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2 0ttobre 2020 AGROPOLI - Finisce in Tribunale, a Vallo della Lucania, la “guerra dei maneggi”, quella che nel 2018 si concluse con il pestaggio di Gianpiero Lancellotti, noto allevatore di cavalli del posto, ospitato spesso anche in tv. In cinque sono finiti a processo davanti al giudice monocratico Raffaele Romanelli nella doppia veste di imputati e parti civile.

All'epoca dei fatti Lancellotti fu colpito con un tubo per una questione di cavalli. Il 2 ottobre è cominciato il processo e si sono costituite le parti. Oltre a Lancellotti, che è imputato e parte offesa, sono a giudizio Belisario Tafuri, Nicola Agresta, Vincenzo Franco e Silvio Telese. A loro volta anche parte offesa e tutti difesi dall’avvocato Domenico Castaldo: rispondono di lesioni personali e minaccia aggravata.

Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri della compagnia di Agropoli, quella sera Lancellotti cadde in agguato: in quattro bloccarono la sua auto, lo trascinarono fuori e mentre a turno lo tenevano fermo, lo colpivano con calci e pugni. Intanto che lo picchiavano, uno degli imputati incitava gli altri ad ucciderlo «perché questa è la fine che merita». Anche Lancellotti - stante le indagini dei carabinieri condivide dai giudici - non se ne stette fermo: con il fuoristrada tentò di investire uno dei contro imputati, danneggiò le auto in sosta e mimò il gesto della decapitazione. Lancellotti è accusato, a sua volta, di lesioni personali e minacce aggravate.

L’allevatore è assistito dagli avvocati Giovanni Oricchio e Leopoldo Catena . Secondo la tesi sostenuta da Lancellotti, che rimediò nella circostanza dell’aggressione delle ferite giudicate guaribili in venti giorni, il raid punitivo sarebbe scattato a seguito di un video che lo stesso aveva postato su Facebook in merito ad un cavallo da questi acquistato e di cui vantava l'addestramento.

Al video di Lancellotti, i soggetti del maneggio concorrente avrebbero commentato che erano loro ad avere il merito di aver addestrato quel cavallo.

In un successivo incontro tra le parti in località Mattine, sarebbe finita in rissa. Chi è colpevole di cosa lo dovrà stabilire il giudice, che potrà contare sulla querele sporte dagli imputati, sull’informativa dei carabinieri e sulle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti.

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