Il 5 per mille a Horse Angels odv, una firma che non costa nulla

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(Tempo di lettura: 4 - 7 minuti)

Nel mondo del cavallo le relazioni umano/equino sono spesso instabili. Molti cavalli tendono a cambiare di mano nel corso della loro esistenza. Molti cavalli finiscono per essere indesiderati e rischiare quindi l'abbandono, il maltrattamento, la macellazione (anche abusiva), le corse su strada.

La prevenzione per ridurre il numero di cavalli indesiderati è l'unica strategia possibile, in mancanza di fondi strutturali per accasare gli equini NON DPA (non macellabili) che i proprietari non vogliono più mantenere. Il tutto passa attraverso politiche di possesso responsabile, con coscienza che la vita media del cavallo si aggira intorno ai 25 anni, un periodo ben più lungo rispetto alla "carriera" lavorativa nella filiera dello sport, dello spettacolo, terapia, equiturismo, altro. Poiché molti proprietari rinunciano al cavallo per motivi personali, e non perché non hanno più soldi per mantenere il cavallo, necessitano di una maggiore istruzione in merito all'acquisto iniziale del cavallo perché siano pienamente consapevoli dell'impegno oneroso sotto molti punti di vista che si stanno assumendo.

Le ragioni principali che spingono alla necessità di ricollocamento dal punto di vista dei proprietari sono:

  • la mancanza di tempo e denaro,
  • problemi di salute del proprietario,
  • cambiamenti nelle circostanze familiari,
  • proprietario che si ritira dall'equitazione e non trova a chi vendere il cavallo,
  • inadeguatezza del cavallo per la disciplina per la quale è stato comperato,
  • problemi comportamentali o di salute dell'equino.

Le opzioni per il ricollocamento dei cavalli ritenuti indesiderati o non più utili includono:

  • la cessione a terzi,
  • la vendita al commerciante,
  • l'accasamento tramite un ente protezioistico,
  • la macellazione,
  • l'eutanasia (nei casi concessi dal codice etico vigente).

L'accasamento tramite ente protezionistico è spesso l'opzione più desiderata dai proprietari per cavalli registrati come non macellabili che non hanno più un valore economico e sportivo che li rende interessanti per il mercato della sella.

I problemi per il filone dell'accasamento tramite ente protezionistico

Alla luce dell'elevato numero di cavalli indesiderati, e degli scarsi fondi in circolazione per rendere sicure le adozioni, chi si occupa di ricollocamento come obiettivo esistenziale, non riesce a soddisfare tutte le domande di cessione e un buon numero di cavalli dipende per riaccasarsi direttamente dai proprietari, i quali lamentano in Italia la lacuna del servizio.

Perché si tratti di un servizio qualitativo, d'altra parte, esso deve basarsi sulla certezza di risorse. La sicurezza delle adozioni dipende tutta dalla possibilità effettiva di controllo su chi prende i cavalli e di ritiro degli stessi se qualcosa va storto, che implica la possibilità per gli enti protezionistici di avere e mantenere strutture di accoglienza di capacità adeguata per equini.

Il fattore tempo come investimento e costo per un buon ricollocamento

Per determinare i fattori che incidono sul fatto che un cavallo possa essere ricollocato, occorre tenere conto di diverse variabili. Innanzitutto il tempo. Un buon ricollocamento quasi mai è rapido, perché richiede lo screening del cavallo, dei candidati e da parte degli stessi la valutazione se l'equino è giusto per loro.

Il tempo medio per un buon ricollocamento può superare il mese e rappresenta un costo che il proprietario, o l'ente se ritira il cavallo, devono essere in grado di sostenere.

Indici che rendono un cavallo più desiderabile sulla piazza del ricollocamento:

  • Il trasferimento della proprietà aumenta la desiderabilità dei cavalli rispetto all'affido;
  • I cavalli per principianti o intermedi hanno molte più chance dei cavalli difficili;
  • I cavalli solo da compagnia sono quelli che più difficilmente troveranno nuova casa;
  • I cavalli maturi e domi hanno molte più possibilità dei cavalli verdi o sdomi;
  • I cavalli sportivi e di razza godono di più popolarità dei cavalli di razza non dichiarata nel ricollocamento.

