I cavalli che vivono in libertà suscitano da sempre curiosità e ammirazione. Come fanno a sopravvivere senza l'aiuto dell'essere umano? Di cosa si nutrono? Dormono? Hanno bisogno del maniscalco? Si ammalano di laminite?
Molte delle idee diffuse sui cavalli selvatici sono però semplificazioni o veri e propri miti. In realtà la loro vita è il risultato di milioni di anni di evoluzione, ma anche di un continuo adattamento alle condizioni ambientali.
In questa guida rispondiamo alle domande più frequenti sui cavalli che vivono allo stato libero, distinguendo quando necessario tra cavalli realmente selvatici e popolazioni reinselvatichite.
I cavalli selvatici dormono?
Sì.
Come tutti i cavalli, anche quelli che vivono in libertà hanno bisogno di dormire, ma lo fanno in modo molto diverso rispetto agli esseri umani.
Gran parte del riposo avviene in piedi, grazie a un particolare sistema anatomico degli arti chiamato apparato di sostegno (stay apparatus), che permette di rilassare la muscolatura senza cadere.
Il sonno profondo (fase REM), però, può avvenire solo quando il cavallo si sdraia.
Per questo motivo, all'interno del branco:
- alcuni individui dormono;
- altri rimangono vigili;
- il gruppo si alterna nel controllo dell'ambiente.
Questo comportamento riduce il rischio di essere sorpresi da eventuali predatori.
Di cosa si nutrono i cavalli selvatici?
Il cavallo è un erbivoro pascolatore.
La sua dieta comprende principalmente:
- graminacee;
- erbe spontanee;
- piante erbacee;
- foglie;
- germogli;
- arbusti;
- cortecce durante l'inverno.
La composizione della dieta cambia continuamente in base:
- alla stagione;
- al clima;
- alla disponibilità di vegetazione;
- al tipo di habitat.
Contrariamente a quanto molti pensano, i cavalli selvatici non vivono mangiando avena o mangimi, ma ricavano quasi tutta l'energia da una dieta ricca di fibra.
Possono trascorrere 14-18 ore al giorno alimentandosi.
Bevono tutti i giorni?
Quando l'acqua è disponibile, sì.
In ambienti aridi possono percorrere molti chilometri per raggiungere pozze, fiumi o sorgenti.
Alcune popolazioni desertiche, come i cavalli del Namib, sono capaci di sopportare periodi relativamente lunghi con disponibilità limitata di acqua, ma rimangono comunque strettamente dipendenti dalle fonti idriche.
Come sopravvivono all'inverno?
L'inverno rappresenta uno dei periodi più difficili.
I cavalli affrontano la stagione fredda grazie a diversi adattamenti:
- sviluppo di un folto mantello invernale;
- accumulo di riserve di grasso durante l'estate;
- riduzione del dispendio energetico;
- ricerca di aree riparate dal vento;
- alimentazione con arbusti, cortecce e vegetazione secca quando l'erba è scarsa.
La mortalità può aumentare durante gli inverni particolarmente rigidi.
Quanto vivono i cavalli selvatici?
La durata della vita dipende molto dall'ambiente.
In generale:
- i cavalli che vivono completamente in libertà raggiungono spesso 15-20 anni;
- alcuni individui possono superare i 25 anni;
- i cavalli domestici, grazie alle cure veterinarie e all'alimentazione controllata, possono vivere oltre 30 anni.
La vita in natura comporta infatti maggiori rischi:
- incidenti;
- malattie;
- scarsità di cibo;
- condizioni climatiche estreme;
- parassiti;
- predazione dei puledri.
I cavalli selvatici hanno bisogno del maniscalco?
Normalmente no.
Gli zoccoli si consumano naturalmente grazie ai continui spostamenti.
Molte popolazioni percorrono ogni giorno 15-30 chilometri, camminando su terreni differenti:
- rocce;
- sabbia;
- terra;
- ghiaia;
- prati.
Questo favorisce un'usura equilibrata dello zoccolo.
Ciò non significa però che gli zoccoli siano sempre perfetti.
Anche i cavalli che vivono in libertà possono soffrire di:
- ascessi;
- fratture;
- infezioni;
- deformazioni;
- traumi.
