Stato dell’arte in Italia tra LEA, Parlamento, Regioni e riabilitazione equestre
Aggiornato a settembre 2026
L’ippoterapia può essere erogata dal Servizio sanitario nazionale?
La risposta, oggi, non è semplicemente sì o no.
La riabilitazione equestre è ufficialmente riconosciuta nell’ambito delle Terapie Assistite con gli Animali (TAA), ma non è ancora diventata una prestazione garantita in modo uniforme dal Servizio sanitario nazionale su tutto il territorio italiano.
Nel frattempo, però, esistono strutture sanitarie pubbliche che la erogano all’interno di percorsi riabilitativi a carico del SSN, Regioni che hanno sviluppato proprie esperienze e proposte parlamentari che da anni tentano di superare questa frammentazione.
Il punto, quindi, non è più stabilire se la riabilitazione equestre esista sul piano sanitario. Esiste. È riconosciuta. Il problema è stabilire quando e come debba essere garantita dal sistema sanitario pubblico.
Che cosa dice oggi il Ministero della Salute
Il Ministero della Salute definisce la riabilitazione equestre come una Terapia Assistita con il cavallo.
Le Linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali, approvate con l’Accordo Stato-Regioni del 25 marzo 2015, definiscono la TAA come un intervento a valenza terapeutica finalizzato alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale, rivolto a persone con patologie fisiche, psichiche, sensoriali o plurime.
La stessa normativa nazionale specifica che la riabilitazione equestre è una TAA che prevede l’impiego del cavalloe che l’intervento richiede una prescrizione medica e una progettazione individualizzata.
Il Ministero della Salute, nella propria pagina dedicata alla riabilitazione equestre, ribadisce inoltre che deve essere praticata da un’équipe multidisciplinare in grado di progettare e gestire interventi metodologicamente strutturati e con una corretta indicazione clinica. Il Ministero richiama anche la presenza di evidenze scientifiche, in particolare nell’ambito della riabilitazione neuromotoria.
Questa è una distinzione fondamentale.
Riconoscimento sanitario non significa automaticamente inserimento nei LEA.
Che cosa sono i LEA e perché sono così importanti
I Livelli Essenziali di Assistenza sono l'insieme delle prestazioni e dei servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire ai cittadini.
Il riferimento generale resta il DPCM 12 gennaio 2017, che definisce e aggiorna i LEA. Il Ministero della Salute prevede procedure specifiche per proporre l’inserimento di nuove prestazioni, distinguendo anche tra aggiornamenti a risorse invariate e aggiornamenti che comportano nuovi oneri per la finanza pubblica.
Per questo motivo dire che una terapia è riconosciuta dal Ministero, oppure che viene praticata in una struttura sanitaria pubblica, non equivale a dire che sia un LEA nazionale garantito uniformemente.
Ed è proprio qui che si trova il nodo dell’ippoterapia.
Le Linee guida del 2015: un passaggio importante
L’Accordo Stato-Regioni del 25 marzo 2015 rappresenta una tappa fondamentale.
Le Linee guida nazionali hanno infatti creato un quadro comune per gli Interventi Assistiti con gli Animali e hanno distinto tre ambiti:
Terapie Assistite con gli Animali, TAA;
Educazione Assistita con gli Animali, EAA;
Attività Assistite con gli Animali, AAA.
La riabilitazione equestre è collocata espressamente nel primo gruppo, quello terapeutico.
Le stesse Linee guida precisavano però che, al momento della loro approvazione, gli IAA non rientravano nei LEA. Lo Stato e le Regioni si impegnavano a promuoverne la diffusione nel rispetto delle regole comuni, lasciando quindi aperta la questione dell’eventuale successivo inserimento nei livelli essenziali.
Sono passati più di undici anni.
La questione dell’inserimento nei LEA, però, non è stata ancora risolta a livello nazionale.
La proposta di legge C.42
Nella XIX legislatura è stata presentata alla Camera la proposta di legge C.42, “Disposizioni per la promozione delle terapie assistite con animali”, di iniziativa della deputata Michela Vittoria Brambilla.
La proposta è stata presentata il 13 ottobre 2022 e assegnata alla XII Commissione Affari sociali il 27 gennaio 2023.
Il dato più importante, oggi, è lo stato dell’iter: l’esame non è ancora iniziato.
Il testo contiene però un elemento particolarmente interessante.
L’articolo 2 prevede infatti che la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA acquisisca e valuti le proposte di inserimento nei LEA delle Terapie Assistite con gli Animali definite dalle Linee guida nazionali del 2015.
La proposta stabilisce inoltre alcuni requisiti, tra cui l’utilizzo di centri specializzati e strutture pubbliche o private conformi alle Linee guida, la presenza di un’équipe multidisciplinare e specifiche garanzie per la tutela del benessere dell’animale impiegato.
È importante quindi non commettere un errore frequente: la C.42 non ha introdotto l’ippoterapia nei LEA. È una proposta di legge ancora ferma in Commissione.
