L'ippica risulta tra le ultime questioni affrontate e con un discorso privo di slancio e senza le ali per volare, da cui forse è meglio tenere le aspettative alquanto basse. 

Ministro Patuanelli: "Con riferimento ad un’altra importantissima competenza di questo Ministero, vale a dire l’ippica, la pandemia ha messo in evidenza le criticità del sistema delle corse dei cavalli ed è avvertita l’esigenza di riforma del settore; è necessario un progetto credibile di risanamento e di rilancio che veda la separazione tra le attività di promozione dell’allevamento e di valorizzazione delle razze equine e quelle agonistiche legate al cavallo, dalla programmazione e organizzazione delle corse fino alla erogazione, in tempi ragionevoli, dei pagamenti spettanti agli operatori, per i quali spesso i premi rappresentano l’unica fonte di reddito. Un progetto che metta al centro non soltanto il gioco ma una serie di interventi volti a migliorare la competitività, la legalità e lo spettacolo anche alla luce della necessità di restituire all’ippica la dignità di un’attività che, in virtù del millenario rapporto tra uomo e cavallo, costituisce un insieme complesso dalle forti componenti socio culturali oltre che economiche".

Nessun accenno alla delega all'ippica, ancora da assegnare.

Considerato che ad ogni insediamento di nuovo inquilino al Mipaaf, nei discorsi programmatici si è accennato alla riforma dell'ippica, che poi non si è fatta se non per aspetti marginali, giacché l'ippica ha continuato la sua discesa inesorabile nel degrado, da governo a governo, forse è meglio tenere basse le aspettative e aspettare che dagli annunci si passi a fatti concreti e significativi.

Nel discorso, come già visto per i governi precedenti degli ultimi 15 anni, non compare la tutela del cavallo come aspetto fondamentale per l'attrattiva di filiera nei confronti del grande pubblico. Senza tutela del cavallo non ci può essere legalità e restituzione di dignità all'ippica, perché siamo nel 2021, e la dignità ippica del 2021 richiede considerazioni completamente diverse da quelle che sarebbero state sufficienti 20 anni fa.

In particolare, se queste sono le premesse della riforma, sembrano piuttosto deboli in quanto non mettono il dito nella piaga. I cavalli continueranno a finire la carriera nel business della criminalità, con le corse clandestine e la macellazione abusiva. E con ciò, tristemente, l'ippica italiana continuerà la sua corsa nell'oblio visto che gli italiani sono sempre meno attratti dal comparto che offre, ad oggi, solo uno spettacolo antiquato di scommesse su cavalli (percepiti dalla maggioranza degli italiani come animali d'affezione) in arena, obbligati a performare, senza possibilità di scelta, e scartati come oggetti quando non servono più.

Le scommesse su animali nel nostro paese

Le corse con scommesse su animali in Italia sono attive solo per i cavalli. Con i cani non si fanno già da tempo.

Nel mondo cinofilo, le corse con scommesse sono legali nei seguenti stati: Australia, Irlanda, Macao, Messico, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, USA (solo in 6 stati), Vietnam. In tutti gli altri paesi, giustamente, è considerato disdicevole scommettere sul migliore amico dell'essere umano.

Per quanto riguarda il nostro paese, l’ultimo cinodromo, quello di Roma, è stato chiuso nel 2002 a causa del disinteresse verso le corse. Il divieto di scommettere al di fuori dei cinodromi è stato introdotto dalla finanziaria del 1998. Questo divieto è ancora in essere. La legge del 1940 che disciplinava le corse commerciali con i levrieri è stata abrogata dal DL 200/2008 convertito in legge 9/2009.

Peraltro, molti Comuni vietano espressamente gli spettacoli di lucro con animali che possono ledere alla incolumità degli stessi. Con i cani sono possibili solo le corse campestri amatoriali, regolamentate dall’ENCI, che vieta espressamente le scommesse.

Ci sarebbe infine un altro elemento di contraddizione da prendere in esame, cioè la legislazione che tutela gli animali.

L‘Art. 544-quater del codice penale stabilisce quanto segue: (Spettacoli o manifestazioni vietati)
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a. 15.000 euro.

La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all’esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sè od altri ovvero se ne deriva la morte dell’animale.

Art. 544-quinquies.(Divieto di combattimenti tra animali)

  1. Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà: (…)
  1. Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti.
  2. Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Ora, non vi è dubbio che anche le corse legali mettono a rischio l'integrità fisica degli animali, ma non vengono neppure aperte inchieste quando muoiono i cavalli in ippodromo. Finché sono dentro a un ippodromo, i cavalli perdono diritto alla tutela, conta solo il profitto sulla loro pelle. Se corrono fuori dall'ippodromo, in automatico si può chiedere una inchiesta per ipotesi di maltrattamento, e non solo di frode sportiva. Ancora una volta è solo la forma presa in considerazione dal legislatore, non il contenuto. Se l'involucro è l'ippodromo è consentito. Se è altrove ci sono limitazioni più forti. Che il cavallo corra in ippodromo o in piazza o sulla spiaggia, sempre di una corsa si tratta, fatto salvo stabilire le condizioni del fondo, paratie e quanto altro per la sicurezza, dovrebbe essere ugualmente grave se il cavallo muore in ippodromo o in piazza. Ma alla data del 2021, nessun Procuratore della Repubblica Italiana ha mai aperto indagini per cavalli morti in ippodromo, mentre è la norma se il cavallo muore in piazza, pur se la competizione era stata autorizzata dal sindaco. Per quanto riguarda il discorso dell'azzardo, scommettere per divertimento o lucro su un animale che non ha scelta se non performare o essere piegato con la forza, dovrebbe essere considerata un'attività moralmente abietta, quale che sia il contenitore dove l'attività si svolge.

Giocare con la vita degli animali, scommettendoci persino sopra, è un modo obsoleto e volgare di relazionarsi agli stessi che, in virtù della forte domanda di sviluppo sostenibile ed etica nei confronti di madre natura, andrebbe superato.

Dunque in Italia esistono due pesi e due misure. Mentre le corse commerciali con cani non sono autorizzate, basta sostituire alla parola cane quella di cavallo, che le corse sono addirittura finanziate dallo stato italiano, e dipendono esclusivamente dal denaro pubblico, senza alcun referendum che chieda ai cittadini il consenso di dare una dignità diversa al cavallo rispetto al cane.

Tutti gli animali nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di coscienza e sentimento, e nessuna discriminazione dovrebbe essere tollerata o addirittura avallata per legge.

La definizione formale del cavallo all'interno dell'ippica come prodotto è oltraggiosa della dignità dell'animale e foriera della lacuna di tutele conseguente.

Mettere fine alla discriminazione tra cane e cavallo, visto che la maggioranza degli italiani percepisce l'equino come pet, dovrebbe essere un obbligo morale per Patuanelli e per ogni altro parlamentare italiano, ma purtroppo il pensiero opportunistico, di salvaguardare i posti di lavoro umani, impedisce di fare la vera riforma ippica che servirebbe, quella di porre fine alle scommesse commerciali sui cavalli, e reindirizzare l'ippica ad essere uno sport equestre come gli altri disciplinati dal CONI dove, grazie alla recente riforma dello sport, i cavalli hanno assunto lo status di esseri senzienti e come tali titolati di precisi diritti che nessun gioco d'azzardo può loro togliere.