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Il cavallo e l'equitazione non sono per tutti e uccidere cavalli per scopi ricreativi è ignobile

LE DISCIPLINE AGONISTICHE CON IL CAVALLO

I concorsi e le gare sono un'opportunità per testare il proprio talento come amazzone/cavaliere potendo essere valutati da giudici professionisti, visto che implicano l'eseguire una prova sotto pressione e il testare quali aree devono essere migliorate; ma quando si entra nel circuito di gare, si dovrebbe a monte aver avuto il tempo e il lavoro necessario per concorrere in modo dignitoso, con un occhio particolare alla tutela del cavallo, che non è una bicicletta, una racchetta da tennis, o un pallone da basket, con i quali al limite, se si rompono poco importa, non si tratta di esseri viventi.

Invece, non tutti quelli che affrontano le competizioni hanno consapevolezza di quello che stanno facendo e di ciò che comporta la loro mancanza di preparazione e, in generale, di cultura equestre, anche per il cavallo.

Mostrare i cavalli in concorso per tante persone è divertente ed eccitante, ma non tutti capiscono che andare in gara, salvaguardando anche i cavalli, richiede una quantità significativa di tempo in preparazione e cura dell'animale. Non tutti capiscono che quando i cavalli non sono in condizione di gareggiare, dovrebbero stare a riposo per tutto il tempo necessario, perché i cavalli non sono racchette da tennis: se si rompono diventano disabili e a quel punto chi li mantiene?

Ci sono molte cose a cui pensare quando decidere se competere o meno. Purtroppo, a rammentarle non sarà l'istruttore commerciante di cavalli, il cui maggiore guadagno non sono le pensioni dei cavalli ospiti, o le lezioni impartite. Per costoro, il business è portare gli allievi in concorso. Se il cavallo si rompe, ne hanno da proporre un altro e quello vecchio sparisce. Il cavallo è non macellabile nella sua trascrizione anagrafica? Ha fatto farmaci che rendono le sue carni tossiche? No problem, c'è una mafia di smaltimento cavalli che risolve ogni problema, anche di tracciablità, e rottama i cavalli al bisogno secondo la ratio più sbrigativa ed economica, che è il macello.

L'AUTODISCIPLINA COME UNICO BALUARDO DI ETICA NEL MONDO DEL CAVALLO

Occorre allora che la coscienza di sé, delle proprie reali possibilità nel concorrere, il rispetto del cavallo, e delle sue condizioni di salute, siano frutto di autodisciplina. Non aspettiamoci che il sistema corregga le sue aberrazioni, ci marcia piuttosto sopra per far circolare più denaro.

In primo luogo, andare in concorso non dovrebbe essere la finalità scontata del fine settimana, bensì il risultato o culmine di mesi o anche anni di preparazione.

Il cavaliere dovrebbe avere ben chiaro in mente che l'obiettivo dovrebbe essere quello di assicurarsi la collaborazione spontanea del cavallo, e di verificare che le abilità e la condizione siano sufficientemente affinate. Oltre all'addestramento di base necessario per competere con successo, occorre tenere presente che il cavallo ha bisogno di essere abbastanza in forma per esercitarsi quasi quotidiamente per poter andare in gara.

Allo stesso modo, dovrebbe essere chiaro che il circuito dei concorsi comporta un notevole dispendio di risorse economiche, in preparazione e in cure.

Tempo e denaro sono i due ingredienti indispensabili se si vuole affrontare l'equitazione agonistica, quale che sia la disciplina.  Dove lavorare, da chi farsi affiancare, non è indifferente. Non tutti gli operatori hanno la stessa serietà e non tutti hanno un'etica di lavoro che includa il preservare in salute e in vita il cavallo.

Se tempo e denaro sono un problema, esistono una moltitudine di circuiti amatoriali in cui è pur sempre possibile mettersi alla prova, migliorarsi, avere occasione di mostrare la propria bravura e preparazione, ma non è necessario farlo tutte le domeniche.

Infine, quando si sceglie un cavallo come compagno, si è consapevoli che quel cavallo è NON DPA (cavallo sportivo non macellabile), occorre pensare in primo luogo a salute e benessere del proprio beniamino: il cavallo sopra la disciplina, quale essa sia. 

Lo sport non dovrebbe fare male - neppure al cavallo - e non dovrebbe ucciderlo. 

UCCIDERE CAVALLI PER SCOPO RICREATIVO/SPORTIVO E' IGNOBILE

Chi pratica discipline equestri o ippiche e considera tutto questo un'attività nobile, solo perché avviene a contatto con la natura, trascura il fatto che quel suo hobby/sport comporta la morte precoce, con pene strazianti, di molti cavalli condannati al macello perché impossibilitati a continuare quella disciplina per sopraggiunta età, infortunio, malattia.

Alle vittime bisogna poi aggiungere che ci sono cavalli che vengono detenuti in condizioni di reclusione molto discutibili, per la maggior parte del tempo rinchiusi in box di dimensioni limitate affinchè siano “eccitati” per la performance, che diventa l’unico momento in cui possono dare sfogo alla loro vitalità e soddisfare le esigenze di socializzazione.

Altri effetti collaterali di questo sistema, che si basa sullo sfruttamento e morte precoce di cavalli a scopo ricreativo/sportivo, è che molti di loro sono trattati con farmaci pericolosi per l'uomo se assunti tramite alimentazione, tanto è che è obbligatorio registrare quei cavalli come non macellabili. Etichetta puntualmente non rispettata da chi mantiene cavalli esclusivamente per scopo sportivo/ricreativo e se ne libera dandoli anche ai commercianti, se non si trova di meglio, quando i cavalli diventano un incomodo. Quei commercianti non sono infatti la mutua pensionistica del cavallo e, se non sono in grado di rivenderli a sella, li conducono al macello, compiendo, nel caso di cavalli sportivi, una frode alimentare che è un reato potenziale per la sanità umana. 

COME SCONFIGGERE QUESTO SISTEMA

Attualmente, c'è un solo modo: non prendersi cavalli se non dopo avere acquisito consapevolezza del sacrificio che comporta essere un proprietario responsabile nella buona o cattiva sorte. Ricordandosi che è solo nella cattiva sorte che si vede chi ha etica e chi invece si divertiva sulla pelle del cavallo e poco altro. 

Il cavallo non è un oggetto, è un essere senziente, e quando non è allevato appositamente per il macello, non è diverso da un cane o da un gatto. Come non sarebbe tollerato che i cani venissero uccisi per scopi ricreativi, ricordiamo che in Italia le corse di cani sono vietate oramai da tanti anni, perché ritenute incompatibili con la tutela dell'animale, così non dovrebbe essere tollerato che la gente sprechi vite di cavalli solo a scopo ludico/ricreativo.

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