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Maniscalco, professione o arte? Ancora divisioni in corso

Chi ha cavalli conosce l'importanza della cura dei piedi e sa come interventi non qualificati per la manutenzione dei medesimi possano addirittura peggiorare le situazioni quando non azzoppare i cavalli.

Eppure, quella del maniscalco non è ancora obbligatoriamente una professione socio sanitaria che richiede la registrazione degli operatori presso la sanità pubblica, un albo di certificazione, l'obbligatorietà di corsi di aggiornamento e di un'assicurazione nel caso si facciano involontariamente danni.

E' un bel problema per determinare degli standard di qualità e controllo.

La certificazione dei maniscalchi è una disputa di lungo corso nel mondo del cavallo, dato che molti maniscalchi e pareggiatori si sono fatti sul campo, come arte, senza avere l'obbligo di conseguire un diploma presso una scuola professionale riconosciuta.

Agli occhi dell'avanguardia dei maniscalchi, l'arte e la scienza della podologia equina avrebbero oggi come oggi bisogno di una qualche forma di regolamentazione per garantire la protezione degli equini e quindi tutelare i loro proprietari migliorando gli standard e la qualità della cura dei piedi. Le conseguenze sono terribili, dicono, se l'industria non riesce a fare questo salto di qualità garantista per il futuro.

In passato non serviva, diventava maniscalco il figlio del maniscalco, o un garzone che lo seguiva ovunque, dopo un apprendistato lungo una vita. Oggi, chiunque può alzarsi alla mattina e professarsi maniscalco, anche se costui si è limitato a fare un corso della durata di un paio di fine settimana presso scuole private, non riconosciute, con ovvie conseguenze nefaste se l'intervento ai piedi è sbagliato per lacuna di educazione e di esperienza.

Le chiavi per migliorare la professione per i futuri praticanti, sono l'istruzione e la formazione professionale, standard minimi di pratica, test oggettivi e credenziali per permettere l'iscrizione ad un albo che riflettano le capacità e conoscenze dell'operatore professionale.

Chi è contrario sostiene che il libero mercato è più che sufficiente per determinare chi deve andare avanti e chi no, perché quella del maniscalco è soprattutto una professione per passaparola, basata sulla reputazione che si conquista con il lavoro fatto bene.

Più probabilmente la disputa riguarda motivazioni di tipo economico difficili da sbandierare apertamente. Dietro l'effigie dell'arte si nasconde la pratica di non rilasciare ricevuta. Se la professione del maniscalco fosse inquadrata legalmente, ogni maniscalco avrebbe l'obbligo di partita iva e di emettere ricevuta per ogni prestazione.

E, trattandosi di una professione sanitaria, avrebbe anche l'obbligo di assicurarsi per danni a terzi e via dicendo. I clienti insoddisfatti potrebbero infatti citare il maniscalco in civile per presunti danni.

Ma al momento sono ancora tutti "artisti" i maniscalchi, con annessi e connessi. E si sa, se affidi i piedi del tuo cavallo a un'artista di stalla, difficile poi poterlo citare in giudizio per danni alla salute del cavallo.

Eppure, in un mondo dei cavalli con sempre più gente improvvisata che mette su maneggi, si mette a insegnare equitazione, si mette a operare sui piedi dei cavalli, si mette a comperare cavalli senza avere le adeguate competenze di gestione, logica conseguenza dell'allontanarsi dai tempi in cui i cavalli erano bene comune collettivo, sarebbe forse necessario mettere dei punti fermi di riferimento per la tutela dei cavalli e dei loro proprietari. 

Voi cosa ne pensate? Rispondete al sondaggio qui sotto.

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