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Eutanasia del cavallo

Introduzione

Chi il cavallo lo ama veramente, spera di poter vivergli accanto quanto più possibile e che la dipartita sia spontanea, non indotta e poco sofferente. La realtà spesso differisce dalle speranze e si presenta più ardua per le decisioni complesse cui afferisce.

Per questo il proprietario, nella qualità di tutore dell'animale, deve essere preparato per tempo, materialmente e mentalmente, a questa eventualità, specialmente se parliamo di un proprietario d'affezione, contrario alla macellazione del cavallo.

La parola eutanasia deriva da 'thanatos' - il cui significato è morte dolce. Una morte dolce è quella che sovviene con il minimo di sofferenza, nel modo e nel luogo più appropriati per non causare dolore gratuito. La domanda focale diventa dunque questa: quando è il momento appropriato? Si entra in un settore di coscienza dove l'opinione personale può differire in base a sesso, religione, nazionalità, cultura, status socio economico. Per questo, formalmente, ogni documento che riguarda l'eutanasia animale parte dal presupposto di discuterne con il veterinario, il quale conosce norme e regolamenti in uso. Attenzione però, anche il veterinario ha una sua coscienza e veterinari diversi possono avere una linea di pensiero e condotta differente su questo specifico tema così delicato in Italia, e molto meno delicato nei paesi anglosassoni a maggioranza protestante. 

Le ragioni per cui potrebbe profilarsi l'ipotesi dell'eutanasia sono: ingiuria grave, malattia debilitante in modo permanente che inficia in modo intollerabile la qualità di vita, colica incurabile, tumore incurabile e contesti di questo tipo che vedono la dignità di vita molto compromessa, specialmente se non ci sono cure o le cure sono inaccessibili dal punto di vista economico.

E fino a qui, ogni veterinario ippiatra potrebbe essere d'accordo. Il protocollo ufficiale, italiano, non prevede invece la morte eutanasica per comodità del proprietario, perché il cavallo è troppo vecchio o comunque ci sono problemi per cui il proprietario non lo può più tenere e non riesce a trovare come ricollocarlo in modo appropriato e sicuro per la vita e il benessere dell'animale.

 

Attenzione. Se è formalmente vietata l'eutanasia di comodo, è agevolata la macellazione di comodo. Essa induce comunque il cavallo a una morte tutt'altro che naturale e tutt'altro che insofferente anzi, con il massimo dolore possibile. La macellazione infatti prevede: la separazione traumatica dall'habitat e contesto e affetti di vita del cavallo per l'avvio a una struttura di macellazione dove l'animale, tutt'altro che in modo inconsapevole, va incontro a una morte spesso brutale. Perché? Per tanti motivi, inclusa l'incapacità, mancanza di volontà di stabilimenti, enti preposti a normare e ai controlli, società, di entrare veramente nel merito dell'interruzione della vita, anche per scopo alimentare umano, non a basso costo per la comunità, bensì al minor costo di sofferenza per l'animale.

 

L'abbandono del cavallo, il fatto di darlo a sconosciuti (che spesso si presentano come interessati ad avere cavalli da compagnia, per indorare la pillola, ma altri non sono che il racket della macellazione del cavallo, coloro cioè che agevolano la macellazione di comodo, cioè l'uso e getta del cavallo per opportunismo del suo proprietario, indipendentemente dalla registrazione anagrafica dell'animale (macellabile o non macellabile), non è un atto più dignitoso rispetto all'abbattimento umanitario, perché non preserva affatto il cavallo da sofferenze gratuite. Anzi, lo espone al rischio di maltrattamento, perché la strada fino al macello, magari abusivo (quando il cavallo è registrato come non macellabile) è impervia.

Prima di abbandonare il cavallo all'indigenza, al maltrattamento, alla macellazione abusiva, sarebbe quanto meno auspicabile fare le riflessioni qui di seguito:

Il disagio del cavallo è cronico, incurabile, gli impedisce completamente l'autonomia, la socializzazione, una vita da cavallo?

La prognosi è incurabile e in tali condizioni il cavallo non ha una dignità di vita?

