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Horse Angels

Un uomo di 78 anni, pensionato di Campomarino di nome Michele Florio, stava assistendo a una tradizionale corsa di cavalli e bovini in un paesino del foggiano, Chieuti. Prima è stato travolto da un cavallo scosso (senza fantino), poi da un carro. La procura ha aperto un’inchiesta.

I carabinieri dovranno accertare se siano state osservate tutte le misure di sicurezza o se sia trattato di un incidente fatale imprevedibile.

La manifestazione, nota anche come ‘Carrese‘, è da anni bersaglio delle associazioni animaliste, poiché assimilata a palii e altre manifestazioni storiche con equidi, dove notoriamente gli incidenti sono assai frequenti e quando capitano, differentemente da questa ultima edizione della Carrese, 9 volte su 10 la vittima è il cavallo.

La Carrese di Chieuti in particolare, ha fatto emergere negli anni diverse criticità, tanto che anche il Sindaco, per quello che si evince dalla cronaca esposta sui fatti, Diego Iacono, qualche giorno in anticipo sulla manifestazione aveva emesso un avviso alla cittadinanza affinché la Carrese fosse rispettosa “della tutela e del benessere degli animali e della sicurezza pubblica”, sottolineando che uno degli aspetti critici delle passate edizioni era stata “la presenza indisciplinata” di spettatori poco consapevoli dei rischi connessi a una manifestazione del genere, nonostante specifiche ordinanze di divieto. Più in dettaglio, era stata segnalata la presenza ”di numerosi motoveicoli non autorizzati circolanti in prossimità della cavalcata e tra i carri, costituenti un pericolo potenziale per l'incolumità dei coinvolti.

Il primo cittadino aveva invitato ad osservare le disposizioni, le ordinanze, gli avvisi e “in particolare la disposizione relativa al divieto assoluto di transito di motoveicoli, ciclomotori, cavalieri coi rispettivi cavalli, non inclusi nell’elenco dei partecipanti alla Carrese ecc., sull’intero percorso della manifestazione”.

Dal video allegato (vedere a fondo pagina), che riprende il momento della tragedia, si evince che il tracciato della corsa non era delimitato da barriere di protezione per il pubblico. Invece, secondo Horse Angels, oggetto dell'Ordinanza ministeriale che disciplina le manifestazioni storiche con equidi, è anche la pertinenza del tracciato per l'incolumità di tutti, persone e cavalli, dunque la congruità del fondo, così come del percorso.

Per questo motivo, stante che lo Statuto di Horse Angels specifica la difesa della legalità negli impieghi equestri, abbiamo predisposto un esposto alla procura di competenza, per sottolineare che queste manifestazioni, se sono pericolose, sono anche illegali, e vanno vietate.

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E' esploso un caso all'ultima tappa del Longines FEI World Cup di Parigi, qualche giorno fa, dove un cavallo è stato visto saltare in modo così stravagante che molti si sono chiesti se l'esuberanza fosse legittima o il risultato di tecniche di addestramento discutibili o addirittura illegali.

Il cavallo, a nome Admara, un castrone di 13 anni cavalcato dal colombiano Carlos Enrique Lopez Lizarazo, è stato lo spunto del dibattito. Cavallo che un tempo fu di Emanuele Gaudiano, un italiano.

Sul discorso delle compravendite di cavalli come oggetti, già di per sè discutibile, sappiamo già che gli atleti professinisti non si tengono i cavalli fino a morte naturale. Vietato affezionarsi, cavalli come motociclette, si rompono li rottamano, vincono li vendono. Almeno che li trattassero bene, eppure neanche questo è scontato, perché a un cavallo al quale è vietato affezionarsi, diventa lecito applicare qualsiasi marchingegno, legale o meno, pur di vincere. Solo i soldi e la "gloria" contano, il resto sono favole che spesso vengono raccontate al pubblico per fingere una sensibilità affettiva, nei confronti dei cavalli, che il più delle volte manca del tutto negli atleti professionisti (quelli che campano sulle spalle e sulla pelle dei cavalli, per intenderci).

