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Lunedì, 14 Agosto 2017 14:57

L'alcol è colpevole di incidenti nell'equitazione di campagna?

Cari Horse Angels

Premetto di prendere lezioni di equitazione in maneggio, senza per questo essere diventata brava a gestire un cavallo in qualsiasi situazione. Sono appena reduce da una vacanza in agriturismo in Umbria, dove ho deciso di sperimentare anche le passeggiate in natura che, essendo così tanto pubblicizzate nei depliant del luogo, vengono spesso associate alle vacanze verdi.

Abbiamo concordato la passeggiata telefonicamente con una ragazza giovane che rispondeva al numero di telefono del depliant. Io, il mio compagno e altre 4 persone dell'agriturismo, di cui una ragazza minorenne, ci siamo trovati in passeggiata, senza che a parte me gli altri sapessero nulla di cavalli.

La guida prometteva un'ora e mezzo di passeggiata affidabile. Il mio problema è stato il personale di scuderia. Quando siamo arrivati alla stalla c'erano poche altre persone che, successivamente, abbiamo scoperto essere proprietari di cavalli in quel maneggio e che si sono aggregati alla nostra passeggiata.

Avevano chiaramente bevuto tutti quanti e io, che ho una piccola esperienza sia di cavalli che di alcolismo, ho iniziato a non sentirmi al sicuro. Appena partiti, era evidente che la guida era sotto l'influeza dell'alcol. Risultato, la passeggiata non è stata per nulla rilassante. 

La guida era rude, anche con i cavalli, e non prestava abbastanza attenzione a quei turisti che poco o nulla sapevano di equitazione.

Uno dei turisti è caduto e solo per miracolo la caduta non ha portato a conseguenze gravi.

Alcol e cavalli non fanno una buona miscela, se poi si aggiungono i turisti nell'equazione, le conseguenze possono essere terrificanti. Dico solo una cosa, se uno vuole ubriacarsi, cavoli suoi, ma non trovo giusto coinvolgere animali, minorenni o estranei nella propria stupidità. Ho vissuto tutta la mia vita con un alcolista.  In primo luogo come figlia, poi come sorella e poi con il mio ex marito. Ho visto i danni che una persona ubriaca può fare a coloro che la circondano .... specialmente quelli che dipendono da lui.

Dovrebbe essere vietata l'equitazione a chi è ubriaco. Quando si è responsabili del benessere di altre creature, occorre lasciare l'alcol fuori finché si è sul lavoro.

Eppure, alle fiere di paese associate ai cavalli, vino e birra sono spesi a fiumi, la gente non ci pensa due volte a bere e poi montare in sella. Non dovrebbe essere vietato? Come per la circolazione stradale? Non dovrebbero esserci vigili e poliziotti con i test per il tasso alcolico nelle manifestazioni pubbliche con i cavalli?

Barbara


Gentile Barbara, 

Innanzitutto la ringraziamo per averci scritto e per aver sollevato un problema così drammatico. E sì, la conduzione di animali è prevista dalla circolazione stradale e dunque dovrebbero valere le medesime regole.

L’alcol limita la capacità di rendimento del cervello e di conseguenza il rischio di infortuni aumenta. Per questo vale la regola: «quando ci si mette alla guida, la cosa migliore è non bere alcol!»

Chi conduce animali professionalmente, non dovrebbe essere a nostro avviso sotto l'influsso dell'alcol, dovendo valere le stesse regole applicate ai conducenti di veicoli a motore. 

Sempre più di frequente è offerta dai maneggi la possibilità di effettuare passeggiate, più o meno lunghe, a cavallo. Certamente si tratta di un'attività che presenta dei rischi e questo dovrebbe essere messo in chiaro, come dovrebbero esserci assicurazioni adeguate e dispositivi di sicurezza conformi.

La giurisprudenza italiana però non è uniforme su responsabilità, riconducendole talvolta all'utilizzatore e altre volte al maneggio. 

E' successo, sempre in ipotesi di noleggio di un cavallo e del suo utilizzo al di fuori del maneggio che il reale utilizzatore del servizio sia stato identificato nel cavaliere, con esclusione della responsabilità del maneggio in applicazione del generale principio secondo il quale la responsabilità del proprietario dell'animale deve essere esclusa in tutti i casi in cui il danno sia cagionato mentre quest'ultimo, in virtù di un rapporto anche di mero fatto, sia utilizzato da altri con il consenso del proprietario per la realizzazione di un interesse autonomo, ancorché diverso da quello che il proprietario avrebbe tratto o di fatto traeva (Cass. civ. 12 settembre 2000, n. 12025). 