Le condizioni in cui versa il cavallo rappresentano un azzardo per la vita dell'animale e per chi gli sta intorno? 

Il cavallo avrà bisogno di continue medicazioni e medicine, altrimenti soffrirà e quelle cure e medicine non sono disponibili nel dato contesto?


Considerazione ulteriore: magari un contesto diverso, se accessibile, potrebbe essere la soluzione decorosa?

 

Chi paga per il benessere dei cavalli anziani, malati, infortunati, che i proprietari non possono/vogliono più mantenere?

E' questa la domanda fondamentale da cui dipendono tutte le risposte. Non esistono pensionati gratuiti per cavalli a fine carriera o infortunati in modo irreparabile per un impiego ludico/sportivo, ove il proprietario possa portare il suo animale e continuare a seguirlo dandogli una vita caratterizzata da sicurezza e benessere. I pensionati per cavalli a fine carriera sono strutture e servizi a pagamento.

 

I santuari. Quale proprietario responsabile affiderebbe il proprio cavallo a una struttura precaria per fargli vivere una vita appesa all'elemosina?  Siamo in Italia. Qui i rifugi sono spesso già pieni e hanno difficoltà ad esistere per insufficienza cronica di fondi e dunque non sono in grado di accogliere tutti i cavalli in esubero perché infortunati, malati, invecchiati. Una volta che hannno raggiunto la loro massima capienza, già hanno difficoltà endemiche a essere sostenibili. Quanti rifugi sono finiti in lager con sequestro degli animali ospiti? La maggior parte, ad oggi. Quindi è inutile cercare la soluzione del rifugio/santuario se non si è disposti a mettere mano al portafoglio per continuare a sostenere a distanza la struttura. I santuari di cavalli, a differenza di quelli di cani/gatti, non ricevono fondi pubblici. Vivono unicamente di donazioni.

 

Ergo, la responsabilità ultima per la vita e la morte del cavallo sono unicamente del proprietario ed è immorale, diseducativo, irresponsabile, diffondere (per facilitare il commercio di cavalli) false informazioni per le quali il proprietario avrebbe facilità a delegare a terzi, in sicurezza per la vita e dignità del cavallo, gli oneri, le responsabilità, i costi, connessi alla volontà opportunistica di porre fine alla relazione con il medesimo.  E, in particolare, come è emerso più e più volte dalla cronaca italiana, incoraggiare i proprietari a credere a falsi prati, falsi rifugi, falsi agriturismi che non vedrebbero l'ora di accogliere cavalli anziani e infortunati per vederli pascolare, quando poi altro non si tratta che di commercianti per la macellazione illegale del cavallo (illegale quando il cavallo è registrato come non destinato alla produzione alimentare, condizione questa attualmente irreversibile in Europa). L'unico atteggiamento serio, morale, etico e responsabile è quello di dare la corretta informazione ai proprietari: se non vogliono più il cavallo, quanto più questo è anziano e infortunato, inidoneo ad attività ludico/sportive a sella, tanto più sarà difficile ricollocarlo e quanto più la continuità della vita dell'animale dipenderà esclusivamente dalla volontà del proprietario di portare avanti la relazione.

Questo non deve scoraggiare il proprietario responsabile, e veramente impossibilitato a essere resiliente nel rapporto fino a morte naturale del cavallo, dal tentare un ricollocamento, ma non pensi minimanente questo proprietario che sia, di questi tempi, cosa semplice, rapida, facile. Se l'animale è veramente molto anziano, molto infortunato, molto debilitato, che cerchi una soluzione invece il proprietario per tenerselo, oppure che provi a verificare se esistono le condizioni per l'eutanasia. L'abbandono, la morte per fame, consunzione, mancanza di cure, non sono infatti una condizione dignitosa, né la macellazione abusiva potrebbe, ad alcun titolo, essere classificata come soluzione alternativa dignitosa per il fine vita del cavallo e per la comunità (si parla sempre di cavalli registrati come non destinati alla produzione alimentare dove la macellazione è un reato e un azzardo per la sanità pubblica).