Tornando ad Admara. Alla conferenza stampa dopo la sessione di salto ostacoli, Susanna Cottica, una giornalista italiana, si è indignata per i salti effettuati da Admara durante il suo round. Ha sostenuto che non si doveva essere indulgenti sulla prestazione del cavaliere, riferendosi alle stinchiere posteriori indossate dal cavallo. Strette in eccesso, questi dispositivi causano un'influenza sproporzionata sull'azione di un cavallo su un salto.

Inoltre, qualsiasi dispositivo del genere, può mascherare gli effetti del "barramento", una pratica di sevizie, nell'addestramento di cavalli al salto, per cui si infligge dolore agli arti dei cavalli, in modo che al salto successivo li tengano maggiormente sollevati. I trucchi per farlo sono tanti, inclusi prodotti chimici abrasivi, puntine metalliche inserite all'interno delle stinchiere, barriere chiodate, sollevamento dell'ostacolo mentre il cavallo salta e ogni genere di malizia pur di ottenere il risultato desiderato, incuranti del dolore che si cagiona al cavallo e del fatto che tali metodi andrebbero debellati come maltrattamento e chi li utilizza debitamente punito.

Sempre su Admara, il regolamento imporrebbe che il cavallo fosse controllato immediatamente dopo la prestazione e che il cavaliere non possa rimuovere l'equipaggiamento che il cavallo indossa fino a controllo avvenuto. Questa è stata una regola per diversi anni. Le stinchiere vengono rimosse durante questo processo ed esaminate per tutto ciò che potrebbe "incoraggiare" il cavallo a saltare più in alto. Ad esempio, gli inserti elastici per l'effetto pizzico o gli oggetti appuntiti che farebbero male a un cavallo se colpiscono un ostacolo con quella parte della gamba. Lo steward dovrebbe anche controllare che le stinchiere non siano eccessivamente tese. Ciò significherebbe che qualsiasi violazione relativa all'abbigliamento di Admara avrebbe dovuto essere rilevata. La penalità per l'infrazione è la squalifica, quindi in questa occasione, non essendo successo nulla, o non è stato rilevato alcunché di significativo o l'assistente non ha controllato. 

A seguito delle polemiche, John Roche della FEI ha detto che per il futuro è previsto il divieto di stinchiere, dal 2021. La nuova normativa entrerà in vigore secondo scadenze differenziate: dall’1 gennaio 2019 per i concorrenti pony, children, amatori e veterani; dall’1 gennaio 2020 per juniores, young rider e under 25; dall’1 gennaio 2021 per tutte le categorie di concorrenti indistintamente. Perché? Perché fino al 2020 sono in corso le qualifiche per le Olimpiadi di Tokyo: la spiegazione addotta dalla Fei è infatti quella di non voler modificare le condizioni dello sport durante il ciclo olimpico, visto che la prima tappa di qualificazione per Tokyo 2020 è prevista per settembre 2018.

Noi aspettiamo ancora che la FEI renda illegale ogni genere di diavoleria che possono utilizzare gli atleti umani per mascherare il fatto che la relazione è a zero e la coercizione è a mille.

Nel frattempo, va detto che gli sport equestri sono sempre più contestati alle Olimpiadi e da più parti, in quanto:

a) non sarebbero uno sport per umani (ma per animali, e gli sport di animali non sono ammessi alle Olimpiadi, altrimenti potrebbero ammettere anche le gare di dog agility... per dire);

b) non sarebbero uno sport inclusivo (per competere a certi livelli, devi essere molto ricco, mentre le Olimpiadi si sono sempre caratterizzate per essere popolari, accessibili a chiunque, umano, abbia caratteristiche fisicamente eroiche. Di eroico nell'equitazione olimpica c'è solo il conto in banca dei proprietari di cavalli, spesso eredi di fortune, non patrimoni che tali persone hanno contribuito a costruire da sé. In pratica funziona così: se sei ricco ti comperi il cavallo migliore, incluso il clone di un campione, ci piazzi sopra il cavaliere più quotato e vai. Pensiamo solo se alle Olimpiadi fossero ammessi i cloni di Bolt, per l'atletica, sarebbe la fine della competitività e persino le Chiese, o almeno la Cattolica, griderebbero allo scandalo e chiederebbero che i 100 mt di velocità in piano, per umani, fossero estromessi dalle Olimpiadi. Ma visto che si tratta di cavalli, per i quali sono ammessi i cloni, lo scandalo è minore. Del resto sono ammessi anche i cloni di biciclette alle Olimpiandi, le "omologate", ed è evidente che al cavallo degli sport equestri non è riconosciuto lo status di essere senziente, ma quello di motocicletta per ricchi).

