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Paola Iotti

Nata a Reggio Emilia il 29 aprile 1964, ha conseguito la maturità scientifica e si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Parma. La sua prima opera, “Come l’arcobaleno tra una criniera”, è risultata vincitrice del concorso letterario “Il mio caro amico”, indetto da Giovanelli Edizioni nel 2014, seconda classificata al Premio Letterario “Mangiaparole” 2014 a Roma e più volte tra finalista e vincitrice, nella categoria di adesione, per Voci per i Cavalli, il concorso letterario annuale organizzato da Horse Angels. n Giovanelli Edizioni, che raccoglie una serie di saggi relativi all’approccio consapevole e rispettoso nei confronti dei cavalli. Con altri racconti si è classificata a diversi concorsi letterari nazionali, fino a collaborare con il Magazine online CaffèBook, dove vengono pubblicati settimanalmente articoli su argomenti di società e cultura. Alcuni di questi sono stati tradotti in spagnolo dalla rivista online MoonMagazine e altri hanno vinto premi.

Mercoledì, 30 Maggio 2018 10:10

Aiutare Caïd, un pony speciale

Tutti abbiamo studiato a scuola le guerre puniche e gli elefanti di Annibale che sfidarono il freddo e la neve per varcare le Alpi. Ma pochi sanno che alle vittorie di questo grande generale cartaginese contribuirono anche dei piccoli cavalli, montati senza morso né gualdrappa, che sopravvivono ancora oggi sulle montagne del nord-ovest della Tunisia anche se, purtroppo, in numero assai ridotto e a rischio di estinzione. Caïd, che in arabo significa “il comandante”, appartiene a questa razza di equini docili e resistenti: è un pony di Mogods.  

L’atassia diagnosticata, dopo diverse visite veterinarie, è un responso che lascia ben poche speranze, in quanto è altamente invalidante: incapacità di coordinamento dei movimenti degli arti, anteriori rigidi che tendono ad incrociarsi, trascinamento degli zoccoli, grandi difficoltà ad alzarsi, deficit pripriocettivi, barcollamento ed instabilità fino a possibili cadute durante il movimento anche se la sintomatologia è molto variabile, a seconda della progressione della malattia. Per un puledro, il non poter correre e sgroppare è inconcepibile e l’eutanasia rappresenta la soluzione più prospettata. 

Ma Caïd ha avuto, nella cattiva sorte, la fortuna di nascere in un centro ippico gestito da un’italiana che considera i cavalli più come figli che come mera proprietà. Gabriella Incisa di Camerana, in Tunisia da 26 anni, non si è arresa e ha voluto offrirgli una “seconda possibilità”. Essendo Caïd così fragile fisicamente, ha inoltre deciso di non separarlo dalla sua mamma, come invece andrebbe fatto allo scoccare dello svezzamento. Gabriella ha tentato di tutto, dalle cure sperimentali alla talassoterapia, visto che la sua scuderia si affaccia su una delle più belle spiagge della costa tunisina. 

Ma, oltre alle cure, c’è stato qualcosa di più. 

Il Centre Hippique Mahdia, dove è nato Caïd, è una struttura in cui sono state integrate, oltre all’equitazione classica, anche delle sedute di IAA (interventi assistiti con gli animali). La taglia ridotta, insieme al un carattere docile e obbediente rende questi pony ideali per lavorare con ragazzi che soffrono di disabilità fisiche o comportamentali. 

I bambini lo coccolano, lo strigliano e parlano con lui, che è contento della loro compagnia, di cui percepisce ogni sfumatura. Caïd, che ben conosce la sofferenza fisica e la frustrazione che provoca il non poter compiere tutti i movimenti che si vorrebbe, diventa così il mediatore ideale di quella che, comunemente, viene definita Pet Therapy. La forza con cui ogni mattina affronta le difficoltà del suo goffo deambulare si trasforma in una dolcezza infinita che sa trasmettere ai suoi piccoli amici che lo vengono a trovare: è la conversione energetica delle galoppate che non ha mai potuto fare.  