Se un proprietario sa già in partenza che non manterrà il cavallo fino a morte naturale, dovrebbe cercare di preservare il cavallo al massimo della sua desiderabilità per poterlo un giorno ricollocare, tenendo conto degli indici sopra descritti.

Le risorse per il ricollocamento sostenibile

Quando si vuole ricollocare il cavallo tramite un'organizzazione no profit, andrebbe tenuto conto che tali organizzazioni non possono vivere d'aria, non ricevono fondi pubblici, e se non hanno risorse, difficilmente potranno garantire l'adozione nel tempo. Chi prende un cavallo tramite un ente benefico non è spesso diverso da chi lo compera. Non ha una patente di moralità in automatico più elevata, e potrebbe sbarazzarsi del cavallo in un momento successivo, quando non ne ha più utilità.

Provvedere alle risorse necessarie per rendere più sicure le adozioni, donando non solo il proprio debito morale (il cavallo), ma anche un ammontare equo di risorse economiche (tassa morale di cessione) all'organizzazione benefica, aumenta le possibilità di ricollocamento e le risorse disponibili per i controlli, le verifiche del caso e le necessità di rientro del cavallo (terze e quarte chance).

La quota di donazione di cessione

Si segnala che nei paesi anglosassoni, la donazione di un cavallo alle organizzazioni no profit che si occupano di ricollocamento, comporta spesso una devoluzione (donazione richiesta) che va dai 400 ai 600 euro e che rende per tali organizzazioni l'attività di ricollocamento sostenibile.

Introdurre su base volontaria tale tassazione anche in Italia, in aggiunta o in assenza di fondi strutturali all'uopo reperiti attraverso le istituzioni, favorirebbe probabilmente la diffusione sul nostro territorio di enti dediti nello specifico al ricollocamento di equini, che attualmente sono pochi e spesso free lance, ovvero oltre a dare a terzi il cavallo, non hanno minimamente né fondi, né struttura, per garantirne il rientro se qualcosa va storto e quindi il ricollocamento in Italia è in sostanza "fragile" e soggetto a scarsa programmazione, quindi emergenziale, a fronte invece di una domanda di cessione che è "endemica" e non trova risposte.

La quota di donazione per adozione

Si segnala che negli stessi paesi anglosassoni studiati, l'adozione di un cavallo residente presso un ente protezionistico comporta una tassa volontaria di adozione che va dai 400 ai 900 euro, finalizzata a rendere sostenibile l'attività di recupero e riabilitazione dei cavalli da parte dell'ente benefico. La tassa di adozione allontana inoltre gli speculatori e le persone poco serie che, se è un cavallo è gratis, facilmente e banalmente lo vogliono, per cercare di sbarazzarsene (o venderlo) successivamente anche in modo incauto se non ne hanno un'utilità a mantenerlo.

Conclusioni

L'amore non ha prezzo e non è in vendita, ma gratis è morto. Salvare, alloggiare, riabilitare un cavallo, mantenerlo per tutto il tempo necessario finché non trovi casa, non è affatto privo di spese. I soldi da qualche parte, per rendere il servizio possibile, devono entrare. Il canile cede i cani gratuitamente, ma non dimentichiamo che è stipendiato in toto da risorse pubbliche per la sua esistenza, quindi un paragone con gli enti protezionistici che si occupano di ricollocamento di equini è ingiustificato. La nascita di "equili" in Italia dipende dalla possibilità che essi hanno di mantenersi. Far dipendere la vita dei cavalli da donazioni saltuarie e non programmabili, non è molto serio. Oltretutto il cavallo non è un cane o un gatto, rappresenta, anche per le associazioni dedicate, costi ben più onerosi da salvare, mantenere, ricollocare.

Se il ricollocamento di equini in questo paese ha un valore, va reso sostenibile e sicuro attraverso la possibilità di accantonamento di risorse economiche dedicate. I privati che vogliono cedere un cavallo alle organizzazioni protezionistiche, o quelli che vogliono adottare un cavallo, dovrebbero apprezzare maggiormente il servizio, remunerandolo. Altrimenti in Italia il ricollocamento attraverso il canale delle associazioni protezionistiche sarà sempre scarso e precario come lo è attualmente, nelle more di risorse pubbliche all'uopo.

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