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Horse Angels

In natura, già ad un mese d'età, il puledro è pronto per avere delle sessioni di allontanamento dalla madre durante le quali giocare con i coetanei per sviluppare le competenze pratiche ed emotive che innalzeranno le sue possibilità di sopravvivenza e di posizionamento sociale nel branco. Il gioco è costituito da corse, simulazioni di lotta, competizioni virtuali, prendersi cura l'uno dell'altro con il grooming, soddisfacimento della curiosità verso ciò che è nuovo. 

Questo spirito giocoso persiste come il puledro cresce in età adulta, se gli è consentito da un habitat di allevamento adeguato e può essere, anzi, una chiave di successo nell'educazione del soggetto all'interazione con gli umani. Il cavallo giovane al quale è consentita un'educazione sotto forma di gioco, sarà più propenso a lavorare in modo cooperativo e a rispondere ai rinforzi positivi della formazione.

Se invece il gioco è represso, neutralizzato con il contenimento e le punizioni, anche nel tempo libero del cavallo, ci si può aspettare che ciò incida sul carattere dell'animale, andando a formare un soggetto più introverso ed ombroso. 

Il gioco più ambito di un cavallo è quello che può esercitare liberamente con un suo pari, cioè un altro cavallo, in ambiente consono come un recinto ampio a sufficienza per consentire le varie andature del cavallo in azione. I cavalli potranno inseguirsi a vicenda, stuzzicarsi in vari modi che non vanno percepiti, necessariamente, come azioni pericolose e intese a ledere seriamente l'un l'altro. Infatti, quando i cavalli sono equilibrati, abituati al gioco e a momenti di libertà, difficilmente diventano aggressivi a tal punto da farsi del male a vicenda.

Ciò non esclude che l'inserimento di due o più cavalli nello stesso recinto vada valutato e fatto in modo progressivo, con vigilanza sulle interazioni da parte di un responsabile nelle battute iniziali di confluimento negli stessi spazi di cavalli che tra di loro non si conoscono, o non sono mai stati insieme. Non tutti i cavalli saranno adatti a stabulare insieme e ci possono essere soggetti che hanno vissuto sempre isolati, per caratteristiche di impiego, che il gioco e la convivenza stretta con altri cavalli sembrano non gradirli o, anche, non accettarli. In questi casi andranno fatte delle scelte, valutando le affinità e sintonie, le simpatie e le antipatie, e approcci di maggiore gradualità nell'inserimento e appaiamento di cavalli per stabulazione sincronica. I cavalli possono comunque giocare insieme anche attraverso recinti prossimali e questa può essere la scelta migliore, quando si tratta di cavalli ancora attivi in impieghi equestri, per evitare che si imbranchino a punto tale da causare problematiche se separati per sessioni di lavoro.

Nessun cavallo dovrebbe essere privato del gioco, specialmente in età da puledro, perché la frustrazione da intrattenimento ludico può portare a diversi problemi. Il cavallo dovrà intrattenersi da solo magari in ambiente non adatto, sviluppando vizi o cattivi atteggiamenti poi difficili da debellare. Oppure diventerà apatico, ombroso, poco interessato a collaborare senza sproni ad attività che ritiene noiose. 

Analizziamo la situazione di un cavallo annoiato e frustrato. Un cavallo ad esempio confinato in box per una settimana intera, quando poi esce per essere montato, senza opportuno preliminare di sfogo, ci si può aspettare che sia come minimo difficile da cavalcare e che possa mettere in discussione il cavaliere. I cavalli abbisognano di esercizio regolare, di diversificazione di attività e di libero sfogo per essere equilibrati e pacifici per conto loro, e come vantaggio non trascurabile in umana, quando gli si mette la sella o li si mette al lavoro altrimenti. 

E' sempre buona norma dare a un cavallo che esce da un periodo di confino rigido il modo di sfogarsi in un recinto o tondino, prima di cavalcarlo, specialmente se l'obiettivo è ludico ricreativo, se il pilota è giovane e inesperto, se il contesto non è agonistico e la pressione non serve, anzi è un ostacolo. 

