motivi economici. “Sappiamo tutti come va l’economia e cosa ci aspetta il futuro sarà una sorpresa … !! La ferratura è molto utilizzata anche nelle cliniche equine, dove viene utile la mascalcia nella risoluzione di casi di zoppicatura per varia natura (ferrature terapeutiche, ferrature diagnostiche, ferrature correttive ecc …). 

Il costo di una ferratura in Italia, praticata da un maniscalco Professionale, di questi tempi, va da 80,00 / 90,00 € se si tratta di un cavallo non da gara. I costi della ferratura del cavallo sportivo variano da 100,00 / 130,00/220,00 €.

I materiali in commercio oggi “utili” alla locomozione del cavallo, sono tantissimi. Dalle scarpe in gomma, per i partigiani del piede scalzo, ma che comunque proteggono l’unghia, ai ferri da incollare, che vengono utili quando abbiamo a che fare con un’unghia molto sottile o al quanto vetriola, cioè che si crepa e spacca facilmente, i ferri in gomma tipo OLLOW, utili a quei cavalli che vengono utilizzati molto su asfalti per lavoro (ad esempio i cavalli della polizia londinese: la cultura inglese è sempre più rispettosa nei confronti del cavallo rispetto ad altri paesi …), gli EPHONA SHOE, che sono pianelle super leggere utilizzate anche nell’endurance e nel salto ostacoli (io personalmente trovo gli EPHONA SHOE molto utili quando il cavallo soffre di osteite degli angoli basali della terza falange), i THERAPEUTIC-shoes e, per concludere, vi sono anche sia per terapia che per agonismo, gli IMPRIT-shoes.

Poi, sempre per la gestione dello zoccolo e la ferratura, vi sono tanti altri materiali come il rame, il titanio scoperto recentemente come materiale per ferrare i cavalli galoppatori in Australia e ancora in fase di sperimentazione. I ferri FOOTAL ammortizzanti molto utilizzati nelle gare di salto nel nord Italia (condivido poco e niente questo materiale). Per “concludere”, l’alluminio (fig.2), materiale leggero, complesso da forgiare, devo dire che conosco pochi maniscalchi alla quale piace forgiare l’alluminio, a mio parere è di scarso rendimento, anche se io personalmente non lo escludo a priori, lo utilizzo in collaborazione con il medico veterinario a scopo terapeutico/curativo.

Ovviamente torniamo al ferro in ferro, che è di ferro dolce FE 37, ed il compito di questo materiale è sicuramente la protezione dell’unghia e del vivo dello zoccolo, ma deve anche consumarsi in base alle esigenze del cavallo e opporsi alle vibrazioni e agli scivolamenti. L’ FE 37, non essendo acciaio duro per via di un 37% di carbonio, trattiene una buona percentuale delle vibrazioni senza poi trasmetterle al tuello e alla calza cheratogena (studio del Prof. V. Bossi). Lo studio fu fatto su cavalli da carrozza e da sella dell’esercito Italiano. Ci vollero dieci anni per confermare tale risultato dove veniva rivelato che la ferratura con tale materiale non era affatto dannosa per l’equino.

2vfig. 2 Ferratura dell’anteriore sinistro di cavallo sportivo con artrite interfalangea bassa e una forma lieve di calcificazione delle cartilagini alari.

fig 3-Forgiatura del ferro di cavallo, lavorazione sul cono dell’incudine.3v

fig 4-Lavorazione, branca esterna rigata e stampata, posteriore sinistro.4v

Credo che la scelta della ferratura e i vari materiali da applicare sotto gli zoccoli, debbano, comunque, essere suggeriti da una buona scuola !! La buona scuola di mascalcia non confonde le idee come lo possono fare le varie riviste che trattano le pubblicità dei ferri di cavallo. Quando dietro ad un maniscalco c’è una base scolastica completa, difficilmente questo si affida, per la scelta di una ferratura, ad una rivista. 

