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DPA, NON DPA, etichette ingannevoli, colpevoli i vuoti normativi

Capita spesso, girando per la rete o per maneggi, di trovare persone ancora convinte che l'etichetta NON DPA tuteli i cavalli. Non è veritiero. Ed è ingannevole per i proprietari, che sono così portati a sottovalutare il rischio di morte innaturale del loro cavallo in caso di incauta cessione. E' una bolla speculativa, come tante altre nel mondo dei cavalli, tesa solo a rafforzare gli interessi economici in gioco, non gli interessi dei cavalli alla propria tutela e benessere. 

Cerchiamo di capire, innanzitutto, cosa significa NON DPA, non destinato alla filiera umana del consumo a carne, un'etichetta che sin dal suo nascere era intesa a progeggere esclusivamente i consumatori di carni rosse, visto che i cavalli che praticano agonismo sono spesso sottoposti a trattamenti sanitari per i quali non sono, in Europa (perché si tratta di una normativa europea acquisita anche dall'Italia a suo tempo), stati ad oggi stabiliti dei tempi di sospensione dal farmaco incriminato per i quali un cavallo può tornare a essere macellabile. E' evidente che si tratti di farmaci che costituiscono un potenziale danno per la salute umana (e già qui bisognerebbe chiedersi quali potenziali danni costituiscono per i cavalli, leggendo bene nel bugiardino del farmaco gli effetti collaterali).

Chi possiede cavalli NON DPA non è tenuto ad un registro dei farmaci, visto che non alleva per il macello, e quindi può somministrare shifezze a piacimento al cavallo, con nessun controllo, escluso quello dell'antidoping che verte solo alcune categorie di agonismo piuttosto elevate.

Ed è così che il NON DPA finisce per non tutelare affatto il cavallo, comportando l'iper somministrazione di farmaci inibitori del dolore che sforzano i cavalli oltre i loro limiti fino a romperli e poi non servono più per l'agonismo e dove vanno a finire quei poveri animali? Certamente, sono ben pochi quei proprietari che continuano a mantenere il cavallo rotto, esso viene allontanato incautamente e, in assenza di controlli e di normative più severe sulla tracciabiltà, il grosso di quei cavalli finisce comunque nel circuito alimentare, gabbando il conumatore che non è tutelato affatto da quell'etichetta (in un regime lasso di controlli sanitari su maneggi e scuderie e stalle adibite ad equini). 

Le zoomafie hanno le mani in pasta in interi circuiti di riciclo e abbatimento di cavalli, dai trasporti agli impianti di macellazione, dove DPA, NON DPA, non viene rilevato. Si tratterebbe in ogni caso di contraffazione alimentare, anche se scoperta la macellazione abusiva di qualche cavallo, l'impianto se la caverebbe con una sanzione, più che ripagata dal risparmio economico ottenuto dalla macellazione di cavalli in teoria non macellabili (che vengono regalati a fine carriera, pur di liberarsi dal peso di sostentamento, e dunque sono un guadagno maggiore per chi commercia cavalli per il macello, rispetto al dover acquistare cavalli allevati appositamente per le carni per poterli abbattere).

Destreggiarsi tra rappresentazioni di tutela fuorvianti e claim lontani dalla realtà non è facile: di seguito una delucidazione per non cadere in trappola.

DPA

Il cavallo è destinabile alla macellazione, non può fare trattamenti sanitari pericolosi per la salubrità delle carni, il proprietario deve tenere il registro dei farmaci, nessuno lo obbliga a macellare il cavallo e finché se lo tiene, quel cavallo è più controllato, almeno in teoria, purtroppo raramente nella pratica se ilcavallo è inserito in un circuito agonistico, dai rappresentanti locali della sanità animale, cioè i funzionari delle ASL veterinarie addetti al controllo della filiera delle carni.

NON DPA 

Il cavallo non è destinato alla macellazione, la scelta è irreversibile anche quando il cavallo è venduto, ma non ci sono norme che obblighino i proprietari alla tracciabilità fino all'ultimo respiro e la maggior parte dei cavalli, ad un certo punto, sparisce nel nulla senza che i proprietari in anagrafe paghino pegno o subiscano particolari indagini investigative sul destino del cavallo. In assenza di denunce comprovate da prove di reato, liberarsi incautamente di un cavallo è un reato attualmente non perseguito e, anzi, agevolato da moduli amministrativi di smarrimento. In aggiunta, il cavallo NON DPA può essere dopato a piacimento per agonismo, in assenza di controlli sul benessere, sul maltrattamento, sulla liceità sportiva, se non in categorie particolari di competizioni. 

CONCLUSIONI

Dal punto di vista del cavallo DPA e NON DPA sono etichette prive di signifato, l'unica garanzia di benessere, quantità e qualità di vita, gli vengono dalle scelte liberali, arbitrarie, del proprietario.


Facciamo un esempio. Inutile scegliere NON DPA per la registrazione anagrafica del proprio cavallo, per poi pretendere da altri quella compassione a amore che non si è in grado di provare in prima persona. Fin troppe le persone che registrano i cavalli NON DPA e al primo infortuito il cavallo può andare a ramengo. Palese che non ci sia alcun amore reale per l'individuo cavallo in quella scelta di non destinarlo al consumo umano, ma solo superficialità, ignoranza o speculazione del peggior tipo, cioè la necessità di evitare controlli sanitari nella somministrazione dei farmaci.

I proprietari di cavalli non devono mai fermarsi alle apparenze, soprattutto in presenza di queste diciture. Finché non verranno proposte delle leggi che rendano sostanziali quelle etichette, farà fede solamente il proprio cuore, testa, sobrietà di comportamento per la tutela del cavallo, sia in vita, sia nei confronti del destino ultimo.

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