QUESTIONI PRATICHE DA DIRIMERE NEL CASO DI EUTANASIA

L'eutanasia dovrebbe avvenire in un posto dove poi il corpo è facilmente accessibile per la rimozione. Vanno evitati tutti quegli spostamenti che provochino sofferenza ulteriore e non necessaria. 

Opzioni di eutanasia

E' già difficile considerarla, figuriamoci organizzarla o porla in essere. Quindi, prima di tutto, occorre consultare uno o più veterinari.  Ricordarsi che, su questo tema, come su altre interruzioni di vita, vedesi aborto etc... ci possono essere approcci diversi che vanno sotto il profilo di "coscienza" individuale. Indi, prima di giungere a conclusioni errate, consultate uno o più veterinari non generici, ma ippiatri, cioè specifici del cavallo. 

Iniezione letale

Il veterinario, laddove sia stato valutato in scienza e coscienza attuabile, provvederà a iniettare un tranquillante seguito dal farmaco che interrompe la vita. L’ eutanasia farmacologicamente indotta (esclusivamente per via endovenosa) è il metodo di abbattimento più rispettoso del benessere animale.  Le linee guida per il protocollo eutanasico a cui fanno riferimento i i veterinari italiani sono riconosciute dalla S.I.V.E ( Società Italiana Veterinari Per Equini) - A.N.M.V.I. (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e FNOVI ( Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani) e ricalcano quanto in uso in molti altri paesi Europei ed extra Europei e mirano all’ottenimento di una “morte dolce” farmacologicamente indotta, che privi l’animale della percezione del dolore e della coscienza, ancor prima che della vita.

Questo protocollo, che prevede sempre la sedazione preliminare, è anche il più rispettoso della sensibilità di potenziale pubblico spettatore al decesso, che siano i proprietari, avventori del maneggio o pubblico generico nel caso di decesso durante un evento sportivo. 

Colpo di pistola

Benché legale in talune circostanze dove il veterinario non è reperibile, va amministrato solo da personale particolarmente esperto e con porto d'armi, quindi non è il metodo che è possibile consigliare. Sparare ad un cavallo in sofferenza, può essere un azzardo anche per le persone presenti sul luogo, oltre che turbare la sensibilità delle stesse. Solo personale con porto d'armi e che conosca bene i cavalli, l'area da colpire perché sia un colpo solo, rapido e il più possibile indolore, riuscirebbe a provocare una morte tempestiva e che tenga conto del risparmio di sofferenza e della sensibilità generale. Non essendo l'Italia un popolo di "tiratori scelti", questa evenienza va messa tra le eccezioni, per casi molto particolari, magari di frattura irriducibile, veterinari non disponibili, esperti tiratori in loco. 

Altri metodi

Ci sono altri metodi d'interruzione della vita legalmente possibili per gli animali da allevamento della specie equina, ovicaprina, bovina o suina che qui non sono trattati perché vengono utilizzati per animali avviati alla macellazione e quindi interessano esclusivamente il personale specializzato e autorizzato a queste pratiche. 

Horse Angels non consiglia mai di macellare un cavallo, poiché la nostra vocazione è quella del cavallo come animale d'affezione, a vita, fino a morte naturale, dove l'eutanasia può essere presa in considerazione solo se è il metodo dolce, iniezione preceduta da anestesia, e solo se non ci sono alternative per la dignità di vita dell'animale.  

Trasporto per l'abbattimento

Animali gravemente feriti, che non possono stare sulle proprie zampe, non possono essere caricati su camion da macello. Se il cavallo si trova in quelle condizioni, può essere gestito solo da personale veterinario, per essere abbattuto in luogo o trasportato in clinica veterinaria per tentare il salvataggio. 

