Traduci

Italian Afrikaans Albanian Arabic Armenian Azerbaijani Basque Belarusian Bulgarian Catalan Chinese (Simplified) Croatian Czech Danish Dutch English Estonian Filipino Finnish French Galician Georgian German Greek Haitian Creole Hebrew Hindi Hungarian Icelandic Indonesian Irish Japanese Korean Lithuanian Norwegian Persian Polish Portuguese Romanian Russian Serbian Slovak Slovenian Spanish Swahili Swedish Thai Turkish Ukrainian Welsh Yiddish

Ricerca all'interno del sito

Navigatore interno al sito

Ti trovi qui:Torna all'entrata>Taccuino dei cavalli>L'eretico a cavallo>I cavalli, tra scala amoris e scala sportiva

I cavalli, tra scala amoris e scala sportiva

Scritto da

Platone distingue tante forme dell'amore quante sono le forme del bello, il tutto secondo una scala gerarchica che va dall'amore per la bellezza corporea, all'amore per la bellezza dell'anima, dall'amore per la bellezza delle istituzioni e delle leggi, all'amore per la bellezza delle scienze, sino all'amore per la bellezza in sè, cioè a quell'amore più alto di tutti, che è l'amore per il sapere supremo della filosofiia, che altro non è che una forma di consolazione per risolvere ciò che non va, non piace e non è bello.

Freud ha messo in luce, come pochi prima di lui, l’antitesi tra morale (la forma più alta dell'amore) e pulsione erotica (la controlaterale più bassa forma d'amore), arrivando a sostenere che la società fosse un’invenzione dell’uomo per tenere a freno la libido.
 
La società dunque sarebbe un "bene" coincidente con la "morale", ovvero un sistema di contenimento delle pulsioni più basse, teso a dettare delle regole e a formare dei paletti all'altrimenti caos.
 
Oggi l’individuo raramente riesce ad aver cura del proprio sé interiore, né la società occidentale con le sue leggi e i suoi costumi riesce ad arginare le pulsioni, soprattutto di abuso e prevaricazione dell'altro per scopi tutto sommato bassi.
 
Oggi, le relazioni costituiscono una merce di scambio, e questo è orrendamente palese nel mondo del cavallo, dove non solo si barattano gli animali per scopi banali, ma anche le persone, le relazioni e le amicizie, spesso al solo intento di prevaricare, apparire, performare, mettersi in vista, in altre parole esprimere la libido più volgare.
 
Cosa ci può fare la federazione, piuttosto che un ente di promozione sportiva, per correggere questo sistema?
 
Niente, gli enti sportivi non sono enti morali, mettono insieme delle gare agonistiche, delle scale sportive, dal meno bravo al più bravo, secondo dei regolamenti che servono a massimizzare il numero di iscritti in una forbice ad imbuto, dove poi per arrivare in alto non basta saper performare, occorre avere parecchi soldi.
 
Siamo giustificati nel chiedere a un cavallo di fare qualcosa che gli fa male, di andare oltre le sue possibilità - in quel dato momento - fino a rimanere un invalido,  solo perché quell'animale è stato comperato unicamente per quello sport?
 
Siamo giustificati a rottamare quell'animale, anche dopo averlo registrato come non macellabile, solo perché è diventato un incomodo da mantenere?
 
Non è una domanda futile, visto che si tratta di contraddire che l'equitazione sia, come taluni vorrebbero far credere, magari per attrarre risorse pubbliche, un'attività educativa, socialmente utile e via dicendo, non più di qualsiasi altro sport almeno: si tratta di divertimento, diletto, attività fisica.
 
Dov'è la speciale utilità sociale? L'equitazione non è uno sport più dignitoso delle bocce, del tiro con l'arco o del tennis, quando tratta il cavallo né più né meno che come oggetto, che si può cambiare, barattare, riciclare, rottamare, macellare per continuare a perseguire il proprio diletto o ambizione a prevaricare, cioè a vincere.
 
Ma qui si entra nel terreno della dialettica, cioè di quell'etica che pone paletti alla prevaricazione dell'altro e, purtroppo, federazioni ed enti di promozione sportiva rifuggono da queste considerazioni, in quanto si occupano di business attorno ad uno sport e poco di più.
 
L'etica è lasciata agli enti morali... o di tutela, impossibilitati a porre paletti normativi, dal momento che non si occupano di regolamenti, se non a divulgarne la sottoscrizione volontaria, sotto forma di codici morali.
 
Oggi la tutela degli equini è lasciata all'adesione etica dell'individuo ai codici morali proposti dagli enti protezionistici.
 
Per questo è importante affermare, ancora e ancora, che non si cambia cavallo, piuttosto si cambia disciplina.
 
Un cavallo è per sempre, uno sport è per una stagione della vita.

Iscrizione alla newsletter Horse Angels

Vuoi ricevere la carrellata settimanale delle nuove proposte di lettura via email?

Iscriviti!

Grazie per l'adesione|

Sei arrivato fino a qui, perché non sostenere il network?