Tu come la pensi? 

Rispondi al sondaggio della settimana presente a fondo pagina.

Rispetto a una decina di anni fa, quando tutti i procedimenti giudiziari per corse clandestine di cavalli in Sicilia, avevano la quasi certezza di prescrizione, le cose stanno cambiando. Complice forse anche il turismo, che da qualche anno a questa parte conosce un momento felice per l'isola, e che impone maggiore severità nei confronti dei reati contro gli animali, per la sensibilità maggiore dei turisti nei confronti di certi temi. Eh già, perché fino a qualche anno fa, quando la Sicilia non era ancora una delle mete balneari estive più gettonate, poteva capitare che facevi la denuncia, e che ti rispondessero che si trattava di una tradizione, non di un reato (è capitato anche a noi di Horse Angels, di denunciare e sentirci rispondere da ufficiali di p.g. che tale reato, per la Sicilia, non era, qualche anno fa, considerato tale... in quanto tradizione accettata dai locali). La voglia di rilancio economico, di tipo turistico, quando è responsabile, può essere anche fonte di superamento di tradizioni ingiuste e penalmente rilevanti, come nel caso citato.

I fatti

Messina. Procedimento noto come "Piste di sabbia". I giudici hanno ratificato le decisioni di primo grado riguardanti il processo che aveva svelato il business legato alle gare di cavalli in alcune strade di Messina. L’operazione “Pista di Sabbia”, condotta dai carabinieri nel 2011, è una delle tante indagini sulle competizioni con gli animali lungo alcune strade cittadine, un fenomeno che non è stato ancora debellato.
La Corte d’Appello (presidente Francesco Tripodi) ha confermato per tutti  gli imputati la sentenza di primo grado. In particolare, i giudici hanno confermato la condanna per Salvatore Mangano, Placido Siracusano, Antonino Tricomi, Davide Tricomi, Santo Currò, Francesco Tricomi, Salvatore Tricomi, Carmelo Scotto, Mario Di Bella e Antonio Romeo.I giudici hanno retrodato la condotta fino ad aprile 2011. Per quanto riguarda Romeo, i giudici hanno revocato la confisca di un immobile sequestrato dai carabinieri il 29 aprile 2011. Il processo di primo grado si era concluso il 7 ottobre 2015. All’epoca, il Tribunale aveva condannato Placido Siracusano alla pena di 5 anni e 6 mesi, Antonio Romeo, Antonino Tricomi e Davide Tricomi 4 anni e 4 mesi  ciascuno, Salvatore Tricomi a 3 anni e 3 mesi. Inoltre erano stati condannati Francesco Tricomi ad un anno di reclusione e Carmelo Scotto a 2 anni. Infine Santo Currò  ad un anno e 10 mesi, Salvatore Mangano ad un anno e 5 mesi e Mario Di Bella ad un anno ed un mese. A sostenere le ragioni della difesa, gli avvocati  Alessandro Billè, Salvatore Silvestro, Andrea Schifilliti, Tancredi Traclò e Antonello Scordo. Numerose le gare interrotte da blitz a sorpresa nel corso dei cinque anni di indagine che hanno sollevato il velo anche sul giro di scommesse che sta dietro alle corse e sui maltrattamenti subiti dagli animali. Nell’inchiesta finirono anche alcuni veterinari. Secondo l’accusa, c’era un’organizzazione dietro le competizioni clandestine di cavalli, ed ognuno aveva un ruolo c’era chi si dedicava all’acquisto dei cavalli, chi si occupava degli allenamenti. Numerose le gare interrotte dai blitz dei carabinieri che però non hanno fermato questo fenomeno.