Tra questi anche Meriem, una bimba di cinque anni autistica. Quando queste due anime unite dal dolore si incontrano, scocca qualcosa di speciale. Caïd, la cui sensibilità è acuita dalla malattia, riesce a trovare la chiave per entrare nel mondo ovattato e misconosciuto di Meriem, permettendole di trovare quella strada del linguaggio che le apre le porte di un’insperata integrazione scolastica. 

Grazie a questo piccolo pony, erede di una cavalleria gloriosa e immortalata nei mosaici di epoca romana ancora oggi conservati nei vari musei della Tunisia, Meriem e tanti altri bambini come lei trovano quel benessere necessario per iniziare, sorridendo, il cammino di una meritata rinascita.  

Aggiornamento

SOS CAÏD : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
« L'operazione è riuscita e la convalescenza procede con successo. Ma sono sempre coricato e non riesco ad alzarmi. Per la mia "mamma" sono troppo pesante e da sola non ce la fa. Ho bisogno di un carrello come quello in foto. Lo possiamo costruire qui visto che abbiamo già trovato il motore! Contribuisci anche tu, basta poco visto che siete così tanti a volermi bene....voglio continuare a vivere, non sono ancora pronto per l'autanasia....» 

Si può contribuire tramite PayPal, digitando il seguente indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

#SOSCaid

Lunedì, 03 Luglio 2017 09:43

Lettera agli angeli dei cavalli

Non ho un nome e non so nemmeno chi sono.

Mi hanno rinchiuso in un posto piccolo, scuro, dove non vedo più il sole e mi sono dimenticato la mia identità.

Non ricordo neppure il profumo del vento: conosco solo i miasmi dei miei escrementi e della mia urina, e tanta solitudine e tristezza.

Bevo acqua putrida da un bidone arrugginito e mangio poco fieno polveroso e ammuffito. La morsa della fame mi stritola continuamente lo stomaco e sto male.

Anche i piedi mi dolgono e fatico a muoverli. Vorrei calciare queste pareti per distruggerle e fuggire via ma non riesco a farmi obbedire dalle zampe.

Tutti i giorni sono uguali e non passano mai.

Non ne posso più e non capisco cosa ho fatto per essere finito in questo incubo orrendo senza via di uscita. C'è soltanto buio fuori e dentro di me...

Oggi è arrivata una luce a illuminare il mio buio. Delle persone mi stanno guardando meravigliate: hanno gli occhi tristi e una di loro piange. 

Dicono che sono un cavallo... almeno ora so chi dovrei essere, anche se fatico a ricordare la mia vita precedente. Il mio mondo è sofferenza senza fine e non esiste un prima e un dopo, solo l'adesso. E questo adesso non lo sopporto più perché produce soltanto dolore.

Le persone che mi osservano mi parlano con gentilezza e mi aiutano a uscire dal mio tugurio.

Mi danno da bere acqua fresca. Che buon sapore! Subito dopo mi offrono del fieno profumato... altra incredibile sensazione!

Allora è questo quello che fa un cavallo? Mangiare cibo buono e sorseggiare acqua pulita?

Dopo essermi rifocillato mi conducono all'aperto e, finalmente, posso vedere il cielo azzurro e perdermi nel verde inebriante dell'erba. Il sole mi abbraccia con calore e il vento mi accarezza la criniera. Sono quasi stordito dal piacere. Ma i cavalli vivono in un mondo così bello? Essere un cavallo comincia a piacermi!

I ricordi iniziano ad affiorare nella mente. Fatico però a muovere le zampe. Le unghie sono cresciute troppo: i piedi sono pesanti e fanno male. 

Arriva un'altra persona che lavora sui miei zoccoli e, dopo un po', il fastidio diminuisce. Riesco a camminare meglio. Mi spiegano con dolcezza che tra qualche settimana potrò cominciare a trottare e anche a galoppare sui bei prati che mi circondano. Non vedo l'ora! In quel momento mi sarò trasformato in un autentico destriero.

