“Credo che abbiamo su di voi quello stesso potere che si dice abbiamo sui cavalli. Ci vedono tre volte più grandi di quello che siamo, altrimenti non ci obbedirebbero mai. Per questa ragione, sono incline a pensare che non otterrete nulla nemmeno quando avrete il voto.”

Virginia Woolf, La Crociera.

Questa citazione, tratta dal primo romanzo di Virginia Woolf, La Crociera, afferma che per il patriarcato donne e cavalli sono la stessa cosa, beni da possedere e dominare. Un’attenzione particolare alla preposizione “sopra” e al verbo “obbedire” li costruisce come subordinati sottomessi in una società dominata da una cultura che esercita in modo sistematico il possesso e la violenza, su donne e animali.

Non è l'unico riferimento della Woolf sui cavalli nella sua opera di liberazione delle donne, invitandole a non essere loro stesse perpetuatrici di violenza sugli animali.

Nella Stanza di Jacob, la Woolf costruisce il cavallo come una creatura nobile e potente, senziente. Ad esempio, "pochi istanti prima che un cavallo salti, rallenta, scivola, si raccoglie, si solleva come un'onda mostruosa e si abbatte sul lato più lontano." Le virgole cadenziano le soste tra una azione e l'altra del cavallo che agisce di propria volontà. Con l'assenza del cavaliere in questa frase, la Woolf implica un certo grado di autonomia poiché il cavallo si raccoglie in perfetta armonia da solo. Segue un momento comico, quando Jacob “galoppò sui campi dell’Essex, cadde nel fango, perse la caccia e cavalcò da solo mangiando panini”. La seconda azione è in netto contrasto con la precedente e indica impotenza, mancanza di grazia e di autocontrollo. Ora le virgole anziché armonizzare con il movimento equino, denotano l'incompatibilità tra uomo e cavallo. L'azione di Jacob stride contro i ritmi naturali del cavallo. La mancanza di simpatia di Jacob per i ritmi del cavallo indebolisce la sua padronanza sull’animale e provoca non solo la sua caduta, ma anche il suo temporaneo allontanamento dal gruppo sociale a cui aspira ad appartenere. Dallo stesso romanzo: “Che sia colpa o lode, non si può negare il cavallo selvaggio che è in noi”, che ci porta dove vuole con la rivalsa della natura sulla ragione.

In Le Onde, la caduta di Percival dal cavallo è fatale: “È morto”, ha detto Neville. "Egli cadde. Il suo cavallo è inciampato. Fu gettato”’. Percival è impotente in relazione al cavallo che è “inciampato” e lo ha “gettato” via. Nello stesso romanzo, la Woolf suggerisce una similitudine tra le onde e i cavalli nella loro indomabilità: “le onde… si increspavano come si increspa il dorso dei grandi cavalli […]. Le onde cadevano; si ritirò e cadde di nuovo, come il tonfo di una grande bestia che calpesta”. In questo caso il cavallo non è semplicemente un soggetto addomesticato, ma un animale selvatico che possiede una propria primitiva affinità con l'ambiente. La carica a cavallo di Bernard, altro personaggio del romanzo, denota la natura pulsante della vita: “Sprono il mio cavallo con gli speroni”. Contro di te mi scaglierò invitto e inflessibile, o Morte!’. Sebbene la voce narrativa di Bernard muoia alla fine del romanzo, al lettore rimane la speranza che invece la natura continui a vivere. La Woolf utilizza i ritmi del cavallo per galoppare via dall’antropocentrismo, ovvero dalla convinzione che l’uomo sia il fatto centrale dell’universo. Così, con la frase finale “Le onde si infrangevano sulla riva”, l’essere umano è reso insignificante rispetto alla natura con i suoi ritmi.

In Gli anni la Woolf utilizza il cavallo come metafora dei cambiamenti culturali della sua epoca. Inizialmente, il “trotto trotto” del cavallo è descritto come “meccanico”, anticipando l’intercambiabilità tra cavallo e macchina e il cavallo ignorato come essere vivente. Successivamente, Kitty guarda fuori dal finestrino del treno e osserva i “campi che passano al galoppo”.  Ancora il movimento è visto con i ritmi e le andature dei cavalli che fino a poco tempo prima erano gli unici mezzi per i grandi spostamenti. I mezzi di trasporto cambiano, ma ancora sono visti dalle persone come espressioni del cavallo. Ad esempio, "l''auto vacillò". Cole la persuase... come se stesse incoraggiando i cavalli". Evidentemente, la dipendenza di Kitty dal cavallo per naturalizzare e accettare l’autoveicolo suggerisce la sua incertezza riguardo alla modernità. Intrappolato tra tradizione e modernità, il cavallo per la Woolf enfatizza le tensioni e le insicurezze insite in una società che sta cambiando rapidamente.

