Navigatore interno al sito

Ti trovi qui:Torna all'entrata>Gabriella Incisa Di Camerana

Gabriella Incisa Di Camerana

Gabriella Incisa di Camerana è nel cuore del progetto Zoo.Ani.Me.C © zootherapeutic, che fa parte del programma equestre offerto dal Mahdia Horse Center in Tunisia.
La zooterapia è un intervento ausiliario, e non un sostitutivo per terapie convenzionali, in cui l'animale svolge un ruolo di intermediario e catalizzatore tra un terapeuta e un paziente, affetto da un handicap psichico, psichico o comportamentale. In pratica, le attività psicomotorie sono assistite dagli animali per stimolare e accelerare i processi di apprendimento e la crescita del bambino in una mediazione triangolare stabilita tra il zooterapista, l'animale e il paziente. Una stimolazione giocosa attraverso cui il paziente esplora, scopre, ripete, impara, capisce e poi migliora nel registro del "piacere", stimolo che favorisce l'apprendimento, il benessere e una migliore qualità della vita.
Sessioni, corsi e corsi di formazione in pet therapy sono organizzati per i residenti tunisini e per i turisti stranieri nel contesto del turismo del benessere e della salute.
I vari interventi terapeutici sono stati sviluppati in collaborazione con uno specialista della salute.

«Nella nostra società la perdita di un animale domestico o di un cavallo è ancora considerata come una perdita relativa. Sminuita e banalizzata nella classica frase "Puoi sempre prenderne un altro". Ma questo lutto, per molti, resta intensamente doloroso. Ancor di più se condiviso con persone in una situazione analoga - spiega Gabriella Incisa di Camerana - Siamo tre amiche che hanno perso i loro compagni a quattro zampe, i loro Angeli, visto anche la casualità dei loro mantelli: tutti grigi. Non abbiamo perso solo un animale amato, una fonte di conforto e di compagnia, di amore incondizionato, di divertimento e di allegria, ma anche una parte importante della nostra stessa esistenza. Ecco perché quando Erika Ricci che organizza, presso il maneggio Il Raggio di Sole di Forlì, una delle tappe italiane del nostro evento Horse Painting a sostegno dell'infanzia, mi ha parlato della cerimonia conclusiva davanti ad un fuoco sacro, ho pensato che sarebbe stato bello poter partecipare anche da casa, accendendo un semplice lumino per onorare in nostri "cavalli nel vento". Una fiammella accesa con l'intenzione ed il ricordo per quegli animali che hanno passato il ponte dell'arcobaleno».

Il lutto per un animale domestico è carico di significati e aspetti specifici che caratterizzano il legame tra persona e animale: ciò rende bene l’idea dell'impatto emotivo che può avere questo evento.

Questa Cerimonia Sciamanica Collettiva, con i presenti alla manifestazione di domenica 21 ottobre al maneggio Il Raggio di Sole, onorerà King, il cavallo cieco che vedeva con il cuore, nonchè Onci, il niveo berbero che ha portato Gabriella Incisa di Camerana dal Piemonte alla Tunisia, Sorbetto la musa ispiratrice della scrittrice Paola Iotti e i numerosi altri Angeli che portiamo un po' tutti nel cuore.

Uno speciale rituale in cui si invoca l'aiuto e la protezione delle Fiamme, che riscaldano il cammino dell'uomo fin dalla notte dei tempi. La fiamma del Fuoco ancestrale, luce e il calore dello Spirito, si accende nella parte più profonda della nostro cuore. Illumina la Notte Oscura nell'anima, scalda la Madre Terra, ravviva il Cielo e si innalza nell'aere grazie al Vento. Questa luce vive nella memoria di ciascuno di noi, aprendo la porta al cambiamento e alle trasformazioni che sono in essere.

