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Le corse clandestine di cavalli su strada sono un fenomeno criminoso riconosciuto dalle leggi statali sia come frode (se sono implicate le scommesse clandestine di danaro), sia come maltrattamento (per gli animali coinvolti), che tristemente continuano ad essere un problema nel centro sud Italia, dove i cavalli da corsa sono percepiti come simbolo di "status criminale" e quindi facilmente preda di gruppi giovanili instradati al crimine o di adulti criminali.

La domanda è, come mai persone di alcune regioni, particolarmente di alcune enclave sociali ed economiche, scelgono di fare gli ippici criminali nel loro tempo libero?

In mancanza di studi scientifici pubblicati, specifici su questo fenomeno in Italia, si ricorre in questo articolo alle teorie di criminologia che potrebbero afferire al contesto.

  • Teoria della scelta razionale: Le persone generalmente agiscono nel loro interesse personale e prendono decisioni di commettere un crimine dopo aver soppesato i potenziali rischi (incluso essere scoperti e puniti) rispetto alle ricompense. Se i rischi sono percepiti come bassi in una determinata comunità, la propensione a quel crimine specifico aumenta.
  • Teoria della disorganizzazione sociale: L'ambiente è il principale responsabile delle scelte comportamentali che la persona fa. In particolare, un quartiere che ha strutture sociali logore ha maggiori probabilità di avere alti tassi di criminalità. Un simile quartiere può avere scuole povere, edifici sfitti e vandalizzati, alta disoccupazione e criminalità diffusa.
  • Teoria della deformazione: La maggior parte delle persone ha aspirazioni simili, ma non tutte hanno le stesse opportunità o abilità per realizzarsi. Quando le persone non riescono a raggiungere l'obiettivo di realizzazione socio economica attraverso mezzi approvati come il lavoro duro, cui segue una gratificazione ritardata, possono tentare di raggiungere il successo attraverso la strada che promette di essere più veloce: il crimine.
  • Teoria dell'apprendimento sociale: Le persone sviluppano la motivazione a commettere certi crimini e le abilità per commetterli dalle persone attorno a loro, della propria comunità. Certi crimini dunque sono tipici delle comunità in cui quel fenomeno è tradizione.
  • Teoria del controllo sociale: La maggior parte delle persone finirebbe per commettere crimini se non fosse per i controlli sociali posti attraverso istituzioni come scuole, luoghi di lavoro, chiese e famiglie. Laddove i controlli sociali sono più forti, minore è il crimine.
  • Teoria dell'etichettatura: Le persone al potere decidono quali atti sono crimini e l'atto di etichettare qualcuno come un criminale è ciò che lo rende un criminale. Una volta che una persona viene etichettata come criminale, la società gli toglie le opportunità, il che alla fine può portare a comportamenti più criminali ancora.
  • Biologia, genetica ed evoluzione: La cattiva alimentazione, la malattia mentale, la cattiva chimica del cervello e persino le ricompense evolutive per la condotta criminale aggressiva sono spiegazioni per la propensione al crimine di certe persone.
  • Comportamento deviante legittimato. La distinzione tra comportamento convenzionale e non convenzionale dipende, in molti casi, dal punto di vista, in quanto individui diversi possono definire gli stessi atti come legittimi o illegittimi a seconda della comunità da cui provengono e della storia personale. In particolare, in certe comunità ciò che è legittimo non dipende solo dalle leggi dello stato, ma anche dalla sub cultura della tradizione che fornisce una neutralizzazione del crimine. I delinquenti potrebbero spostarsi tra comportamenti legittimi e illegittimi perché né lo stato, né altre forme di controllo sociale, lavorano costantemente su di essi per chiarire i confini. Le tecniche di neutralizzazione del reato consistono in vari modi per rifiutare la responsabilità, compreso il trasferimento della colpa alle vittime, il rifiuto degli atteggiamenti moralistici di uno stato percepito come nemico e non amico, e l'interpretazione del proprio comportamento come atto che aiuta altri (ad esempio altrimenti disoccupati), a cui si aggiunge la difesa della necessità.

Probabilmente, ci sono più meccanismi al lavoro a far sì che in determinate comunità italiane la propensione alle corse clandestine di cavalli in strada sia forte, e servirebbero ricerche sociologiche specifiche, in cui si intervistano gli attori in questione, per comprendere più a fondo il fenomeno del cavallo di status criminale, e come risolvere più efficacemente il problema, anziché limitarsi ad inseguirlo, come succede attualmente.

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