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Tre battaglie vinte da Horse Angels per la giustizia sportiva ippica

Dopo anni di battaglie sugli oscuramenti dei dati, sui tempi di pubblicazione delle decisioni e sulle archiviazioni dei procedimenti di doping per vizi formali, Horse Angels torna a fare quello che dovrebbe essere normale: leggere, confrontare e monitorare la giustizia sportiva ippica.

Tre battaglie vinte.

Per anni Horse Angels ha contestato il modo in cui la giustizia sportiva ippica pubblicava — o non pubblicava — le proprie decisioni. Non per curiosità verso i dati personali delle persone coinvolte. Esattamente il contrario: perché una decisione disciplinare deve essere conoscibile e comprensibile. Una sentenza racconta un fatto, le contestazioni, le difese, le valutazioni dell'organo giudicante e l'eventuale sanzione. E serve non soltanto a punire chi viola le regole, ma anche a creare deterrenza: chi partecipa a un sistema regolamentato deve sapere che le violazioni vengono accertate, giudicate e rese conoscibili. Se tutto questo viene nascosto dietro una quantità eccessiva di omissis, la trasparenza rimane soltanto teorica.


La prima battaglia: basta sentenze illeggibili

Prima: le decisioni MASAF venivano pubblicate con oscuramenti così estesi sui dati sensibili — chi, dove e quando — da renderle, di fatto, illeggibili. Gli omissis erano partiti nel 2019, quando un avvocato che difende abitualmente allenatori positivi al doping aveva rivendicato la "privacy": da allora abbiamo obiettato che in nessun altro paese europeo i colpevoli di doping godevano di questo beneficio, e che gli omissis coprivano proprio gli elementi che permettono di capire di quale caso si tratti e di collegarlo ai fatti già noti. Dal 2019 denunciavamo pubblicamente la situazione, chiedendo il ripristino della pubblicazione delle sentenze di doping in forma leggibile oppure, in alternativa, un effettivo diritto di accesso agli atti.

Oggi: le decisioni sono leggibili. Non è un dettaglio: è la condizione necessaria per poterle studiare, confrontare, contare. La nostra battaglia sulla pubblicazione in forma realmente consultabile — vinta circa un anno fa — oggi si può dire consolidata.


La seconda battaglia: pubblicare senza aspettare mesi

Prima: le sentenze venivano rese note a cadenza sostanzialmente di molti mesi, accumulate in blocchi enormi pubblicati a distanza — a volte anni — dal fatto e dal deposito della decisione. Una decisione pubblicata così tardi ha un valore informativo molto diverso da una decisione resa disponibile in tempi ragionevoli.

Oggi: è proprio qui che il 2026 mostra un cambiamento evidente. Le pagine ufficiali del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste permettono di seguire la cronologia delle pubblicazioni. Per la Commissione di Disciplina di Prima Istanza, nel 2026 troviamo aggiornamenti il 13 febbraio, 20 febbraio, 12 marzo, 15 aprile, 22 aprile, 5 maggio, 22 maggio, 27 maggio, 28 maggio, 5 giugno, 22 giugno e 24 giugno. Per la Commissione di Disciplina di Appello troviamo pubblicazioni il 25 marzo, 5 maggio, 26 maggio e 9 giugno 2026. Negli anni precedenti i blocchi risultavano molto più distanziati: nel 2024, per esempio, marzo e luglio; nel 2025, marzo e agosto.

Non diciamo che oggi ogni decisione venga pubblicata immediatamente: non sarebbe corretto. Il dato che possiamo documentare è un altro: nel 2026 la frequenza delle pubblicazioni è nettamente superiore rispetto a quella osservabile negli anni precedenti, e la cadenza semestrale di un tempo sembra ormai superata. È una seconda battaglia che possiamo considerare vinta, almeno nella direzione del cambiamento.


La terza battaglia: il doping non deve sparire per un cavillo

Questa è forse la battaglia più importante.

Prima: un caso di doping poteva arrivare davanti alla giustizia sportiva e, molto spesso, l'esito in Appello non era una decisione sul merito ma un ribaltamento per vizio procedurale — una notifica non arrivata, un verbale incompleto, una controanalisi non ritirata in tempo. Il procedimento si chiudeva così, senza che nessuno stabilisse mai se il cavallo fosse stato o no dopato. Nel dicembre 2023 denunciammo un caso emblematico: una positività al nandrolone archiviata in Appello per un problema nella notifica all'allenatore. Non era un episodio isolato: era il funzionamento abituale del sistema. Chiedevamo che un errore procedurale non diventasse automaticamente la fine del procedimento sul doping, quando fosse possibile correggere il vizio e arrivare comunque a una decisione sul merito.

Oggi: le decisioni di Appello del 2026 mostrano un cambiamento netto rispetto a questa logica.

