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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

Nadia Boaretto dialoga con Maria Grazia Anatra.

Nadia Boaretto - Una domanda complessiva che lascia a te la parola: raccontaci delle tue attività editoriali e iniziative varie sulla VIOLENZA ASSISTITA come argomento da mettere al centro nei programmi scolastici.

Maria Grazia Anatra - Mi sono attivata su una delle purtroppo pochissime iniziative a livello nazionale, almeno che io sappia, che tenta di avvicinare al mondo della scuola un tema difficile come la VIOLENZA ASSISTITA. È quasi un tabù di cui si discute poco, quasi ci fosse la paura di affrontare le situazioni più complesse, a partire dal settore dell'istruzione e della formazione, come dire da parte di dirigenti scolastici, insegnanti, famiglie, per non parlare di alcune forze politiche. Eppure nel periodo Covid si sa bene quanto il fenomeno si sia aggravato.

Nonostante le recenti dichiarazioni di Carla Garlatti, Garante dell'Infanzia e Adolescenza, sulla necessità di affrontare il tema della violenza assistita, a scuola le resistenze e le diffidenze sono enormi.

In realtà per affrontare queste tematiche bisogna anche avere STRUMENTI ADEGUATI per arrivare a fasce di età che comprendano la scuola elementare e non solo.

Da questa necessità è nata la mia intenzione, ormai circa 6 anni fa di dare vita a testi narrativi ad hoc.

Dalla constatazione che in Italia testi di questo tipo non esistono o quasi (uno dei pochi fa riferimento a un contesto di animali e non umano) è andata crescendo la mia volontà di sopperire a tale mancanza.

È nato così il primo testo "Possiamo tenerlo con noi?" pubblicato da MATILDA EDIZIONI grazie anche alla consulenza della psicologa del centro antiviolenza di Lucca Silvia Mammini.

In parallelo mi sono messa a studiare il fenomeno attraverso testi di professioniste/i di chiara fama (Cancrini, Luberti, Malacrea, etc.)

Ne è nato successivamente un secondo apporto, "La stanza dei delfini", che verrà pubblicato a maggio 2022 all'interno di un testo di saggistica della Casa Editrice Erickson dal titolo "La stanza dei delfini: l'approccio narrativo alla violenza assistita". Questo prevede contributi di vario tipo da parte di professionisti del settore, di tipo psicologico, giuridico, oltre alla mia storia che dà il titolo al testo ed è accompagnata da materiale specifico per il suo utilizzo.

Lo scorso anno (novembre 2020) è nato un terzo lavoro sul tema della RESILIENZA, cioè a dire sulle condizioni che permettono a minori coinvolti in situazioni di violenza assistita di uscire positivamente da traumi di quel tipo.

Anche qui il supporto mi è stato dato da personale esperto, nella fattispecie da Elena Malaguti, Docente di Didattica Speciale all'Università di Bologna. Il testo si intitola "La bambina che aveva parole" ed esce con i tipi di MATILDA EDITRICE e le illustrazioni particolarmente suggestive di Sonia Marialuce Possentini.

In questo caso il libro è stato finanziato dal Festival USCIRE DAL GUSCIO. EDUCARE ALLE DIFFERENZE sostenuto dalla Regione Emilia Romagna etc.

Questa è un po' la storia... Aggiungo che ormai da quasi due anni sono in collegamento con due psicoterapeute del Consultorio familiare integrato dell'Ospedale Santi Carlo e Paolo, Dott.ssa Annalisa Vicari e Simona Agosti, molto preparate e desiderose come me di creare strumenti utili di intervento in parallelo alla presa in cura dei minori vittime di questi traumi.

Per questo motivo siamo in contatto e stiamo facendo proposte ad alcune case editrici. Cerchiamo di diffondere iniziative di questo tipo, sperimentali e soprattutto utili. C’è voglia di andare avanti intercettando anche iniziative e progetti nazionali seri, continuativi nel tempo e di qualità.

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Nota da https://it.wikipedia.org/wiki/Violenza_assistita

Secondo la definizione messa a punto dal CISMAI, il Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia, «la violenza assistita da minori si verifica quando i bambini sono spettatori di qualsiasi forma di maltrattamento espresso attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte o minori». È una violenza indiretta, non subita in prima persona, ma subita da altri individui presenti in famiglia.

I minori possono essere esposti direttamente alle violenze o soprusi quando questi avvengono in loro presenza; o possono averne conoscenza indiretta quando qualcuno, volontariamente o inconsciamente, li informa in proposito; o possono percepirne gli effetti quando avvertono tristezza, terrore, angoscia e un continuo stato d'allerta della vittima; o quando vedono lividi, ferite, vestiti strappati, lacrime, suppellettili rotte, ecc.

È violenza assistita anche quando vengono a conoscenza, o assistono a maltrattamenti, sevizie e abbandono degli animali presenti in famiglia. Studi e ricerche sulla witnessing violence, iniziate negli anni settanta nei paesi anglosassoni, hanno dimostrato come essa produca effetti traumatici di pari intensità di quelli prodotti dalle violenze subite direttamente.


Nadia Boaretto, residente fra Milano e Nizza (Francia). Laureata in lingue e letterature straniere all’Università Bocconi. Ex insegnante di inglese, traduttrice, attiva partecipante a testi del teatro di figura, nella fattispecie di una importante compagnia marionettistica. Ecofemminista, socia fondatrice della Casa delle Donne di Milano, militante nel movimento a tutela dell’acqua pubblica, contro la privatizzazione dei beni comuni.

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