Il 5 per mille a Horse Angels odv, una firma che non costa nulla

Horse Angels si sta specializzando in tutela di animali e ambiente in Tribunale.

Crediamo che gli animali, le piante, il mare, i laghi, l'ambiente tutto, abbiano bisogno di avvocati perché il benessere animale e ambientale sono beni collettivi.
Siamo costituiti parte lesa in fascicoli per maltrattamento animale e reati ambientali in molte regioni italiane.
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(Tempo di lettura: 8 - 15 minuti)

Quali sono i problemi di benessere dei cavalli impiegati nelle corse? Questo articolo fornisce un riepilogo dei problemi associati all'industria delle corse di cavalli, con una chiave di lettura dalla parte del cavallo.

E' difficile ragionare sui dati italiani, perché nel nostro paese l'omertà è tale che se muore un cavallo in corsa, o in allenamento, tendenzialmente nessuno ne parla ed è difficile che la notizia trapeli, mentre se qualcuno denuncia, non solo perde tempo perché le procure archiviano probabilmente senza neppure indagini, ma si sottopone volontariamente a rappresaglie, per cui non si hanno i dati reali dei "martiri" dell'ippica italiana, caduti in pista o a margine di essa.

Pensate che, a differenza dei cavalli morti nei palii in Italia, per i quali spesso c'è un'indagine giudiziaria, e si sono celebrati negli anni vari processi tesi a stabilire l'ipotesi di negligenza umana o di maltrattamento, con l'effetto collaterale positivo di una stretta sulla sicurezza delle piste per i palii, non si è mai celebrato in Italia un processo per un cavallo ippico morto in pista di ippodromo. Questo, per dare l'idea del clima di omertà, impunità, scarsa trasparenza e menefreghismo che impera in tema di cavalli vittime dell'ippica.

Quando si parla di numeri di cavalli morti in pista, si deve allora ragionare sui dati di paesi esteri, dove li si trova facilmente disponibili online per l'informazione pubblica. Estero dove, tra le altre cose, le autorità preposte fascicolano e mettono a disposizione i dati per studi di settore, e dove le università di veterinaria sono impegnate a lavorare sui dati per implementare la sicurezza. Solo ragionando sui numeri si può capire quanto sono pericolose le corse per i cavalli e quali sono le criticità su cui intervenire.

In mancanza dei dati italiani, ai fini di premessa di questo articolo, usiamo i dati UK pubblici, e si tratta della lista dei cavalli deceduti in pista dal primo di gennaio 2020, che corrisponde a 20 cavalli martiri in 2 mesi. Una media di 10 decessi al mese solo per le corse disputate in ippodromo. Mancano i dati sulle piste di allenamento e le prove. Segue nome, nazionalità del cavallo se diversa da UK, data di morte e pista da corsa in cui è successo l'incidente (dati magari incompleti, ma sono quelli che siamo riusciti a reinvenire).

  • Western Lass (IRE) 27 Feb, 2020 - Musselburgh NH
  • Mick Manhattan (FR) 26 Feb, 2020 -Market Rasen
  • Royal Dancer 22 Feb, 2020 - Kempton Park NH
  • Kachy 15 Feb, 2020 - Lingfield AW
  • Alsa Mix (FR) 15 Feb, 2020 - Ascot NH
  • Compensate 08 Feb, 2020 - Wolverhampton
  • Never Adapt (FR) 08 Feb, 2020 - Newbury NH
  • Guandi (USA) 31 Gen, 2020 - Catterick NH
  • Warthog (FR) 25 Gen, 2020 - Cheltenham
  • Lamanver Odyssey 25 Gen, 2020 - Uttoxeter
  • Eur Gone West (IRE) 24 Gen, 2020 Huntingdon
  • Kiriglote (FR) 22 Gen, 2020 - Catterick NH
  • Obsession For Gold (IRE) 20 Gen, 2020 - Kempton AW
  • Bad At Bay 18 Gen, 2020 - Chelmsford
  • Just Dont Ask (IRE) 16 Gen, 2020 - Market Rasen
  • Tiffin Top 16 Gen, 2020 - Market Rasen
  • Machiavelli 11 Gen, 2020 - Wetherby
  • Not Never 05 Gen, 2020 - Plumpton
  • Jeremy Sunshine (IRE) 04 Gen, 2020 - Wincanton
  • Whenitcomestoit (IRE) 01 Gen, 2020 - Fakenham

Criticità su cui riflettere, numeri alla mano, che l'ippica è uno sport molto pericoloso per l'incolumità dei cavalli.

