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Domenica, 25 Novembre 2018 10:08

Valle Lepri, Pino, Nerina e la combriccola degli adorabili "rasta" da tutelare

Erano una trentina abbandonati a se stessi a Valle Lepri, in provincia di Ostellato. E ne sono venuti a mancare tre, perché la natura sa essere crudele e in regime di pochezza di risorse prevalgono i più forti.

I primi due sono morti immergendosi a bere nel canale, con difficoltà poi a uscirne. Erano soggetti anziani e debilitati. Ma poi sono stati costruiti gli scivoli, quindi il problema della difficoltà a risalire è stato eliminato.

Successivamente alla morte dei due cavalli, Horse Angels ha cominciato a interessarsi alla tutela del branco disponendo innanzitutto una denuncia querela in Procura, e poi prendendo contatti con i volontari e le autorità locali per pianificare un progetto protezionistico.

Peccato che siano morti, chiaro. Chissà quanti ne sono morti in questi anni, all'insaputa di tutti o forse, almeno qualche abitante locale, era al corrente. Qualcuno che, o non si è fatto il problema del possibile abbandono e maltrattamento, o ha preferito ignorarlo non immaginando un destino diverso per questi cavalli.

Quando si dice amare la natura, bisognerebbe prima di tutto comprenderla nella sua interezza.

Anch'essa non è solo rose e fiori, ma ha il suo lato oscuro. La natura sa essere crudele e non salva i soggetti deboli.

Se questi cavalli fossero vissuti nella savana, anziché nelle paludi del Delta del Po, nessun soggetto anziano malaticcio o debole sarebbe sopravvissuto all'ambiente o ai predatori. E nessuno si sarebbe fatto un problema.

E' la selezione naturale, concetto introdotto da Charles Darwin nel 1859 nel libro L'origine delle specie, il meccanismo con cui avviene l'evoluzione e secondo cui, nell'ambito della diversità genetica delle specie, si ha un progressivo (e cumulativo) aumento degli individui con caratteristiche ottimali per l'ambiente in cui vivono.

In una palude, possiamo ipotizzare che prevalgano gli individui immuni, ad esempio, al morso della zanzara e alle patologie che può portare. Sarebbe molto interessante dal punto di vista scientifico poter approfondire questi dati.

Questo branco in libertà non è solo un problema di cui sbarazzarsi con la cattività, ma un'occasione per apprendere l'etologia equina da un branco in libertà, nella Regione Emilia Romagna, possibilmente con il benestare di tutte le istituzioni a valenza territoriale. 

Analizziamo innnazitutto il termine: la cattività è sempre buona cosa per animali nati bradi? Cattività è sinonimo di prigionia, servitù, schiavitù. E chi dovrebbero servire questi cavalli? Gli adulti hanno segni evidenti di zoppia e perirebbero di crepacuore in un box dopo anni e anni di libertà e scarso contatto con l'uomo. Chi li prenderebbe? 

Gente che poi, se non ne ha un utilizzo pratico a sella, o quando cessa di poter avere quell'utilizzo, se ne sbarazzerebbe mandandoli al macello, come fa oltre l'80% dei proprietari di equidi? Magari gli stessi che ora chiederebbero questi cavalli in adozione gratuita per "salvarli", posto di poterli "usare".

Cattività è anche segregazione dal loro ambiente naturale imposta dall'uomo agli animali selvatici, a scopo di studio o di diletto, ma anche di protezione.

Questo branco merita una chance di poter continuare a vivere la libertà, ponendo la cattività come ratio ultima per salvare loro la vita. Forse finirà così per assenza di alternative, una cosa dolorosa per loro, specialmente per gli adulti del branco senza precedente esperienza di domesticazione, che dovrebbero lavorare per meritarsi il cibo, per poi sparire quando inutili, come succede alla maggior parte dei cavalli domestici.

Insomma, ci potrebbe essere un destino migliore. Certo, una libertà relativa, come quella disponibile agli esseri viventi, umani o animali che siano, che vivono in ambiente antropico.

Dunque pur sempre una situazione di confino, con risorse non infinite, il controllo delle nascite, perché gli equidi presenti non siano superiori alla risorsa pascolo e perché non si debba ricorrere, come si fa con tanti branchi di selvatici in giro per il mondo, al fucile o alle catture per macellazione per ridurre il numero.

