Italian Afrikaans Albanian Arabic Armenian Azerbaijani Basque Belarusian Bulgarian Catalan Chinese (Simplified) Croatian Czech Danish Dutch English Estonian Filipino Finnish French Galician Georgian German Greek Haitian Creole Hebrew Hindi Hungarian Icelandic Indonesian Irish Japanese Korean Lithuanian Norwegian Persian Polish Portuguese Romanian Russian Serbian Slovak Slovenian Spanish Swahili Swedish Thai Turkish Ukrainian Welsh Yiddish
You are here:Torna all'entrata>Tutela dei cavalli>Sensibilizzazione>Un equinocidio senza precedenti e riflessioni sul futurismo della cultura equestre

Un equinocidio senza precedenti e riflessioni sul futurismo della cultura equestre

Scritto da

Fino almeno alla prima guerra mondiale i cavalli erano un elemento di quotidianità per gli esseri umani. Lavoravano, trasportavano, collegavano. Alla fine della seconda guerra mondiale cominciavano già ad essere un ricordo del passato.

Oggi i cavalli esistono solo per svago e per sport, se non si vuole tenere presente che in alcuni paesi si allevano anche per la loro carne. Con l'estinzione del cavallo "popolare", se ne è andata anche la possibilità di imparare ad andare a cavallo come fatto normale della vita. Ciò spiega perché la competenza pratica equestre sia assai diminuita nel tempo e oggi per imparare occorra andare in vere e proprie "scuole", formarsi per anni, esercitarsi veramente a lungo, per acquisire quella padronanza che rende l'equitazione più sicura, più fluida, più compartecipata, più integrata nella vita in modo solidale e perdurante nel tempo.

Imparare ad andare a cavallo oggi è più difficile, si comincia mediamente più tardi, si viene inscatolati subito in delle discipline, senza neppure avere le basi dell'equitazione pratica, quella del semplice saper andare a cavallo, inteso letteralmente muoversi a cavallo, cioè spostarsi da un luogo all'altro. Senza sapere nulla di tutto questo, né di come ci si debba prendere cura di un cavallo, si può essere messi a cavallo in un rettangolo con la pretesa da parte dell'istruttore di instradare il novizio al salto ostacoli, piuttosto che al reining o diversa disciplina. Quella della disciplina, che dovrebbe essere l'ultima scelta, dopo che si è imparato ad andare a cavallo, rischia di essere l'approccio per neofiti, con conseguenza di un numero elevato di persone che rinunciano a cimentarsi in questo sport, visto l'approccio poco propedeutico per non dire del tutto sbagliato. 

Chiaramente molte persone provano e poi smettono. L'equitazione è uno sport dove ci si può fare male, per andare avanti occorrerebbe avere le giuste motivazioni, una fascinazione temporanea poco si abbina allo stile di vita che richiede la convivenza per lungo tempo con i cavalli. Oltretutto costano i cavalli, costa mantenerli, certe discipline equestri costano più di altre, tutte aggravanti che contribuiscono, specialmente in tempi di crisi economica, a quel protrarsi dell'equinocidio iniziato con la rivoluzione delle macchine che sostituiscono i cavalli nei lavori pratici. 

Si fa un gran parlare di cultura equestre, con i nostalgici che lamentano la caduta degli dei e una contemporaneità fatta da mistificatori dell'equitazione. Intendiamoci però sui termini. Cosa si intende per cultura equestre? La mera somma di informazioni distribuite su mezzo formale? Se di questo si tratta, per fortuna i tempi sono cambiati e non è più l'abito a fare il monaco: content is king, ovvero regna il contenuto sulla forma. Per fortuna. Quante persone sono morte nei secoli per arrivare a questo risultato di democrazia e liberalità?

Del resto, intellettuale, ieri e oggi, può essere solo il ricercatore, colui che conoscendo in modo vasto la materia è in grado di sviluppare contenuti nuovi. Tutto il resto è mera cultura compilativa. 

Oggi, in quanto a distribuzione di informazioni, ve ne è in abbondanza, ma la qualità non la si trova facilmente, neppure nei percorsi formali, checché nei dicano i nostalgici della formazione classica. E se ben si va a guardare tra i seguaci della formazione d'altri tempi, ci si può trovare ad augurarsi che, per il bene dei cavalli, certa gente vada in pensione quanto prima, perché ci sono delle vere e proprie atrocità commesse in nome di un presunto classicismo che hanno come vittime i cavalli.