Ora salgo su un camion. Ho paura... un altro luogo stretto e scuro. Non voglio ritornare nell'incubo da cui sono fuggito. Stavolta gli uomini sono gentili e mi raccontano che mi portano in una fattoria dove si trovano altri cavalli come me, in modo da rimettermi.

Mi convincono e salgo. Le promesse vengono mantenute e arrivo in una azienda agricola. C'è una sorpresa: incontro finalmente qualcuno con cui parlare! 

Ci sono altri quadrupedi che mi raccontano le loro vicende e capisco di non essere l'unico ad aver avuto una vita difficile. Ora le cose sono davvero cambiate: cibo e acqua sono a nostra disposizione come veterinari, pareggiatori e maniscalchi che ci aiutano a rimetterci in sesto.

Chiedo agli altri cavalli chi siano le persone che mi hanno fatto uscire dalla prigione.

Parlottiamo tra di noi e ognuno propone una versione: alla fine concludiamo che devono essere degli angeli. Gli Angeli dei Cavalli.

Solo gli angeli sono in grado di sentire il nostro dolore, a differenza di chi lo produce o ci passa accanto senza accorgersene. Devono avere le ali per venire da noi, altrimenti non si spiega come facciano a trovare il tempo per soccorrerci e impegnarsi in battaglie legali per far valere i nostri diritti.

Oltre a portarci via da situazioni di maltrattamento e sofferenza, ci aiutano a trovare una casa tutta per noi, in cui possiamo continuare la nostra esistenza da cavalli.

E' una sensazione meravigliosa poter essere di nuovo un cavallo!

Oggi ho parlato con una ex trottatrice, scartata dai circuiti perchè non abbastanza veloce e destinata al macello.

Le ho chiesto dove vanno i nostri Angeli quando non sono con noi. 

Mi ha spiegato che, oltre a volare in risposta a segnalazioni relative ad altri equini in difficoltà, sono anche impegnati a raccogliere fondi per pagare le spese del nostro mantenimento. Spesso non sanno come fare a saldare i conti e questa è una delle ragioni dei loro momenti di tristezza: non riuscire a salvare tutti gli equini in pericolo.

«Ma perchè tanti cavalli stanno male? Se ci lasciassero fare i cavalli, invece dei carcerati, o ci trattassero in maniera corretta, non avremmo bisogno di essere salvati!».

Interviene un somarello a rispondere alla mia domanda. Anche gli asini appartengono alla categoria degli equidi e vengono aiutati come me. 

Ci racconta di aver visto, un giorno, il capo degli Angeli dei Cavalli che si chiama Roberta. Anche lei si poneva lo stesso interrogativo concludendo che fosse necessario insegnare agli umani a comportarsi nella maniera giusta con noi.

«Per raggiungere più persone possibili occorre lanciare un messaggio con cui spiegare i principi di una corretta convivenza tra uomini e animali. Roberta ha pensato che, per educare gli umani, possa essere utile comunicare attraverso le parole scritte sui libri. Le persone non sono empatiche e intuitive come noi e hanno bisogno di strumenti diversi.

I nostri Angeli organizzano, tutti gli anni, un concorso letterario dal titolo Voci per i Cavalli. Esistono tanti angeli che ci amano e raccontano storie in cui siamo i protagonisti.

Con questa iniziativa viene data voce alle nostre emozioni, narrando come si possa convivere bene assieme e cosa si possa fare per divertirsi ed essere felici.

Per migliorare bisogna offrire la possibilità di imparare: molti non sanno quel che ci succede e il concorso letterario sensibilizza su argomenti spesso conosciuti da pochi».

Rifletto sulle parole del somarello. Penso all'atteggiamento di chi mi maltrattava, confrontandolo a quello di chi mi ha salvato e di chi ora mi gestisce.

La sofferenza patita è una cicatrice che non scomparirà mai dalla mia anima.

Ora so chi sono e ho anche un nome. Aspetto che qualcuno mi adotti e mi prenda con sé.

Ma sto bene e posso dire di essere un cavallo, grazie agli Angeli dei Cavalli.

Grazie, Horse Angels. Da parte mia e di tutti gli animali a cui avete regalato una seconda vita durante questi anni.