L’importanza del saper riconoscere quale tipo di pareggio dell’unghia o quale tipo di ferratura è da applicare a quel singolo caso è solo che salutare per il cavallo, per il proprietario che comunque paga, e per la professione di maniscalco che dà credibilità …

Ma anche per il maniscalco Professionale la strada è lunga, nel senso che interpretare un pareggio dell’unghia e una ferratura non è poi cosi semplice e la stessa cosa vale per il giovane veterinario !! Ma dietro c’è sempre la base Scolastica e sicuramente quest'ultima cosa ci dà le basi per capire gli errori senza poi perseverare, sempre che ti sia dato il tempo per rimediare !... “A volte basta mettere un chiodino un poco più in basso rispetto agli altri chiodi, che già vieni sostituito da un altro per incompetenza, che a sua volta verrà sostituito per un caso diverso, e cosi il cavallo passerà di mano in mano tra incomprensioni”. Dico questa cosa, molto banale, per fare capire quanto è facile essere sostituiti come un vecchio giornale letto e riletto da proprietari poco attenti ma … molto esigenti ??

Avere rispetto dell’ambiente, significa anche questo !! … Perché anche il cavallo rappresenta l’ambiente, il nostro territorio e le nostre splendide colline. Rispettate il Vostro cavallo anche da questo punto di vista “e conquisterete spazi sempre più lontani”.

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Mercoledì, 18 April 2018 08:17

Conoscere l'unghia del cavallo

Il tipo di cheratina che ricopre l’epidermide dei mammiferi è detta cheratina alfa. La cheratina alfa è cosiddetta proteina fibrosa strutturale, che si presenta sotto forma di due strisce elicoidali, le quali fanno pensare a due fili telefonici attorcigliati. Questo “torciglione” non è strutturalmente resistente … Ecco perché ci sono dei legami che mantengono insieme le due strisce a mò di rinforzo. Questi legami sono chiamati ponti di sulfidi o legami incrociati. I legami conferiscono stabilità e rigidità all’asse alfa. Il numero di ponti di sulfidi può variare secondo il modo in cui la cheratina è impiegata strutturalmente. La cheratina elastica (es. pelle, peli e capelli) ha meno legami disulfidi, mentre la cheratina rigida (zoccoli e unghie), ne ha di più (H. Geyer- Istituto di anatomia veterinaria di Zurigo). Le proteine cheratinose si raggruppano e formano torciglioni più grandi, i quali si attorcigliano e formano a loro volta strutture assomiglianti a grossi cordoni, andando a formare una fibra cheratinosa. Le fibre cheratinose si vanno ad incrociare e formano una pellicola sottile.questa pellicola la si può paragonare ad un tessuto di stoffa, utile a creare varie strutture, quali i peli morbidi o più duri o gli zoccoli.

image1fig. 1 pezzo anatomico dove si può vedere cosa c’è sotto l’unghia.

La scatola cornea cheratinosa (fig 1), deve la sua struttura ed il suo rinnovo a varie parti del derma dello zoccolo. Il derma è lo strato inferiore della pelle contenente una rete di microvasi ematici, nervi sensitivi, ghiandole sebacee (ghiandole produttrici di seborrea) e ghiandole sudorifere. I vasi ematici del derma hanno una funzione importate nella termoregolazione. La quantità di vasi ematici, di nervi e di ghiandole, dipende dalla funzione del derma e/o dalla specie animale. Per esempio, il derma dei gatti e dei cani, all’infuori dei cuscinetti plantari, è sprovvisto di ghiandole sudorifere. Nei cavalli, il derma dello zoccolo non ha ghiandole sudorifere.  La struttura del derma può anche dipendere dalla sua funzione. Arriveremo a questo argomento quando esamineremo le varie parti del derma dello zoccolo e il modo in cui esse formano lo zoccolo. Queste aree sono: il derma della suola, il derma sensibile del fettone,le lamine sensitive e le papille coronarie.