La psicologia del cavallo è assimilabile a quella di un essere umano da questo punto di vista. Più il cavallo ne fa, ne vede, ne assimila di situazioni ed esperienze, meno è pauroso, imprevedibile, stressato, irascibile, introverso e fragile. 

Per prevenire un eccesso di monotonia, magari alleviato solo da un'ora al giorno di duro lavoro "comandato", il recinto di sgambamento è salvifico e in mancanza di quello il proprietario dovrà inventarsi altri modi, possibilmente quotidiani, come uscire in passeggiata o altro, per alleviare ansia, frustrazione e noia del cavallo.

In alcuni paesi del mondo - per regolamento - non si può erigere o gestire un luogo di allevamento di cavalli senza gli opportuni spazi di sgambamento, perché le stalle siano attive e non luoghi di confino e prigionia. 

In Italia è dato ai proprietari e detentori fare le scelte opportune di benessere, non solo fisico, ma anche psicologico. Un cavallo al quale è consentito il gioco e libero sgambamento è sempre un soggetto più equilibrato e facilmente gestibile, sia a terra sia a sella. Per accettare questa realtà non è necessario essere dei romantici o animalisti idealisti, è sufficiente riconoscere l'ovvietà: il comportamento di un essere vivente è influenzato dall'habitat in cui vive e più questo è monotono e restrittivo, meno il carattere sarà aperto e solare.

Certo, non c'è solo il paddock a vivacizzare la vita di un cavallo. Tanto fa il rapporto con il suo proprietario, la conformazione della scuderia in quanto a luci, odori, suoni, ampiezza dei box, servizi attorno per movimentare i cavalli, vita nei corridoi, tipologia di persone e loro carattere con cui il cavallo interagisce, tempi di interazione.

Tutto questo dovrebbe essere un motivo supplementare per attardarsi ad acquisire un cavallo per comprendere se si hanno le possibilità di donargli una vita dignitosa. Sono tanti gli elementi da valutare e nessuno di questi va preso con superficialità, tanto più che l'equitazione è uno sport con insiti dei pericoli per l'incolumità del pilota e che il cavallo vive a lungo, ben oltre, spesso, la voglia di equitare del suo proprietario o le sue esigenze di crescita agonistica. 

Un'equitazione dal profilo puramente materialistico condanna il cavallo alla schiavitù, anche se ciò avviene contro le intenzioni e le premesse iniziali di chi si avvia all'attività. Solo un atteggiamento non menefreghista e non superficiale, attento anche ai bisogni del cavallo, eleva l'equitazione ad attività propedeutica anche alla crescita personale dell'essere umano.

La possibilità di gioco e interazione spontanea del cavallo può essere il metro di misura di quanto il cavallo sia libero, o viceversa schiavo. Un'ultima considerazione, nessuna persona che schiavizza una creatura vivente può essere libera spiritualmente. Schiavo e schiavista sono legati dalle stesse catene, cosa peggiore perché non si abbatte solo sul fisico, ma anche sullo spirito. 

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Il cavallo è un animale molto curioso e il suo bisogno di soddisfare la curiosità può essere la porta per un'educazione diversa dell'animale. Il limite di questa curiosità, che in tanti cavalli viene sopita innaturalmente, è l'eccesso di confino, che sia legato all'ambiente di vita o alla disciplina cui è sottoposto regolarmente, senza mai avere tempo da dedicare ai suoi istinti naturali di socievolezza con altri equini e al soddisfacimento della curiosità naturale. 

Ovviamente l'enfasi maggiore del cavallo va nella direzione della ricerca di sicurezza, dunque qualsiasi cosa nuova, benché lo incuriosisca, se non è catalogata immediatamente come potenziale minaccia, il cavallo la iperscruta con gradualità, un passetto alla volta, come volersi accertare che nulla di sgradito possa venire da quella direzione. Il cavallo mette in moto tutti i suoi sensi per comprendere la novità nel suo contesto: vista, udito, tatto, odore sono il vettore di avvicinamento. Qualsiasi cosa nuova deve essere identificata e catalogata prima di essere accettata.  Se gli viene negato di scrutare la novità per accettarla, il cavallo potrebbe presentare un risentimento e andare in opposizione. 

