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Da sempre, gli animali sono stati uccisi per i bisogni primari, come il cibo. Ucciderli per la moda non è un bisogno primario, ma frivolo.

Un esempio di uccisione non necessaria per la sopravvivenza dell'essere umano d'oggi è il commercio di pellicce.

Un pò di storia sull'uccisione degli animali per l'abbigliamento e la moda

Fino al 1800 gli animali, principalmente i castori, erano spesso ricercati dai coloni europei per la loro pelliccia per realizzare cappelli di feltro, i grandi cappelli a cilindro che erano famosi in quel periodo. Altri animali erano uccisi per fare il grasso per impermeabilizzare le scarpe e altri oggetti d'abbigliamento, vedi le lontre.

Con il passare del tempo, la globalizzazione della rivoluzione industriale e soprattutto il fast fashion hanno reso le pelli di animali accessibili alle masse a prezzo economico. Gli animali uccisi a tale scopo sono definiti animali da pelliccia, la cui pelle ha valore commerciale sui mercati internazionali di pellicce. E questo include un'ampia varietà di specie: topi muschiati, lontre di fiume, castori, visoni, coyote, lupi, volpi, cincillà, conigli, linci, scoiattoli, puzzole, donnole, ghiottoni, orsi neri, orsi polari, procioni, altri. Tutti questi animali hanno potuto finora essere uccisi legalmente per la loro pelliccia.

Persino gli orsi polari, che sono una specie in estinzione, in alcuni paesi dove vivono, come ad esempio il Canada, non hanno ancora uno status protetto.

Modalità di reperimento delle pellicce

  • allevamento di animali da pelliccia
  • cattura in natura di animali da pelliccia

Per fortuna, nell'ultimo decennio almeno, la sensibilizzazione alla tutela animale ha portato molte persone a porsi in modo contrario a questo commercio e utilizzo per motivi frivoli: la moda. Ne discende che l'industria delle pellicce è in una spirale discendente da tempo.

L'allevamento di animali da pellicia

Gli allevamenti di pellicce si svolgono in hanno grandi capannoni aperti che ospitano file di gabbie metalliche. Gli allevamenti di pellicce più comuni nel mondo riguardano volpi, visoni, procioni, conigli e cincillà. Nei paesi dove cane e gatto non hanno lo status giuridico di animali d'affezione, anche cani e gatti. I cani vengono sgozzati e fatti morire dissanguati, oppure bastonati sulla testa. I gatti vengono spesso impiccati con cappi metallici.

In Italia l’allevamento, l’importazione e il commercio delle pelli di cane e di gatto è illegale (Legge 189/04 sui maltrattamenti degli animali). Il divieto venne poi esteso a tutta l'Europa con il Regolamento CE 1523/2007. Tuttavia bisogna prestare attenzione al fatto che, per nascondere la provenienza delle pelli ai consumatori, sull’etichetta (quando presente) vengono utilizzati pseudonimi e nomi di fantasia.

In Italia, tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto si allevano oltre 200.000 visoni ogni anno nelle ultime 20 strutture ancora attive: qui questi animali trovano una morte lenta e dolorosa, in speciali camere a gas, con il monossido o il biossido di carbonio.

In Europa già 8 Paesi Regno Unito, Olanda, Austria, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, alcune regioni del Belgio e la Germania hanno vietato l’allevamento di animali “da pelliccia” mentre in Italia tre Proposte di Legge sono ferme dal 2013.

Recentemente, una coalizione di paesi guidata da Austria e Paesi Bassi ha chiesto alla Commissione europea di vietare l’allevamento di animali da pelliccia su tutto il territorio dell’Unione. La proposta, inviata in una nota durante l’ultimo Consiglio dei ministri dell’agricoltura europei, ha già ottenuto il sostegno di Belgio, Germania, Lussemburgo, Italia, Polonia, Bulgaria, Irlanda e Slovacchia. Tuttavia, altri paesi hanno espresso alcune riserve.

Le ragioni per opporsi all'allevamento di animali da pelliccia

  • inquinamento ambientale
  • sofferenza gratuita e non necessaria per gli animali coinvolti

Inquinamento ambientale

C'è stata una ricerca piuttosto ampia sul legame tra l'allevamento di animali da pelliccia e la scarsa qualità dell'aria e l'inquinamento dell'acqua. Tutti gli allevamenti intensivi, è ampiamente documentato, sono nocivi per l'ambiente.