Disposizione della carcassa

Comunque sia morto il cavallo, il suo corpo va disposto. Le quattro possibilità più conosciute sono:

a) inceneritore, ovvero smaltimento ecologico della carcassa (ogni località ha il suo punto di riferimento, informarsi con il veterinario o la ASL veterinaria),

b) cremazione assistita (non è disponibile in ogni località, perché servono forni a misura di cavallo e può essere quindi una procedura piuttosto costosa. Informarsi anzi tempo, altrimenti potrebbe essere difficile, nell'acuto, trovare lo stabilimento),

c) sepoltura in proprio terreno;  non ovunque è possibile (a difesa delle falde acquifere), dipende dunque dalle leggi regionali, dai regolamenti locali e dalla volontà del sindaco, cui occorre chiedere il permesso, rivolgendosi per la mediazione alla ASL veterinaria che conoscerà la regolamentazione locale,

d) sepoltura in cimitero per animali (nel caso del cavallo, è più probabile che accettino le ceneri da cremazione assistita che l'intera salma, informarsi in ogni caso per tempo, perché i cimiteri per animali che accettano anche cavalli sono pochi e non in tutte le regioni).

Costi

Tenendo conto che le prestazioni veterinarie sono prestazioni di liberi professionisti e quindi non c'è un prezzo di listino, l'eutanasia in sé, per un proprietario di cavalli responsabile, considerati i costi generali di mantenimento e cura in benessere, non è un costo proporzionalmente eccessivo. Per non trovarsi in difficoltà, informarsi per tempo con uno o più veterinari. Il costo dell'inceneritore è invece lo stesso per tutti i cavalli di una determinata località e dipende da due variabili: distanza dall'inceneritore e peso del cavallo. Informarsi per tempo è l'opzione migliore per non trovarsi impreparati. I due costi sommati, per un proprietario di cavalli responsabile e affezionato, sono ragionevoli. Alla fine, si tratta di poco più della retta di un buon maneggio per un mese con annessa cura dei piedi. Se un proprietario non può permettersi eutanasia e smaltimento ecologico della carcassa, c'è da chiedersi come faccia a permettersi un cavallo o a mantenerlo in sicurezza e benessere. Cosa farebbe in caso di colica dell'animale? Lo lascerebbe morire da sé nel dolore? Se è questo il caso, c'è da chiedersi se tale proprietario è idoneo ad avere un cavallo nell'accezione di proprietà responsabile e in benessere.

Pianificare l'eutanasia

Trattandosi di una decisione assai difficile, sarebbe meglio cominciare a discutere per tempo l'argomento con il veterinario di fiducia. Il piano d'emergenza dovrebbe essere scritto e riposto in luogo sicuro, ma accessibile, nella scuderia dove il cavallo vive per assicurarsi che, in caso di incidente o insorgenza acuta di un problema non curabile - molto grave -, il personale di scuderia sappia a quale veterinario rivolgersi (nell'assenza del proprietario) e quale ditta chiamare per la disposizione della salma. Il piano d'emergenza ha senso se si sono messi da parte i soldi per coprire le spese, perché sicuramente non saranno il veterinario, il maneggio e la ditta di disposizione delle salme a volersi sobbarcare i costi sostituendosi al proprietario per fargli un favore. 


Esempio di piano di emergenza

Nome del cavallo: ___________________________________ Passaporto:___________________
Veterinario di fiducia: _______________ Telefono: __________
Servizio di disposizione della salma: ________________________ Telefono:_________________
Data di sottoscrizione: _________________________
Il proprietario : ____________________ Numero di telefono:_______________


Affrontare il lutto

La morte del cavallo porta con sé un insieme di emozioni che possono essere per i proprietari amorevoli non semplici da affrontare. Al dolore possono mescolarsi la tristezza, la depressione, la rabbia, il sentimento di colpa e persino l'insorgere della solitudine. Per questo è importante avere amici nel mondo del cavallo, magari che hanno sofferto già il lutto per la perdita di un cavallo, con cui potersi aprire e confidare senza temere il giudizio. 

Il giudizio altrui è una delle parti più difficili da affrontare nella scelta eutanasica. Proprio per questo, occorre essere informati per tempo, avere un veterinario di fiducia, una scuderia di fiducia, una ditta di fiducia per la disposizione della salma e persone di fiducia con cui discutere l'argomento. 

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