Sbagliano dunque quegli umani che vogliono imporre la novità bruscamente senza tollerare che la curiosità del cavallo sia prima soddisfatta e possono aspettarsi che quell'animale non abbia con costoro una relazione di fiducia costruttiva, se le maniere di relazione sono sempre brusche e impazienti, senza consentire al cavallo di esprimere la sua natura animale. 

Se il cavallo è incapace o impossibilitato, su base quotidiana, di fare le sue associazioni mentali per classificare persone, ambiente, attività, novità, diventerà un cavallo ombroso, diffidente nei confronti di tutto e tutti, con facile propensione al panico e all'irascibilità ingiustificata. 

Lasciare che la curiosità del cavallo agisca come vettore di conoscenza, di socializzazione, di educazione alla novità e di accettazione di essa, è la strategia migliore per elaborare una relazione il più possibile collaborativa con il cavallo, dove la sua volontà, i suoi istinti naturali, possono avere una parte in causa.

Relazione significa due o più esseri viventi che si mettono in gioco, esprimendo ciascuno la sua individualità. Troppi cavalli sono resi disequini da gestori interessati solo a se stessi e incapaci di costruire relazioni autentiche, ma solo rapporti di schiavitù con l'animale oggetto.  

I cavalli tendono a catalogare anche le persone. Quelle con cui è possibile relazionarsi e quelle che sono costretti, spesso di malavoglia, a tollerare per la sopravvivenza. Peccato che non possano essere aboliti tutti gli impieghi di cavalli, o radiati tutti i detentori, ove non c'è rispetto dell'animale e della sua natura intima. Quello che si può fare, invece, è educare le persone a comprendere la differenza tra rispettare e non rispettare la psicologia equina e le conseguenze: i rapporti cioè di causa ed effetto.

Il cavallo giudica e dà valore alle persone per quello che meritano dal suo punto di vista e si comporta differentemente a seconda di chi ha davanti. Anziché gare al cavallo più schiavo, sarebbe interessante lanciare gare al proprietario più apprezzato dal cavallo. I cavalli non mentono e sono il miglior giudice di quanto valga un essere umano dal punto di vista dell'apprezzamento equino.   

In qualsiasi ambiente sia immesso il cavallo, tutti i suoi sensi entrano in aperta vigilanza e tutto il suo corpo e il suo spirito rispondono allo stimolo dato. Ne consegue che anche il posto ha la sua rilevanza per il benessere psico-fisico del cavallo. Cosa vede l'animale intorno a sé? A quali stimoli uditivi è sottoposto? Quali sono gli odori che imperversano nella sua casa abituale? Tanti sono gli accorgimenti possibili per migliorare l'habitat del cavallo e la sua risposta agli stimoli, per evitarne lo stress eccessivo, per circondarlo di bellezza e armonia e perché possa rispondere agli stimoli positivi diventando un cavallo sereno ed equilibrato, quale ogni proprietario desidererebbe ma non ogni proprietario è in grado di conquistare, se non fa attenzione a tutto quanto circonda il cavallo e alle relazioni cui è il cavallo è costretto a soggiacere, con piacere o suo malgrado, visto che non è dato al cavallo scegliere dove vivere e con chi vivere.

Un test che si può fare è questo. Portare un cavallo in un paddock e lasciarlo libero in esso, ponendosi però l'umano all'interno del paddock stesso con un oggetto nuovo (ad esempio una palla da gioco per cavalli). Se il cavallo non vi è mai stato in quel paddock, affinerà i sensi per comprendere la situazione. Se è un cavallo che soffre di contenimento eccessivo potrebbe darsi allo sfogo per qualche minuto, ma se si sente sicuro e il posto gli piace, se il paddock non ha erba a distrarlo con altre priorità, dovrebbe infine procedere in direzione dell'umano, se quell'umano gli regala pace e sicurezza. Se decide di non farlo e rimane sulle sue, anche chiamato, potrebbe averne avuto abbastanza di esperienze negative con gli umani o essere un cavallo al quale la curiosità è stata sopressa con un tipo di gestione disequina, mirata unicamente a soddisfare i bisogni del detentore e indifferente alla felicità del cavallo. 

