Tra i cavalli più curiosi della storia figura Muhamed, uno dei celebri "cavalli di Elberfeld", protagonisti di un dibattito scientifico che, all'inizio del Novecento, mise in discussione ciò che si pensava sulle capacità cognitive degli animali.
Per alcuni era un cavallo capace di eseguire calcoli matematici e comprendere il linguaggio umano. Per altri era un abilissimo osservatore del comportamento delle persone. Ancora oggi il suo caso rappresenta una pagina importante nella storia della psicologia comparata.
I cavalli di Elberfeld
Muhamed apparteneva a Karl Krall, un gioielliere tedesco appassionato dello studio dell'intelligenza animale.
Krall era rimasto profondamente colpito dalla vicenda di Hans l'Intelligente e decise di proseguire gli esperimenti con un gruppo di cavalli allevati nella propria scuderia a Elberfeld, nell'attuale città di Wuppertal.
Tra questi vi erano:
- Muhamed;
- Zarif;
- Hans;
- Little Hans;
- Amasis;
- Haroun;
- Bento, un cavallo cieco;
- il pony Hanschen.
Il gruppo divenne famoso come i "cavalli parlanti di Elberfeld".
Chi era Muhamed?
Tra tutti i cavalli della scuderia, Muhamed era considerato il più dotato.
Secondo Karl Krall, riusciva a:
- eseguire addizioni, sottrazioni e moltiplicazioni;
- risolvere operazioni molto complesse;
- estrarre radici cubiche;
- riconoscere lettere e parole;
- distinguere armonie musicali;
- comunicare battendo gli zoccoli.
Le risposte venivano espresse attraverso una particolare sequenza di colpi con lo zoccolo destro e sinistro.
Le dimostrazioni pubbliche
Le esibizioni di Muhamed attiravano studiosi, giornalisti e curiosi da tutta Europa.
Durante alcune dimostrazioni venivano scritti numeri su una lavagna e al cavallo veniva chiesto di fornire il risultato di un'operazione matematica.
Secondo i resoconti dell'epoca, Muhamed riusciva spesso a dare la risposta corretta.
Queste dimostrazioni contribuirono ad alimentare il dibattito sulle reali capacità cognitive degli animali.
Cosa diceva Karl Krall?
Krall era convinto che i cavalli possedessero capacità mentali molto più sviluppate di quanto si credesse.
Pur ritenendo Muhamed eccezionale, non lo considerava un "genio" nel senso umano del termine.
Pensava invece che possedesse particolari capacità di memoria e di elaborazione, paragonabili a quelle osservate in alcune persone con eccezionali abilità di calcolo.
Le verifiche degli studiosi
Numerosi psicologi e ricercatori visitarono la scuderia di Elberfeld.
Alcuni rimasero favorevolmente impressionati dalle prestazioni dei cavalli.
Altri cercarono di individuare possibili spiegazioni alternative, riprendendo gli insegnamenti emersi dal caso di Hans l'Intelligente.
Furono eseguiti diversi esperimenti per capire se i cavalli ricevessero involontariamente indicazioni dalle persone presenti.
Il dibattito scientifico
A differenza del caso di Hans, per Muhamed non fu mai raggiunto un consenso definitivo.
La maggior parte degli studiosi moderni ritiene improbabile che il cavallo fosse realmente in grado di svolgere operazioni matematiche astratte.
È invece possibile che, almeno in parte, rispondesse a segnali involontari provenienti dagli esseri umani oppure che avesse imparato sofisticate associazioni durante l'addestramento.
In ogni caso, gli esperimenti di Krall contribuirono ad ampliare l'interesse scientifico verso la cognizione animale.
La scomparsa
Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, molti cavalli civili furono requisiti per il servizio militare.
Secondo le fonti disponibili, anche Muhamed venne utilizzato come animale da tiro.
Dopo quel periodo se ne persero le tracce e il suo destino rimane sconosciuto.
Curiosità
- Muhamed era uno dei celebri "cavalli di Elberfeld".
- Apparteneva a Karl Krall.
- Le sue esibizioni richiamavano studiosi da tutta Europa.
- Il suo caso contribuì allo sviluppo della psicologia comparata.
- La sua sorte dopo la Prima guerra mondiale non è conosciuta.
Una lezione ancora attuale
La storia di Muhamed ricorda quanto sia facile attribuire agli animali capacità che riflettono le nostre aspettative.
Allo stesso tempo, invita a non sottovalutare l'intelligenza dei cavalli.
Oggi sappiamo che gli equidi possiedono ottime capacità di apprendimento, memoria, riconoscimento individuale e lettura del linguaggio corporeo umano. Tuttavia, queste abilità sono molto diverse dall'esecuzione consapevole di calcoli matematici.
Studiare casi come quello di Muhamed ha aiutato la scienza a sviluppare metodi sperimentali più rigorosi e a comprendere meglio le reali capacità cognitive degli animali.
Conclusioni
Muhamed non è ricordato perché abbia dimostrato di saper fare matematica, ma perché la sua storia ha contribuito ad aprire un importante dibattito scientifico sull'intelligenza animale.
Per questo merita un posto tra i cavalli che hanno lasciato il segno: non tanto per le risposte che avrebbe dato, quanto per le domande che continua ancora oggi a porre a chi studia il comportamento e la mente degli equidi.