Altra nota positiva, dei tempi che cambiano, Horse Angels si è recentemente costituita in un procedimento, sempre a Messina, per corse clandestine di cavalli. Articolo di riferimento. In passato avevamo tentato più volte di costituirci in Sicilia per corse clandestine di cavalli ed era sempre parso un ostacolo difficile da superare. Non più. Segno che i tempi stanno cambiando e che forse sarà possibile eradicare questo fenomeno dall'Italia. 
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Poco più di una dozzina di cavalli delle montagne di Vallerotonda, in provincia di Frosinone, sono stati trovati positivi all'anemia infettiva equina.
Apparterrebbero a 8 allevatori della zona. L'anemia infettiva è una malattia virale propria degli equini a bassa mortalità caratterizzata da febbre ricorrente e debilitazione progressiva dell'animale. Non si trasmette all'essere umano, ma secondo le attuali normative, obbliga gli equidi infetti ad abbattimento o isolamento, perché gli insetti vettori non la trasmettano poi a capi sani. 
Per questo il sindaco di Vallerotonda, Gianfranco Verallo, ha emesso una ordinanza contingibile e urgente rivolta a tutti gli allevatori locali «a sottoporre tutti i capi di bestiame ai prelievi previsti» e per «vietare il libero rilascio di animali al pascolo fuori dal periodo previsto senza la registrazione degli stessi all'anagrafe animale». Inoltre, il primo cittadino impone di effettuare «immediatamente e periodicamente - si legge nell'ordinanza - le necessarie operazioni di pulizia e di manutenzione sia del ricovero animali, che del terreno circostante in modo da ripristinare e mantenere costantemente condizioni igieniche soddisfacenti».
Lo scopo è quello di evitare il diffondersi di focolai. «L'ordinanza si è resa necessaria per tentare di circoscrivere un importante focolaio di anemia equina infettiva - spiega il sindaco - A tutti i possessori di equini è loro ordinato di procedere alle analisi di rito. Si ricorda che, qualora fosse accertata l'infezione, i capi interessati dovranno essere posti in immediato isolamento. Questo invito a ottemperare, si rende necessario per fare emergere cavalli non iscritti all'anagrafe equina. Si invitano tutti a segnalare la presenza di cavalli che potrebbero essere non registrati». L'invito è quello di far controllare i capi di bestiame anche fuori dai confini di Vallerotonda.


Cos' è l'anemia infettiva equina (AIE)

E' una virosi che colpisce specificatamente i cavalli, non sono riportati in letteratura casi di contagio invece ad asini, muli e bardotti.

Dopo la puntura dell'insetto portatore, se la virosi attecchisce, il periodo di incubazione fino all’eventuale comparsa della malattia è compreso tra i 10 e i 20 giorni, ma può variare tra 1 e 90 giorni; i sintomi possono comparire ad intervalli irregolari, anche nell’ordine di mesi o anni.

In seguito al contagio, il cavallo comincia a rispondere con antcorpi, immunodifese, che sono le responsabili dell’insorgenza delle febbri.

Il decorso dell’anemia infettiva può essere:

  • Acuto ( e sub-acuto): un sintomo tipico è la febbre alta oltre i 40 °C (La normale temperatura di un cavallo sano è 38 °C). A ciò si aggiunge una spiccata debolezza muscolare, un’andatura barcollante e tremori. Di norma si riscontrano diffuse emorragie puntiformi nella zona sublinguale e anemia, riconducibile alla distruzione dei globuli rossi (emolisi) e alla carenza di piastrine (trombocitopenia). Non sono infrequenti particolari turbe cardiache e renali. Di norma l’appetito è buono, nonostante il grave stato di malattia. I decessi sono frequenti nel caso di varianti del virus particolarmente aggressive. Esiste anche una forma sub-acuta che presenta gli stessi sintomi della forma acuta, ma più attenuati.
  • Cronico: l’equide mostra spossatezza e una riduzione del peso nonostante l’appetito buono. Dopo lo sforzo fisico si evidenzia di solito un attacco di febbre. Non di rado si manifestano sintomi a carico del sistema nervoso centrale come apatia e intontimento. L’esito della malattia è molto vario: l’equide può guarire completamente ma resta portatore del virus: le febbri diminuiscono di intensità col tempo fino a che la malattia rimane completamente priva di sintomi.
  • Asintomatico: spesso chiamata anche latente non è in realtà una forma della malattia bensì la semplice presenza di anticorpi nel sangue, il cavallo si presenta sano.

L’anemia infettiva equina è una malattia poco contagiosa; solo i cavalli che presentano la malattia in forma acuta o sub-acuta sono infettivi. 