Un cavallo non curioso è disequino. La misura della curiosità di un cavallo è direttamente proporzionale alle capacità dell'umano suo proprietario di relazionarsi all'animale nel rispetto etologico della specie. Attraverso la disamina dello stato dell'arte della curiosità in un equino possiamo comprendere il suo passato e capire quanta pazienza ci vorrà per recuperarlo e riabilitarlo, nel caso si vagliasse l'ipotesi di riscattare l'animale. Certo, gli si farebbe un immenso favore, specialmente se il cambio di mano va verso una relazione completamente diversa che poggia su basi relazionali dalla parte del cavallo.

Un cavallo ombroso, disequino, in cui la curiosità è stata soppressa e repressa a lungo, non va trattato come un cavallo stupido o ignorante, né punito. E' un cavallo spiritualmente ferito e reso incapace, da umani stupidi, ignoranti o cattivi, piuttosto che da persone che vedono quella creatura vivente solo come un oggetto da sfruttare per il proprio tornaconto, di dare il meglio di sè dal punto di vista relazionale. E' il caso di prenderselo quel cavallo? Se si vuole salvarlo sì, ma occorre sapere che non sarà un percorso semplice quello della riabilitazione. Non si tratta di un cavallo da portarsi a casa e a cui chiedere... ma di un cavallo da portarsi a casa e a cui dare.

Quando a un cavallo è stato tolto molto, per controbilanciare bisognerà dargli molto per riportarlo in equilibrio. Riabilitare spiritualmente un equino non è nelle capacità e competenze di tutti, ma è possibile farsi aiutare da persone qualificate in psicologia e relazioni positive con equini. 

Scegliete un buon posto dove tenere il vostro cavallo, perché anche l'ambiente conta e difficilmente una persona è abbastanza forte da essere il faro che da solo spazza via tutte le ombre nella vita di un cavallo, tanto da annullare qualsiasi influenza negativa che deriva dall'ambiente in cui il cavallo abitualmente vive. 

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Giovedì, 16 November 2017 11:11

La memoria nel cavallo

I cavalli, come gli umani e altri animali, hanno diversi sistemi di memoria che consentono loro di memorizzare le informazioni e le esperienze di vita. Il fatto di utilizzare un tipo o l'altro di memoria dipende però da una varietà di fattori, questi ultimi non sempre controllabili dall'essere umano, essendo collegati all'età, allo stato di salute, all'ambiente, al livello di stress e ad altri parametri soggettivi nella vita del cavallo. 

Tutto questo è emerso anche dallo studio di Ludovic Calandreau, PhD, del Dipartimento dell'Istituto nazionale di ricerca agricola francese di Fisiologia della riproduzione e dei comportamenti, in Nouzilly. Calandreau ha presentato i sistemi di memoria equina alla Conferenza della International Society for Equitation Science del 2016, svoltasi dal 23 al 25 giugno a Saumur, in Francia.

La memoria non è una "funzione unitaria", ha ricordato Calandreau, il che significa che il cavallo non può immagazzinare l'appreso in un comparto singolo del cervello e accedere a tali informazioni in un momento successivo quando è necessario. I ricordi sono immagazzinati in vari modi e attraverso vari canali in diverse parti del cervello. Come e dove si verifica l'archiviazione può cambiare in modo significativo la risposta del cavallo in una situazione o nell'altra.