Eccesso di "scarti"

Nell'ippica non c'è posto per la pietà o la compassione per i cavalli. Lo spettacolo e le scommesse devono andare avanti. Per  trovare il campione vincente, l'industria delle corse dipende dall'allevamento di un numero elevato di cavalli e da un tasso di rotazione rapido degli stessi. I cavalli che non fanno "i numeri" per piazzarsi o vincere, devono abbandonare l'industria agonistica, quale che sia la loro età, come puledri, durante l'allenamento, durante la carriera agonistica o alla fine di essa.

Quando i cavalli lasciano il circuito agonistico, a meno che non si tratti di campioni di punta o di cavalli dalla geneaologia interessante, che viene conservata per la riproduzione, confluiscono negli "scarti di pista". Per lo più non c'è un mercato di serie B per gli esuberi, specialmente nel trotto, a meno di non considerare le corse illegali su strada, gestite da ippomafie, il mercato secondario elettivo. La maggior parte dei cavalli da corsa ha una breve carriera agonistica (solo 2-3 anni), i più fortunati, posto che abbiano vinto a sufficienza, allungano di qualche anno la carriera. I cavalli possono essere scartati dall'industria delle corse per una disparità di motivi: scarso rendimento, malattie, lesioni, problemi comportamentali, età superata per le corse. Nei paesi di stampo anglofono, una parte di cavalli terminerà la propria carriera e vita con un'eutanasia indolore. Laddove l'eutanasia non è un'opzione, i cavalli termineranno la carriera in mattatoio. Una piccola minoranza di cavalli da corsa sfuggirà al mattatoio trovando ricollocamento per gli impieghi equestri di vario tipo (ludico, ricreativo, sportivo, terapeutico, lavorativo).

I dati esatti sul destino dei cavalli da corsa a fine carriera non sono disponibili in alcun paese, in quanto l'industria ha tutto l'interesse a non registrare, o occultare, le informazioni precise.

Uso di dispositivi coercitivi

Dalle fruste, che sono forse il male minore, ai bastoni chiodati per l'allenamento, ai teasers elettrici (si chiamano jiggers nel mondo delle corse), ai frena lingua, agli speroni, alle imboccature, alcune da film dell'orrore, non mancano i dispositivi per infliggere dolore e lesioni e costringere i cavalli a rendere nell'agonismo. La collaborazione se non è volontaria, è garantita dall'uso della forza, senza alcuna forma di controllo da parte di autorità terze perché non si sconfini nel maltrattamento, soprattutto nelle scuderie di preparazione e allenamento dove non c'è un giudice di gara.

Oggi c'è un movimento internazionale che preme per l'abbandono della frusta, a favore di prestazioni maggiormente influenzate dalla genetica, dalla preparazione del cavallo e dall'abilità dell'atleta umano. Perché tutta questa attenzione sulla frusta? Non è necessario essere complottisti o terrapiattisti per capire che sarebbe la miglior trovata pubblicitaria a minor sacrificio e costo per gli umani. Perché a differenza dei jiggers, o del frena lingua, è il dispositivo più immediatamente visibile al pubblico. E l'ippica vive di seguaci, ovvero di scommesse. Quindi si vorrebbe rimediare all'immagine, andando a incidere sulla punta dell'iceberg, e lasciando in ombra di tutto il resto (che è ben peggio). Nonostante questo, nei paesi in cui c'è stato movimento anti-frusta, incluso quello italiano, non si è ottenuto altro che uno sconto sul numero di frustate ammesse per cavallo a corsa; eventualmente, nei paesi più "progressisti", aumentando la pena per i trasgressori.