L’area papillare del derma si congiunge all’epidermide. Si può paragonare il derma ad una spina che s’innesta ad una presa elettrica (l’epidermide). Il derma soleare e quello del fettone del fettone hanno papille molto corte, mentre le papille coronarie sono più lunghe. Le lamine sensitive, sono un’altra forma di papille dermiche. Da notare che le lamine dermiche, rispetto alle altre aree del derma dello zoccolo, contengono la rete più complessa di vasi ematici.

image2

fig. 2 nell’area A, si vede l’estremità superiore della muraglia che si congiunge alle strutture papillari della corona. Nell’area B, le lamine sensitive della muraglia, che si trovano 2 centimentri al di sotto del cercine coronario.

La scatola cornea (fig. 2) è composta da varie regioni che riflettono l’architettura del derma e la funzione alla quale esso è destinato. La suole e il fettone cheratinosi non sono strutture molto complesse, se paragonate a quelle della muraglia dello zoccolo. La funzione principale della suola e del fettone cheratinosi, è di fornire un supporto all’osso del piede. Per tale motivo la suola non dovrebbe farsi carico delle contro pressioni che derivano dal suolo. Le lamine non sensitive servono a proteggere l’interno dello zoccolo dalle tensioni che questo subisce. Questa struttura rispecchia la forma delle lamine sensitive (una lamina primaria circondata da una secondaria).

La muraglia cheratinosa ha l’architettura più complessa di tutta la scatola cornea.

La muraglia dello zoccolo  non solo assorbe gli urti causati dall’impatto sul suolo, ma supplisce anche ad eventuali deficienze meccaniche, come ad esempio le setole. Una setola, che si forma lungo la venatura di una superficie cheratinosa, troverà la resistenza formata dalla superficie vicina le cui fibre hanno una orientazione diversa.

I tuboli cornei conferiscono una elasticità relativa allo zoccolo. I tuboli possono distendersi, comprimersi o piegarsi fino ad un certo punto. I tuboli più vicini al derma sono più elastici di quelli esterni. I tuboli interni, essendo vicini alle lamine sensitive, devono adattarsi alle proprietà meccaniche del derma, cioè devono potersi flettere. I tuboli esterni, più duri, devono assorbire la maggior parte degli urti dovuti all’impatto col suolo proteggendo il vivo dello zoccolo. Quest’area deve essere forte e robusta. E’ il numero di ponti disulfidi della cheratina a determinare in gran parte la forza meccanica dei tuboli. La cheratina dei tuboli interni contiene meno ponti disulfidi, mentre quella esterna ne contiene di più. I ponti disulfidi danno forza meccanica alla cheratina, ma non sono immuni contro agli attacchi esterni. la natura ha creato un sistema di transizione fra lo stato interno e quello esterno, ed ha modificato le proprietà fisiche della materia. L’umidità è un fattore che può indebolire questi punti.

La cheratina perde al quanto le sue proprietà meccaniche (rigidità e forza) a causa dell’umidità. Tutti notiamo che gli zoccoli dei cavalli hanno un altro aspetto e un altro comportamento durante le stagioni piovose. Normalmente, la scatola cornea sopporta facilmente un cambiamento di contenuto di umidità, purché questo non sia estremo.

I cambiamenti, bruschi o prolungati di umidità, possono veramente destabilizzare la forza strutturale della cheratina. Di sicuro la genetica ha anch’essa la sua importanza sulla struttura dello zoccolo. I cavalli che vivono di continuo in zone umide, come nella Camargue – Francia, o le nostre zone vicino al Po, sopportano molto bene l’umidità, ci sono abituati o meglio, la sopportano di sicuro di più di quei cavalli che vivono in zone protette o aride. I cavalli con la pelle molto sottile, si adattano meno ai cambiamenti climatici umidi. Questo è,probabilmente, dovuto al fatto che i cavalli con la pelle sottile, e l’umidità ha tendenza a penetrare più facilmente.

