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(Tempo di lettura: 4 - 7 minuti)

La tendinite è una delle patologie che affliggono maggiormente gli arti degli equini.

Sebbene i tendini siano elastici, se il cavallo viene lavorato spesso e vigorosamente su terreni duri e irregolari, e non è adatto ad un lavoro del genere, il tendine può subire lesioni.

Questa condizione porta alla zoppia temporanea o permanente, a seconda delle decisioni delicate che prende il proprietario del cavallo sui trattamenti, la convalescenza e i tempi e modi di ripresa del lavoro.

Per comprendere la portata del danno ai tendini è necessaria la scansione ad ultrasuoni. La lesione può essere lieve o grave, lo si vedrà con l'ecografo. Anche guarita, la tendinite nei cavalli (come negli umani) tende a ripresentarsi a causa dei danni ai tessuti che guariscono come tessuto cicatriziale che è meno flessibile del tendine nella sua conformazione originaria. Un allenamento eccessivo dopo la ripresa, o prematuro rispetto alla ripresa, può causare la lacerazione del tessuto cicatriziale, peggiorando la tendinite e cronicizzandola.

La tendinite è una patologia che si riscontra spesso nei cavalli che lavorano sulla velocità (cavalli da corsa). Ma interessa anche i cavalli del salto ostacoli o del dressage, o che comunque svolgono attività ad alto impatto.

L'infiammazione cronica del tendine data da un tendine sfibrato, spezzato, che fatica a cicatrizzare, provoca la zoppia e l'estromissione del cavallo dal lavoro, mettendolo a rischio di perdere la vita se il proprietario non ha poi alcun interesse a continuare a mantenere un cavallo con cui non può lavorare.

La tendinite tende a colpire maggiormente gli anteriori rispetto agli arti posteriori dei cavalli.

Sintomi di tendinite nei cavalli

  • La zoppia grave o intermittente (a seconda della gravità del danno arrecato al tendine)
  • Gonfiore nella parte interessata
  • Calore evidente causato dall'infiammazione nella parte interessata

Cause di tendinite nei cavalli

  • Trauma provocato da incidenti, ad esempio la lesioni al tendine dovuta al tentativo maldestro di superare una recinzione o all' aver messo il piede in falla in una buca.
  • Trauma provocato da eccessivo affaticamento forzato.
  • Scarso condizionamento del cavallo e quindi scarsa preparazione ad affrontare l'esercizio richiesto.
  • Esercizio intensivo su terreno duro e irregolare.
  • Eccessivo sforzo ripetitivo di movimenti non naturali per il cavallo.
  • Taglio errato dello zoccolo o ferratura sbagliata che cambiano l'appoggio a terra del piede rendendo il movimento squilibrato in peggio.
  • Conformazione degli arti inadatta ad attività ad alto impatto.

Diagnosi di tendinite nei cavalli

Ai primi segni del cavallo che mostra zoppia o se ha difficoltà a muoversi al galoppo veloce, zoppica al trotto, si consiglia di far controllare il cavallo da un veterinario. Il modo migliore per gestire la tendinite nel cavallo è prenderla nelle sue fasi iniziali. Se si sospetta la problematica, nell’attesa della visita medica, è preferibile lasciare in completo riposo l’equino, soprattutto nelle fasi acute in cui l’esercizio fisico può peggiorare la situazione preesistente. Conoscere come si presenta sia alla vista, sia al tatto, il tendine sano, aiuterà a notare eventuali cambiamenti o sensazioni nella struttura che consentono un trattamento rapido. Oltre all'evidente gonfiore, spesso si può sentire il calore dell'infiammazione accarezzando la zona dei tendini o notando che il cavallo reagisce irritato dal dolore toccando la parte interessata.

Trattamento della tendinite nei cavalli

In fase acuta, il primo passo è sfiammare il tendine perciò sono necessari riposo, docce fredde e impacchi di ghiaccio, bendaggi compressivi. Il veterinario potrà prescrivere anche antinfiammatori se è necessario. Per favorire (velocizzare) il recupero, il veterinario potrà trattare il tendine leso con iniezioni dirette (come l'acido ialuronico e altri composti di orgine organica). I progressi nei trattamenti terapeutici comprendono le cure con le staminali e l'ozonoterapia. Qualcuno, per i casi più gravi, pratica anche la terapia chirurgica, che consiste nel praticare incisioni attraverso la cute e quindi nel tendine in modo da drenare l’ematoma e favorire il rapido assorbimento.