Nel suo diario, la Woolf torna a parlare dei cavalli destabilizzando il loro legame con l’élite maschile. Dopo aver pranzato con il ministro del governo Herbert Fisher, la Woolf sottolinea come egli non abbia mostrato alcuna comprensione dell'arte moderna elogiando i dipinti iconici di Munnings, che raffigurano spesso i cavalli come servitori dell'aristocrazia, la cui presenza imponente denota il potere e il prestigio dei loro cavalieri sul campo di caccia. In confronto, i cavalli selvaggi raffigurati nell’opera moderna dell’artista di Bloomsbury, Duncan Grant, suggeriscono che il cavallo non è un animale che può essere domato dall'uomo. Il cavallino rampante di Grant (1920 circa) è molto più ostile mentre si impenna verso lo spettatore. Le pennellate feroci conferiscono al dipinto un'energia spontanea, come se l'artista stesse raffigurando l'istinto liberale del cavallo. È questa l'immagine del cavallo che la Woolf preferisce, perché suggerisce che i cavalli lottino per tornare liberi.

Nel suo saggio polemico Tree ghinee, la Woolf attribuisce la guerra all'ingordigia e fame di potere degli uomini e sostiene l’irrilevanza del “patriottismo” per la “sorella dell’uomo istruito”. Affermando che «la stragrande maggioranza degli uccelli e degli animali è stata uccisa da te, non da noi” , Woolf sostiene che le donne sono meno inclini alla violenza sul creato. La Woolf è molto critica nei confronti del "numero di animali uccisi in Inghilterra per lo sport". In ogni caso, le battute di caccia nella sua epoca non erano appannaggio esclusivamente maschile e le donne potevano ugualmente uscire a caccia. Sebbene la critica Erica Munkwitz abbia dimostrato il modo in cui la crescente partecipazione delle donne alla caccia nel corso del diciannovesimo secolo abbia effettivamente agito come un equalizzatore sociale che ha livellato sia la classe che il genere, la Woolf non simpatizza con le donne che dimostrano gli stessi istinti primitivi degli uomini alla violenza su creature fragili, per giunta per sport, non per sopravvivenza. Con la sua affermazione secondo cui per una donna, il suo “paese è il mondo intero”, la Woolf sottolinea come per una femminista non può esserci specismo o razzismo.

In Tra un atto e l'altro, la Woolf estende ulteriormente questo concetto associando la percezione maschile del cavallo agli abusi militari e sessuali. Nel romanzo, Isa, la padrona di casa, legge su un giornale di come una ragazza viene ingannata dai “soldati [che] le hanno detto che il cavallo aveva una coda verde; ma scoprì che era solo un cavallo normale. E la trascinarono su nella camerata dove fu gettata su un letto». Il cavallo dalla “coda verde” è un riferimento ironico a Galvano, il cavaliere della Tavola Rotonda. Nella storia d'amore cavalleresca, un Cavaliere Verde domanda se a corte c’è qualcuno disposto a decapitarlo con la sua stessa ascia, a condizione che però, un anno e un giorno dopo, lo sfidante sia disposto a farsi a sua volta decapitare. Galvano accetta questo compito e dimostra la sua lealtà a Re Artù finché Lady Bertilak, la dama del castello del cavaliere verde, mette in pericolo il suo onore tentando di sedurlo. A distanza di epoche, il cavallo verde serve agli uomini al fine di uno stupro. Etimologicamente, le parole "cavalleria" e "cavalliere" suggeriscono che un tempo il cavallo era considerato un animale nobile che avrebbe assistito l'uomo nelle sue onorevoli attività. In contrasto con l’ideale cavalleresco, nel romanzo il cavallo “verde” viene usato per ingannare, sedurre e abusare di una donna.

Se la Woolf fosse ancora viva, probabilmente non vedrebbe di buon occhio alcuna disciplina con i cavalli in cui essi debbano sacrificare tutta la loro libertà, obbedire, stare sotto, sopportare finimenti coercitivi, per motivi del tutto futili come la vanagloria dell'equestre e in cambio poi di poco o nulla, neppure della salvaguardia della vita. E inviterebbe le donne, per prime, a non assoggettarsi a questa visione del cavallo empatizzando con lui. Non si può infatti essere libere impedendo la libertà altrui.

“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente”, Virginia Woolf (da Una stanza tutta per sé).

Libri di Virginia Woolf citati:

  • 1915 - La crociera
  • 1922 - La stanza di Jacob
  • 1927 - Al faro
  • 1929 - Una stanza tutta per sé
  • 1931 - Le onde
  • 1937 - Gli anni
  • 1941 - Tra un atto e l'altro 
  • 1953 - Diario di una scrittrice