Paola Iotti

 

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La scrittura nasce da emozioni, da incontri che fanno sorgere sensazioni che si decide di seguire, come un sentiero nel bosco. Il caso può far entrare in un ospizio e uscirvi poco dopo: gli occhi ascoltano e l'anima, invece di ributtarsi nel colore della vita, riflette, ricamando storie su possibili futuri. Ancora per caso, dopo qualche settimana, si incontra un cavallo abbandonato in una scuderia con una strana macchia sopra all'occhio e i due eventi si uniscono in un'unica trama che racconta vicende degne di nota. Così sono nati questi racconti in cui ragazzi, donne e uomini vivono le proprie vite, incrociandole con quelle di un cavallo e uscendone trasformati.

- Il cavallo - spiega l'autrice - nella mia opera è un essere magico, capace di alchimie misteriose: non solo permette di ammirare il panorama attraverso una visuale unica, quella che si intravede dalle sue orecchie, ma comunica con un linguaggio silenzioso che giunge all'animo, indicando le parole giuste per arrivare a chi gli è accanto. Un cavallo non è un semplice animale ma un immenso cielo stellato, capace di illuminare il buio della vita con la luce di emozioni intense e appaganti, facendo ritrovare la strada che, a volte, si perde nell'intrico della vegetazione -.

Martedì, 20 Giugno 2017 18:07

I cavalli dei palii e Darwin

L'Italia è terra di palii, giostre, quintane, processioni in cui spesso il cavallo è protagonista.

Un animale che ama correre ed è nato per questo: la sua eleganza, potenza e bellezza costituiscono un fascino indiscusso.

Ma lui ama davvero correre e, soprattutto, si diverte?

In un articolo che trattava del Palio di Siena e delle proteste animaliste si sosteneva che, se gli equini potessero parlare, si sarebbero schierati contro coloro che chiedono l'abolizione del Palio dato che, per loro, correre è naturale e piacevole. A sostegno dell'ardita tesi, l'autore spiegava che, in caso contrario, il cavallo scosso si fermerebbe: se continua a galoppare lo fa perchè ama la competizione, come l'entusiasmo dei contradaioli che, in caso di vittoria, lo subissano di ringraziamenti e attenzioni. 

Insomma, il cavallo al Palio di Siena sarebbe felice e le normative ne tutelerebbero il benessere, così come nelle numerose località italiane in cui si svolgono manifestazioni simili e, se proprio gli animalisti vogliono fare qualcosa, dovrebbero incanalare la loro energia nei confronti di innumerevoli situazioni in cui gli animali subiscono maltrattamenti conclamati.

Ad esempio, la loro presenza sarebbe più utile nelle corse clandestine con cavalli dopati effettuate su strade asfaltate o in quelle che vedono i cani come protagonisti, nei combattimenti tra pitt-bull o tra galli.

I levrieri vengono barbaramente uccisi o fatti morire di stenti in paesi come Spagna, Irlanda, Gran Bretagna, Cina e Australia. In Spagna ci sono le corride, in India gli asini lavorano nelle miniere di carbone in condizioni deplorevoli, al pari dei loro conduttori. In America ci sono le fattorie che estraggono il sangue o raccolgono le urine dalle cavalle gravide. 

L'elenco sarebbe interminabile. 

Ci sono dunque eventi ben più gravi dei palii italiani: perchè prendersela con manifestazioni importanti come la Quintana di Foligno, il Palio di Siena, di Asti, di Pistoia o di Mercato Saraceno? Sono manifestazioni che affondano le radici nelle antiche tradizioni dei nostri borghi, di cui occorre mantenere la memoria e che non si possono dimenticare, appiattendo la nostra cultura.

Eliminare il Palio non cancella la sofferenza dei levrieri abbandonati o dei cani scuoiati vivi per la pelliccia o bolliti vivi per la carne in Cina, quindi sarebbe solo inutile ipocrisia. 

Ci sono tanti cavalli che soffrono anche nelle strutture autorizzate di corse di trotto e galoppo; ogni tanto un destriero muore o si ferisce anche nelle tradizionali gare di equitazione, come salto ostacoli, completo e dressage. Perchè gli animalisti non vanno prima lì?