Rischio di lesioni e morte

I cavalli da corsa sono a rischio di infortunio non solo durante le gare, anche l'allenamento e le prove sono foriere di lesioni che coinvolgono muscoli, ossa, tendini e legamenti. Lesioni gravi, che impedirebbero al cavallo di continuare a correre, possono provocare l'eutanasia immediata, se il cavallo necessita di clinica chirurgica per salvarsi la vita. In alternativa, se il cavallo è in grado di viaggiare, possono provocare la messa in "esubero": strumento più economico per smaltire e rottamare un ex cavallo da corsa, realizzando un profitto vendendolo per il macello, anziché spendere per farlo abbattere.

Pochi cavalli, solo tra quelli che hanno possibilità di ripresa per la carriera, vengono curati e messi a riposo, per riprendere a correre quando guariti.

I cavalli da corsa possono anche morire improvvisamente durante o dopo una gara, il che può essere dovuto a insufficienza cardiaca o altre cause, come l'arci nota, dal nome evocativo, emorragia polmonare indotta da esercizio fisico intenso (EIPH), in cui si verifica sanguinamento nei polmoni. Ciò è stato collegato allo sforzo eccessivo in cui i cavalli possono essere spinti per l'accanimento agonistico.

Somministrazione di sostanze vietate (doping)

La piaga del doping c'è negli atleti umani, e ancora peggio in quelli equini, che non hanno possibiltà di scegliere e sono vittima delle scelte scellerate altrui. Il test anti doping è casuale sui cavalli e viene eseguito da veterinari di gara, con penalità non particolarmente significative per le violazioni in Italia. Ciò non scoraggia sufficientemente gli operatori. Poiché ogni caso di doping sportivo accende parallelamente, se il fascicolo è trasmesso in procura dagli organi competenti dello sport, un procedimento penale, vedremo se la riforma della giustizia ordinaria - che ha eliminato la prescrizione - permetterà di scoraggiare maggiormente il doping nei cavalli da corsa, dato che fino ad oggi i dopatori hanno per lo più potuto contare sulla fatidica prescrizione del reato.

Le sostanze vietate o non registrate comprendono: prodotti chimici veterinari non registrati, medicinali soggetti a prescrizione limitata (veterinari o medicinali per uso umano) che non sono stati correttamente tracciati o per i quali non sono stati rispettati i tempi di sospensione, prodotti del tutto vietati e usati illegalmente. Perché il doping in giustizia penale è maltrattamento? Alcuni farmaci possono mascherare il dolore e quindi rimuovere un importante meccanismo protettivo per prevenire ulteriori lesioni, mentre altri possono causare effetti collaterali avversi inattesi e deleteri per la salute, il benessere o la vita del cavallo.

Prematurità dell'agonismo rispetto al pieno sviluppo del cavallo

I cavalli da corsa iniziano l'allenamento come puledri di poco più di un anno, a due anni sono già agonisti. I premi più importanti sono riservati a cavalli giovani, di 2 e 3 anni. A quell'età un cavallo non ha ancora completato lo sviluppo psico-fisico, e l'accanimento agonistico prematuro non fa altro che aumentare il rischio di lesioni e quindi aumentare il numero di "scarti" e decessi.

Negli sport equestri, ad esempio, i cavalli non possono competere prima dei 4 anni e persino il reining, quello normato dalla FEI, ha dovuto accettare di posticipare l'ingresso dei cavalli alle gare per i circuiti preposti allo scopo di salvaguardare maggiormente l'atleta equino. Purtroppo, salvaguardare l'atleta equino pare che sia tutto tranne che una priorità nell'ippica, dove il cavallo non si definisce atleta equino, ma prodotto.

In particolare, salute e benessere del cavallo ippico in Italia sono argomenti solo da talk-show o campagna elettorale. Nella pratica sembrano una chimera. Tanto è che si sono avvicendati fior di poltici e di burocrati all'ente pubblico preposto alle corse, e in 11 anni di attività di Horse Angels, abbiamo osservato solo un inasprimento del regolamento sulle fruste e solo quando il nord Europa ha cominciato ad additare come abusatori di cavalli i driver nostrani, per via della differenza di regolamento ippico tra i paesi scandinavi e l'Italia. Senza la pressione internazionale, neppure il minimo del quasi nulla sarebbe stato fatto per implementare la salute e il benessere del cavallo ippico. Per il controllo delle piste, idoneità dei fondi, servono titoloni sui giornali e minaccia di scandalo. La prevenzione non esiste. Esiste solo la risposta ondivaga, incoerente, alle spinte di pancia dei media, sollecitate da casi contingenti.

