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#HorseMeTooItalia In evidenza

Dopo lo scandalo che ha colpito squadre sportive in Europa e in USA, qualche episodio inizia a trapelare alla stampa, levando voce sui casi di abusi sessuali nello sport in Italia. Si tratta di reati importanti, che non vanno misconosciuti o sottovalutati, perché le vittime sono spesso minorenni o giovani adulti, e subiscono un danno psicologico profondo difficile da riparare.

Questo fenomeno, ben inteso, riguarda anche il mondo del cavallo, dove i ragazzini e le ragazzine possono cadere sotto sudditanza psicologica e sessuale anche per il loro affetto nei confronti dei cavalli, animali che possono essere utilizzati come ricatto morale per spingere il minorenne o giovane adulto a cedere ad attenzioni che non sono mai lecite nel riguardo di minori, e che sono inappropriate anche nel caso di maggiorenni, in quanto costituiscono una violazione grave al codice deontologico professionale, anche quando non si tratta di violenze carnali vere e proprie, ma di molestie o abusi emotivi tesi a far soccombere la vittima nel tempo, e dunque ascrivibili come reato.

C'è anche un'altra aggravante nel mondo degli sport equestri, il fatto che la sudditanza psicologica può essere stabilita non solo, già di per sé gravissimo, per approffittare sessualmente della vittima, ma anche per estorcere denaro alla stessa. Non va dimenticato infatti, che sulla base di questa sudditanza si commerciano cavalli, si tolgono cavalli, si minaccia di mandarne al macello altri se non comperati, si spingono ragazzini anche non dotati a livello atletico, ma con genitori benestanti, a fare agonismo, e su di questo gli allenatori e istruttori lucrano, spesso anche in nero.

La giustizia sportiva di 64 federazioni italiane non contempla, ad oggi, di punire esplicitamente gli atti di pedofilia, violenza sessuale, molestia.

Solo nel 2017 la Procura Generale del Coni è intervenuta in 44 casi, coinvolgenti 15 federazioni, costringendole a processare tesserati accusati di reati gravi attinenti a questo filone di abusi sessuali.

Il numero preoccupante di 6 di questi processi del 2017 hanno riguardato il mondo l'equitazione, secondo una recente inchiesta pubblicata dal quotidiano "Il Corriere".

Anche laddove le storie sono quasi di pubblico dominio, le federazioni sembrano restare inerti. Certo, la legge italiana non sempre aiuta, quando chi segue la cronaca sa bene come sia difficile eradicare il reato, impedire ai colpevoli di colpire ancora, inserendosi in comunità dove hanno facilità di contatto, anche fisico, con le vittime. Servirebbe una giustizia più rapida e pene più esemplari.

Inoltre, serve uno sportello di primo ascolto per le vittime, le quali possono sentirsi in colpa, non avere chiaro come agire senza diventare bersaglio di bullismo, derisione, ritorsioni, visibilità non gradita, ovvero pettegolezzo e diffamazione, o anche solo incomprensione, quel tipo di atteggiamento per cui la colpa ricadrebbe sulla vittima stessa che, con comportamenti inadeguati, avrebbe sollevato le attenzioni poi incriminate.

Quando si tratta di minori, parliamo di persone emotivamente fragili che, se non hanno alle spalle delle famiglie che possano proteggerli dalle vulnerabilità, difendendoli anche psicologicamente, possono sentirsi soli e isolati, dunque impotenti nel difendersi. Spesso, insomma, questi minori non hanno il coraggio di denunciare, per paura di tutte le circostanze citate sopra, paura di perdere il rispetto, paura di ritrovarsi isolati o esclusi, e declinato al settore specifico: paura di essere separati dal cavallo amato, paura di perdere il lavoro, paura di perdere il ruolo nella squadra e di essere separati dal propio entourage equestre.

Innanzitutto, va chiarito che con abuso si intende qualunque comportamento orientato allo stimolo sessuale senza che ci sia il consenso della persona attenzionata. Nel caso in cui le persone coinvolte abbiano un’età inferiore ai 16 anni, non contano né la volontà, né il consenso: si tratta sempre e comunque di violenza sessuale.

Rientrano nella categoria dell'abuso sessuale le allusioni, le battute sul sesso, le molestie, i ricatti morali, il mobing, tutta una serie di atti volti a costringere la vittima a soccombere nel tempo.

La prevenzione è importante e troppo poco si fa per selezionare personale sportivo dal codice etico e morale forte. Troppo poco si fa anche sotto forma di campagne stampe per rendere consapevoli le vittime che quanto sta loro accadendo è un reato e che, se decideranno di parlare, avranno l'assistenza adeguata a favorire un'indagine seria, tesa a scoprire cosa sia successo e a non coprire il reato per opportunismo, viltà, maschilismo o altro.

Le famiglie sono spesso assenti sui luoghi dello sport. I ragazzini vanno in concorso seguendo gli istruttori, spostandosi di paese, non sempre accompagnati da ippogenitori. 

Cosa fare, se una persona che si riconosce in quanto scritto sopra, comprende di essere una vittima e ha voglia di riscatto

Parlarne con i genitori, nel caso di minorenni, è un passaggio importante. Se si ha paura a farlo, ci si può rivolgere a due figure territoriali facilmente reperibili e titolate all'assistenza dei minorenni anche nel dialogo con i genitori, oltre che preparate ad ascoltarli: il pediatra di famiglia e il pediatra di comunità (quest'ultimo reperibile presso il Consultorio del paese dove si abita). Loro sapranno consigliare come muoversi, i genitori andranno informati, e infine occorrerà recarsi con essi dai carabinieri, dove si sporgerà la denuncia per favorire l'indagine del caso, da cui emergerà la possibilità di riconoscere il reato e dunque della punizione secondo legge.

Anche quando si tratta di maggiorenni, ci può essere il bisogno di supporto psicologico per prendere il coraggio alla denuncia. Si può trovare questo supporto presso specifiche associazioni che sono costituite per i reati sessuali su minori, donne o chiunque altro si trovi in una posizione di fragilità e sudditanza psicologica che lo espone agli abusi sessuali.

Infine, ricordiamo che Horse Angels ha nel proprio statuto la difesa della legalità negli sport equestri, e quindi intendiamo, attivamente, sconfiggere la decultura, ignoranza, istinto, oscurità, barbarie, inciviltà, analfabetismo, incultura, disinformazione, arretratezza, devianza che favoriscono lo stupro, la violenza e la molestia sessuale nel mondo del cavallo, per il quale siamo costituiti, affinché: 

a) esso non diventi un incubo per vittime animali e umane;

b) gli allenatori, istruttori, groom o altre figure di contorno, se colpevoli, siano riconosciuti tali anche in giustizia sportiva e quindi allontanati, secondo legge e regolamenti, dai luoghi in cui potrebbero cagionare danno e/o impossibilitati a continuare nel reato quando la pena è solo una sospensione temporanea dall'esercizio della propria mansione. 

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