Il virus si trasmette principalmente ad opera di insetti ematofagi (cioè succhiasangue: tabanidi e stomoxidi) che fungono da vettori meccanici. Il tafano che punge un cavallo malato mantiene il virus nel suo apparato buccale per un periodo tra i 30 minuti e le 3 o 4 ore, tempo in cui è un potenziale veicolo di diffusione, è necessario quindi che la femmina che sta pungendo un cavallo malato sia scacciata e vada a pungere un altro soggetto o che punga lo stesso cavallo su più punti per poter trasmettere il virus. Riassumendo, per propagare l’infezione, è necessario un cavallo veramente malato (il 10% dei positivi) e che sia in fase acuta o sub-acuta (una piccola parte di quelli malati), dobbiamo essere in una stagione calda (d’inverno gli insetti ematofagi sono molto rari) e una doppia puntura su soggetti diversi (evento molto raro). 

I puledri nati da madri infette che risultano sierologicamente positivi all’anemia infettiva nei primi mesi di vita per trasferimento dell’immunità materna attraverso il colostro, si negativizzano intorno al sesto mese di vita (periodo in cui l’immunità materna scema) risultando non infetti. Lo stretto contatto di questi con le madri (senza infettarsi) per tutto il periodo dell’allattamento è una ulteriore riprova della difficoltà della trasmissione della malattia.

La diagnosi di anemia infettiva degli equini può essere confermata da un’analisi di laboratorio, nota come test di Coggins. I cavalli che risultano positivi al test di Coggins sono da classificare come soggetti portatori del virus per tutta la vita, anche se non manifestano alcun sintomo della malattia e sono tecnicamente sani. L’essere umano è immune dal contagio da AIE, non sussiste alcun pericolo in questo senso.

Dal 26 Aprile 2016 il test di Coggins in Italia è stato dichiarato obbligatorio e deve essere effettuato su tutti i cavalli di età superiore ai dodici mesi

Ogni anno, il veterinario della ASL preposta ha il compito di prelevare un campione di sangue da ogni cavallo per poter effettuare il test; per zone in cui si sono verificati dei focolai, la frequenza del test è semestrale. Il test viene effettuato in seguito al pagamento di un bollettino postale, il cui costo viene stabilito dalle ASL provinciali. Solo i laboratori delle ASL possono effettuare il test!

Nel caso di soggetti risultati positivi all’anemia infettiva, i campioni di sangue vengono inviati al centro di riferimento nazionale. Il cavallo positivo deve essere isolato a minimo 200 metri da ogni cavallo; la movimentazione può essere effettuata nelle ore serali e/o notturne (dopo le ore 19.00 nel periodo primaverile/estivo dal 1°aprile al 30 settembre; dopo le ore 17.00 negli altri mesi), previa disinfestazione con idonei insetticidi dei mezzi di trasporto e degli animali stessi con sostanze ad azione repellente ed insetticida. Non è previsto nessun obbligo di abbattimento!

Per evitare il contagio non c'è oggi un vaccino apposito. L’unica prevenzione attuabile sono le misure stagionali contro gli insetti ematofagi (insetticidi,trappole cattura insetti, dissuasori, etc...).

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Diciotto anni di carcere per il fantino di palii Valerio Andreucci, 24 anni, di Ascoli: secondo la condanna, sarebbe stato lui ad uccidere con 15 coltellate Olindo Pinciaroli, un veterinario ippiatra, specializzato in ippica, residente nelle Marche e ucciso barbaramente nel maggio del 2017.

Andreucci è un nome conosciuto nei palii, perché proprietario di alcuni mezzosangue allenati anche per il Palio di Siena.

Lo stesso veterinario ucciso era proprietario di cavalli che correvano nei palii.

Ad uccidere Olindo Pinciaroli, secondo l'accusa, sarebbe stato appunto Valerio Andreucci, mentre con l’ambulanza veterinaria erano diretti in un maneggio in provincia di Ancona.

Il Gup Paola Moscaroli - Tribunale di Ancona - ha condannato in abbreviato il fantino a 18 anni di reclusione, non riconoscendo l'aggravante della premeditazione contestata dal Pm Marco Pucilli. Andreucci è stato condannato per l'omicidio volontario e anche per la detenzione illegale di armi, per la simulazione di reato e per la calunnia: quel giorno di maggio 2017 infatti il giovane, inizialmente sentito dai carabinieri, avrebbe riferito di essere stato aggredito insieme al veterinario da un rom, indicato come il fautore dell'assassinio.