Il Fuoco e le candele, che saranno accese da casa in contemporanea, faranno da portale per consentire alle anime dei cavalli che ci hanno lasciato di ritornare per sempre libere, a galoppare nei verdi pascoli che si trovano al di là dell'Arcobaleno, nella loro nuova forma astrale. Se l'umano non processa positivamente la morte del proprio animale, questo non può ascendere al piano superiore e si troverà costretto a vagare per lo spazio oscuro cercando inutilmente di calmare l'ansia del suo padrone. La candela rappresenta l'elemento fuoco ma, in realtà, in una candela accesa vengono simbolicamente, e non solo, riprodotti tutti e quattro gli ELEMENTI: la fiamma che brucia è il Fuoco; il fumo e l’aria calda messa in movimento dalla fiamma rappresentano l'Aria; la cera liquida intorno allo stoppino rimanda all’Acqua; il corpo solido della cera simboleggia la Terra.

Gli animali che sopportano gravi malattie per lunghi periodi di tempo stiano aspettando che il loro padrone maturi emotivamente e sia pronto per "lasciarlo andare".
Il corpo fisico dell’animale si trasforma in un corpo energetico, che è liberato al momento del decesso. Gli animali tornano a congiungersi con le energie divine della natura, dove tornano a essere un tutt’uno con l’entità generatrice della vita. In particolare usando una CANDELA BIANCA, colore della purezza e dell’innocenza, simbolo della luce e della luce spirituale, verrà enfatizzato lo scopo  di "illuminare" una situazione oscura.

HORSE PAINTING ITALIA presso il Maneggio Il Raggio di Sole - domenica 21 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 19.00 
Per maggiori informazioni : 328 222 1671 // adesione on line ; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La 4a edizione della Horse Painting presso Mahdia Horses, in Tunisia, manifestazione che negli anni si è evoluta fino all'ideazione di coperte per cavalli in jeans leggero, fatte appositamente per Gabriella Incisa di Camerana, in modo da non colorare direttamente i manti dei cavalli, si è svolta a Mahdia l'11 agosto 2018, rappresentando un cocktail di dinamismo, amore per l'arte e spirito di condivisione, per bambini e adulti di ogni età.

Ecco il video della manifestazione.

Lunedì, 18 Giugno 2018 10:27

L'allattamento del puledro

Rispetto alla mucca, la cavalla ha mammelle molto piccole. Questo organo ghiandolare che nei mammiferi secerne il latte per il nutrimento della prole, nel cavallo contiene solo due litri di latte, motivo per cui il puledro deve succhiare più sovente rispetto ai vitelli. All'inizio della crescita, il puledro infatti si attacca alla madre da quaranta a settanta volte al giorno mentre in seguito, a circa sei mesi, la fà solamente una ventina di volte.

Le mammelle della cavalla sono in numero di due e si nascondono tra le sue cosce. Iniziano a svilupparsi durante l'ultimo mese di gestazione e con l'avvicinarsi al parto la mammella diventa edematosa, si sviluppa, si forma un edema piastrale nell’addome, sulla punta dei capezzoli si può osservare il turgore delle vene e si stacca un cilindretto di cera (wax) oltre il quale c'è la produzione di colostro. 

Quando il puledro ha tre mesi si verifica la maggior produzione di latte. Si stima che una buona fattrice produca da 2 a 3,5 litri di latte al giorno, e questo per centinaia di peso corporeo. Ovviamente, una cavalla di 500 kg secernerà circa 15 litri di latte al giorno e questo spiega come una cavalla da tiro giumenta produca circa il 20% in più di una da sella.

I puledri sono piccoli voraci che succhiano senza sosta, giorno e notte. Si nutrono un po 'alla volta, ma sovente. Il latte ricco di valori nutritivi della madre, consente loro una crescita molto rapida. Il cavallo, sebbene erbivoro dovrebbe, come tale, far parte dei ruminanti, ha invece un solo stomaco come l'uomo. Fa quindi parte del gruppo monogastrico e la composizione del suo latte è molto simile al latte umano.

