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Il tarlo, una patologia del piede insidiosa

Quando il tarlo arriva fino in corona, la situazione è così grave che occorre contare anche sul fato per cavarsela. Quando il tarlo arriva fino in corona, la situazione è così grave che occorre contare anche sul fato per cavarsela.

Tarlo (Onicomicosi dell'Unghia)

DBXG2400È una forma sostenuta dall'Achorion Keratophagus, un fungo. 

Si insinua nei tramiti dei chiodi, oppure in piccole fratture o screpolature della parete dello zoccolo, demolendo lo stesso sotto la superficie.

L'unghia presenta segatura e fragilità. E' una patologia molto pericolosa, da prevenire innanzitutto. 

*Le condizioni della lettiera possono influire sull'insorgenza della malattia, in particolare un eccesso di umidità, un fondo di stabulazione fangoso (nel paddock) e una lettiera sporca e bagnata, possono essere condizioni favorenti.

*Alcune carenze nutrizionali possono altresì favorire l'indebolimento dell'unghia. 

*I soggetti che hanno unghie deboli e delicate possono essere colpiti più facilmente da questa patologia.

Se non si agisce nel modo giusto e per tempo, l'aggravarsi della situazione può provocare distacco della muraglia, e a seguire laminite, fino alla torsione della falange o peggio, con lo sfondamento della suola. Poiché la laminite, in stadi avanzati, è invalidante, è importante non trascurare il tarlo neppure dai primi segnali.

Questi possono evidenziarsi con una fessura in corrispondenza della linea bianca, visibile dopo aver tolto il ferro, in caso di cavallo ferrato.

Avere un buon maniscalco/pareggiatore è fondamentale per la diagnosi precoce del tarlo. Purtroppo, non tutti i podologi sono all'altezza di guarire questa malattia insidiosa, che richiede un approccio multidisciplinare, dove la sola cura periodica del piede da parte del professionista non basta.

Vanno rimosse le cause di fragilità dell'unghia, siano esse di habitat, di alimentazione, o altro. Quindi, come prima cosa, va fatta una diagnosi a tutto tondo, una correzione di gestione e, insieme, la cura dei sintomi. 

Disinfettare il piede, come unico approccio, non è sufficiente e rischia anzi di peggiorare le cose. Il tarlo solitamente va rimosso da un professionista del piede, che scavi a fondo per asportare la parte dell'unghia malata, poi l'unghia va rafforzata, isolata dall'umidità e dagli agenti aggressori. Non si è fuori dai pericoli insidiosi del tarlo, fino a che il piede non è tornato normale, sano, grazie alla ricrescita e ai pareggi progressivi.

Va infatti tenuto conto del fatto che il tarlo è potenzialmente presente ovunque a livello di spore nelle scuderie, ma attacca solo i piedi deboli. Fino a che questi presentano fragilità dell'unghia, non c'è disinfettante del piede che tuteli in modo definitivo.

Le cure devono essere quotidiane e partire dall'igiene del luogo di stabulazione, passando per un'alimentazione corretta, rimuovendo il tarlo e tenendo poi il piede pulito e poco permeabile a nuovi attacchi, non demordendo mai fino alla guarigione completa dell'unghia.

Altrimenti, si rischia di entrare in un circolo vizioso, in cui cure aggressive ma non tutelative dell'unghia la indeboliscono ulteriormente, fino ad esiti disastrosi.

Il tarlo non va assolutamente sottovalutato, una diagnosi tardiva e provvedimenti insufficienti, solo allopatici, non strutturali, possono finire per compromettere definitivamente la situazione.

Nella foto qui abbinata a fianco del testo, un caso grave di tarlo che ha provocato laminite e torsione della falange, invalidante in modo definitivo per l'impiego a sella del cavallo, dove poi le cure hanno dovuto essere sia strutturali, sia invasive, sia costose.

Prevenire è meglio di curare. No foot, no horse, mai dimenticarselo.

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