Il movente? Per l’accusa, un debito di 3mila euro che Andreucci aveva con il veterinario per l'acquisto di cocaina, soldi che non avrebbe voluto restituire.


 

Il commento Horse Angels

Il mondo delle corse di cavalli, purtroppo, e non solo quello, un pò tutto il mondo dell'agonismo con i cavalli, è deturpato dalle droghe che scorrono a fiumi, di cui sono vittime non solo gli operatori/atleti umani del settore, ma anche i cavalli, spesso.

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Tanto è che ha fatto scalpore una assoluzione in giustizia sportiva perché un certo livello di cocaina è stato considerato endemico e non doping. Lo stesso caso, in giustizia ordinaria, ha determinato una condanna, perché il magistrato non ha ritenuto che possa esserci una soglia di tolleranza alla cocaina poiché considerata normale in una scuderia di cavalli da corsa.

Le droghe nelle scuderie vanno combattute, e non tollerate, così come andrebbero allontanati, dall'ambiente, coloro che abusano di droghe o spacciano le droghe, contestualmente a pene più severe per il possesso di droghe in scuderia e per i cavalli trovati dopati. Altrimenti, la piaga non avrà mai fine, potrà solo infettarsi peggio. 

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Venerdì, 13 April 2018 12:44

Come insegnare al cavallo a baciarti

Educare un cavallo è più facile con le ricompense positive.

Per il cavallo i premi significativi, da elargire nell'esatto istante in cui esegue bene il compito assegnato, sono le lodi alla sua bravura, o una ricompensa alimentare tipo un pezzo di carota. 

Attraverso elogi e premiazioni, cui il cavallo tiene, si può incoraggiarlo a eseguire tanti esercizi, soprattutto se piacevoli anche per lui e non invece fonte di stress o malessere. 

Non tutti i cavalli sono candidati ideali all'esercizio del bacio. Cavalli scontrosi, diffidenti, nervosi, mordaci, poco ubbidienti di base, dispettosi, o con i quali si ha un rapporto conflittuale, non vanno incoraggiati ad avvicinare la bocca (e dunque i denti) alla propria faccia. 

Come procedere

Procurarsi dei premi, chicchi di avena, rondelle di carote, pezzetti di mela ad esempio, e metterli in una tasca o comunque contenitore a portata di mano. Dedicare all'esercizio qualche minuto tutti i giorni, il numero di ripetizioni necessarie può variare da cavallo a cavallo. Far indossare al cavallo capezza e longia, per allontanarlo dalla propria faccia dovesse diventare troppo insistente o invadente. Tenere la sopresa nella mano, fargliela annusare, poi portare la mano vicino alla guancia, come il cavallo avvicina la testa, fargli un gran elogio ma spostare immediatamente la mano e dargli il premio normalmente, a palmo teso. 

Ripetere tutti i giorni, fino a che il cavallo non associa il toccare con il naso la guancia del suo proprietario ad essere ricompensato con elogi e/o premi alimentari.

Desistere, se sembra che il cavallo diventi invadente. Nessun comportamento potenzialmente pericoloso va incoraggiato o premiato. Se non è possibile insegnare al particolare cavallo questo esercizio, usare lo stesso metodo per altri trucchi che non comportano l'avvicinamento della bocca alla propria testa. 

Insegnare dei trucchi al cavallo

Questo sistema, anche associato all'allenamento con il click (sorta di fischietto che si aziona premendo con le dita - per associare un sonoro al comportamento desiderato - può sostituire o integrare l'elogio e la ricompensa in cibo), può essere utilizzato per insegnare qualsiasi trucco al cavallo. Ricordarsi però che le sessioni di allenamento devono essere brevi, al massimo qualche minuto, e frequenti, anche tutti i giorni, perché il cavallo stabilisca nella sua memoria in modo durevole un'associazione di causa ed effetto.

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Giovedì, 12 April 2018 09:02

Jumpy

Giovedì, 12 April 2018 09:01

Perla

Mercoledì, 11 April 2018 20:15

Bianca

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