Corse ad ostacolo

Rappresentano la gara ippica più pericolosa in assoluto. Un terno al lotto per la vita del cavallo. Si ritiene che il vero bilancio di massacro sia più elevato rispetto alle fatalità che emergono occasionalmente, poiché le statistiche del settore sui decessi che si verificano durante l'addestramento e le prove non sono disponibili al pubblico. Le associazioni animaliste di tutto il mondo, sia quelle moderate, sia quelle estremiste, di destra e di sinistra, del nord e del sud, chiedono l'abolizione. In Italia per fortuna sono pochi gli ippodromi che organizzano questo tipo specifico di gare, e il pubblico tifante è scarso.

Regolamento salute e benessere del cavallo da corsa

Non esistono standard di benessere obbligatori per i cavalli da corsa. Pertanto, la protezione legale è limitata ai requisiti minimi previsti dalla legislazione statale sul benessere degli animali, spesso non rispettati.

Fa specie, annedoticamente, una denuncia presentata da Horse Angels per cavalli da corsa detenuti in stalle abusive sotto dei ponti nel napoletano e allenati per strada, dove l'autorità giudiziaria non ha ritenuto opportuno procedere, perché dopotutto, a detta dell'asl di riferimento territoriale, i cavalli non stavano in condizione di malessere.

Nella distopia del mondo del cavallo italiano, si trovano situazioni difficili da comprendere e commentare. Un cavallo da corsa in Italia può vivere facilmente in luoghi abusivi e allenarsi per strada in deroga al Codice di buona gestione degli equidi (una specie di elenco di raccomandazioni non prescrittive) emanato dal Ministero della Salute Italiano per i cavalli. Per lui non vale neppure quel codicillo, e a nulla serve sventolare sotto il naso dei procuratori l'Ordinanza ministeriale per le manifestazioni con equidi al di fuori dei circuiti ufficiali, ippodromi, (fatta valere solo per giostre e palii) per far capire che l'allenamento su strada, non avendo questa un fondo adeguato a preservare il cavallo, è maltrattamento. A meno che non si colgano i cavalli a correre in flagranza su strada corse clandestine, i proprietari ippici con i loro cavalli possono per lo più farci il bello e cattivo tempo, soprattutto al di sotto del Tevere, dove l'ippica è, tra l'altro, anche status symbol per le ippomafie. Questo a differenza dei proprietari privati, ludico ricreativi, di cavalli d'affezione da tenersi a casa. Al proprietario ludico d'affezione è oggi richiesto uno standard di burocrazia, prima ancora che di benessere, molto elevato, chiaramente scoraggiante e avverso al possesso in Italia del cavallo d'affezione domestico, visto dalle autorità più come una scocciatura che un'opportunità e perciò non incentivato, anzi soggetto ad angherie e vessazioni straordinarie, a chiarire che il fronte dei cavalli usa e getta, maggioritario, non gradisce i divergenti, gli affezionati ai cavalli fino all'ultimo respiro, percependoli come il "j'accuse" di troppo.

E, in un mondo del cavallo così distopico, tornando ai cavalli da corsa, non deve stupire che per essi non esiste neppure un codice etico condiviso da tutti gli operatori del settore.

Inadeguata regolamentazione

L'industria delle corse dei cavalli in Italia è governata da autorità statali che fanno capo all'agricoltura e zootecnia, non alla salute e tutela o allo sport. Il dipartimento che se ne occupa ha un nome che è un programma, se le parole hanno un senso e un significato: Dipartimento per la promozione della qualità agroalimentare e dell'ippica (interno al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali). Il cavallo nei documenti ufficiali si chiama prodotto. Viene trattato alla stregua di un bene alimentare. La tutela della sua vita non esiste, non è presa in considerazione, non è finanziata e non è neppure mai stata discussa. Questa "statalizzazione" sotto un ministero che si occupa di promuovere beni alimentari, in assenza di standard adeguati a garantire la tutela della vita e del diritto alla vita del cavallo, solleva preoccupazioni in merito all'adeguatezza del monitoraggio e dell'applicazione delle norme protezionistiche per il benessere equino.

