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Bonaventura, istruttore di equitazione FISE all'epoca dei fatti, e grande esperto di cavalli, secondo l'accusa avrebbe danneggiato volutamente i due animali di proprietà della famiglia che gli aveva dato in gestione le strutture del centro ippico Prà Grande di Masserano, provincia di Biella, e con cui i rapporti si erano via via guastati.

Infatti proprio la sua grande esperienza nel mondo dell'equitazione si è dimostrata uno dei punti forti dell'accusa. Uno dei due cavalli, «Halo», nel 2016 aveva dovuto essere abbattuto dopo essere stato colpito da una paratopia del colon che, sempre secondo il pm e la parte civile (patrocinata dall'avvocato Sergio Gronda), Bonaventura non aveva segnalato in tempo alla proprietaria, una amazzone ventisettenne. Quando infine il veterinario era intervenuto il cavallo era già moribondo e non aveva potuto far altro che praticargli l'eutanasia per porre fine alle sue sofferenze. Ancora più crudele sarebbe stato il comportamento nei confronti del cavallo «Sponge Bob», a cui aveva smesso del tutto di dare da mangiare, fino a ridurlo in condizioni di patologica denutrizione, sottoponendolo quindi a «sevizie insopportabili per le caratteristiche etologiche».

A seguito della condanna penale del 2020, la FISE nel 2021 ha condannato l'istruttore con la sospensione dall’autorizzazione a montare, ex art. 6.1, lettera f) R.G. e da ogni carica e incarico sociale e federale, inclusa la qualifica di istruttore, tecnico, operatore tecnico, ufficiale di gara ex art. 6.1, lettera e) R.G. per 10 (dieci) anni, con conseguente inibizione dall’esercizio della relativa attività, ai sensi dell’art. 6.3 R.G.; e dell’ammenda, ex art. 6.1, lettera c) di € 5.000,00 (cinquemila/00).