I cavalli, ad esempio, potrebbero memorizzare informazioni su un nuovo compito da svolgere in un processo mentale di base: in altre parole, una semplice associazione stimolo-risposta automatico. Ma, a seconda delle loro precedenti esperienze, della loro età, del loro stato mentale, del loro livello di stress e di altri fattori ambientali, potrebbero immagazzinare i ricordi di questo compito attraverso un processo mentale di tipo più complesso. Calandreau parla di memoria di base, memoria spaziale e memoria relazionale, quindi di associazioni tra segnali, oggetti ed eventi per formulare la risposta ad uno stimolo. Capire la differenza è importante perché l'uso di alcuni sistemi di memoria consente all'animale di dare risposte flessibili, mentre altri no.

Quindi quale sistema utilizza il cavallo in uno scenario particolare? È quasi impossibile dirlo o controllarlo, sostiene Calandreau. "Le prestazioni della memoria o il compito ricordato non ci informano automaticamente su quale sistema di memoria è stato impegnato in una specifica mansione", ha affermato. Per determinare queste informazioni, è necessario condurre test comportamentali specifici.

Staccandoci dalla ricerca citata, parlando tra persone di cavalli, la cosa certa è che le esperienze negative generano blocchi di apprendimento, mentre quelle positive predispongono a progressi di apprendimento più rapidi.

Facciamo un esempio pratico. Un cavallo obbligato contro volontà a salire sul mezzo di trasporto, e non senza qualche difficoltà, potrebbe essere terrorizzato da quel momento in poi a salire e potrebbe volerci una rieducazione apposta che non è detto che vinca tutte le contrarietà del cavallo a salire. Un cavallo che la prima volta è educato correttamente, senza forza, senza incidenti di percorso, senza dolore a salire sul mezzo, affronterà il trasporto da quel momento in poi senza particolari problemi. Se anche capita un episodio di trasporto non esemplare, la memoria a lungo periodo - positiva- salverà il soggetto da sviluppare blocchi emotivi al trasporto per un solo episodio negativo. 

Da tutto questo si evince che l'educazione costruttiva, non violenta, intelligente, è lo strumento migliore, nel lungo periodo, per avere a che fare con i cavalli in un ambiente sereno e con rischi di farsi male minimizzati. Apprezzare il tipo di memoria del cavallo, accettare con pazienza di relazionarcisi in modo positivo, dà vita a percorsi di training di maggiore successo rispetto al partire dalla posizione che i cavalli sono esseri testardi e ignoranti da piegare con la forza. 

Va inoltre ricordato che la memoria del cavallo è operativa in tutti gli assetti, che siano quelli sportivi, affettivi, di lavoro o altro. A questo proposito, citiamo qui un'ulteriore ricerca, secondo la quale i cavalli non solo ricordano le persone che li hanno trattati bene, ma capiscono anche le parole meglio del previsto, secondo un nuovo studio condotto dalla ricercatrice etologa Carol Sankey dell'Università di Rennes. 

Secondo la ricerca, possiedono "memorie eccellenti", consentendo ai cavalli non solo di ricordare i loro amici umani dopo periodi di separazione, ma anche di ricordare strategie complesse di risoluzione dei problemi per dieci anni o più. Il legame con l'uomo è probabilmente un'estensione del comportamento del cavallo in natura, dal momento che i cavalli danno valore ai propri parenti e amici e sono anche aperti a nuove conoscenze non minacciose.

"I cavalli mantengono legami a lungo termine con diversi membri del loro gruppo familiare, ma interagiscono anche temporaneamente con membri di altri gruppi quando formano branchi", ha spiegato Carol Sankey, che ha guidato la ricerca e il suo team e il cui lavoro è stato accettato per la pubblicazione sulla rivista Animal Behavior. In particolare, l'etologa e i suoi colleghi hanno studiato 20 anglo-arabi e tre cavalli da sella francesi stabili a Chamberet, in Francia. Gli scienziati hanno testato quanto bene i cavalli ricordassero un allenatore e le sue istruzioni anche dopo una separazione fino a 8 mesi.

