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Questo articolo esamina il concorso equestre da una prospettiva di crescita personale dell'atleta umano coinvolto.

Per alcuni equestri, la presentazione del sé in un concorso è un'esperienza di costruzione del proprio potenziale umano. Per costoro, l'attività agonistica ha il potenziale per facilitare la crescita e lo sviluppo personale che potrebbero non verificarsi in altre circostanze, se non in modo molto più graduale, presentando meno possibilità di esibirsi ed essere giudicati per la prestazione.

Principalmente, attraverso la facilitazione sociale di un ambiente costruito per lo spettacolo, gli equestri interessati si sentono stimolati ad alzare il proprio livello energetico finalizzato alla prestazione. Il concorso può rappresentare un momento e luogo di scambio energetico profondo per l'eccitazione collegata all'esibizione del sé.

Questa tensione collegata alla performance può essere sentita anche dal cavallo con il risultato che potrebbe comportarsi in modo più vivace, e il tema della sicurezza, con le sue incognite, contribuisce a rendere il tutto più eccitante, nel bene e nel male.

Può sembrare strano che una situazione di pericolo e stress potenziali per qualcuno possa essere stimolante, ma è così per tutti quelli a cui piace performare, chi nello sport, chi nell'arte, chi nello spettacolo, musica, teatro o qualsiasi altra forma di esibizione delle proprie capacità tecniche in una determinata disciplina.

Certamente, il bisogno di confermare il proprio valore è insito nell’essere umano. Fin quando questo bisogno di esibirsi non invalida la propria esistenza ed è svolto lealmente nel rispetto di regole etiche, può essere uno sprone a migliorarsi.

Rispetto ad altre esibizioni, quella a cavallo ha le potenzialità di uno sport estremo, perché l'incidente è sempre possibile, ma va sottolineato che la paura, lungi da allontanare le persone predisposte a questo tipo di esibizione, fornisce un collante di stimolo. Potremmo dire che, per una persona predisposta allo sport equestre agonistico, la paura si trasforma in energia, e domarla diventa quindi un modo per ritrovare autostima e fiducia in se stessi.

L'idea che l'equitazione, e addirittura il concorso, possano essere utilizzati per esorcizzare i propri demoni, non è per niente campata in aria, se si pensa che qualsiasi esibizione davanti ad un pubblico può essere una forma di terapia. Innanzitutto perché si espone agli altri la propria individualità, ma anche fragilità, sottomettendosi volontariamente a un giudizio, che può essere sia in negativo sia in positivo.

L'atto di esibirsi mentre si è valutati aumenta l'intensità emotiva dell'esperienza, trasformando l'equestre, in quella circostanza, in un performer. Tecnicamente questa trasformazione avviene per la facilitazione sociale del contesto, con cui si intende quel processo mentale per cui facendo conto sulla presenza di un pubblico, s'accresce l'autocoscienza oggettiva di chi si esibisce. Teoricamente, il performer consapevole di sé dovrebbe notare lo scarto tra la prestazione che ha fornito e l'ideale di prestazione che avrebbe dovuto fornire, acquisendo motivazione ​​a ridurre il divario. Questo nel caso di un performer ambizioso che intenda migliorarsi per arrivare a risultati nel tempo più elevati.

Il percorso di autocorrezione degli errori - finalizzato ad essere concorsista - permette di essere concentrati su un obiettivo, tanto più importante se non si hanno altre ambizioni: per qualcuno, infatti, esibirsi ai concorsi può diventare uno scopo di vita, fino al punto di trasformarsi in un lavoro, come succede anche ai professionisti di altri sport.

Da qui l'importanza del ruolo del giudice in uno spettacolo equestre. A tutti i livelli di rappresentazione, si presume che il giudice abbia una conoscenza speciale, attraverso l'istruzione, la formazione e l'esperienza, della forma o idea che gli atleti dell'esibizione si sforzano di imitare o mettere in atto.

La funzione del giudice è quella di valutare apertamente l'imperfezione relativa dell'attuazione dell'esibizione tecnica o artistica. Sarebbe veramente importante che il giudizio fosse imparziale ed etico, altrimenti l'idea di crescita personale insita in un percorso di equitazione che si sviluppa anche nei concorsi viene meno, e passa il messaggio di corruzione, ingiustizia e scarsa dignità dello spettacolo.

Anche i testimoni della rappresentazione, gli spettatori, giocano un ruolo importante nell'esperienza. Affinché si possa parlare di spettacolo, e quindi di equestre performer, serve infatti un pubblico che esercita la funzione di giudizio, attraverso gli applausi o i fischi, le recensioni positive o le critiche, e contribuisce in questo modo allo sviluppo personale dell'atleta equestre.

Proprio l'esigenza di pubblico, spinge molti equestri a pubblicare le proprie esibizioni sui social, giacché il pubblico dei concorsi è spesso limitato ai parenti dei concorsisti stessi. Pubblicando la performance online, gli atleti ottengono che un maggior numero di persone possano vedere lo spettacolo e commentarlo. E' un rischio, perché il commento social non necessariamente è positivo. Ma non esiste performer, se non c'è pubblico.

C'è poi la figura del giornalista, critico di settore, speaker dell'evento, che ha anch'esso un suo ruolo importante, ma solo nella misura in cui esercita in modo libero la propria interiorità di pensiero, di messaggio e di commentazione dell'esibizione del performer. Se è solo pagato per commentare positivamente, non aggiunge nulla allo spettacolo, anzi ne sminuisce la portata e il valore sul piano della crescita personale dell'atleta equestre.

Soprattutto gli sport individuali, come è il caso della maggior parte delle discipline in equitazione, possono concentrarsi sulla crescita personale. Ci si trova soli con i propri obiettivi, fatiche e domande di difficile risposta. Ogni seduta di allenamento è un campo di prova, una possibilità per lavorare sulle proprie aree di miglioramento, uscendo più forti e migliori o demotivati e sfiduciati, a seconda di come si reagisce di fronte alle sconfitte.

In una accezione positiva, l'errore e l'insuccesso sono fondamentali, diventano anzi parte integrante di un percorso di accrescimento, specialmente se l’analisi delle cause della non riuscita porta ad acquisire nuove capacità e nuove strategie. Gli errori sono la fonte inesauribile di lezioni da imparare. Senza errore, non c'è possibilità di crescita personale.

Svolto nel modo sin qui descritto, con tutti gli attori consapevoli del proprio ruolo, il senso dello sport si avvicina come funzioni all'arte: è “un’attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche”.

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