Per anni la cronaca ha raccontato dei cavalli italiani esportati verso Libia e Tunisia, soprattutto purosangue inglesi a fine carriera o considerati in esubero. Un commercio che ha spesso suscitato polemiche per le condizioni dei trasporti e per il destino finale degli animali.
Nel 2016, a Civitavecchia, due cavalle purosangue inglesi gravide furono sequestrate prima dell’imbarco verso la Libia per ipotesi di maltrattamento, ritenendo che non fossero nelle condizioni di affrontare un viaggio così lungo senza rischi per la salute loro e dei puledri.
Le cavalle vennero affidate in custodia giudiziale a un allevamento di Ostia individuato dalle autorità al momento del sequestro. Qui partorirono due puledri, successivamente dichiarati deceduti dal custode giudiziale per patologie veterinarie acquisite. Tuttavia, non risultano mai esibiti certificati attestanti tali decessi.
Con il passare degli anni, il fascicolo della Procura di Civitavecchia è rimasto senza un esito concreto. Nessun rinvio a giudizio, nessuna restituzione, nessuna soluzione definitiva per gli animali. Alla fine le due cavalle sono state formalmente considerate “beni in abbandono”.
Era il 2018. A quel punto le autorità hanno chiesto ai soggetti coinvolti se intendessero acquisirle attraverso confisca. I proprietari originari — che le avevano vendute perché considerate inutili per l'ippica galoppo — non le hanno rivendicate. Anche il custode giudiziale ha rinunciato alle cavalle.
È stato allora che è intervenuta Horse Angels.
L’associazione è stata contattata quando ormai il procedimento era sostanzialmente concluso nell’abbandono istituzionale degli animali. Dopo mesi di interlocuzioni e pratiche burocratiche, Horse Angels ha ottenuto il ricollocamento definitivo delle due cavalle presso due diversi adottanti, garantendo loro finalmente una prospettiva stabile di vita e tutela.
Di quel carico di cavalli diretto in Libia nel 2016, probabilmente le due purosangue inglesi sequestrate sono state le uniche ad avere avuto una possibilità di sopravvivenza e di futuro. Gli altri animali, con ogni probabilità, avranno incontrato il destino che troppo spesso accompagna queste esportazioni: morte durante i trasporti, nei contesti di guerra o nell’impiego intensivo tra corse e sfruttamento.
Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia inadeguata la normativa sui sequestri di animali quando si parla di equidi. I cavalli non possono essere lasciati per anni sospesi tra procedimenti incompiuti, costi di mantenimento insostenibili e responsabilità che nessuno vuole assumersi.