Il derma del piede equino e la capsula cheratinosa, si comportano secondo il programma genetico elaborato per questo tipo di pelle. Tutte le strutture cheratinose sono connesse fra di loro – sono versioni specializzate della stessa cosa. Ecco perché i cavalli con la pelle sottile, hanno spesso muraglie sottili. La scatola cornea, in fondo, è come un’epidermide specializzata ed è forse la forma più complessa di epidermide di tutti i mammiferi. Lo zoccolo è una struttura molto complessa. Per riuscire a ferrare bene un cavallo con una ferratura che sia funzionale, si deve pensare a un ferro che consenta allo zoccolo di espletare tutte le sue funzioni dinamiche.

Ciò significa che si deve fare in modo da permettere allo zoccolo di rigenerarsi nella maniera più efficiente possibile.

La scatola cornea cheratinizzata è l’ultimo strato dell’epidermide. Lo zoccolo è fatto di cellule morte che prima erano vive. Le cellule che prima erano vive nascono nello starato più interno dell’epidermide, nello strato basale. Le cellule vive, sono chiamate cellule staminali della pelle. Esse si riproducono e differenziano (non diventano cheratinociti) non ad una cadenza costante, ma piuttosto quando c’è n’è bisogno. E’ un sistema molto sofisticato e complesso fatto di segnali molecolari, che regalano la produzione di cellule staminali, quando l’organismo deve far fronte ad attacchi esterni. E’ interessante notare che è importantissimo per queste cellule, avere stimoli per poter contribuire al processo di ristabilimento. Per tale motivo ho detto ferratura funzionale. Quando riusciamo a far rimanere lo zoccolo elastico, ciò sembra importante per la sua rigenerazione. Concludo questo articolo, tratto dalla ricerca del Prof. Lensfield Road - Università di Cambridge,  con una frase del Prof. Antonio Venturini della Facoltà di Agraria e Medicina Veterinaria dell’Università di Bologna : 

“ il movimento è vita, se non c’è movimento non c’è vita !!”

image3Fig. 3   La forma della costruzione dei tuboli varia dalla parte interna della muraglia a quella esterna. Le strutture interne sono più elastiche e si irrigidiscono man mano che si spostano verso l’esterno. Il diametro di un tubolo normale è appena più grande di quello di un capello umano.

Lunedì, 16 April 2018 14:04

Il cavallo asimmetrico

E’ molto interessante osservare il cavallo nell’ambiente in cui vive. Molti cavalli sportivi, passano 20 ore rinchiusi in box. Considerando che la statura media dei cavalli da sport è aumentata per poter fare fronte ad alcuni criteri, ma paradossalmente la grandezza dei box è sempre la stessa!!

Non è da escludere, a parer mio, che in queste condizioni il cavallo acquisisce posture anormali dovute al poco spazio in cui vive.

Queste anomalie avvengono anche sulle diagonali del cavallo accentuando le asimmetrie ( fig. 1 e fig. 2 ).

1fig. 1-cavallo asimmetrico (notare la criniera che cade dal lato più corto).

2fig.2 - postura “difettosa” arti anteriori o toracici.


Queste “malformazioni” posturali, non solo inducono all’asimmetria, ma daranno origine a zoppie complementari, colpendo parti più o meno essenziali, ma necessarie sul piano quantitativo, strutturale e del funzionamento.