Sfortunatamente, senza ispezioni indipendenti nei centri di allenamento, nelle scuderie e negli ippodromi, il mero controllo casuale per il doping svolto dai veterinari di gara assoldati dal ministero zootecnico allo scopo di prevenire le frodi sportive, solleva importanti problemi di benessere che possono continuare a non essere rilevati. Inoltre, incentivi come l'aumento del montepremi per le gare dei cavalli giovani, possono incoraggiare un addestramento più rigoroso dei cavalli immaturi, portando potenzialmente a più lesioni. Anziché aumentare i premi per i cavalli anziani, favorendo un mantenimento nel circuito in vita dei cavalli, l'ente preposto continua a favorire i montepremi dei cavalli più giovani. Da segnalare infine che il capo dell'ufficio per il presunto benessere del cavallo ippico - ufficio PQAI6 - risulta essere "latitante", cioè non aggiudicato, sia per l'anno 2019, sia per l'anno 2020 alla data di questo articolo. In assenza di un responsabile del benessere del cavallo ippico, non c'è un referente che possa fungere da collante di interesse su questo tema. E non c'è un obbligo da parte dell'ente preposto di considerare il problema della tutela e del benessere del cavallo ippico. E probabilmente non ci sono neppure i soldi e la volontà per una simile missione.

Dulcis in fundo: mancanza di trasparenza del settore

In Italia mancano del tutto i dati. L'industria ippica non raccoglie e non pubblica dati rilevanti che incidono sul benessere dei cavalli ippici. Non si ha tracciabilità dei cavalli da corsa. Benché siano a rischio di doping, e parte di essi sia registrata come non macellabile per via dei farmaci - illegali su equini a uso alimentare - somministrati ai cavalli, non si sa nulla di quanti cavalli escono annualmente dal mondo delle corse e dove vadano a finire quelli precedentemente dopati o trattati con farmaci non autorizzati su animali a consumo umano, a prevenzione della macellazione abusiva, e dunque a tutela della salute umana, se dei cavalli a qualcuno non importa.

Non esiste alcun programma strutturale di recupero e ricollocamento dei cavalli da corsa, neppure della parte di essi sottoposti a fermo per doping e/o a somministrazione di farmaci che non hanno un periodo di sospensione prima che il cavallo possa essere immesso legalmente nel circuito alimentare. Non si sa nulla di quanti cavalli si infortunino annualmente, sull'entità delle lesioni e delle morti. Fino a quando tali dati non saranno disponibili, l'industria non è motivata o costretta ad agire per migliorare il benessere dei cavalli ippici in queste aree specifiche. Gli ippici saranno giustificati a negare qualsiasi problema e si chiuderanno in se stessi, in un ghetto sempre più insostenibile che li allontana dal pubblico dei non adetti ai lavori.

Le richieste di Horse Angels per la tutela sindacale dei cavalli dell'ippica italiana

Alla luce di tutte le criticità esposte, riteniamo urgente e non prorogabile, la normazione di diverse migliorie:

  • implementazione di standard di benessere legale per i cavalli da corsa, per eliminare le pratiche che causano lesioni, dolore, sofferenza o angoscia
  • nomina di un organo indipendente con una separazione formale e completa tra l'integrità e le funzioni normative per i cavalli e le funzioni commerciali e di promozione dell'ippica, dal momento che tra i due settori c'è un grave conflitto d'interesse dove perde sempre la tutela dei cavalli
  • spostare in avanti l'età di ingresso nelle competizioni
  • spostare il grosso dei premi su cavalli più maturi
  • vietare contro analisi del doping nei paesi offshore, che spesso invalidano la positività dei primi test, e imporre sanzioni più severe per questo reato
  • destinare parte dei proventi delle scommesse ippiche alla riabilitazione e ricollocamento dei cavalli infortunati in pista e allenamento

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