Il latte di cavalla ha un sapore dolce, con un leggero retrogusto di nocciola e cocco, con ovviamente un profumi dei fiori contenuti nel foraggio, come l'erba medica. È piacevole da bere e molto leggero ed è parte integrante della dieta alimentare di diversi popoli nomadi. Il "cege" ad esempio, tra i popoli della Mongolia cinese significa latte acido di cavalla, ed è una bevanda tradizionale che si conserva anche per una settimana, la cui storia risale ai tempi dell’Impero Mongolo (XIII-XIV secolo). In questa parte della Cina, nella regione di Ujimqin, viene prodotto tradizionalmente con il latte di cavalle bianche di una razza locale antichissima, già descritta da Marco Polo nel libro Il Milione.

Il latte equino è detto "albuminoso" perché contiene principalmente proteine solubili (albumina e globulina). Ma è il basso valore del coefficiente di caseina / albumina, associato all'alta concentrazione di albumina, che conferisce al latte di cavalla la sua ottima digeribilità per gli umani e la sua azione riconosciuta sulla flora intestinale è dovuta alla ricchezza di aminoacidi essenziali. Lo zucchero presente nel latte della cavalla è il lattosio ed è ricco di vitamine. 

600256 10151732964637500 1165952450 nIl puledro beve dalla nascita (beh, non sempre il primo giorno, dal momento che è maldestro nell'alzarsi) durante le prime 5 settimane di vita, dal 20 al 25% del suo peso in latte ogni 24 ore. Questo significa che, ad esempio, un puledro di 60 kg alla nascita ( con una madre che pesa dai 550 a 600 kg), beve 15 litri ogni 24 ore. Questa dose aumenta di circa un litro a settimana, fino a quando non raggiunge almeno 20 litri. 

Il puledro si allatta:

  • almeno 5 volte all'ora alla nascita,

  • da 3 a 4 volte all'ora dopo una settimana di vita,

  • 1 volta all'ora a 6 mesi,

  • ogni alimentazione è breve e dura da 40 a 90 secondi,

  • e assorbe da 160 a 230 gr, circa 23 cl, ad ogni poppata (quantità stilmata per un puledro di cavallo da sella o da tiro).

Il puledro che spinge troppo duramente sulla mammella riceve da parte della madre delle chiare minacce e " dei segnali di arresto": grassella che impedisce l'accesso al capezzolo, rumore dei denti o "smacking", morsicature nel garretto, colpo di coda, rialzamento della grassella, ecc... Il puledro allora interrompe queste spinte, ma continua a succhiare, arrivando anche a smettere di alimentarsi per riprendere con più delicatezza.

Rispetto al loro peso ridotto, i pony, tipo Shetland, hanno migliori produttività e rendimento in termini di quantità. Va anche notato che le fattrici che partoriscono per la prima volta, le primipare, hanno meno latte delle fattrici multipare. 

Circa due mesi dopo la nascita del puledro, la quantità di latte prodotta dalla fattrice diminuisce regolarmente ed il puledro, che alla nascita è privo di denti, inizia a nutrirsi da solo. Una crescita accelerata al massimo: per il puledro, è soprattutto nei primi due o tre mesi di vita che il latte è essenziale. Durante questo periodo, quando ancora non ha ancora iniziato a pascolare, la sua crescita è massima e prende, dall'inizio della sua vita, circa 3 kg al giorno.Gli esperti stimano che, per ottenere ogni chilo in più, occorrano al puledro ben 6 litri di latte. Un dato non trascurabile quando, per diversi motivi, ci si ritrova a dover nutrire un puledro con il biberon!

