Traduci

Italian Afrikaans Albanian Arabic Armenian Azerbaijani Basque Belarusian Bulgarian Catalan Chinese (Simplified) Croatian Czech Danish Dutch English Estonian Filipino Finnish French Galician Georgian German Greek Haitian Creole Hebrew Hindi Hungarian Icelandic Indonesian Irish Japanese Korean Lithuanian Norwegian Persian Polish Portuguese Romanian Russian Serbian Slovak Slovenian Spanish Swahili Swedish Thai Turkish Ukrainian Welsh Yiddish

Ricerca all'interno del sito

Navigatore interno al sito

Ti trovi qui:Torna all'entrata>Tutela dei cavalli>Sensibilizzazione>Ridefinire l'abuso negli sport equestri

Ridefinire l'abuso negli sport equestri

Nel corso dei decenni, da quando la disciplina equestre è diventata in primo luogo uno sport olimpico, a Parigi nel 1900, lo show jumping, il dressage ed eventi correlati, sono diventati prodotti di alto profilo, attirando risorse non indifferenti.

Mentre le varie discipline si sono evolute, l’abuso stesso si è ridefinito trasformandosi in qualcosa di più sofisticato e difficile da portare alla luce. 

Da una parte l’uso o abuso di sostanze per migliorare le prestazioni sportive, dall’altra mezzi meccanici per costringere i cavalli contro il loro volere a determinate azioni.

Recentemente, ha fatto scandalo in Italia, sui social, un caso di barriere chiodate esposte, senza riferimenti al particolare centro ippico, utilizzate per il salto ostacoli. I commenti dei visitatori hanno sottolineato come, in realtà, non si trattasse di un caso isolato ma, piuttosto, di una pratica omertosa diffusa: vile perché diversi la utilizzano ma di nascosto e senza essere disposti ad ammetterlo pubblicamente.

Ciò che è vietato dai regolamenti, non solo sembrerebbe essere diffuso, ma anche socialmente accettato nell’ambiente, dove si fa passare per normalità quello che andrebbe rigorosamente punito. 

Ci sono gli ostacoli chiodati, si usano poi lozioni abrasive, puntine metalliche sotto bende… vari strumenti, tutti progettati per sensibilizzare le gambe di un cavallo e creare un'avversione a toccare la barriera.

Chi pensava che si trattasse di pratiche del passato, da archivio storico, si sbaglia: è ancora attualità in Italia e probabilmente anche in altri paesi.

Sempre nel corso dell’anno passato, sui social, sono stati esposti con tanto di video, casi di istruttori che prendevano a botte i cavalli al loro rifiuto di saltare le barriere. Anche lì, gli allievi hanno difeso l'istruttore: normalità! Picchiare è educare.

In passato era così anche con i bambini, poi si è scoperto che si poteva educare meglio, lasciando meno cicatrici emotive, educando senza violenza.

Quello che più sorprende, per chi ne è fuori, è che gli allievi e/o proprietari di cavalli, legittimino questi metodi e, implicitamente, vi acconsentano accettando il tutto come routine di lavoro d'addestramento.

Sempre in questo 2017, è saltato alla cronaca il caso di un maneggio in cui si usavano perfino nerbi elettrici per 'incoraggiare' i cavalli a eseguire le azioni richieste.

Quanti scandali si devono ancora tollerare prima che tutto questo cambi?

Naturalmente, in qualsiasi accusa di abuso fisico, a meno che qualcuno non sia inequivocabilmente ripreso all’opera, l'onere della prova è basato su dichiarazioni fornite da testimoni, che non sempre hanno prove sufficienti da legittimare, per gli organi deputati, un procedimento giudiziario. Con l'insufficienza di prove, di fatto, si dà attuazione a un programma di grande tolleranza per l'abuso e la violenza sui cavalli. 

Se a ciò si aggiunge che, generalmente parlando, ancorché fossero contrari alla pratica, i testimoni difficilmente sono coraggiosi al punto tale da denunciare formalmente eventuali infrazioni, poiché intimiditi da minacce e per la paura di ritorsioni, il quadro si fa ancora più fosco.

Il benessere del cavallo atleta è sbandierato spesso, anche nei convegni, come una cartina di tornasole, duttile ed ambivalente. Si vorrebbe pretendere che tutto il benessere possibile è già stato dispiegato… ma solo in senso figurato… rispondendo ad una logica che è incurante della realtà o impotente nei confronti della stessa.

Dove si va da qui? In un sondaggio del 1970, condotto da Gabe Mirkin e da Bob Goldman, è stato chiesto ad atleti top al mondo se fossero ipoteticamente disposti a prendere una pillola magica che garantisse loro di diventare campione olimpico, ma che li avrebbe uccisi cinque anni dopo. Più della metà degli atleti ha risposto di sì. Cosa è cambiato da allora?

Alle volte, specialmente in Italia, siamo abituati che formalmente cambia tutto, per non cambiare niente.

Speriamo che cambi invece qualcosa, del tipo che gli atleti, dal canto loro, senza aspettare riforme calate dall'alto, rinuncino a perseguire una strada di sport, se questo deve essere condotto tramite illeciti sui cavalli, quali barriere chiodate, lozioni abrasive, doping, quanto altro.

Non si può cambiare il mondo, neppure quello equestre, ma si può cambiare il proprio approccio al mondo, incluso quello equestre. Che ciascuno faccia le proprie scelte e ne sopporti le conseguenze.

 

Iscrizione alla newsletter Horse Angels

Vuoi ricevere la carrellata settimanale delle nuove proposte di lettura via email?

Iscriviti!

Grazie per l'adesione|