Pochi giorni fa, un purosangue inglese dal nome Wind of Passion si è infortunato a una zampa durante la Giostra della Quintana a Foligno, riportando una lesione al nodello dell'arto anteriore: la zampa penzolava in maniera impressionante. Si trattava di una gara individuale e non di una corsa in gruppo come il Palio, ma l'epilogo è stato lo stesso: un cavallo è morto, forse per la gravità delle ferite, forse perché troppo complicato e costoso curarlo.

A Siena l'ultimo cavallo abbattuto è avvenuto nel 2015, una femmina di nome Periclea: il veterinario dichiarò che l'incidente era stato causato da una fatalità non preventivabile, dato che la cavalla era inciampata sugli arti posteriori del cavallo che la precedeva. Forse la voglia di correre e di vincere le aveva preso la mano o, meglio, la zampa! Dal 1970 a oggi sono stati almeno cinquanta i cavalli periti durante gare o prove al Palio di Siena. 

Ma le fatalità non sono prevedibili, si sa. Avvengono e non si può fare nulla.

Chi scrive un articolo e vuol far parlare un cavallo, sostenendo che questo sarebbe contrario alle proteste degli animalisti verso il Palio, dovrebbe però informarsi e conoscere un pochino meglio gli equini prima di esporre le opinioni in maniera così decisa.

Il cavallo corre semplicemente perchè in natura è un erbivoro predato e la fuga è sempre stata la sua salvezza. 

Chi correva più veloce non veniva mangiato, insegnava Charles Darwin. Necessità dunque, non piacere sarebbe la motivazione dell'istinto alla corsa.

Quando un branco di cavalli bruca al pascolo e uno di loro avverte un pericolo, reagisce scappando e gli altri lo seguono per istinto. Così come il rumore li spaventa perchè indice di minaccia: i quadrupedi fuggono cercando altrove un luogo più tranquillo.

I cavalli che corrono ad eventi palieschi sono eccitati spesso con sostanze proibite, circondati da un frastuono assordante che li spaventa, frustati e in un ambiente diverso da quello cui sono abituati a vedere. Il cavallo scosso continua a correre solo perchè l'istinto gli dice di fuggire e non certo perchè vuole tagliare per primo il traguardo. In natura chi arriva per primo si salva dal predatore che ghermisce l'ultimo del branco.

L'affetto dei contradaioli per il cavallo si può valutare considerando il trattamento riservato ai soggetti non più in grado di gareggiare per età o infortuni. Quanti di loro finiscono la carriera al prato, con una meritata pensione, e quanti prendono la strada delle corse di serie "B", clandestine o dei macelli?

Altra domanda che occorre porsi, per rispondere all'interrogativo iniziale se il cavallo ami davvero correre è: dove galoppa il cavallo al Palio di Siena? 

A piazza del Campo, su una pavimentazione dura in tufo, coperta da terriccio ma sempre pericolosa perchè dura e scivolosa, su un percorso che vede una curva a 95°, quella di San Martino, che mette a dura prova l'incolumità di destrieri e fantini.

Chi difende i palii mette in campo le antiche tradizioni culturali: in realtà un tempo chi correva queste gare non erano purosangue inglesi ma cavalli indigeni mezzosangue, come il Maremmano, dalla conformazione più robusta e dalla minore velocità, rendendo le manifestazioni meno pericolose ma anche meno spettacolari.

Il Ministero della Salute ha evoluto un'ordinanza, quella sulle manifestazioni popolari che impiegano equidi al di fuori dei circuiti sportivi, nel 2016, che vieta l'uso dei cavalli di razza purosangue inglese nei palii, ma chi li organizza non l'accetta e chiede deroghe o modifiche. 

Alla Quintana di Foligno si è usato un purosangue in virtù della deroga ottenuta per idoneità del percorso al tipo di evento, ma il rischio non è stato sanato, come ha dimostrato il decesso di Wind of Passion. 

