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In Italia i cani sono apparentemente amati, ma i dati statistici non sono confortanti, a testimonianza che c'è ancora molta ignoranza e molta strada da fare per proteggere i nostri migliori amici a 4 zampe.

I dati del 2020 sul randagismo in Italia, condivisi dal ministero della Salute, registrano 76.192 ingressi in canili sanitari, 42.665 in canili rifugio e 42.360 adozioni di cani randagi.

Ma il numero di cani randagi supererebbe ancora le 500mila unità. Un fenomeno diffuso soprattutto al sud, dove la gente ancora tarda a capire che la sterilizzazione è una misura di civiltà, se non si riesce a fare prevenzione naturale delle gravidanze indesiderate. 

In molte regioni del meridione, prosperano ancora colonie di animali vaganti, mentre non solo al sud, continua ad esserci il fenomeno dell'abbandono di animali domestici nel periodo estivo, in concomitanza con le vacanze, o collegato all'apertura della stagione di caccia, funestata dalla politica degli "scarti" per i cani non considerati utili a tale attività.

La sensibilizzazione contro l'abbandono dei cani e la promozione delle adozioni sono i principali obiettivi della Giornata Mondiale del Cane che si celebra sin dal 2004.

Il fenomeno del randagismo e i suoi costi sociali

Un fenomeno, quello del randagismo, che pesa sulle tasche degli italiani, infatti i comuni sversano fior di soldi per mantenere i canili pubblici e spesso vengono dati in appalto, sempre nelle solite regioni, a cosche malavitose e le strutture si rivelano essere poi dei lager sovraffollati con una pessima statistica di adozioni. Frutta infatti molto di più maltrattare il cane a vita internizzandolo in una prigione, che darlo in adozione e smettere in questo modo di percepire il sussidio per quel cane.

Per non parlare delle adozioni irresponsabili, basti pensare che, se il 2020 è stato il record di adozioni, per via di persone che volendo sfuggire dalla quarantena si sono improvvisate passeggiatori di cani, il 2021 è diventato l'anno del record degli abbandoni opportunistici.

Lo studio della relazione persona/animale e la formazione in etologia relazionale appaiono sempre più importanti anche per chi deve dare in adozione/affido degli animali, dal momento che avere un luogo idoneo e manifestare la disponibilità a prendersi in carico un cane, non sono sufficienti a fare del richiedente una persona responsabile nel lungo periodo per il mantenimento in benessere, fino a morte naturale, di quell'animale. E la formazione ha un costo, così come le campagne di sterilizzazione per diminuire il numero di randagi.

Il mercato nero dei cuccioli da 300 milioni di euro

Fra allevamenti clandestini in Italia e traffici illegali dall'estero il mercato nero di cani e gatti di razza alimenta in Italia un business criminale che coinvolge oltre 400mila cuccioli per un giro d'affari da 300 milioni di euro all'anno. E' quanto emerge dai dati dell'Osservatorio Agromafie.
 
Il racket, ben conosicuto oramai, si nutre di persone ignoranti - cioè inconsapevoli o disinteressate - che vogliono cuccioli di razza a scarso prezzo, fregandosene di quello che ci sta dietro. Quindi i cuccioli vengono importati illegalmente dall'estero, chippati poi in Italia, spesso con documenti di razza falsi, e venduti ad un prezzo inferiore rispetto a quelli che provengono da allevamenti italiani certificati.
 
Viaggiano su automezzi spesso affittati, in modo che se sono presi, non venga confiscato il veicolo. Impossibile però che chi affitta questi mezzi al racket non sia consapevole dell'illegalità che ci sta dietro. Costoro però non sono chiamati a rispondere del favoreggiamento. I cuccioli importati non hanno di solito, per risparmio, fatto la profilassi sanitaria necessaria. Spesso sono malati, deboli e tanti ne muoiono per lo stress del viaggio e per lo svezzamento precoce.
 
Sono fatti vivere in capannoni lager, e poi distribuiti da falsi animalisti, ad esempio i soggetti malati e non vendibili, fatti passare per cani salvati in Italia e per i quali si chiedono i rimborsi spese, o negozi di cani per quelli che hanno un valore economico maggiore perché si presentano più sani. A farne le spese, come sempre in Italia, sono gli allevatori onesti, gli acquirenti o donatori gabbati dalla tracciabilità e, non da ultimo, gli animali, vittime innocenti del traffico che lucra sulla loro pelle.
 

Il ritardo a normare in modo più severo l'allevamento e vendita di cani di razza e la presa per i fondelli della politica italiana

Nei paesi europei più avanti dell'Italia nella tutela animale, si sono approvate leggi all'uopo per combattere il traffico clandestino di cuccioli dall'est Europa, inasprendo le pene e i controlli. In Italia - ovviamente - i politici si limitano a parlare del problema per attirare likes e voti, non a risolverlo.

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