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Il cavallo che ha paura

Il cavallo che ha timore, impaurito, si nota perché dirige tutta la sua attenzione, sensi, verso ciò che ritiene un potenziale pericolo. Può scattare di lato, tentare di retrocedere, lo sguardo esprime ansia e il cavallo è pronto alla fuga se necessario. Se la fuga è impossibilitata, il nervosismo può essere più acuto, dando luogo a ballo sul posto, ballo in circolo, altri segnali di stress, come la coda che si muove ossessiva frustando l'aria, la sudorazione, gli scatti improvvisi. La frustrazione e la paura che permeano il cavallo, lo rendono più difficile da gestire. 

In natura, un cavallo fugge da ciò che lo spaventa, non è costretto a tollerarlo.

Il cavallo domestico può essere invece impossibilitato alla fuga. Se condotto alla lunghina, può puntare sui piedi per non incedere nella direzione voluta dal conduttore, tirare dal verso opposto, tentare di alzarsi sui piedi posteriori, tentare di sbarazzarsi dell'umano che lo trattiene per scappare, ponendo magari in essere dei rischi per se stesso o per altri: cose, persone o animali. 

Se impossibilitato alla fuga, e in cattiva relazione con il suo conduttore che in quel momento sta tentando di trattenerlo, può divenire aggressivo, tentare di calciare, ribellarsi, mordere. 

Se il pericolo è imminente e nulla sottrae il cavallo dalle sue paure, la situazione può peggiorare. I suoi occhi si rovesciano mostrando il bianco e comincia a sudare freddo, segno di terrore. 

Quando il cavallo è montato, può rampare, scartare, disarcionare il cavaliere per darsi alla fuga.

Se è legato, o altra situazione in cui comunque si vede alle strette e il pericolo che avverte incombe inesorabile, può entrare nel panico.

Un cavallo impanicato si definisce anche impazzito e, a quel punto, tutto è possibile, incluso che si faccia male da solo. 

E' importante non portare il cavallo in queste condizioni, fargli vincere con gradualità eventuali paure di cose e situazioni ignote che non rappresentano un reale pericolo, aggiustare la guida, prevenire la paura, rassicurare il cavallo e anche cercare di comprenderlo. Non reagire alla paura con aggressività e violenza, bensì con pazienza (per un cavallo qualsiasi cosa ignota può essere spaventosa), offrendo gli strumenti per superarla: sicurezza, calma, autorevolezza.

Quando si costruisce una relazione positiva, tale che l’umano possa diventare per il proprio cavallo un riferimento per la sicurezza, esso sarà meno incline a spaventarsi per un nonnulla, se non vede il conduttore a sua volta spaventato, irritato o fuori controllo. Per questo è importante imparare a controllare le proprie emozioni, prima ancora di tentare di controllare quelle del cavallo.

Si tratta di un animale da branco, dove le paure si diffondono come epidemie da soggetto a soggetto dello stesso clan familiare. Basta un soggetto in allarme, perché l'allerta si diffonda in tutta la mandria. Quando il cavallo è domestico, il suo branco può includere anche l'essere umano che dovrebbe essere la guida e punto di riferimento. E' perciò importante vincere in primo luogo le proprie paure, imparare a gestire il cavallo bene a terra e anche a sella, se si vuole equitare, prima di affrontare situazioni sconosciute, la strada, ambienti urbani con veicoli, persone, biciclette, fiere equestri e qualsiasi altro assetto nuovo e potenzialmente pieno di pericoli. 

Per un cavallo giovane e sdomo, tutto può essere un pericolo. Per questo vale sempre il principio: a cavallo giovane serve condutttore con esperienza. Se si è principianti, non ha senso portarsi a casa o in ambiente dove non si possa avere assistenza qualificata, un cavallo giovane, immaturo, poco socializzato al contatto con l'uomo e all'ambiente antropico.

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