Questo è un sogno per questi cavalli, la tutela in libertà, che non sappiamo ancora se si potrà realizzare.

Ma intanto vorremmo raccontarvi l'interesse etologico profondo che stanno suscitando in noi.

46519361 2477498048957627 7488059160253169664 nPino e sullo sfondo Nerina

All'inizio erano diffidenti e divisi in 3 branchi con 3 diversi stalloni. Ma al loro interno c'erano due soggetti, un pony e una trotter, che l'uomo lo avevano già conosciuto e ne avevano apprezzato i possibili doni. Così, quando l'essere umano ha cominciato ad occuparsi di loro, il pony e la trotter (Pino e Nerina) hanno dato il là all'accettazione degli umani come fonte alimentare di integrazione, diventando così i leader del branco che si è unificato al nitrito: arriva il fieno, arrivano le mele, arrivano le carote, arriva del mangime.

Ci teniamo a precisare, in quanto alle granaglie, che trattasi di un mix concordato con equipe di veterinari inclusivo di nutrizionista, granaglie naturali, non lavorati di cereali, a basso contenuto proteico, secondo gli studi già fatti per i mustang americani in difficoltà, perché anche a loro viene somministrato mangime con la stessa quantità proteica decisa per i cavalli abbandonati nel Delta del Po a Valle Lepri. Questo alimento naturale al 100%, che è stato somministrato con gradualizzazione per arrivare alla dose già studiata (come frequenza di somministrazione e quantità), serve anche a creare un contatto con loro, un legame perché si possa sverminarli, rasare loro le criniere, spostarli altrove con la loro collaborazione volontaria, intervenire dal punto di vista medico... insomma, fa parte di un piano studiato e ricercato a basso impatto di violenza per la loro protezione, oggi e domani. 

Senza dimenticare che le femmine sono quasi tutte in gravidanza avanzata, partoriranno a gennaio o febbraio, e per le attuali normative non è possibile trasportare cavalle in stato di gravidanza avanzata, né sarebbe possibile trasportare in sicurezza puledri entro qualche mese di vita. Quindi, qualsiasi intervento di spostamento andrebbe fatto subito o procastinato ben oltre la data in cui questo terreno andrà all'incanto per asta giudiziaria.

Detto questo... il branco si è riunificato per poi dividersi nuovamente, stavolta in due filoni, arrivate le piogge e con una battuta di sospensione dei volontari che portavano alimenti, in primis il fieno, perché è rimasto ben poco pascolo in questa stagione (fieno proveniente per lo più da donazioni in natura di una collettività di associazioni/enti).

Siamo così contenti di poter studiare le loro dinamiche naturali, che vorremmo tenerli liberi ma tutelati, seguiti da equipe veterinaria, integrati gli alimenti nella stagione in cui il pascolo non c'è, etc.

Nelle dinamiche di branco si è potuto osservare l'isolamento di un puledro debilitato, che è andato a morire con maggiore dignità rispetto a quanto succede solitamente agli umani. Da solo. Secondo le leggi della natura. Certo, avessimo potuto l'avremmo soccorso, ma non siamo ancora arrivati al protocollo d'intesa con le autorità per gestire tutte le emergenze, e gli ingressi sino ad oggi sono stati contingentati. Stiamo parlando di un terreno privato, delimitato da cancelli e lucchetti, dove non è possibile entrare a proprio piacimento. E di equini in parte chippati, che almeno in teoria avrebbero un proprietario, benché si tratti di un ente fallito che ne ha disconosciuto la proprietà vendendo il terreno su cui pascolavano questi cavalli che nel nostro ordinamento sono "beni mobili".

Vorremmo concludere questa narrazione che abbisogna di continuità con una battuta positiva, abbiamo interessato 1 consigliere Regionale per un progetto di valorizzazione sul territorio dei cavalli, come risorsa e non come problema. Individuato un terreno demaniale congruo e ottenuto l'interessamento al progetto da parte di chi abbiamo interpellato in regione. Stiamo cercando di convincere il Sindaco che questi cavalli sono una ricchezza infinita di emozioni di cui il territorio non può e non deve privarsi e forse riusciremo a trasformare anche il Sindaco in un sussurratore di cavalli

Incrociamo le dita, a tutti piacciono i lieti fini. E la libertà sotto tutela sarebbe l'esito più rimarchevole. 

Presto nuovi aggiornamenti...

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