Il 5 per mille a Horse Angels odv, una firma che non costa nulla

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(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Mentre il 30 di ottobre a Verona sono state abolite le carrozze per traino turistico dal nuovo regolamento comunale per la protezione animale (ne esisteva in attività solo una), il Comune di Cagliari ha respinto in questi giorni la mozione di abolire le carrozze per turisti trainate dai cavalli in città, presentata dalla Consigliera Francesca Mulas.

Arriva domani a Roma in assemblea (salvo silttamento ulteriore per approvazione del piano sociale su Roma) la discussione sul nuovo regolamento per le botticelle che prevede che possano transitare, dopo l'approvazione del nuovo regolamento, solo in parchi e ville storiche se la maggioranza pentastellata, come ha già dichiarato a più giornali che farà, voterà unita in questo senso.

L'opposizione invece dovrebbe votare contro, almeno a quanto ha dichiarato informalmente in un giro di telefonate per sapere che aria tira.

L'approvazione di un nuovo Regolamento siffatto comporterà probabilmente, vuoi il ricorso per la resistenza, come era già avvenuto in passato, in cui il TAR diede ragione ai vetturini o, nel caso di sconfitta, la messa in esubero di tutti o parte dei cavalli, che saranno venduti a terzi e non se ne conoscerà più il destino, come è già avvenuto con la soppressione del servizio di carrozze turistiche alla Reggia di Caserta nella stagione estiva 2020 poiché, sentiti i vetturini romani, non ci sarebbe la possibilità di sostentamento del mestiere per tutti i 27 cavalli delle Botticelle nei parchi e nelle ville storiche di Roma.

Improbabile che vadano in "adozione" e entrino nei santuari, a meno che non li voglia comperare, magari cavalli e carrozze, i primi per i santuari, le seconde per un museo di memorabilia della Roma che fu, la giunta capitolina del M5s, per dare un segnale di attenzione al destino degli animali nell' eliminare la schiavitù del cavallo da lavoro a Roma, loro obiettivo elettorale, ma anche agli uomini, ristorandoli per la perdita del lavoro con una cifra con cui ricostruirsi un lavoro diverso.

Peccato che il M5s a livello nazionale sinora non abbia fatto nulla in Parlamento o al Governo, visto che è in maggioranza, per eliminare la schiavitù dei cavalli su piani più rigorosi e culturalmente elevati di azione, anche per una sorta di equità sociale.

L'abolizione della schiavitù equina per le strade romane del centro, eliminando un segmento di offerta turistica per esteri (abbiamo passato una intera giornata per uno studio sulle carrozze ippotrainate italiane a monitare il flusso turistico, e osservato che l'interesse per le carrozze riguarda per lo più i turisti provenienti, o culturalmente originari, dall'area medio orientale, balcanica e dell'estremo oriente), può andare bene come riforma equina "strutturale" in Italia per la pancia populista, quella che si accontenta di individuare un nemico, e lo cerca sempre nello straniero, nella minoranza religiosa, in qualcuno che sia fragile economicamente e socialmente e la cui eliminazione non costituisca un problema.

daaafcf8e134c30f448bb4ca14d1f6c4Se veramente si vuole fare giustizia per equini, occorrerebbe puntare a quei soggetti che dello sfruttamento animale fanno un business economicamente consistente: prendersela con i più deboli, l'ultima ruota della catena economica e sociale della filiera equina, si rischia di passare dalla ragione al torto. In tempi di Covid, buttare in strada senza alcuna forma di ristoro uomini e animali che fanno già parte di una categoria marginale, non pare poi così eroico.

Mentre, tornando a sollevare il dubbio su obiettivi più alti da colpire per ossigenare la lotta alla schiavitù moderna animale, vale la pena ricordare la definizione che ne dà il Global Slavery Index per paesi economicamente sviluppati come l'Italia.

La schiavità moderna sono i lavori forzati e le prestazioni professionali svolte non volontariamente, perché il soggetto è indotto all'impiego sotto minacce o costrizioni fisiche.

Mentre il cavallo delle botticelle non potrebbe mai lavorare su queste basi, poiché sarebbe ogni giorno una battaglia di sicurezza e incolumità pubblica, oltre che animale, gli atti di resistenza e le conseguenti rappresaglie minatorie, calci e pugni, non sono infrequenti da vedere in scuderie, maneggi e backstage di campi da gara e da corsa. Quindi, a voler eliminare la schiavitù animale partendo dagli equini, il missionario buon samaritano interessato all'opera dovrebbe cercare di incidere su una parte dell'impiego sportivo, ippico e di lavoro della filiera equina italiana, prendendo di mira quei simboli di coercizione che da sempre sono evocativi della schiavitù: teaser elettrici, speroni, fruste, bastoni chiodati, pastoie, imboccature pesanti e svariati altri strumenti contenitivi e coercitivi in uso e commercio legale in Italia per costringere il cavallo allo svolgimento della mansione che non ha scelto volontariamente e che neppure gli dà diritto a una pensione.

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