Solo in ipotesi (da dimostrare) di escursioni a cavallo lungo percorsi pericolosi o senza adeguata vigilanza è stata riconosciuta la responsabilità per attività pericolosa al maneggio (Cass. civ. 9 aprile 1999, n. 3471).

Non sono mancati però giudici che, dopo aver ricordato la pericolosità dell'attività di maneggio nei confronti di cavalieri inesperti, non hanno mancato di rilevare come detta pericolosità sia da riconoscersi ancora di più al di fuori dell'area protetta rappresentata dagli ambienti della scuola di equitazione, dove vi sono aree appositamente recintate e conosciute dagli animali e dove il controllo sui medesimi da parte degli istruttori è più efficace (Trib. Tolmezzo 135/2013).

Pertanto, in ipotesi di trekking a cavallo, seppur in condizioni di passeggiate semplici e con la guida di un istruttore, l'attività esercitata è da considerarsi pericolosa ex art. 2050 cc nei casi in cui i cavalieri accompagnati siano principianti con poca o nessuna esperienza e se la guida è ubriaca vi è - secondo noi - anche quell'aggravante.  

Infine, l'uso dell'alcool e delle vittime associate a cavallo è stato frutto di studi Negli Stati Uniti, dove circa 30 milioni di persone vanno a cavallo ogni anno. 

I risultati di questa indagine, sotto esposti, sono soggetti ad almeno due limitazioni. In primo luogo, non erano disponibili informazioni complete sulle circostanze dell'evento mortale (ad es. fattori di rischio e utilizzo di dispositivi di protezione come i caschi). In secondo luogo, questi risultati potrebbero non essere generalizzabili ai cavalieri fuori dagli Stati Uniti perché non sono disponibili informazioni basilari comparabili (ad esempio, ore di conduzione a cavallo, ore di corsi di sicurezza a cavallo, uso del casco, etc...).

Ecco le conclusioni dello studio. L'equitazione richiede il coordinamento, la tempistica e la comunicazione dei segnali fisici tra cavallo e suo conduttore. L'uso dell'alcol può compromettere chi conduce il cavallo, agendo negativamente sul coordinamento e capacità di valutazione e allungando i tempi di reazione. Un conduttore di cavallo reso ebbro dall'alcol potrebbe non essere in grado di adattarsi ai movimenti del cavallo e percepire per tempo cambiamenti repentini nel suo atteggiamento. Come per altre attività di trasporto e ricreative, l'uso di caschi può impedire o ridurre le lesioni alla testa alle persone che cavalcano e questo indipendentemente dall'assunzione di alcol. I cavalieri dovrebbero indossare un casco conforme all'equitazione per limitare i rischi, benché non sia attualmente obbligatorio per tutti.

Infine, la prossima volta che le capita una situazione del genere, le consigliamo di rinunciare alla passeggiata perché non esistono i presupposti per la sua sicurezza. 

Riferimenti allo studio citato

Bixby-Hammett DM. Incidenti negli sport equestri. Am Fam Physician 1987; 36: 209-14.

Bixby-Hammett D, Brooks WH. Lesioni comuni in equitazione. Sports Med 1990; 9: 36-47.

Smith SM, Goodman RA, Thacker SB, Burton AH, Parsons JE, Hudson P. Alcool e lesioni fatali: schemi temporali. Am J Prev Med 1989; 5: 296-302.

Waller JA. Vittime di incidenti non autostradali - I. I ruoli dell'alcool e del problema di bere, droghe e disfunzioni mediche. J Disordine Cronica 1972: 25: 33-45.

De Benedette V. Persone e cavalli: il rischio di cavalcare. Medicina dello sport medico 1989; 17: 250-4.

Maull KI. Abuso di alcol: le sue implicazioni nella cura del trauma. South Med J. 1982; 75: 794-8.

CDC. Lesioni associate a cavallo - Stati Uniti, 1987 e 1988. MMWR 1990; 39: 329-32.

Grossman JA, Kulund DN, Miller CW, et al. Lesioni equestri: risultati di uno studio prospettico. JAMA 1978; 240: 1881-2.

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