Per capire bene le asimmetrie è indispensabile osservare il cavallo in giovane età, nel box e capire quali atteggiamenti assume con il corpo. In un secondo tempo osserveremo il cavallo fuori dal box in un paddock da solo e in libertà. Lo osserveremo mangiare da terra, facendo caso a quale anteriore tiene in avanti, se lo tiene!! Se notiamo che l’anteriore che tiene in avanti è sempre lo stesso, ci troveremo a fare una anamnesi degli zoccoli anteriori. Se lo zoccolo che sta avanti, quando il cavallo mangia da terra, è più grande di quello che sta all’indietro, abbiamo sicuramente a che fare con un cavallo asimmetrico, salvo patologie dello zoccolo. Anche gli arti posteriori sono da osservare attentamente in quanto, gli arti posteriori asimmetrici, su un avantreno asimmetrico, portano ad una deambulazione detta a “granchio”, sicuramente non buona per il cavallo e per il cavaliere che si accorge di una differenza, in negativo, unilaterale durante il lavoro!!

Vi sono due diagonali, una è formata dal piede (mano) piccolo anteriore e piccolo posteriore. Quindi parliamo di un lato !!

L’altra diagonale è formata dal piede (mano) anteriore grande e dal piede posteriore grande ( fig. 3 ).


3

fig.3 -zoccoli anteriori simmetrici. Il destro è più grande ( portante ), il sinistro è più piccolo ( propulsore ). Queste differenze sono dette difetti di proporzione.

Per capire meglio i difetti di questi zoccoli è buona regola, ancor prima di alzarli, osservare il cavallo di fianco in terreno piano e possibilmente liscio.

1-Quando la linea dei talloni e la linea della faccia parietale sono parallele, ciò consente di dire che i piedi hanno una conformazione “normale” ( il piede piccolo ha le parallele più verticali del piede grande fig. 3 ).

2-Quando queste due linee non sono parallele,ci si deve chiedere se questo difetto è dovuto ad un errore di pareggio o ad un problema traumatico, patologico.

( In alcuni cavalli, più la ferratura viene effettuata ad intervalli lunghi e più le asimmetrie aumentano !!
Stessa cosa; più i tagli delle unghie, in un cavallo sferrato che vive in terreni non abrasivi, sono lontani l’uno dall’altro e più le asimmetrie si accentuano, ovviamente se il soggetto è predisposto all’asimmetria. Vi è un pareggio delle unghie e un sistema di ferratura adeguati per l’asimmetria, ma se non si rispettano i tempi viene difficile aiutare il cavallo in questa condizione).

3-Quando c’e’ un parallelismo, il piede piccolo viene appoggiato in avanti o sullo stesso piano del piede grande normale, ciò indica una probabile patologia e si parla di trauma x.

“Conclusione”: la causa originale della asimmetria, va ricercata nella gestazione tranne nelle prime settimane in quanto il puledro non si gira nell’utero. Più la gestazione va avanti e più il puledro che non riesce a girarsi e resta piegato si incurva e, più e’ grande e più è incurvato. E’ proprio in questa situazione che nasce un puledro grande ma asimmetrico, con una muscolatura dorsale più corta dal lato incurvato lato della criniera solitamente.

La criniera cade, nella maggioranza dei casi , dal lato dello zoccolo più piccolo (propulsore). L’osservazione del puledro:

da puledro si nota meno l’asimmetria per il semplice fatto che mangia dalla madre succhiando il latte, ma appena il puledro comincia a mangiare l’erba o la paglia della lettiera è portato dalla sua morfologia innata a brucare allargando molto gli arti e già da questi momenti si potrebbe intuire qualcosa ( vet. Prof. Debrosse ). Anche l’abbondanza d’erba, per oltre , porta il puledro a restare molto tempo in questa posizione senza spostarsi molto accentuando il “problema”. Ecco perché l’insieme di questi elementi fa si che il cavallo asimmetrico, quando camminano su una linea retta, cammina “a granchio” o ancheggiando. Anche durante il lavoro in circolo il cavallo preferirà lavorare dalla parte del piede propulsore, cioè il lato più corto. E’ importante per la muscolatura, fare circoli dal lato del piede portante, cioè farlo lavorare a mano destra se il cavallo è più corto a sinistra, le difficoltà non saranno poche sia per il cavallo che per il cavaliere ...!! sarà molto utile al cavallo, come esercizio!!... Di fondamentale importanza è che il cavallo asimmetrico mangi il meno possibile da terra, è consigliabile che abbia il cibo all’altezza del petto ( fig. 4 ).