Il programma di addestramento per i cavalli consisteva in 41 passaggi associati alla cura e all'assistenza medica di base. Ad esempio, i cavalli dovevano rimanere immobili in risposta al comando verbale "resta!". I cavalli dovevano anche alzare i piedi, tollerare un termometro inserito nel retto e altro ancora. Quando un cavallo reagiva come istruito, l'allenatore lo premiava con del cibo. Con ricompense gustose, i cavalli "hanno mostrato comportamenti più "positivi" verso lo sperimentatore, come l'annusare e il leccare", hanno scritto i ricercatori. I cavalli fanno questo come un segno di affiliazione l'uno con l'altro, quindi non erano necessariamente solo alla ricerca di più cibo. Gli scienziati hanno aggiunto: "I cavalli addestrati senza rinforzo positivo hanno espresso da quattro a sei volte più comportamenti 'negativi', come mordere, calciare, presentare comportamenti minacciosi.  Inoltre, dopo otto mesi di separazione, i cavalli addestrati con i premi del cibo gravitavano verso lo stesso sperimentatore. I cavalli sembravano anche accettare nuove persone più facilmente, a indicare che avevano sviluppato una "memoria positiva per gli umani" in generale.

"Dai nostri risultati, sembra che i cavalli non siano diversi dagli umani (in termini di insegnamenti di rinforzo positivo)" afferma la ricercatrice. "Si comportano, imparano e memorizzano meglio quando l'apprendimento è associato a una situazione positiva."
Mentre le persone spesso addestrano i cani in questo modo, usando anche comandi verbali, Sankey e il suo team sottolineano che "la maggior parte del training in equitazione è basato su sensazioni tattili - pressione da imboccatura e briglie, movimenti delle gambe dei cavalieri, variazione di peso in sella." Poiché "i cavalli sono in grado di imparare e memorizzare le parole umane", e possono sentire la voce umana meglio di quanto possano fare i cani, a causa del loro particolare campo uditivo, gli scienziati sostengono che i formatori potrebbero avere più successo incorporando comandi verbali nei programmi di addestramento dei cavalli.

Distaccato dalla ricerca citata, ricordiamoci infine che l'equitazione è uno sport catalogato tra quelli pericolosi e che i cavalli sanno essere molto clementi, ma non dimenticano mai. Un motivo in più, nell'addestramento, per scegliere di stare dalla parte del bene, visto che non si potrà mai controllare l'ambiente al 100% e in qualsiasi momento una distrazione può provocare il risentimento del cavallo e la sua decisione di come darsi alla fuga avere conseguenze, anche pesanti, sul pilota. 

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Mercoledì, 01 November 2017 08:48

In adozione, 4 anni, maschio

4 anni, trottatore, presenta una lesione al tendine in via di guarigione,  in corso di castrazione, non ancora messo a sella, adottabile a breve, solo passeggiate, per candidarsi compilare l'apposito modulo. Si trova in Emilia Romagna.

Mercoledì, 01 November 2017 08:20

In adozione, 19 anni KWPN

19 anni, olandese, castrone, bravo. In adozione per passeggiate o monta in piano leggera (ha una formella al ginocchio) a unica persona, privato, non scuola, con possibilità di stabulazione anche in paddock. Il cavallo si trova in Toscana. Per candidarsi compilare l'apposito modulo.

Mercoledì, 01 November 2017 08:18

In affido equini da sequestro

Per prossimo sequestro si cercano famiglie affidatarie con competenze, tempo e risorse per la riabilitazione di equini provenienti da disagio, abbandono o maltrattamento. 

Domenica, 29 October 2017 10:47

Il 69 con turbo a matrice cavallo

Il cavallo non è l'animale più veloce esistente in natura, per quanto sia uno di quelli con una migliore performance tra velocità e resistenza. I cavalli raggiungono una velocità massima che è stata valutata nello standard di 69km/h quando mettono "il turbo" e galoppano a tutta potenza.

Domenica, 29 October 2017 10:20

Impennate e sgroppate

Con le prime si intendono cavalli che si alzano in piedi sulle zampe posteriori, con le seconde si intendono cavalli che alzano il posteriore per calciare con le zampe reggendosi sugli anteriori. Queste azioni possono essere condotte per gioco o per sfida. Cavalli che eccedono in questi comporatamenti di sfida per disarcionare il cavaliere, che mettono alla prova il pilota, sono definiti come cavalli difficili (ma alle volte bisognerebbe concludere che la colpa è del cavaliere). 

