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Anche la legislazione pretende ora per gli animali domestici un trattamento più consono alla loro natura, evitando i regimi di detenzione intensiva del passato, che vedeva esseri predisposti al movimento confinati per molte ore al giorno in locali ristretti. Quando si parla di transizione ecologica, maggior rispetto per l'ecosistema, per il suolo, per gli animali, occorre avere anche il coraggio di supportare soluzioni che non solo sono rigenerative ecologicamente, ma anche socialmente rigenerative in modo coerente e autentico, in modo da creare equità e giustizia per tutti i soggetti coinvolti: la terra, gli animali e le persone che li accudiscono.

Non aspettiamo che le corporazioni e i governi nazionali agiscano, ognuno deve fare la sua parte. Con i cavalli si può fare la differenza. Possono essere riportati al pascolo o paddock, terra che non solo mantiene i cavalli più sani e felici, ma se correttamente gestita crea una situazione vantaggiosa per tutti.

C’è ancora molto da fare, soprattutto nelle scuderie dove il cavallo è visto solo come un attrezzo sportivo.

Basterebbe costruire scuderie solo laddove c'è terra sufficiente nelle vicinanze, dove i cavalli possano muoversi a contatto fra loro, vivendo così dei giusti momenti sociali.

Se si parla di etica nei confronti dei cavalli, il benessere del cavallo deve essere preponderante rispetto agli interessi sportivi o economici. In altre parole bisognerebbe saper compiere delle rinunce ai propri piaceri o interessi, se questi presuppongono una gestione del cavallo eticamente poco sostenibile.

Naturalmente questo è più difficile per i professionisti, i titolari di scuderie e i commercianti, che dagli animali traggono il loro sostentamento economico e che sono inclini a tutti quei compromessi legati al maggior risparmio per loro (di tempo e risorse), anche se questo comporta sofferenza equina. Chi invece sceglie di avere il cavallo come compagno affettivo non ha scuse.

Il fatto di essere in grado di alimentare il cavallo con pasti industriali, di tenerlo pulito, accudito e curato dalle malattie, dunque in salute, non è sufficiente per la sua felicità. Per il benessere psichico del cavallo, occorre allevarlo secondo la sua etologia: animale da pascolo gregario che ha bisogno del gruppo dei suoi simili in contatti sociali significativi per avere accesso alla felicità.

Il box non basta alle necessità dei cavalli, e non può essere compensato con il lavoro eterodiretto, che implica privare il cavallo della possibilità di libero arbitrio e movimento.

Il cavallo, privato degli spazi vitali e sociali necessari per i suoi bisogni etologici, è soggetto a continue vessazioni. Nulla può scegliere e il suo spazio di confino è per lui una prigione. Se deve uscire dal box solo per fare sport a comando, con ferro in bocca, speroni ai fianchi, frustino e altre forme di coercizione, siamo molto lontani da una situazione di amore e rispetto per i cavalli.

Ogni cavallo dovrebbe avere a disposizione spazi quotidiani consoni per il libero movimento e la libera socialità. Solo così è possibile conciliare il legittimo desiderio di un proprietario di preservare la salute e il valore economico del suo equino con il fatto di concedergli una vita più simile a quella per il quale è stato creato e per la quale si è evoluto nei secoli.

Le soluzioni possibili, oggi, sono tante. Dalla stalla attiva al paddock individuale confinante con quello di altri equini, ai recinti di sgambamento dove i cavalli possono entrare diverse ore al giorno in gruppi amicali per la socializzazione primaria. Soluzioni tutte possibili e in alcune nazioni obbligatorie per poter avere il permesso di detenere e allevare equini.

Gli interessi sportivi ed economici non dovrebbero moralmente essere posti a fondamento e giustificazione del fatto di tenere un cavallo ventitrè ore al giorno nel suo box e farlo uscire solo per i lavori forzati. Non se si vuole poi sbandierare ai 4 venti amore e rispetto per il benessere dei cavalli, almeno.

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