Il caso Fleming Griff — decisione n. 29/2026 — riguarda un cavallo risultato positivo alla benzoilecgonina. In primo grado l'allenatore era stato assolto perché la Commissione aveva ritenuto nullo il verbale di prelievo: mancava l'indicazione della presenza o assenza dei soggetti legittimati ad assistere al campionamento. La Procura ha impugnato. E qui accade qualcosa di diverso dalla vecchia logica: la Commissione di Appello non si è limitata a confermare l'archiviazione. Ha ritenuto che il vizio non avesse portata invalidante, ha considerato valido il verbale e ha rinviato gli atti alla Commissione di prima istanza perché si pronunci sulle questioni di merito mai esaminate. Non significa che Fleming Griff sia stato dichiarato dopato — non lo è. Significa che la questione non si chiude più per quel tipo di vizio: il merito deve ancora essere deciso.

Il caso Lovino Bello — decisione n. 20/2026, acido tiludronico — va nella stessa direzione. La difesa aveva sollevato numerose eccezioni: applicabilità della normativa antidoping, limiti di screening, disciplina internazionale, procedure sul campione B, riconducibilità della positività a una somministrazione veterinaria di Tildren. La Commissione ha esaminato tutto e ha confermato responsabilità e sanzione. Sulle irregolarità procedurali relative al campione B, ha affermato espressamente che le irregolarità formali non comportano automaticamente la nullità della procedura: per invalidare l'esito servono elementi ulteriori, come gravi indizi di una lesione concreta della genuinità del campione. La forma deve garantire il diritto di difesa — non deve diventare una scorciatoia per evitare di giudicare il merito quando il vizio non compromette davvero il procedimento.

Vinta non significa "sempre confermata". L'Appello deve poter correggere gli errori, e infatti nel 2026 troviamo anche decisioni che riducono la sanzione o annullano il provvedimento per ragioni sostanziali. La decisione n. 24/2026 conferma la responsabilità nel caso Cavascura ma riduce la sanzione da 8.000 a 3.000 euro dopo aver riesaminato gli elementi acquisiti. La decisione n. 21/2026 accoglie il reclamo perché un errore nella valutazione della fotografia d'arrivo aveva inciso sull'intero procedimento, riconoscendo la cavalla Hekla Colt come terza classificata.

Questa è giustizia sportiva: confermare quando la decisione è corretta, ridurre quando la sanzione è eccessiva, annullare quando c'è un errore, rinviare quando il merito non è ancora stato giudicato. Quello che non dovrebbe più accadere è che una positività al doping venga cancellata dal sistema solo perché qualcuno ha sbagliato una procedura, senza che nessuno arrivi mai a stabilire cosa sia successo.


Perché pubblicare le decisioni conta

Una comunicazione che dice semplicemente "sanzionato" racconta il risultato. La decisione racconta il ragionamento. È una differenza enorme. Dietro una positività possono esserci questioni relative alla sostanza rilevata, alla normativa applicabile, ai limiti di screening, alla prescrizione veterinaria, ai tempi di sospensione, al prelievo, alla conservazione dei campioni e alle controanalisi. Senza gli atti, tutto questo rimane invisibile. Con gli atti, è possibile confrontare le decisioni, verificare l'applicazione delle norme e capire se esiste coerenza nel sistema.

È quello che Horse Angels continuerà a fare.

Tre battaglie vinte, ma i diritti non sono mai conquistati per sempre

Prima battaglia — le sentenze non devono essere rese illeggibili da oscuramenti sproporzionati, compresi nome del soggetto e data dell'infrazione. Vinta.

Seconda battaglia — le decisioni devono essere pubblicate con tempistica ragionevole, non accumulate per un semestre prima di diventare conoscibili. Il 2026 mostra un cambio di passo evidente.

Terza battaglia — il doping deve essere giudicato nel merito, non archiviato automaticamente per un cavillo procedurale come accadeva spesso in passato. Le decisioni di Appello del 2026, a partire dal caso Fleming Griff, mostrano un approccio molto diverso da quello contestato negli anni precedenti.

E dopo anni passati a chiedere trasparenza, oggi possiamo finalmente fare una cosa molto più semplice: leggere le decisioni, confrontarle, contarle e, quando serve, far notare cosa c'è scritto.

Perché la trasparenza non è una concessione. È il minimo necessario perché una giustizia sportiva amministrata da un Ministero possa essere conosciuta, verificata e discussa.

E perché i diritti, anche quando li si ottiene, non sono mai conquistati per sempre: vanno difesi ogni volta che qualcuno prova a rimetterli in discussione. Horse Angels continuerà a vigilare — anche su queste tre battaglie — perché tornare indietro sia sempre più difficile.


Le ultime decisioni della giustizia sportiva MASAF

Horse Angels continuerà a raccogliere e monitorare le decisioni pubblicate dal MASAF, distinguendo tra Commissione di Disciplina di Prima Istanza e Commissione di Disciplina di Appello, con particolare attenzione ai procedimenti relativi a doping, farmaci veterinari, tutela degli equidi e regolarità delle competizioni.

Tra le decisioni di Appello esaminate nel 2026 rientrano, tra le altre, la n. 20/2026 sul caso Lovino Bello, la n. 24/2026 sul caso Cavascura, la n. 29/2026 sul caso Fleming Griff e le successive decisioni pubblicate dalla Commissione nel corso della primavera e dell'estate.

Le decisioni ufficiali sono consultabili nelle pagine MASAF:

Commissione di Disciplina di Prima Istanza – MASAF

Commissione di Disciplina di Appello – MASAF

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