Domenica, 29 October 2017 10:07

Nostalgia della stalla

Può capitare, separando cavalli tra di loro amici, che si chiamino a vicenda e che possano diventare nervosi o ansiosi di tornare insieme. Quando questo accade, si dice che i cavalli sono "imbrancati" o che hanno nostalgia della stalla. 

Un nuovo studio, presentato a Fieracavalli 2017, mostra il volto dell'equiturismo italiano, un business in crescita ma ancora indietro rispetto ad altre nazioni che puntano su questo orientamento.

L’analisi elaborata da Ciset (Centro internazionale di studi sull’economia turistica), Università Ca’ Foscari e Regione Veneto, evidenzia che il settore è trainato da nuovi appassionati non esperti, che considerano il cavallo anche un vettore per il trekking alla scoperta di paesaggi e dell’enogastronomia locale.

Tre cavalieri su quattro italiani, interessati all'equiturismo, non sono definibili tra i soggetti esperti e dunque prediligono passeggiate in sicurezza, semplici e suggestive e magari con qualche fermata per eventi o degustazioni.

Sempre secondo questo nuovo studio, per la sua attività il turista a cavallo spende in media 55 euro al giorno, a cui si aggiungono i costi di altri servizi come la ristorazione e l’alloggio. Costi non eccessivamente elevati visto che solo il 22% degli intervistati da Ciset, ritiene la questione economica un ostacolo per la pratica. È piuttosto la sottovalutazione del turismo equestre da parte dell’offerta italiana a impedire lo sviluppo ulteriore del comparto (78%), seguita dalla scarsità dei percorsi attrezzati (46%) e dalla ridotta percezione del nostro Paese come meta del turismo equestre (44%).

I dati sono emersi nel corso della presentazione del Master europeo di “Turismo Equestre”, un percorso realizzato in collaborazione con Ciset-Cà Foscari Università di Venezia e E.A.R.T.H. (European Academy for Rural Territories Hospitality).

  • Anche nell’ottica dei programmi U.e. di sviluppo territoriale 2020, il master citato verte sulle sequenti tematiche: 

    come puntare su prodotti di nicchia come il turismo equestre per sviluppare economicamente alcune comunità
    gli investimenti pubblici/privati per una nuova economia attraverso lo sviluppo del turismo equestre
    le fattorie didattiche come vettore del turismo equestre
    le buone pratiche  per favorire lo sviluppo e il potenziamento del turismo equestre
    le comunità di appassionati sul web: blog, gruppi nei social media, etc. come canale di diffusione e promozione

Non va in ogni caso dimenticato, secondo Horse Angels, che l'equiturismo perché lanci l'Italia come meta appettibile a livello internazionale non deve dimenticare la responsabilità e l'etica. Troppo spesso, ancora, secondo la nostra personale opinione, questo tipo di attività dura da maggio a settembre e produce la morte per macellazione dei cavalli a fine stagione... perché mantenerli nella stagione "morta" sarebbe troppo oneroso per parte degli addetti (gli stagionali).

Se l'Italia è ancora indietro come turismo equestre rispetto ad altre nazioni più gettonate, va anche confrontato il fatto che in quelle nazioni il cavallo è un animale prevalentemente d'affezione e la sua macellazione è tabù. Chi spende soldi per viaggi a cavallo non vuole trovarsi davanti cavalli deperiti, scarti di altri impieghi e prossimi alla macellazione a fine stagione.

A dimostrazione di ciò, possiamo riferire la nostra esperienza: Horse Angels riceve abitualmente, durante la stagione estiva, le lamentele dei turisti stranieri, specialmente di matrice anglosassone, su alcune realtà di equiturismo italiane ancora non improntate al benessere integrale degli equidi e alla considerazione dei valori che stanno dietro al turista straniero disposto a spendere per viaggi a cavallo.

 

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