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Crolla il consumo di carne equina in Italia, non abbiamo più il primato di ippofagi

L’Italia non è più il primo consumatore di carne equina in Europa. Le nuove generazioni hanno sbalzato l'Italia fuori da questo primato, opponendosi a una tradizione alimentare considerata oramai, da almeno metà degli italiani, un tabù.

L'Italia è ancora il decimo produttore mondiale di prodotti a base di carne equina, ma conserva questa posizione anche grazie all'export.

Il cavallo è sempre più visto come animale d'affezione, o comunque interdetto al cibarsene per questioni morali, come succede nella gran parte dei paesi a matrice anglosassone, ispanica e islamica. 

TRADIZIONE VERSO NUOVI COSTUMI 

Tradizionalmente gli italiani sono stati tra i maggiori consumatori di carne di cavallo al mondo. Ma i consumi sono crollati, del 50% solo negli ultimi 5 anni. Non sono più i primi al mondo, né i primi in Europa a mangiare cavallo.

Hanno sicuramente contribuito, a far sì che ciò avvenisse, le campagne di sensibilizzazione animaliste, ma anche gli scandali alimentari di carne di equini macellati abusivamente o non dichiarati in etichetta, come la crisi economica, che ha decimato i proprietari di cavalli negli ultimi 10 anni.

A questo ultimo proposito, ricordiamo infatti che in un paese ad agricoltura intensiva come l'Italia, non è redditizio allevare cavalli solo per la macellazione e che, la maggior parte di quelli che vi finiscono, sono "esuberi" degli impieghi equestri ed ippici e propri questi hanno avuto un tracollo pesante con la recessione. 

Secondo il database Eurostat del 2014, già allora non avevamo più il primato di consumo in Europa e, considerato che, dal 2014 ad oggi, sono ulteriormente crollati i dati di macellazione (vedesi tabella allegata sotto), è possibile pensare a ulteriore retrocessione.

Per il 2014, la stima dava un consumo medio annuo di un chilo a persona, superati dal Belgio (1,2), alla pari con l’Olanda, e seguiti da Lussemburgo (0,7) e Francia (0,5).

Il consumo rimasto è concentrato in poche Regioni: soprattutto Veneto, Puglia, Sardegna e Sicilia, mentre in Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte, dove in passato si mangiava cavallo, rimangono poche province dove è possibile vedere ancora macellerie equine o ristoranti che vendono carne equina.

Nel 2013, quando scoppiò a livello continentale lo scandalo della carne equina passata per bovina, mettendo in luce la scarsa trasparenza e tracciabilità della filiera, la Coldiretti (associazione di rappresentanza di allevatori/agricolotori) spiegò, in una nota, che l'allevamento italiano era del tutto insufficiente a soddisfare la domanda: appena il 25% del consumo derivava da equini nati, allevati e macellati nel nostro paese, il resto proveniva dall’estero, senza l’obbligo di indicarne l’origine nella vendita al dettaglio.  I paesi di maggiore importazione risultavano allora essere l'est Europa, poi Francia e Spagna e da ultimo l'importazione di carne congelata dalle Americhe.

Secondo stime internazionali, nell’Unione europea si macellano circa 250 mila cavalli l’anno, sempre meno in Italia in ogni caso, stando alle referenze nostrane, come da tabella.

 

NUMERO DI EQUINI MACELLATI IN ITALIA (FONTE AGRI-ISTAT)

2005    137.644

2006    167.139

2007      99.971

2008      99.091

2009      84.063

2010      67.005

2011      62.237

2012      72.387

2013      53.234

2014      42.482

2015      35.368

2016      42.739

2017      28.181

I VIAGGI A LUNGA DISTANZA DELLA MORTE

Di routine, decine di migliaia di equini vivi compiono lunghi viaggi da altri paesi europei per finire nei macelli italiani. Nelle regioni dov’è tradizione mangiare carne di cavallo, i consumatori chiedono “carne fresca”, macellata localmente, ma sono del tutto ignari del fatto che per lo più gli animali provengono da molto lontano e sono spesso trasportati in pessime condizioni, giacché le stalle di sosta in Italia sono rare, non specifiche per equidi, e comportano grave stress per gli animali, posteggiati legati stretti alla corda, con promiscuità di animali sconosciuti, specie e sessi, tutti destinati a macelli.

Benché oltre un milione di cittadini europei abbia chiesto alla Commissione di fissare il limite massimo di 8 ore per il trasporto di animali vivi in Europa, e nel dicembre 2012 l’abbia chiesto con un voto anche il Parlamento europeo, per ora questo limite non c’è e rimangono comunque forti problemi sull’applicazione del Regolamento del 2005 sul trasporto di animali vivi, in particolare per quanto riguarda i controlli sul benessere e le sanzioni in caso di violazioni.