5fig. 4-fieno all’altezza del petto del cavallo.

6fig. 5-cavallo asimmetrico che mangia da terra (notare la criniera che cade dal lato più corto).

 

 

 

 

fig. 6

In questa figura (sotto), si può vedere la criniera che cade dal lato più corto in una giumenta asimmetrica che si alimenta da terra.

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Giovedì, 16 August 2018 10:56

Mascalcia e storia

Mascalcia e ferratura del cavallo, con questa denominazione si indica quella parte della veterinaria,che si occupa dello studio sistematico della ferratura degli equini e dei bovini. Si dice ferro, la parte generalmente metallica che si applica agli zoccoli ed agli unghioni secondo i criteri delle ferrature normali, correttive, terapeutiche o diagnostiche.

Il ferro, secondo la specie in cui è usato, ha forma particolare e da ciò sono derivate le denominazioni; ferro da cavallo, ferro per asino, ferro da mulo e ferro da bovini.

Si dice ferratura la protezione dello zoccolo e dell’unghione, ottenuta, appunto, con l’applicazione del ferro. La ferratura nel suo complesso, è quindi rappresentata dall’unione di vari elementi quali, il taglio delle unghie, il ferro e le parti usate per la sua applicazione all’unghia.

Le ferrature normali costituiscono particolari elementi di protezione di alcune parti dell’unghia nel senso di evitarne il consumo.

Le ferrature, attenuano le reazioni che provengono dal suolo, si oppongono agli scivolamenti e rendono più efficace l’impulso, quindi contribuiscono al miglior sviluppo dell’attitudine dei soggetti usati come motori.

Le ferrature, hanno l’importante compito di mantenere la fisiologica direzione delle estremità e la forma normale degli zoccoli, senza opporsi eccessivamente a movimenti di espansione e restringimento che si producono durante l’appoggio e l’alzata.

Le ferrature correttive, hanno per scopo l’eliminazione o la diminuzione dei danni che derivano da particolari forme di deambulazione dovute a conformazioni difettose o ad altre condizioni individuali che agiscono specialmente le andature veloci. Sono considerate ferrature terapeutiche quelle usate per completare trattamenti di varia natura, applicate alle parti distali delle estremità, e quelle destinate a proteggere parti endoungueali alterate od al contenimento di medicazioni.

Le ferrature diagnostiche, hanno una limitata applicazione, sono indicate per completare indagini intese a stabilire le cause di zoppia.

Autori di mascalcia, hanno dedicato capitoli dei loro scritti per porre in rilievo la notevole importanza della ferratura. Il C. Fiaschi, per esempio, fin dal XVI secolo, descrisse le differenze di forma che presentano il ferro anteriore ed il ferro posteriore.

Tanti altri Illustri della veterinaria Ippiatrica di un tempo, ci hanno lasciato dei trattati sulla ferratura del cavallo, ancora oggi molto utili e veritieri e di grande scuola e insegnamento per chi volesse intraprendere la professione di maniscalco. Si ricordano alcuni di questi Studiosi dell’arto del cavallo,

Bourgelat, Bonsi, Brugnone, Braey, Clarck, Mègnin, Leisering, Van Rueff, Dal Prato, G. Battista Ercolani, Rey, Goyan, Beekmann, Vacchetta, il Chiari, Dino Dini, Carlo Ruini, Brambilla, V. Bossi, Garsault, A. Mensa e tanti altri continueranno...

La prima Scuola di mascalcia in Europa, dicono alcune ricerche, risale al 1780 a Gottesaue in Germania, divenuta poi Istituto di Mascalcia Professionale nel 1817.

