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Il cavallo di Nietzsche: la storia dell'animale che commosse il filosofo

 

Tra i cavalli che hanno lasciato un segno nella cultura occidentale ce n'è uno di cui non conosciamo il nome, la razza né il destino.

È semplicemente ricordato come il cavallo di Nietzsche.

Secondo una celebre tradizione, fu l'incontro con questo cavallo, maltrattato dal proprio cocchiere in una piazza di Torino, a precedere il definitivo crollo psichico del filosofo Friedrich Nietzsche il 3 gennaio 1889. L'episodio è entrato nella storia della filosofia, anche se gli studiosi discutono ancora oggi su quanto sia realmente accaduto e quanto appartenga alla leggenda.

Torino, gennaio 1889

Nel 1888 Nietzsche si era trasferito a Torino, città che amava profondamente.

Qui completò alcune delle sue opere più importanti, tra cui Ecce Homo, L'Anticristo e Il crepuscolo degli idoli.

Il 3 gennaio 1889, però, qualcosa cambiò per sempre.

Secondo il racconto più diffuso, il filosofo uscì dalla propria abitazione e assistette alla scena di un vetturino che frustava violentemente il cavallo della carrozza, apparentemente riluttante a proseguire.

Nietzsche corse verso l'animale, lo abbracciò stringendogli il collo e scoppiò in lacrime.

Pochi istanti dopo crollò a terra.

Da quel giorno non recuperò più la propria lucidità mentale.

Una storia vera o una leggenda?

L'episodio è uno dei più celebri della storia della filosofia, ma anche uno dei più discussi.

È certo che Nietzsche ebbe un grave collasso psichico proprio a Torino il 3 gennaio 1889 e che nei giorni successivi scrisse le celebri "lettere della follia", firmandosi alternativamente "Dioniso" e "Il Crocifisso".

Molto meno certa è invece la scena dell'abbraccio al cavallo.

Le testimonianze dirette sono scarse e comparvero soltanto anni dopo i fatti. Per questo molti storici ritengono che il racconto possa essere stato abbellito o trasformato nel tempo, pur rimanendo plausibile.

Il cavallo senza nome

Del cavallo non sappiamo praticamente nulla.

Non conosciamo:

  • il nome;
  • la razza;
  • l'età;
  • il proprietario;
  • il destino dopo quell'episodio.

È probabilmente il cavallo più famoso della storia del pensiero occidentale proprio perché la sua identità è rimasta sconosciuta.

Il simbolo della compassione

Indipendentemente dalla precisione storica del racconto, il cavallo è diventato un simbolo universale.

Per molti rappresenta il momento in cui Nietzsche, filosofo spesso associato alla forza, alla volontà e al superamento dei limiti, non riuscì più a sopportare la sofferenza di un essere vivente.

L'immagine dell'uomo che abbraccia un cavallo maltrattato è diventata una delle scene più potenti della cultura europea.

Il film "Il cavallo di Torino"

Nel 2011 il regista ungherese Béla Tarr realizzò il film Il cavallo di Torino (The Turin Horse).

La pellicola parte proprio da una domanda semplice:

Che cosa accadde al cavallo dopo quell'incontro con Nietzsche?

Il film non racconta il filosofo, ma immagina la vita quotidiana del cavallo e del suo vetturino nei giorni successivi, trasformando l'animale nel vero protagonista della storia.

Curiosità

  • Il cavallo non ha mai avuto un nome conosciuto.
  • L'episodio sarebbe avvenuto il 3 gennaio 1889 a Torino.
  • Dopo quel giorno Nietzsche non recuperò più la propria salute mentale.
  • Ancora oggi gli studiosi discutono sull'autenticità del racconto dell'abbraccio.
  • Il cavallo è diventato protagonista del film Il cavallo di Torino di Béla Tarr.

Il cavallo di Nietzsche e la tutela degli animali

Che il racconto sia completamente vero o in parte leggendario, il suo significato resta straordinariamente attuale.

L'immagine di una persona che interrompe il proprio cammino per cercare di proteggere un animale maltrattato continua a ricordare quanto la sofferenza degli animali non possa essere ignorata.

Oggi quel cavallo senza nome rappresenta tutte le vittime silenziose della violenza quotidiana: gli animali sfruttati per il lavoro, per lo sport o semplicemente considerati strumenti al servizio degli esseri umani.

Conclusioni

Non sappiamo chi fosse quel cavallo.

Non conosciamo il suo nome né il suo destino.

Eppure, pochi animali hanno lasciato un'impronta così profonda nella cultura occidentale.

Attraverso la sua storia, vera o leggendaria, il cavallo di Nietzsche continua a ricordare che la compassione verso gli animali può diventare un simbolo universale di umanità.

Per questo, pur rimanendo senza nome, merita un posto tra i cavalli che hanno lasciato il segno.

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