VUOTI NORMATIVI

I regolamenti europei sull’etichettatura delle carni (da ultimo il 1337/2013) non riguardano conigli ed equini. Gli stessi produttori italiani paventano nuove frodi alimentari e chiedono interventi per garantire la tracciabilità della carne equina. Alle carenze della normativa europea, si sommano quelle della legislazione italiana. Da noi il cavallo versa in una posizione di ambiguità. Da una parte i cavalli registrati in anagrafe come non macellabili, per i quali non è necessario un registro di farmaci (e dunque chi fa agonismo con i cavalli tende a preferire questo tipo di registrazione), dall'altro gli equini registrati da macello, che possono tuttavia fare attività equestri (con registro dei farmaci impiegati) prima di andare al macello. Purtroppo, come si evidenzia anche dalla cronaca, è facile aggirare il divieto di macellazione per equini non registrati per essa: bastano macelli compiacenti affiliati alla rete della zoomafia.

LA DEBOLEZZA ENDEMICA DELL'ANAGRAFE EQUIDI

L’anagrafe equina in Italia solo da poco ha una gestione unica sul territorio. Solo che non riflette, se non in parte, la reale consistenza e ancora meno l’effettiva tracciabilità degli animali. Dal 25 marzo 2015, dopo una lunga serie di vicissitudini amministrative, è attiva presso il ministero delle Politiche agricole la Banca dati equidi (BDE). “Attualmente – si legge sul sito – sono registrati circa 450.000 equidi di cui 420.000 cavalli, seguiti da muli, asini e bardotti, mentre sono circa 70.000 le aziende del settore, per un totale di 125.000 proprietari di cavalli”. Recentemente, l'anagrafe equidi è passata, solo formalmente, al Ministero della Salute, ma fino a che il cambio di gestore non sarà effettivo, non sarà possibile valutarne l'impatto. 

Nel frattempo, non ci si deve di certo stupire di quello cui ci ha abituato la cronaca: cavalli ancora intestati ad ignari proprietari, che se ne sono sbarazzati incautamente, senza passaggi di proprietà, che si ritrovano nel racket della macellazione abusiva, piuttosto che delle corse clandestine di cavalli su strada.

COSA SUCCEDE NEI PAESI DOVE GLI EQUINI NON SONO MACELLATI PER IL CONSUMO UMANO

Il riconoscimento degli equini come animali d'affezione - per legge - appare un traguardo difficile, per via del problema del trattamento - ovvero mantenimento - degli equini indesiderati. L'esempio dei paesi anglosassoni, dove il consumo di carne equina, in modo consapevole, è tabù, lascia margini di interpretazione a zone grigie.

Da una parte gli USA, che vietano la macellazione, dal 2006, entro i confini nazionali... ma non l'esportazione per il macello, dunque il problema è spostato verso il Canada e il Messico, determinando che gli equini sono macellati lo stesso, ma con la beffa di trasporti a lunga distanza (incattivimento della pena) e, per quanto riguarda il Messico, in stabilimenti di macellazione dove il risparmio della sofferenza inutile ancora non è stabilito da normative ad hoc.

Dall'altra la Gran Bretagna, dove non si macellano equini per il circuito alimentare umano, ma nulla vieta che siano abbattutti per il circuito alimentare dei pets, e dove l'eutanasia opportunistica è uno strumento considerato "normale" per terminare la vita di equini che i proprietari non vogliono più mantenere.

L'eutanasia, come strumento per evitare gli abbandoni e la macellazione, è praticata in tanti paesi occidentali, ma ancora non è legittimata in Italia, se non per casi ove sia un veterinario a certificare la mancanza di dignità di vita. In questo paese sono molti gli obiettori di coscienza, anche a fronte di equini con gravi disabilità. Tali obiettori non hanno nulla da obiettare - però - se l'interruzione opportunistica della vita avviene tramite macellazione, lasciando dunque pensare che sia un problema legato al voler evitare di assumersi delle responsabilità, a fronte di una normativa ambigua, più che una questione morale, visto che dubbi non ce ne sono che la macellazione di equini prima impiegati per l'equitazione e l'ippica sia una interruzione opportunistica della vita, con l'aggravante di mancanza di risparmio sulle sofferenze evitabili. 

L'ITALIA E IL DIVIETO DI MACELLAZIONE DEGLI EQUINI COME PROGETTO DI LEGGE

In Italia il problema è difficile da affrontare. Benché la maggior parte degli italiani (il 51,9 %  secondo le ultime stime su questo tema fornite da Eurispes), sia favorevole al riconoscimento degli equini come animali d'affezione, le lobby economiche contrarie sono molto forti e di contro le misure possibili per arginare la piaga degli abbandoni opportunistici (quando l'equino non serve più) poche.

In questa situazione, nonostante i molteplici tentativi di raccolte di firme, e la presentazione scontata, all'insediamento di ogni nuova legislatura, di progetti di legge ad hoc, non si stanno facendo grossi passi avanti per arrivare alla calendarizzazione della discussione in aula parlamentare. 

Le iniziative parlamentari per una maggiore tutela degli equini sono state diverse nel corso delle ultime 4 legislature (contando l'attuale), ma la strada appare ancora lunga per implementare le misure di coerenza con il destino ultimo.

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