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Cavalli in fuga, il reato di omessa custodia e il caso fortuito

Omessa custodia di animali: definizione

L’omessa custodia di animali configura, nel nostro ordinamento giuridico, un’ ipotesi di reato contravvenzionale previsto dal codice penale all’articolo 672 comma 1: “Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da euro 25 a euro 258”. La stessa norma sanziona altresì il comportamento di chi abbandona animali da tiro, da soma o da corsa lasciandoli incustoditi, nonché il comportamento di chi “aizza o spaventa animali in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone". La norma è inserita nella sezione II del codice penale che sancisce le contravvenzioni concernenti l’incolumità pubblica e, in particolare, il paragrafo 1 riguarda proprio l’incolumità delle persone nei luoghi di pubblico transito, o nelle abitazioni. 

Il precetto penale si completa sistematicamente con la norma di cui all’articolo 2052 del codice civile in materia di responsabilità extracontrattuale: “Il proprietario di un animale, o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall'animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito.”
 
Ovvero, per quest'ultima casistica, è possibilie in principio scagionarsi dalla responsabilità. 

In altri termini, ai sensi dell'art. 2052 codice civile, la responsabilità del proprietario o detentore dell'animale è presunta, ed è fondata sul rapporto di fatto con l'animale stesso. La presunzione di colpa del custode dell'animale per il danno cagionato dallo stesso è superabile solo con la prova del caso fortuito.

La Suprema Corte (14/09/2000, N. 12161) ha stabilito che: “La responsabilità di cui all'art. 2052 c.c., prevista a carico del proprietario o di chi si serve dell'animale per il periodo in cui lo ha in uso, in relazione ai danni cagionati dallo stesso, trova un limite solo nel caso fortuito, ossia nell'intervento di un fattore esterno nella causazione del danno, che presenti i caratteri della imprevedibilità, della inevitabilità e della assoluta eccezionalità: all'attore compete solo di provare l'esistenza del rapporto eziologico tra il comportamento dell'animale e l'evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi, deve provare l'esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere detto nesso causale, non essendo sufficiente la prova di aver usato la comune diligenza nella custodia dell'animale”.

Il caso fortuito che scagiona

Il caso fortuito è, quindi, un fattore esterno alla causazione del danno, che presenta i caratteri della imprevedibilità, della inevitabilità e della assoluta eccezionalità. Qui rientra la possibilità che il danno sia derivato da un fatto colposo di terzi (ad esempio hanno tagliato la recinzione del maneggio nella notte per compiere un furto, da cui la fuga di animali). Per il caso fortuito, va provata l' efficacia causale esclusiva nella produzione del danno a carico di quel fattore/terzi. 

L'imprevedibilità, ai fini dell'individuazione del caso fortuito, opera sotto il profilo oggettivo, nel senso che è necessario accertare l'eccezionalità del fattore esterno, e non già come elemento idoneo ad escludere la colpa del proprietario. 

Il proprietario dell'animale, quindi, risponderebbe ai sensi dell'art. 2052 c.c., sulla base non già di un proprio comportamento o di una propria attività, ma della mera relazione (di proprietà o di uso, ovvero non è necessario aver registrato il possesso in anagrafe per essere responsabili della custodia) esistente fra lui e l'animale, nonché del nesso di causalità sussistente fra il comportamento di quest'ultimo e l'evento dannoso, fattori — questi — di cui deve dare prova il danneggiato.

Poiché i proprietari/custodi di animali, potrebbero tentare di far ricorso sempre al caso fortuito per scagionarsi, vale la pena ricordare che sono diverse le sentenze che non hanno riconosciuto il caso fortuito e condannato il proprietario/detentore dell'animale per i danni da questo cagionati.

Quanto all'accidentalità, infatti, è irrilevante che l'animale venga a contatto col danneggiato accidentalmente o per volontà del proprietario o di terzi, poiché per l'art. 2052 c.c. chi usa l'animale per un proprio interesse (anche non patrimoniale) deve rispondere comunque dei danni da esso causati. Inoltre, non si può attribuire la responsabilità ad impulsi interni imprevedibili o inevitabili dell'animale, in quanto, è ciò è particolarmente vero per il cavallo, l'imprevedibilità dei suoi comportamenti non è un caso fortuito, bensì la norma relativa alle caratteristiche etologiche di specie.

Per scagionarsi con l'argomento del caso fortuito, in penale, occorre avere prove dunque particolarmente rigorose, provando l'intervento di un fattore esterno, imprevedibile, inevitabie e assolutamente eccezionale.

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