Non è l’unico tentativo
La questione dell’ippoterapia in ambito sanitario non è nuova.
Già nelle legislature precedenti il Parlamento aveva discusso della qualificazione sanitaria della riabilitazione equestre e del problema dei costi sostenuti dalle famiglie.
In una discussione parlamentare era stato ricordato che l’ippoterapia non rientrava nei LEA, lasciando tuttavia alle Regioni la possibilità di considerarla una prestazione aggiuntiva. Nello stesso percorso era stata sottolineata la necessità di distinguere l’ippoterapia dall’attività equestre svolta per finalità sportive o ricreative.
Il tema, dunque, attraversa diverse legislature senza essere mai arrivato a una soluzione nazionale definitiva.
Anche nel 2024 è arrivata una nuova proposta
La questione è tornata anche nel dibattito sulla legge di bilancio.
Nel corso dell’esame parlamentare è stata presentata una proposta che chiedeva l’inserimento nei LEA delle Terapie Assistite con gli Animali disciplinate dalle Linee guida del 2015, subordinandolo a precise garanzie organizzative, professionali e di tutela dell’animale.
La proposta richiamava espressamente centri specializzati, équipe multidisciplinari, personale qualificato e l’esigenza che le attività non comportassero fatica o stress fisico o psichico per gli animali impiegati.
Anche questo tentativo, tuttavia, non ha prodotto l’inserimento nei LEA.
Un altro emendamento parlamentare riguardante più specificamente un credito d’imposta per i centri di pet therapy e ippoterapia per persone con disabilità è stato respinto.
Ma allora l’ippoterapia può essere erogata dal SSN?
Qui arriva la parte forse più interessante.
Sì, esistono realtà sanitarie pubbliche nelle quali la riabilitazione equestre viene effettivamente erogata all’interno del SSN.
Un esempio particolarmente significativo è il Centro di Riabilitazione Equestre “Vittorio Di Capua” dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano.
Il centro opera all’interno della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e utilizza un’équipe multidisciplinare composta da figure mediche, psicologiche e riabilitative, oltre alle figure previste per la gestione dell’intervento con il cavallo e alla componente veterinaria.
La struttura indica inoltre come riferimento il Nomenclatore Tariffario della Neuropsichiatria Infantile.
Questo esempio dimostra una cosa importante:
l’assenza di un LEA nazionale specifico non impedisce in assoluto che la riabilitazione equestre possa essere inserita in un percorso sanitario pubblico.
Significa però che la sua presenza nel sistema non è automaticamente uniforme in tutta Italia.
Il problema delle differenze territoriali
Il quadro italiano è quindi caratterizzato da una certa frammentazione.
Le Regioni possono sviluppare programmi, servizi e percorsi propri, nel rispetto delle competenze regionali e delle risorse disponibili.
In Emilia-Romagna, per esempio, sono documentate esperienze di ippoterapia inserite in percorsi sanitari e riabilitativi e realizzate secondo le Linee guida nazionali IAA recepite dalla Regione.
La stessa Regione ha inoltre documentato la possibilità di sostenere attività di ippoterapia nell’ambito degli interventi rivolti alle persone con disabilità.
In Lombardia sono state previste iniziative regionali nelle quali tra i soggetti coinvolgibili figuravano anche associazioni e realtà che praticano la riabilitazione equestre.
Questo produce una situazione nella quale la possibilità concreta di accedere a un percorso con il cavallo può dipendere anche dal territorio nel quale una persona vive e dalla struttura sanitaria alla quale viene presa in carico.
Ed è precisamente il problema che un eventuale inserimento nei LEA dovrebbe affrontare.
E nel 2026? I LEA sono finalmente in aggiornamento
Qui c’è la novità che rende particolarmente attuale il tema.
Nel 2026 il Parlamento ha esaminato lo schema di decreto ministeriale recante il primo aggiornamento del DPCM 12 gennaio 2017 in materia di LEA.
La XII Commissione della Camera ha iniziato l’esame dello schema nell’aprile 2026. Il provvedimento riguarda modifiche e integrazioni alla disciplina dei LEA e segue la procedura prevista per gli aggiornamenti a risorse invariate.
Anche il Senato ha esaminato lo schema.
Il percorso è successivamente arrivato alla Conferenza Stato-Regioni: il 23 luglio 2026 è stata trasmessa la documentazione relativa allo schema di decreto per l’acquisizione dell’intesa.
Ma attenzione: questo aggiornamento dei LEA non equivale all’inserimento dell’ippoterapia.
Dalla documentazione relativa al provvedimento non emerge l’introduzione della riabilitazione equestre come nuovo LEA nazionale.
Quindi, a settembre 2026, la risposta resta:
no, l’ippoterapia non risulta ancora inserita come prestazione LEA nazionale uniforme.
Una questione ancora aperta
La situazione può essere sintetizzata così.
La riabilitazione equestre è riconosciuta?
Sì. Le Linee guida nazionali IAA la definiscono una Terapia Assistita con il cavallo.
