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Trattenere un cavallo improduttivo, per trasformarlo in aiuto terapeutico

Scritto da Marco Biffani

Chi si dedica ad una disciplina equestre, il proprietario, chi lo ha in fida, l’istruttore professionista, l’allevatore. Chi ha familiarità con un cavallo, sa quello che gli trasmette il suo contatto. Il vederlo crescere, l’alimentarlo, il curarlo, il ferrarlo, il medicarlo, l’allenarlo, il montarlo. Da animale diventa un amico. Da sodale un vero compagno. Ne condivide le fatiche negli allenamenti, nei concorsi e nelle corse, come anche le vittorie e percepisce se e quando si è rivelato all’altezza di quello che gli si chiede. Ma soprattutto ne comprende gli umori e gli trasmette i suoi. La vicinanza li migliora entrambi. Se andiamo nello scientifico, fra “animali”, mi domando quanto, della comunanza del DNA, ne giustifichi la vicinanza genetica con l’uomo.

Questa contiguità con il cavallo, influisce profondamente sulla sensibilità dell’uomo e questo ha generato l’Ippoterapia. Il cavallo diventa persino uno strumento terapeutico per chi ha problemi fisici e psichici. Un movimento che ha poi dato vita alla più strumentale Riabilitazione Equestre.

Da qui il progetto.

Se un circolo, una scuola di equitazione, un maneggio, un ippodromo, un allevamento, dopo aver sfruttato un cavallo divenuto improduttivo, invece di disfarsene lo tiene, finalizzandolo all’ippoterapia, può diventare un mezzo per curare gli eventuali pazienti del territorio ed anche – in seguito – una possibilità di entrate che, di questi tempi, non è da trascurare.

Trattenerlo ancora presso di sé, in una tranquilla pensione, riconoscenti per il suo lavoro produttivo di anni, utile ancora per tranquillizzare i nuovi animali in transito e nelle dome e – in modo ancora più valido – per farne un'emblema e uno strumento di riabilitazione per i più sfortunati (di cui vantarsi), può favorire il circolo anche dal punto di vista dell’immagine.

Può diventare un' iniziativa da valorizzare.

Per evitare che diventi un peso insopportabile, perché non chiamare in causa Sponsor del settore per sostenere chi la attui? Coinvolgervi il Ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente e lo stesso CONI per un finanziamento mirato? Perché non creare un simbolo da esporre, per indicare che li, oltre a fare sport, ci si preoccupa della salute degli altri? Magari un cuore fatto di ferri di cavallo….


Disporre di un cavallo molto anziano, conosciuto, tranquillo per l’età, aduso al contatto con adulti e bambini, che – sempre in presenza del proprietario del Circolo - possa essere avvicinato, accarezzato, strigliato, alimentato, pettinato, in tutta sicurezza (ma non montato), da chi ha un handicap, può contribuire ad aiutarlo ad uscire dal disagio interiore, dalla solitudine psichica e fisica. Una prima fase solamente di avvicinamento al cavallo, senza alcuna parvenza di cura o di terapia. Non parlo infatti di Ippoterapia vera e propria, che, anche se fatta a terra, richiede un coadiutore di pet therapy, per legge.

 La prossimità, la relazione che si stabilisce con l’animale, tende a stimolare gli individui. Fatta con un cavallo anziano (anziché con un asinello come nell’onoterapia), questo primo contatto, tale socializzazione, basata sulla naturalezza, la fiducia, il gioco, riduce lo stato ansioso di chi ne soffre, ad avere un atteggiamento meno teso, più aperto, più disponibile a successive e necessarie fasi curative. Ne aumenta certamente l’autostima.

Il passaggio alla Ippoterapia, o meglio alla Riabilitazione Equestre, veramente terapeutica, richiede un impegno maggiore, una formazione seria, una certificazione che comporta tempo e non poco denaro. Una fase, questa che – se scelta sulla base di una risposta positiva del territorio - richiede una sponsorizzazione (magari di un’azienda locale), ma che - se il progetto avesse un seguito – potrebbe essere finanziata da Fise, Fitetrec-Ante, il Coni o uno dei Ministeri interessati.

Per ora, esporre all’ingresso, da parte di un Circolo o di una Scuola, un ferro di cavallo a forma di cuore, colorato di rosso, comunicherebbe che, oltre ad offrire sport equestri, si ha cura dei propri amici cavalli, non li si abbandona e si dispone di “Ippo”, un vecchio ed amato partner, utile per far conoscere ai genitori di disabili, lo strumento, il cavallo, per questa forma di cura, di cui magari sono totalmente all’oscuro.

Marco Biffani

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