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Venerdì, 25 Gennaio 2019 11:51

Cavalli italiani migranti in Libia e Tunisia, e sequestri fallimentari ai fini di una giustizia

La nuova casa di Blackie, la vecchietta zoppa che abbisognava di sistemazione come cavalla solo da compagnia La nuova casa di Blackie, la vecchietta zoppa che abbisognava di sistemazione come cavalla solo da compagnia

La cronaca nostrana si è impegnata più volte a descrivere i cavalli migranti italiani verso la Libia e la Tunisia, particolarmente i purosangue inglesi quando in esubero, perché è allora che vengono venduti regolarmente a compratori di quei paesi, sollevando un vespaio di commenti, chi pro chi contro, negli appassionati di cavalli.

Pare che ci siano trasportatori specialisti di questi viaggi e che, più di una volta, ad essi siano stati contestati con opportune multe o sanzioni difetti di trasporto: irregolarità di un tipo o dell'altro.

Certo che nel 2016 due cavalle giunte quasi al termine della gravidanza furono sequestrate prima dell'imbarco a Civitavecchia per ipotesi di maltrattamento, sulla stregua del fatto che chi ha promosso il sequestro pensava non fossero nelle condizioni per poter affrontare un viaggio di quel tipo senza rischi per la salute di cavalle e di puledri in gestazione. Si trattata di due purosangue inglesi, da allora appoggiate in custodia giudiziale a un allevamento della provincia di Roma.

L'ipotesi di illecito contestato è evidentemente caduto in un nulla di fatto ai fini di un reinvio a giudizio, tanto che le due cavalle, che poi avevano partorito due puledri, sono diventati beni in abbandono. Niente processo, nessuna possibilità di tornare indietro a chi le aveva vendute per l'estero, men che meno interessavano ancora all'acquirente del 2016, o al custode giudiziale che sostiene di mancare di due anni e oltre di pensionamento in stallo.

Nel frattempo, entrambi intorno ai 18 mesi per presunta colica, i puledri sono stati dichiarati morti. Solo loro potevano del resto avere un valore di mercato e sono usciti di scena, lasciando "i titoli tossici", le madri, dal valore prossimale allo zero, come impicci per i quali trovare una soluzione.

Così un ufficio contravvenzioni di una pubblica amministrazione ha chiamato Horse Angels, per trovare una soluzione a questi beni in abbandono dello stato, perché per lo stato mantenere le cavalle sarebbe un costo, ingiustificato, trattandosi di animali equivalenti a titoli a perdere al portatore, non macellabili, non impiegabili a fini produttivi (una cavalla è vecchia e zoppa, l'altra una sella non si sa se l'abbia mai vista, certo è che è mal disposta nei confronti dell'essere umano, e forse non ha tutti i torti visto che è passata da bene in esubero dell'ippica a parcheggio di bene sequestrato senza che mai alcuno si affezionasse a lei da volerla in modo incondizionato).

Alle cavalle ha trovato casa Horse Angels, per tentare un lieto fine.

Il punto è che non ha senso, nella maggior parte delle situazioni che vengono alla mano oggi come oggi in Italia, validare ancora questa tipologia di sequestri sulla base di una legge di 35 anni fa. In particolar modo per i cavalli, che non sono animali facili da mantenere, sicuramente non alla mano quanto cani e gatti.

Quella legge descrive un'Italia che non esiste più, è un testo che non va più bene alle associazioni animaliste, ma che il parlamento italiano sembra non avere mai la motivazione sufficiente per cambiare, forse perché per attualizzarla occorrerebbe mettere le mani alla cassa e allora meglio l'inconcludenza, tanto gli animalisti sono solo degli "sfigati", questa la scusa per mantenere in vita una normativa di 35 anni fa che ha più buchi del groviera in quanto ad aderenza con la realtà attuale.

Mancano i fondi per mantenere i cavalli sotto sequestro (e probabilmente anche per gli altri animali posti sotto sequestro). Se vengono affidati a persone che li vogliono solo dietro mantenimento, è già un flop se quell'obolo non può essere elargito. Se vengono affidati a chi li vuole gratis, perché poi debbano essere restituiti ai proprietari d'anagrafe, vincessero questi in giudizio, è ugualmente un non senso, perché si va a cagionare un danno morale all'eventuale privato che si era dato disposto al mantenimento pro bono e ha sviluppato un vincolo affettivo, che dopo anni pesa di più, anche dal punto di vista economico, del valore dell'animale nell'oltre 90% dei casi. Quel privato se ha accettato il cavallo pro bono è perché contava di divenirne un giorno il proprietario al 100%. Se lo stato non può offrire tale garanzia, si ha un altro flop potenziale.

E allora? Perché le istituzioni immobiliste non sono disposte a cambiare le prassi e normative, almeno relativamente ai cavalli che sono un problema maggiore, da sistemare, rispetto ad altri animali? Non parliamo di pets. Non parliamo propriamente neppure di animali da macello, perché molti cavalli sono registrati come non macellabili, condizione irreversibile nell'attuale ordinamento.

Per loro deve essere messa a punto una normativa specifica che colmi le lacune della più generalista sugli animali da sequestro e confisca, senza dimenticare che il provvedimento di sequestro più sensato, con la penuria di persone disposte ad adottare oggi, o a prendere in affidamento cavalli "solo da guardare", è la confisca per equivalenza. Ovvero, il cavallo viene sganciato immediatamente dalle sorti del processo e ceduto a chi lo voglia in cambio di una tariffa pattuita, equivalente al valore sul mercato del cavallo al momento del sequestro per maltrattamento (ovvero neppure il valore della carne per animali non macellabili). Con pochi euro si rende onore a un bene che non può essere trattato alla stregua di una bicicletta sequestrata e che ha diritto non tanto a un parcheggio, ma a sviluppare una vita dignitosa e ricca di affetti, nel tentativo di conquistare la medaglia più importante per un cavallo, quella del diritto alla vita con un proprietario che gli voglia bene fino all'ultimo respiro.

L'associazione Horse Angels ringrazia gli adottanti delle cavalle: Francesca e Attilio e l'Avv. Giulia Vitangeli del Foro di Roma per essersi spesa per tutta la burocrazia connessa alla confisca di queste due cavalle configurate come "beni in abbandono" e oggi pervenute nelle loro nuove case, dopo 3 mesi di mediazioni con le istituzioni preposte.

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