Molto prima dei moderni spettacoli equestri, un piccolo cavallo chiamato Marocco conquistò il pubblico di tutta Europa con esibizioni che sembravano sfidare ogni spiegazione.
Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, questo straordinario animale divenne una celebrità internazionale, tanto da essere soprannominato "il cavallo pensante", "il cavallo danzante" e perfino "il cavallo del diavolo".
Oggi la sua storia è ricordata non tanto per presunte capacità soprannaturali, quanto perché anticipò alcune moderne conoscenze sull'apprendimento dei cavalli.
Chi era Marocco?
Marocco nacque probabilmente intorno al 1586.
Il suo proprietario era William Bankes, uno stalliere inglese che trasformò il proprio talento nell'addestramento degli equidi in uno degli spettacoli più famosi dell'Inghilterra elisabettiana.
Il nome "Marocco" non indicava il Paese di provenienza del cavallo, ma probabilmente richiamava il pregiato cuoio marocchino utilizzato all'epoca per realizzare selle e finimenti.
Le fonti lo descrivono come un cavallo agile, intelligente e di piccola statura.
La prima celebrità equina
Alla fine del XVI secolo Marocco era probabilmente il cavallo più famoso d'Europa.
William Bankes si esibiva inizialmente nelle locande londinesi, poi costruì una vera arena dedicata ai propri spettacoli.
Le cronache raccontano che migliaia di persone accorrevano per assistere alle esibizioni.
Poeti, drammaturghi e cronisti dell'epoca dedicarono pagine intere al cavallo.
Gli spettacoli
Marocco eseguiva numerosi esercizi che per il pubblico del tempo apparivano incredibili.
Tra questi:
- si inchinava al comando;
- si sdraiava fingendosi morto;
- camminava su due o tre arti;
- riconosceva persone tra il pubblico;
- distingueva alcuni colori;
- sembrava risolvere semplici problemi matematici battendo lo zoccolo.
Oggi sappiamo che molte di queste esibizioni erano il risultato di un addestramento estremamente raffinato.
Lo spettacolo sul tetto della cattedrale
Nel 1601 Bankes organizzò una delle dimostrazioni più spettacolari della sua carriera.
Marocco salì i numerosi gradini della vecchia Cattedrale di San Paolo di Londra fino al tetto dell'edificio.
L'esibizione attirò una folla enorme.
Secondo le cronache dell'epoca, il cavallo riuscì poi a ridiscendere con calma la lunga scalinata, lasciando gli spettatori increduli.
Accusato di stregoneria
La fama di Marocco non suscitò soltanto ammirazione.
Durante il viaggio in Francia, William Bankes venne accusato di stregoneria.
Molti ritenevano impossibile che un cavallo potesse eseguire esercizi tanto complessi senza l'intervento del demonio.
La leggenda racconta che Bankes riuscì a dimostrare la propria innocenza facendo inginocchiare Marocco davanti a una croce durante uno spettacolo pubblico.
L'episodio, pur tramandato da numerose fonti, contiene probabilmente elementi leggendari.
Il segreto di William Bankes
Dopo la morte di Marocco, Bankes spiegò il proprio metodo all'ippologo Gervase Markham, che lo pubblicò nel trattato Cavelarice.
Il segreto non consisteva nella forza o nella punizione.
Bankes utilizzava:
- pazienza;
- ripetizione;
- ricompense alimentari;
- segnali corporei quasi impercettibili.
Inizialmente comunicava con una bacchetta.
Con il tempo bastavano piccoli movimenti del capo, dello sguardo o del volto.
Markham osservò che Marocco non distoglieva praticamente mai gli occhi dal proprio addestratore.
Un cavallo che osservava le persone
Molte delle capacità attribuite a Marocco ricordano oggi il celebre caso di Hans l'Intelligente, studiato tre secoli più tardi.
È molto probabile che il cavallo non comprendesse realmente la matematica.
Era invece straordinariamente bravo a leggere il linguaggio del corpo umano e a cogliere segnali involontari.
Una capacità che oggi sappiamo appartenere a molti cavalli.
Gli ultimi anni
Marocco continuò a esibirsi in numerose città europee, tra cui:
- Parigi;
- Orléans;
- Francoforte;
- Lisbona;
- Roma.
Morì probabilmente intorno al 1606, dopo circa vent'anni di vita.
William Bankes proseguì la propria carriera come addestratore di cavalli alla corte di Giacomo I d'Inghilterra, diventando uno dei professionisti più stimati del suo tempo.
Curiosità
- Marocco fu uno dei primi cavalli "celebrità" della storia.
- Le sue imprese ispirarono poesie, cronache e ballate popolari.
- Si esibì davanti alla regina Elisabetta I.
- Fu accusato di essere "il cavallo del diavolo".
- Il suo metodo di addestramento fu descritto nel trattato Cavelarice del 1607.
Marocco e l'etologia moderna
La storia di Marocco offre una riflessione ancora attuale.
In un'epoca in cui l'addestramento degli animali era spesso basato sulla coercizione, William Bankes comprese che un cavallo apprende meglio attraverso la motivazione e l'osservazione reciproca.
Il suo metodo, fondato su pazienza, ricompense e comunicazione non verbale, anticipa molti principi oggi utilizzati nell'addestramento rispettoso degli equidi.
Conclusioni
Marocco non fu soltanto un cavallo da spettacolo. Fu uno dei primi esempi documentati di addestramento basato sulla collaborazione tra persona ed equide.
Per questo merita un posto tra i cavalli che hanno lasciato il segno: non perché possedesse poteri straordinari, ma perché la sua storia dimostra quanto i cavalli siano capaci di osservare, apprendere e comunicare quando viene costruita una relazione fondata sulla fiducia.