La mascalcia, è un’arte difficile e richiede, per chi la volesse esercitare con criteri razionali, un complesso di conoscenza su l’anatomia, la fisiologia, la biomeccanica, la osteologia ed esteriori di parti delle estremità del cavallo.

E’ impensabile una particolare attitudine per eseguire elementi della ferratura quali sono, il taglio delle unghie o unghioni, la fabbricazione dei ferri e la loro forgiatura e corretta applicazione e la conoscenza degli strumenti di ferratura, senza uno studio scolastico.

Per ottenere esperti maniscalchi, non è quindi sufficiente la sola pratica acquisita nelle fucine di mascalcia, ma è necessaria una molteplicità di cognizione apprese dall’insegnamento impartito da uno studio scolastico.

soleaDa tempi remoti si tendeva proteggere lo zoccolo del cavallo,gli antichi Romani utilizzavano la sola ferrea (vedi foto).

Gli Ippiatri Greci,proteggevano lo zoccolo di cavallo con lo sparto per i lunghi tragitti o per le medicazioni. La ferratura con i chiodi, secondo alcuni studiosi di un tempo, risale al periodo Medioevale o prima.

Questi autori, fra i quali Mègnin, Castan, Quinquerez, Mathien, Troyon e Goyan, ammisero che i Galli, in un epoca che corrisponde al IV e V secolo avanti Cristo, conoscessero la ferratura con i chiodi. Secondo Mègnin, tale conoscenza fu trasmessa dagli invasori Cimbri ai Galli e da quest’ultimi l’appresero poi i Romani.

Si volle anche ammettere che nelle epoche sopra indicate, i Druidi, grandi conoscitori della forgiatura del ferro e della fucilazione di armi, apprendessero ed applicassero la ferratura con chiodi.

Fu pure affermato, che in epoca a noi più vicina, San Eligio, Vescovo di Noison, sacerdote druidico passato alla nuova fede, fosse un esperto ferratore e per tale motivo venisse eletto dai maniscalchi dell’epoca come loro patrono.

La conoscenza Gallica della ferratura con i chiodi, venne esclusa da Deplessis, Pietrement, Peuch, Lesbre e da Joli.

E’ vero che alcuni archeologi Francesi, negano l’esistenza di alcuni ferri ondulati del periodo gallo-romano e considerano che le scoperte più antiche, corrispondono al periodo carolingio dell’era volgare.

Vari scrittori hanno supposto che i Cimbri introducessero, nella Gallia, nel Belgio e nella Bretagna, la ferratura con i chiodi dal IV e V secolo avanti Cristo, e che nello stesso periodo gli Elvezi la usassero nella Svizzera.

Da ciò si dedusse che questo sistema di protezione degli zoccoli fosse di origine asiatica per appartenere ai Cimbri alla stirpe ariana.

Altri ammisero che la ferratura con i chiodi, fosse già conosciuta da altri invasori della Gallia, vale a dire dai Franchi, Visigoti, Sassoni e Unni.

Da queste poche righe che riportate, potete notare quante sono state le persone con l’attenzione per lo zoccolo del cavallo e la sua salute ovviamente!!

Nei riguardi della storia della mascalcia, le conoscenze, dovute a molteplici e illustri ricercatori, rendono sempre accettabile la seguente conclusione, di indole generale, a cui fu condotto il Vacchetta.

Da tempo immemorabile, si usavano mezzi speciali di protezione per le unghie del cavallo e del mulo: mezzi simili era impegnati per le medicazioni di zoccoli malati. La ferratura con i chiodi, inventata anticamente dai popoli orientali o dagli Scandinavi, fu importata in Gallia ed in Germania, dove appresero pure gli abitanti delle regioni invase.

Essa si generalizzò in Italia prima del mille, lo provano i buoni precetti che di essa, come di cosa assai ben conosciuta, ci lasciarono gli scrittori di Ippiatria che vissero poco dopo il decimo secolo...