Domenica, 17 Giugno 2018 19:43

Educare un cavallo divertendosi

Maria Gabriella Incisa di Camerana

« Per averti farei di tutto tranne perdere la stima di me stesso….E se è questo che tu mi chiedi, io ti perdo ma stavolta resto in piedi, anche se qui dentro di me qualcosa muore...Si, per averti, per averti, farei di tutto ma rinuncio con dolore, si per averti farei di tutto ma non ti voglio, non ti voglio senza amore, eh...»  Condivido le parole di questa canzone di Celentano: anch’io non voglio “avere un cavallo” a questo prezzo! Preferisco lasciarlo libero se per montarlo devo passare per una strada senza amore, che lo umilia, lo stressa, lo  robotizza, gli toglie quello che Oliveira definiva "il maestoso" ovvero l'attitude e lo spirito che un cavallo ha allo stato brado e che bisogna saper conservare durante tutto il suo percorso di educazione e di apprendimento. Chi non ricorda la scena del film "L'uomo che sussurrava ai cavalli" in cui il cavallo nel tondino viene poi costretto a coricarsi con forza.? Il "join-up classico (far fuggire in ambiente confinato) è estremamente stressante" infatti è la tecnica da sempre usata nei circhi con le fiere e altri animali non-domestici ... A questo proposito il Dott. Heini Hediger, biologista svizzero noto per le sue ricerche sul comportamento, ha scoperto e descritto negli anni '50, il GIOCO DELLE DISTANZE che si stabiliscono nelle relazioni tra gli animali. Temple Grandin, ricercatrice autistica statunitense, che pare abbia una anormale capacità di immedesimarsi nella mente degli animali, concorda nell'affermare che  il join-up è estremamente stressante ed aumenta il tasso di cortisolo.

Questi disegni non hanno bisogno di commento alcuno, in quanto dimostrano da sé come la "doma dolce" sia confusa col rinforzo negativo e il metodo del «putting through» teorizzato da Heini Hediger.

Il «putting through» è un metodo coercitivo che si ottiene tramite movimenti passivi (movimenti indotti dal domatore, solo o con i suoi assistenti). Secondo il Dott. H.Hediger, fondatore della biologia dei parchi faunistici, i più famosi numeri da circo sono ottenuti in questo modo. Questa forma di addestramento è possibile soltanto con animali « per i quali la distanza di fuga di fronte all’uomo non esiste più». L’addestratore utilizza la reazione della fuga (distanza di fuga) e la reazione di difesa dell’animale (distanza critica) per imporgli la sua traiettoria. Questa viene guidata da una frusta o un bastone che rappresenta il prolungamento dell’addestratore. L’animale si trova ancora di più, di fronte ad un’impossibilità di reazione.

Durante un’edizione di Fieracavalli, di qualche anno fa, ebbi il privilegio di chiacchierare con il signor Albert Moyersoen a proposito della "doma dolce". In un ring poco lontano si svolgeva, infatti, una dimostrazione pratica di uno di questi metodi giuntici da oltreoceano. Questo allievo e amico del grande Maestro Nuno Olivera, mi confidò sorridendo che esisteva un libricino, della metà dell’Ottocento, che già illustrava questi sistemi divulgati come "inediti e innovativi". Recentemente, ho avuto la fortuna di imbattermi in questo testo, edito nel 1858, “L’art de dompter les chevaux” e non posso esimermi dal farvene parte.