Richiede una corretta indicazione clinica?
Sì. Il Ministero parla di interventi metodologicamente strutturati e di corretta indicazione clinica.
Può essere presente in strutture sanitarie pubbliche?
Sì. Esistono realtà concrete, come il Centro di Riabilitazione Equestre di Niguarda.
È un LEA nazionale autonomo garantito uniformemente in tutta Italia?
No.
Esistono proposte parlamentari per inserirla, almeno nell’ambito delle TAA?
Sì.
La proposta C.42 è diventata legge?
No. A settembre 2026 risulta ancora assegnata alla XII Commissione e con esame non iniziato.
Nel nuovo aggiornamento dei LEA del 2026 è stata inserita?
Non risulta.
Il vero nodo: non soltanto “ippoterapia sì o no”
La discussione rischia di essere impostata male se viene ridotta alla domanda se “il cavallo faccia bene”.
Il punto sanitario è un altro.
La riabilitazione equestre, quando viene proposta come TAA, deve essere considerata all’interno di un percorso clinico-riabilitativo strutturato, con indicazione appropriata, obiettivi verificabili, équipe qualificata, requisiti delle strutture e corretta gestione dell’animale coinvolto.
È questa impostazione che emerge dalle Linee guida nazionali e dalla stessa documentazione del Ministero della Salute.
E c’è un ulteriore elemento che non può essere separato dalla questione sanitaria: il benessere del cavallo impiegato nella terapia.
La proposta C.42, non a caso, prevede specifiche condizioni anche sotto questo profilo, stabilendo che gli interventi debbano essere organizzati in modo da tutelare il benessere dell’animale.
Questo è un punto importante anche dal punto di vista culturale: se una prestazione sanitaria dovesse essere progressivamente integrata nel SSN, dovrebbe essere accompagnata da criteri chiari non soltanto per la qualità clinica dell’intervento, ma anche per la selezione, la gestione, la valutazione e la tutela degli equidi coinvolti.
Il paradosso italiano
Dopo più di un decennio dalle Linee guida nazionali del 2015, il quadro può essere riassunto in un paradosso.
Lo Stato ha riconosciuto la riabilitazione equestre come Terapia Assistita con il cavallo.
Esistono strutture sanitarie pubbliche che la utilizzano all’interno di percorsi riabilitativi.
Esistono esperienze regionali.
Esistono proposte parlamentari per inserirla nei LEA.
Nel 2026 è in corso un nuovo percorso di aggiornamento dei LEA.
Eppure, ancora oggi, non esiste una garanzia nazionale uniforme che permetta di dire a una persona che necessita di un percorso riabilitativo appropriato: “questa prestazione è garantita dal SSN indipendentemente dalla Regione nella quale vivi”.
È probabilmente questo il punto sul quale la discussione dovrebbe concentrarsi.
Non sulla promozione indiscriminata dell’ippoterapia.
Non sulla trasformazione di ogni attività con il cavallo in una terapia.
Ma sulla possibilità di garantire, quando ne esistano i presupposti clinici e organizzativi, un accesso equo a una prestazione riabilitativa riconosciuta dalle stesse Linee guida nazionali.
E, contemporaneamente, sulla necessità che l'eventuale ampliamento dell'offerta sanitaria non trasformi il cavallo in uno strumento da utilizzare senza limiti, ma preveda standard rigorosi di tutela del suo benessere.
Stato dell’arte — settembre 2026
RIABILITAZIONE EQUESTRE: riconosciuta come TAA.
LINEE GUIDA NAZIONALI: presenti dal 25 marzo 2015.
PRESCRIZIONE MEDICA: prevista per le TAA.
EQUIPE MULTIDISCIPLINARE: prevista.
EROGAZIONE IN AMBITO SANITARIO PUBBLICO: già possibile in specifiche realtà e percorsi.
LEA NAZIONALE SPECIFICO: non ancora previsto.
PROPOSTA DI LEGGE C.42: ancora ferma alla Camera, esame non iniziato.
AGGIORNAMENTO LEA 2026: in corso, ma senza inserimento della riabilitazione equestre tra le nuove prestazioni risultanti dal provvedimento esaminato.
QUESTIONE DELL’ACCESSO UNIFORME: ancora aperta.
Perché continuiamo a monitorare la questione
La discussione sull’inserimento delle Terapie Assistite con gli Animali nei LEA non è quindi conclusa.
È una questione che coinvolge contemporaneamente sanità, appropriatezza delle cure, disabilità, sostenibilità economica, organizzazione regionale e tutela degli animali coinvolti.
Per questo continueremo a seguire l’iter parlamentare della proposta C.42, gli aggiornamenti dei LEA e le eventuali nuove iniziative legislative o regionali sulla riabilitazione equestre.
Perché tra una proposta di legge e una prestazione realmente garantita dal Servizio sanitario nazionale c’è una differenza sostanziale.
Ed è proprio quella differenza che, oggi, vale la pena continuare a raccontare.