Se, veramente, si vogliono mantenere le tradizioni, oltre ai costumi d'epoca, bisognerebbe riprendere l'usanza di usare i cavalli autoctoni, aiutando così la conservazione delle razze equine locali. Ma gli interessi sono evidentemente altri, legati al denaro e alle scommesse, come all'arroganza umana che spinge a trattare animali e uomini come oggetti da sfruttare, usare e gettare a proprio piacimento.

L'atmosfera che si respira in certe manifestazioni sportive ricorda la politica romana condensata nel motto "panem et circensem": la popolazione era allontanata dai problemi concreti con elargizioni di frumento a costo "politico" e spettacoli cruenti come le lotte tra gladiatori o tra animali e le corse con le bighe.

Per mantenere la tradizione di un paese si possono organizzare cortei storici, gare di sbandieratori, convegni ed eventi culturali che permettono di non perderne la memoria. 

Darwin insegna che il cavallo che corre più veloce sopravvive e trasmette i suoi geni migliorando la razza. L'uomo dovrebbe caratterizzarsi per l'intelligenza e quindi l'evoluzione portarlo a imparare dal passato, migliorando le tradizioni e sviluppando solo quelle proficue, abbandonando o modificando le altre.

E' inutile tirare in ballo le corse clandestine dei cavalli per giustificare le crudeltà di un palio: non si tratta di elencare una graduatoria di efferatezze giustificando quelle minori con l'esistenza di altre maggiori. Occorre cominciare a eliminarle iniziando da una qualunque. 

Per insegnare che certe pratiche creano sofferenza. 

Per far capire che quello che per noi è entusiasmo e allegria per altri può costituire paura e sofferenza.

Se invece si continua a chiedere e concedere deroghe, considerando alcuni soggetti inferiori e giustificandone il maltrattamento, si alimenta l'involuzione della specie umana. Abituarsi alle violenze, nel contesto storico in cui viviamo, è una caratteristica che secondo la teoria evoluzionista non meriterebbe la trasmissione alle generazioni successive. 

Il patrimonio culturale è una tradizione valida che merita di essere tramandata se  associata a valori. Uno di questi è il rispetto per la sacralità della vita. 

Finchè permettiamo che un cavallo possa morire per il divertimento di un gruppo di individui o, nel migliore dei casi, spaventarsi in mezzo a una bolgia infernale, acconsentiamo implicitamente che possano correre sulle strade asfaltate nelle gare clandestine, che cani e galli combattano fra loro o che i cani vengano bolliti e scuoiati vivi, perchè mostriamo un modello che viene considerato "normale". Quello dell'animale come soggetto da sfruttare.

Insegnare a rispettare l'altro è l'unica soluzione per evitare che i levrieri e gli animali negli allevamenti intensivi soffrano, che cani e gatti vengano abbandonati d'estate, come tutti gli altri infiniti casi di maltrattamento. 

Il rispetto è un sentimento univoco: solo se esiste per l'animale potrà sussistere anche per gli umani, senza deroghe per nessuno.

Tredici brevi racconti di cavalli, donne e uomini.

Storie di sportivi consapevoli come Luca Moneta o diversamente abili come Sara Morganti, di cavalli famosi come Secretariat, galoppatore statunitense degli anni ‘70. Lo stupore creato da un cavallo tedesco che sa fare i conti e lo spelling.

Ma anche narrazioni che denunciano la sofferenza di equini sconosciuti che rimarranno senza nome. Destrieri che, attraverso l’ippoterapia, regalano benessere fisico e psichico o che rieducano i carcerati.

Il filo che unisce le storie è intessuto di rispetto e stima: l’uomo arriverà mai a riconoscere pari dignità e considerazione ai fratelli di pelo, piume o setole? Gli animali possono mostrare la profondità dei sentimenti, la sincerità e l’affidabilità da cui trarre ispirazione per trasformare in meglio la realtà solo se l'umano supererà egoismo e abitudini errate che causano sofferenza, mettendosi al loro pari per imparare.

VINCITORE DI UNA PASSATA EDIZIONE DI VOCI PER I CAVALLI

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