Il Cesare Fiaschi,fin dal XVI secolo,descrisse la differenza di forma che presentano il ferro anteriore dal ferro posteriore.

Invece,si attribuisce a Gursault,l’avere diffuso il sistema di copertura e di stampatura dei comuni ferri Europei.

La storia della mascalcia,e il suo contributo, lo si deve a tutti coloro che nel passato ci hanno lasciato nobili trattati, come appunto le pregevoli opere antiche sull’arte del ferrare, spettano a tanti autori anch’essi Italiani, ne sono stati citati alcuni:

  • Teodorico,predicatore e Vescovo di Cervia 1205.
  • Pietro Crescienzo da Bologna, Medico, Giureconsulto e Filosofo, 1232.
  • Dino Dini, maniscalco e cittadino fiorentino, autore di un trattato di Mascalcia inedito, citato dagli Accademici della Crusca come classico per la purezza dell’idioma, 1352.
  • Francesco Della Reyna, Ippiatra, 1536. Juan De Vinuesa, 1564.
  • Manuel Diaz,maggiordomo del Re Ferdinando Quinto di Aragona,trattato pubblicato in Catalonia, 1505.
  • Lorenzo Rusio, trattato dei buoni precetti dell’arte del ferrare, 1532.
  • Cesare Fiaschi, Nobile Ferrarese, rese noto il suo trattato del modo dell’imbrigliare e maneggiare i cavalli, 1539.
  • Fernando Calvo, Ippiatra, considerato uno dei migliori del XVI secolo, pubblicò nel 1582.
  • Manzanas E. pubblicò un trattato di mascalcia in Spagna, introducendo la ferratura all’Italiana,1538.
  • Carlo Ruini, Senatore Bolognese ,pubblicò, Anatomia del cavallo e infermi e suoi rimedi, contiene interessanti informazioni sulla ferratura con carattere terapeutico.

Nel XVIII secolo, quando in Francia venne istituito l’insegnamento della veterinaria, Ippiatri e veterinari di primo e secondo livello, lasciarono scritti sull’arte del ferrare e medicare i cavalli infermi, fra questi Autori, si ricorda in particolare modo, Bourgelat, Osmer, James Clarck, Coleman, Salvador e Montòy Roce...

A Bologna,in palazzo Malvezzi, si apre lo stabilimento di clinica veterinaria per la pratica degli studenti, diretto e voluto dal Prof. Antonio Alessandrini, era il 1827 e divenne Scuola di Medicina Veterinaria nel 1850.

“La mascalcia riserva tanti argomenti interessanti e considero giusto che tutti gli appassionati non solo di mascalcia ma del cavallo in generale abbiano la possibilità di poter esplorare più argomenti possibili, sia per la loro sapienza e conoscenza, ma anche per capire meglio la complessità della ferratura del cavallo. 

Rispetto agli argomenti da trattare in mascalcia e podologia equina, considero questo trattato una goccia in mezzo al mare che, nel suo piccolo, si può rivelare utile per il benessere del cavallo.  

Questo è il mio secondo trattato e sono felice di poter discutere e insegnare, cosa che ho fatto alla Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bologna per cinque anni, la pratica della ferratura del cavallo. 
Ferrare i cavalli, e insegnare a farlo, è per me una cosa stupenda. 

Insegnare è una cosa che ho dentro, lo trovo motivante e nello stesso tempo sento che migliora anche me stesso, mi tiene aggiornato e attivo, aiuta a crescere professionalmente e poi, se so che devo parlare di cavalli e mascalcia, spinto dalla passione mi dilungo in mille argomenti pur di far capire all’allievo quanto sia utile questa professione per il benessere del cavalli....dalla testa ai piedi!” 

Titolo: Conoscere il cavallo e la ferratura

Autore. Davide Venturi

Editore: Veterinary Bookstore

Numero di pagine: 317

Prezzo: euro 40.00

 

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