Inoltre, più di recente si è reso palese il collegamento tra COVID e allevamento di visoni. Quindi il visone sfortunatamente può sviluppare il COVID e può trasmetterlo alle persone e le persone possono trasmettere il COVID al visone. Il COVID è stato trovato negli allevamenti di visoni in diversi paesi in Europa, tra cui Danimarca, Paesi Bassi, Italia, Spagna, Grecia, Francia e Stati Uniti, nonché in Wisconsin, Utah e Michigan. Questo ha comportato la mattanza di migliaia di animali inviati all'inceneritore.

A causa del Covid, in molti paesi, tra cui l'Italia, è stato definito uno stop temporaneo all'allevamento dei visoni, in Italia fino al 31 dicembre 2021. 6 strutture sono ancora attive tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Abruzzo, dove sono presenti oltre 10.000 visoni riproduttori e stabulati nelle medesime condizioni di sistema intensivo. Il divieto significa che non possono portare a pieno regime l'allevamento, non la chiusura delle strutture.

Considerazioni etiche

Negli allevamenti da pellicia, gli animali vivono in gabbia in modo intensivo. La loro vita non è dignitosa e non si basa su considerazioni etologiche specie specifiche, giacché quegli animali in natura vivono liberi su ampi spazi. Naturalmente, tutte queste condizioni sollevano preoccupazioni per gli animali, il loro benessere, la loro salute e anche per le persone che lavorano in questi luoghi che sono lager di uccisioni di animali per motivi futili: l'abbigliamento, che oggi può contare su innumerevoli fibre che possono dare le stesse prestazioni della pelliccia animale.

La caccia

La caccia per la moda è un tipo di uccisione frivola, non necessaria. Gli animali possono essere uccisi con le trappole, che non sono specie specifiche, e possono intrappolare anche animali selvatici non utilizzati per le pellicce, portandoli a una morte crudele e non necessari. Quindi un non bersaglio, vittima collaterale, può essere un animale come un cane o un gatto randagi, spesso uccelli rapaci, inclusi gufi o aquile, anche le tartarughe sono state tutte documentate per essere state trovate sofferenti o morte nelle trappole. Ci sono anche documenti su specie in via di estinzione che sono state trovate catturate e uccise in trappole destinate ad animali da pelliccia.

Ed è da qui che deriva parte della retorica relativa alla cattura umanitaria o trappola umana certificata. L'Accordo sugli standard internazionali per la cattura umana, o l'AIHTS, deriva da un protocollo definito alla fine degli anni '90 che censisce le trappole e le codifica in base alle lesioni consentite che gli animali possono sopportare in queste trappole. Questo accordo è stato pesantemente criticato dai sostenitori della tutela animale, in quanto nessuna lesione, poi per motivi futili, dovrebbe essere considerata umanitaria.

La normativa sulle trappole varia da nazione a nazione ma non c'è dubbio che siano un metodo crudele per catturare un animale e porne fine alla vita per la moda.

Altri animali utilizzati per abbigliamento e/o futilità

  • Cuoio, pelli diverse, possono provenire anche da animali uccisi principalmente per la carne, la cui pelle è successivamente impiegata per le concierie, come nel caso di mucche, maiali, capre, pecore, equini.
  • La seta, una cosa a cui non pensiamo molto, ma ovviamente i bachi da seta vengono bolliti vivi nei loro bozzoli per ottenere il tessuto.
  • Oche e anatre, spennate vive per imbottire piumini o cuscini.
  • Pelli esotiche: questi animali possono essere uccisi in natura solo per ricavare trofei da stendere a terra o appendere ai muri.

Cosa è importante sapere

Per essere un consumatore consapevole, occorre sapere da dove proviene ciò che si acquista e il ciclo produttivo a cui è sottoposto. Ogni volta che compriamo qualcosa di nuovo, specialmente di non necessario, creiamo uno schema che ha un impatto sulla natura. E in particolare il nostro abbigliamento, il fast fashion, ha un impatto negativo sul nostro ambiente, sulla nostra acqua, sulla nostra terra, sulla nostra aria, e se è fatto con animali, sulla sofferenza di questi.

Ci vuole molta attenzione per essere consumatori consapevoli ma ne vale veramente la pena se si vuole migliorare il mondo in cui si vive, causando meno sofferenza possibile a natura e animali, il cui principale nemico è purtroppo proprio quell'essere umano che agisce senza sentimento, senza etica e senza pensare alle conseguenze a lungo termine delle proprie azioni.

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