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Dovere di responsabilità o diritto di ritenzione? Cavalli e maneggi

Può capitare che i proprietari di cavalli smettano di pagare la pensione in maneggio al loro equino. E' un bel problema, anche di tutela. Il gestore del maneggio si trova a dover mantenere l'animale che, di fatto, è stato illegittimamente ivi abbandonato dal suo proprietario. 

Se tutti facessero così, va da sé che il gestore del maneggio si troverebbe a sua volta in grave difficoltà economica. 

Purtroppo può capitare. Che fare?


Il gestore del maneggio, a fronte dei mancati pagamenti, può ritenere il cavallo fino al saldo, oppure "rivalersi" del credito sul cavallo, ma solo se si rivolge ad un ufficiale giudiziario. 

In qualsiasi caso, quello che succede difficilmente è un bene per il cavallo, quindi possesso responsabile può anche significare evitare di acquisire uno o più cavalli, se non si hanno poi i fondi sufficienti per mantenerli in sicurezza.

Dal punto di vista del gestore, mai prendere nuovi clienti senza verificare la loro posizione, solidità, capacità di far fronte alla pensione.

Innanzitutto, occorre definire di quale contratto si tratti quello di pensione di un cavallo in un maneggio. E' paragonabile a un contratto di deposito a titolo oneroso di un bene. Il cavallo nel nostro ordinamento è un bene mobile, dunque se il proprietario non dispone di una scuderia in proprio e lo appoggia in un maneggio, secondo l'art. 1766 del codice civile, deposita un bene a fronte di un contratto di custodia di tipo oneroso (se è un deposito gratuito occorre dimostrare che l'accordo era tale).

Se l'accordo di deposito viene a meno, il proprietario deve portare via il cavallo, ma ciò significa saldare il debito. Qualora il debito non sia saldato, il gestore del maneggio può esercitare il diritto di ritenzione disciplinato dall’art. 2756 del codice civile, a talune condizioni. Egli non può alienare il cavallo a terzi, o usarlo per le proprie necessità, fino a che non è diventato proprietario e ciò può avvenire, se non c'è un accordo tra ex proprietario e maneggio, solo se il gestore del maneggio va per vie giudiziarie nelle forme previste dall’art. 2797 del codice civile. Sarà un ufficiale giudiziario, dunque, a vendere il cavallo e, dal ricavato della vendita, il gestore potrà recuperare le spese. 

La cosa più saggia sarebbe quella di evitare il ricorso alle vie legali per trovare un accordo extragiudiziale che sia vantaggioso per tutti e sensibile nei confronti delle necessità del cavallo e della sua tutela perché, purtroppo, le vie legali sono lunghe e il cavallo intanto ha necessità di mangiare e di essere accudito e curato tutti i giorni.

Visto che i problemi sono dietro l'angolo, per anticiparli o risolverli in modo più agevole, è consigliabile fare contratti scritti di pensionamento dei cavalli, che prevedano già il tipo di iter da avviare nel caso di grave e prolungata inadempienza del contratto di deposito del cavallo in maneggio.

In nessun caso il gestore del maneggio può comportarsi come fosse il proprietario dell'animale se il reale proprietario non è d'accordo alla cessione. Né può fare mancare acqua e cibo al cavallo solo perché il suo proprietario è diventato manchevole, se non a rischio di incorrere nel maltrattamento. Il proprietario dell'animale, quando diventa inadempiente, deve però sapere che sottopone il cavallo a enormi rischi di sopravvivenza. Troppo facile scaricare le proprie responsabilità a terzi e pretendere benessere e sicurezza del cavallo.

Quest'ultimo potrebbe finire male e sarà poi difficile, per il proprietario che è stato irresponsabile, se non andando per vie legali, con rischi e costi, dimostrare il torto subito. Il fatto di essere in ristrettezze economiche non è una scusa per non trovare accordi sensati e razionali per sistemare o ricollocare il cavallo, specialmente se quelle ristrettezze economiche sono destinate ad essere prolungate e non si tratta della difficoltà temporanea di un mese. 

In conclusione, patti chiari, per iscritto, è sempre la formula migliore per ricordare a ciascuna delle parti diritti e doveri quando il buon senso e la capacità di autoregolarsi sulle responsabilità mancano. 

 

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