I tempi sono cambiati è vero, ma certi cambiamenti riguardano solo le forme e non intaccano sufficientemente i contenuti per sottintendere un progresso culturale autentico. Altre volte vale il contario, dunque è impensabile che si possa argomentare la cultura equestre con il vecchio che era il meglio e il nuovo che sarebbe spazzatura. Certo, se a fare questi discorsi sono persone sul tramonto, si può sorridere perché è tipico degli anziani, equestri o non, vivere di ricordi e far equivalere l'età dell'oro con la loro giovinezza, nel senso che allora avevano più opportunità quelle persone, non quei cavalli. Opportunità che oggi sono in mano ai giovani, che se le giocano in base ai loro gusti e diverse sensibilità. E per fortuna per i cavalli, perché cominciano ad acquisire dei diritti in proprio grazie alla sensibilità delle nuove generazioni.

Viva i giovani, viva la vita e rispetto ai tempi che furono, nulla di più è dovuto. Intanto, la cultura equestre deve andare avanti, non indietro.  

Oggi il contenuto si ricerca in forme diverse. Sono rimasti in pochissimi coloro che, nel mondo occidentale, acquistano riviste o libri cartacei dedicati all'equitazione.  I vettori del passato di cultura (riviste e libri) oggi non offrono un di più, che educhi o modifichi le percezioni, rispetto al web. Spesso, anzi, con l'editoria tradizionale l'impegno culturale viene a meno per quello commerciale di promozione di marchi, prodotti, inserzionisti. Le informazioni rilasciate si trovano gratuitamente anche online, non legate a marchi commerciali. Nel mondo dell'editoria equestre, le finanze vengono necessariamente in primo luogo, indi la ricerca significativa di informazioni ha lasciato il passo agli annunci sulle ultime novità di coperte per i cavalli, piuttosto che sui pantoloni tecnici più alla moda.

Del resto l'editoria tradizionale è in crisi, a prescindere dai contenuti offerti, il web l'ha sostituita come i motori hanno sostituito anni prima i cavalli. E sull genocidio dell'editoria su carta non è questa la sede per approfondimenti.

Gli equestri si sono spostati su digitale ed è lì che vanno a cercare informazioni sul loro hobby. Sul web la conoscenza è diventata compartimentalizzata, cosicché è più facile che ciascuno segua solo la propria disciplina e viva di cliché e luoghi comuni che non sono affatto sinonimo di cultura equestre. 

Web, blog, riviste digitali, adatte a tutti, speculari a tutti gli interessi, che offrano contenuti nuovi a ritmo veloce, che sottintendano della ricerca, dello sviluppo, anche sperimentale, ce ne sono pochi. Nel mondo del commerciale i redattori sono poco o nulla pagati, dunque avere chi scriva dei contenuti di elevato interesse, con scarso investimento da parte dell'azienda, conquistando platee eterogenee, è difficile e questo sposta l'attenzione sull'informazione libera che, spesso, è anche più interessante e innovativa. 

La sfida è quella di attirare il pubblico entusiasmandolo e coinvolgendolo con contenuti utili, culturali e interattivi, per essere competitivi rispetto ai social, che sono diventati il terreno più comune ove gli equestri vanno a ricercare informazioni. Certo, i social sono affascinanti, costituendo quel far-west dell'informazione del tutto liberale che manca in qualsiasi altro settore. Li sì che si può intraprendere in libertà e conquistare audience grazie a capacità singolari di comunicazione e promozione. Il valore dei social non è da sottovalutare, è l'ultima frontiera di libertà, dove per altri ambiti occorrono forme e formati non accessibili ai liberi imprenditori autodidatti della comunicazione.

Aver paura della competizione significa non aver nulla di originale da comunicare. 

Ognuno poi può avere i suoi obiettivi, più o meno palesi, per i quali comunicare.

In Horse Angels siamo fortunati perché la nostra motivazione è far star bene i cavalli.

Per questo non abbiamo alcun interesse a promuovere ampia diffusione dell'animale cavallo senza che la quantità sia sostenuta dalla qualità di vita offerta agli animali.  E perché ci sia qualità, la cultura equestre deve partire, a nostro avviso, dal sapersi prendere cura dell'animale, tenendo in prima considerazione le sue esigenze, aspetto tanto più importante oggi che il cavallo non è una necessità, bensì un optional a cui la gente si avvicina per dare espressione al proprio tempo libero, allo sport, piuttosto che agli affetti.

In questa situazione ci vuole poco per sottovalutare la sfida e l'impegno richiesto, tanto da prendersi un cavallo per doverci rinunciare poco tempo dopo e non sapere dove metterlo, perché non lo vuole nessuno e così quell'animale finisce per incrementare l'equinocidio a causa della superficialità di approccio al possesso. 

La cultura equestre contemporanea è fondamentale affinché ciò non avvenga. E la contemporaneità della cultura equestre si raggiunge solo con un approccio globale, integrato, multidisciplinare e multidinamico, specialmente laddove quella cultura vada non solo posseduta, ma anche comunicata agli altri. 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Riproduzione riservata citando la fonte

Lascia un commento

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.

Vuoi ricevere la carrellata settimanale delle nuove proposte di lettura via email?

Iscriviti!

Grazie per l'adesione|