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Laghat, il cavallo cieco che ha vinto 26 corse e continua a ispirare

Non tutti i cavalli che hanno lasciato il segno lo hanno fatto per aver vinto le gare più prestigiose. Alcuni sono entrati nella storia perché hanno dimostrato che una disabilità non impedisce necessariamente di vivere una vita piena e di esprimere il proprio talento.

Laghat è uno di questi.

Diventato cieco quando era ancora molto giovane, è riuscito a costruire una straordinaria carriera nelle corse al galoppo, conquistando 26 vittorie, oltre 40 piazzamenti e l'affetto di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

La sua storia è stata raccontata nel libro Laghat. Il cavallo normalmente diverso, scritto da Enrico Querci e, successivamente, anche in un film documentario che ha contribuito a far conoscere al grande pubblico questa straordinaria vicenda.

Un puledro nato per correre

Fin dalla nascita Laghat mostra tutte le caratteristiche del futuro campione.

La genealogia, la conformazione fisica e le qualità atletiche lasciano immaginare una promettente carriera sulle piste da galoppo.

Ma un episodio cambia completamente il suo destino.

Le complicazioni di un'influenza provocano una grave micosi che gli fa perdere la vista.

Per molti cavalli destinati alle corse una simile diagnosi avrebbe significato la fine di ogni prospettiva sportiva.

Per Laghat, invece, rappresenta l'inizio di una storia diversa.

Un'intuizione che cambia tutto

L'allevatore osserva un particolare sorprendente.

Quando viene lasciato libero nel paddock, Laghat galoppa con sicurezza, orientandosi come se vedesse.

Quell'osservazione porta a una decisione che allora può sembrare azzardata: provare comunque ad addestrarlo.

L'esperimento funziona.

Laghat impara a correre affidandosi alla memoria, ai riferimenti ambientali, all'esperienza maturata durante gli allenamenti e alla fiducia nelle persone che lo seguono.

La paura del buio

Durante il periodo di addestramento emerge un problema inatteso.

Con il calare della sera Laghat diventa inquieto e trascorre la notte camminando in cerchio nel box fino a sfinirsi.

Per aiutarlo vengono sperimentate diverse soluzioni.

Una capretta, un coniglio e un gatto non riescono a tranquillizzarlo.

La svolta arriva quando gli viene affidato un anziano cavallo da equitazione.

Tra i due nasce subito un legame profondo.

La mattina successiva vengono trovati addormentati uno accanto all'altro, con le zampe incrociate.

Anni dopo il ruolo di compagna viene assunto dalla cavalla Cecere, con la quale Laghat vive tuttora nel Parco di San Rossore, a Pisa.

Una carriera straordinaria

Nonostante la cecità, Laghat disputa oltre cento corse.

Il suo bilancio sportivo comprende:

  • 26 vittorie;

  • oltre 40 piazzamenti;

  • più di 100 corse disputate.

Risultati che sarebbero notevoli per qualsiasi cavallo da corsa e che assumono un significato ancora maggiore considerando le difficoltà affrontate.

Dal libro al film

La vicenda di Laghat viene raccontata per la prima volta nel libro "Laghat. Il cavallo normalmente diverso", scritto da Enrico Querci e pubblicato da Pacini Editore nel 2014.

Successivamente la sua storia ispira anche il documentario "Laghat – Il cavallo normalmente diverso", che ripercorre la sua vita attraverso immagini, testimonianze e materiali d'archivio, contribuendo a far conoscere un cavallo che ha saputo superare una condizione apparentemente insormontabile.

Un simbolo di resilienza

La storia di Laghat invita a riflettere su un tema ancora attuale.

Troppo spesso un animale con una disabilità viene considerato automaticamente incapace di avere una buona qualità di vita.

Laghat dimostra invece che, quando la condizione clinica lo consente, un ambiente adeguato, una gestione competente e persone capaci di osservare senza pregiudizi possono fare la differenza.

Naturalmente ogni cavallo è un individuo e non tutti possono affrontare lo stesso percorso. Ogni situazione deve essere valutata singolarmente, mettendo sempre al primo posto il benessere dell'animale.

L'eredità di Laghat

Oggi Laghat continua a essere un simbolo di coraggio, adattamento e fiducia.

La sua storia ricorda che il valore di un cavallo non dipende soltanto dalle sue prestazioni, ma anche dalla capacità di ispirare persone di ogni età a guardare oltre le apparenze.

Per questo continua a occupare un posto speciale tra i cavalli che hanno lasciato il segno.

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