Specie nei cavalli da corsa, pratiche vietate dalla FEI per i cavalli da concorso sottoposti agli esami antidoping, vengono ancora usati revulsivi, tra cui la focatura e l’applicazione di sostanze irritanti ad uso topico, i cosiddetti “vescicanti”. Queste tecniche trovano il loro supporto nel principio della guarigione attraverso il calore ma possono avere come effetti collaterali ulcere, piaghe, vesciche, dolore provocati dall’applicazione, il cui impiego è oggi controverso.

Una volta sfiammato, il tendine comincia a cicatrizzare, ma il nuovo collagene non è flessibile come quello iniziale e quindi il cavallo se rimesso al lavoro, rischia riacutizzazione. Quindi, quale che sia il trattamento effettuato concordato con il veterinario, si consiglia di lasciare riposare il cavallo per tutto il tempo necessario, senza avere fretta di rimettere il cavallo al lavoro.

Recupero della tendinite nei cavalli

Il riposo è la terapia d'eccellenza. Nella fase acuta di infiammazione, il cavallo può stare in stalla, camminato a mano dal conduttore per l'esercizio quotidiano a scongiurare che il riposo forzato e il confinamento sfocino in danni collaterali. Sfiammato il tendine, il cavallo può muoversi da solo. Inutile togliere il dolore, che è un campanello d'allarme, per continuare a far lavorare il cavallo anche se non è guarito del tutto. Il cavallo sa da solo, sentendosi, cosa può fare e cosa non può fare e quindi rimuovere la soglia del dolore per forzare la performance mettendo a rischio la salute - e la vita - del cavallo, rientra tra le cause di doping penalmente perseguibili.

Il tempo minimo di sospensione dal lavoro, 3 mesi, spesso non è sufficiente. La fretta è cattiva consigliera, permette di rimettere al lavoro quanto prima un cavallo, per poi dopo poco tempo dalla ripresa dello stesso trovarsi con il cavallo di nuovo zoppo. Ad ogni recidiva sarà sempre peggio. Abbreviare la convalescenza, usare scorciatoie per tornare subito al lavoro, è l'approccio di chi usa il cavallo come mezzo, gli "usa gettisti seriali", ma non va bene per il proprietario d'affezione, che deve sapere che, se poi intende separarsi dall'animale, sarà un terno al lotto trovare qualcuno che vuole mantenere a vita il cavallo reso definitivamente zoppo da un approccio non conservativo.

Per i proprietari affettivi, il cui approccio è conservativo per la vita del cavallo, se non si dispone di risorse economiche a iosa, si può risparmiare l'onere di cure costose per investire le stesse risorse in tempo e pazienza, aspettando che la natura faccia il suo corso. Più il cavallo sta a riposo dal lavoro forzato, muovendosi per i fatti suoi in una stalla attiva, più la cicatrizzazione naturale ha tempo di aver luogo. Può volerci anche un anno.

Se anche il cavallo recupera, il tendine potrebbe non essere più quello di prima, ma una versione più delicata dello stesso, e questo comporta una limitata capacità di assorbimento dei carichi di lavoro. Il cavallo quindi sarà riluttante ad eseguire certi movimenti e forzando l’esercizio si potrebbe facilmente incorrere in recidive. Bisognerà valutare se il bene del cavallo non sia di smettere con l'agonismo ad alto impatto, per dedicarsi ad attività più ludiche e ricreative.

Prevenzione

  • Avere a cuore la vita del cavallo, contro l'accanimento agonistico, è la misura di prevenzione più importante. Ciò significa non spingere mai un cavallo oltre le sue possibilità.
  • Scegliere di cambiare disciplina o di cambiare cavallo per tempo, prima di romperlo del tutto, ma mai di perserverare nell'esercizio fisico intenso, ad alto impatto, con un cavallo con tendini deboli e fragili da pregresse tendiniti.
  • Per prevenire, si può scegliere accuratamente un cavallo adatto alla disciplina che si vuole svolgere, anziché prendere un cavallo qualsiasi e obbligarlo ai propri comodi.
  • Occorre sapersi arrestare di fronte al dolore del cavallo. Imparare il suo linguaggio. Comprendere che se non vuole andare avanti in un determinato esercizio, spesso non è perché è pigro o maleducato, ma perché lui ha cara la propria vita (ritrosia conservativa).
  • Al di là che l'incidente è sempre possibile, e non prevenibile, è auspicabile evitare di allenare il cavallo su terreni impropri (asfalto, piste con buche, rettangoli con fondo non adeguato ad ammortizzare il lavoro).
  • Non affidare i piedi del cavallo a ciarlatani, visto che il taglio dell'unghia e la ferratura non sono indifferenti per l'appoggio.

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