Nella prefazione del traduttore F.De Guaita, si racconta che, quando la fama di Salomon Rarey era all’apice, avvenne un deplorevole incidente.  A Londra, durante un’affollatissima lezione , cito testualmente: « uno degli allievi, il signor Leslie, mostrò un libretto scritto nel 1856 dal signor Rarey sull’arte di domare i cavalli selvaggi, e si lamentò molto amaramente che gli avessero fatto pagare duecentocinquanta franchi per un segreto che tutti potevano comprare con 6 pence ». Rarey replicò che: « in verità, aveva fatto stampare un libretto nel quale spiegava il suo metodo, e che in assenza di accordi internazionali, non poteva opporsi alla riproduzione dello scritto». Più avanti, il testo riporta anche il caso del famoso cavallo Stafford:«che è ritornato, qualche giorno dopo il trattamento, cattivo come prima, ma nonostante ciò l’efficacia del suo metodo è incostentabile. L’eccezione conferma la regola. Stafford è un cavallo già adulto». A proposito della natura del cavallo, Rarey sottolinea che: « Fortunatamente per noi, Dio l’ha creato in modo tale che noi possiamo agire su di lui come vogliamo, il cavallo è, a tutti gli effetti uno schiavo sottomesso, perchè ignora la sua schiavitù ». Più avanti, introduce il Metodo Powell per "Avvicinare un giovane cavallo" secondo il libro pubblicato nel 1814, dal titolo “L’arte di addestrare i cavalli selvaggi”.  Segue quindi tutta una serie di consigli per stabilire un contatto in dolcezza e fiducia. Poi Rarey puntualizza che, con un cavallo vizioso, un po’ selvaggio, in ogni caso “ignorante” come i cavalli che non hanno mai visto l’uomo, è necessaria tutt’altra tecnica.  E precisa:« Per ottenerne l’obbedienza, bisogna farsi temere. Per tutti i cavalli, il nostro motto è: "Facciamoci temere ed amare e il cavallo ci obbedirà". Non possiamo ottenere una sottomissione perfetta se non risvegliamo in lui questi due sentimenti; la paura, poi l’affetto producono la fiducia, per mezzo della quale noi governiamo il cavallo a nostro piacimento, qualunque sia la sua natura ». Non si fa quindi mistero che in fondo: «Entrando nella scuderia, sarà necessario munirsi di una frusta lunga [...] a cui vi attaccate une buona in punta in seta in modo da poter produrre sia schiocco rumoroso sia un vivo dolore». E più avanti «Se invece di essere timido, il vostro cavallo è restio, se ha un carattere da mulo, se corica le orecchie quando vi vede avvicinare, se cerca di sgroppare, vuol dire che che non ha per l’uomo quel rispetto timoroso che è necessario perchè voi possiate arrivare velocementea manipolarlo à vostro piacere. Sarà bene, in questo caso di cominciare a dargli qualche buon colpo di frusta sule gambe, vicino al corpo.»

E’ indubbio che nel testo in questione si fa, più volte, riferimento ad accarezzare e calmare con la voce il cavallo, ma è il PUNTO DI PARTENZA che non condivido.

Qualora voleste invece far coricare un cavallo, senza usare alcun metodo coercitivo, è possibile utilizzare il clicker scomponendo l’esercizio in fasi successive, SHAPING, e sfruttando semplicemente alcuni comportamenti naturali e quotidiani del cavallo o AUTOSHAPING.

Cominciamo con l’insegnare al cavallo ad ABBASSARE LA TESTA (Head Lowering).Questo esercizio, inoltre: 

1) Sviluppa il controllo emotivo perché per il cavallo abassare la testa ha un effetto calmante 

2) Trasforma il carattere del cavallo, stabilizzando un buon comportamento generale (buona condotta)

3) Progressivamente si inverte la tendenza naturale del cavallo a tirare o a appoggiarsi sul morso estendendo l’incollatura.

Personalmente, io uso il comando vocale “GIÙ”.

Poi , clicchiamo quando il cavallo gratta il suolo prima di coricarsi. Clicco e ricompenso , senza che il cavallo vada oltre a questo comportamento.Cambio quindi il comando vocale e uso “ROTOLINO” (che è quello che conserverò una volta insegnata tutta la sequenza). Clicco questa fase, aspetto che si alzi e ricompenso.

Quando infine il cavallo a imparato a coricarsi, lascio la mia postazione, a qualche metro da lui, e mi avvicino con cautela. Accarezzo a lungo e aspetto a cliccare per insegnarli a restare coricato più a lungo e con me accanto. Vorrei ricordare, a chi non conosce personalmente questo cavallo, di razza arabo-berbera, che era molto timoroso e nevrile. Grazie a questo esercizio, sono riuscita a migliorare moltissimo la nostra relazione!

La nostra relazione nel quotidiano! Il percorso di questo cavallo, tramite il rinforzo positivo, è stato impressionante perché aveva subito un grave incidente e, per poterlo ricucire sul petto (27 punti tra interni ed esterni) il vetrinario aveva ustato appunto le balze per coricarlo (previa pre-anestesia).Scioccato da questa esperienza traumatica e dolorosa , mai avrei pensato di poterlo ricondurre, in una calma e fiducia assoluta, ad una situazione "similare". In piena collaborazione....

THANK TO CLICKER TRAINING

Iscrizione alla newsletter Horse Angels

Vuoi ricevere la carrellata settimanale delle nuove proposte di lettura via email?

Iscriviti!

Grazie per l'adesione|