La selezione naturale elimina però gli individui con problemi più gravi, mentre nei cavalli domestici tali condizioni possono essere curate.
Perché i cavalli selvatici sembrano soffrire meno di laminite?
Una delle domande più frequenti riguarda proprio la laminite.
La risposta è più complessa di quanto si creda.
I cavalli che vivono in libertà presentano generalmente diversi fattori protettivi:
- movimento continuo;
- peso corporeo più equilibrato;
- alimentazione ricca di fibra;
- assenza di mangimi concentrati;
- consumo graduale del foraggio durante tutta la giornata.
Questi elementi riducono il rischio di sviluppare alcune forme di laminite associate all'obesità e all'insulino-resistenza.
Tuttavia è errato affermare che i cavalli selvatici non soffrano mai di laminite.
Possono infatti verificarsi casi legati a:
- alterazioni metaboliche;
- traumi;
- infezioni;
- ingestione di vegetazione particolarmente ricca di zuccheri;
- altre patologie sistemiche.
La differenza è che tali condizioni sembrano meno frequenti nelle popolazioni che conducono una vita completamente naturale.
I cavalli selvatici si ammalano?
Certamente.
Anche vivendo in libertà possono sviluppare:
- coliche;
- infezioni;
- parassitosi;
- ferite;
- malattie dentarie;
- problemi podali.
La differenza rispetto ai cavalli domestici è che non ricevono cure veterinarie.
Gli individui gravemente malati o incapaci di alimentarsi hanno minori probabilità di sopravvivere.
I cavalli selvatici hanno bisogno dell'essere umano?
Come specie, il cavallo si è evoluto molto prima della comparsa dell'allevamento e non ha bisogno dell'essere umano per vivere.
La situazione cambia però quando si parla delle popolazioni che oggi vivono in libertà.
Molti branchi reinselvatichiti occupano territori profondamente modificati dall'attività umana.
Devono convivere con:
- strade;
- ferrovie;
- recinzioni;
- coltivazioni;
- urbanizzazione;
- cambiamenti climatici;
- riduzione degli habitat naturali.
In molti casi è quindi necessario un certo livello di gestione per evitare:
- sovrappopolazione;
- carenza di risorse;
- incidenti;
- conflitti con le attività agricole.
L'obiettivo dovrebbe essere quello di intervenire il meno possibile, ma quanto basta per garantire il benessere degli animali e la sostenibilità degli ecosistemi.
Come si difendono dai predatori?
La principale strategia è il branco.
La sopravvivenza dipende soprattutto da:
- sorveglianza collettiva;
- fuga;
- comunicazione;
- protezione reciproca dei puledri.
Lo stallone può intervenire per allontanare un predatore, ma nella maggior parte dei casi la difesa consiste nell'allontanarsi rapidamente dal pericolo.
I puledri sopravvivono tutti?
No.
La mortalità dei puledri in natura è molto superiore rispetto ai cavalli allevati.
Tra le principali cause:
- malattie;
- predazione;
- malnutrizione;
- condizioni climatiche;
- incidenti.
La selezione naturale favorisce gli individui meglio adattati all'ambiente.
I cavalli selvatici si lasciano avvicinare?
Dipende.
Le popolazioni che vivono in aree molto frequentate dall'essere umano possono diventare relativamente confidenti.
Altre mantengono invece una distanza di sicurezza e si allontanano rapidamente.
In ogni caso è importante non cercare di toccarli, alimentarli o inseguirli per fotografarli.
Possono vivere senza box?
Sì.
Anzi, il box rappresenta un'invenzione relativamente recente nella lunga storia evolutiva del cavallo.
In natura gli equidi:
- camminano continuamente;
- vivono in gruppo;
- pascolano per gran parte della giornata;
- scelgono autonomamente dove riposare.
Queste osservazioni hanno ispirato molte moderne tecniche di gestione che cercano di offrire anche ai cavalli domestici maggiori opportunità di movimento e socializzazione.
I cavalli selvatici sono più felici di quelli domestici?
È una domanda alla quale la scienza non può rispondere in termini assoluti.
La vita in libertà permette ai cavalli di esprimere molti comportamenti naturali:
- pascolo continuo;
- relazioni sociali;
- movimento;
- scelta degli spostamenti.
Allo stesso tempo comporta anche rischi importanti:
- fame;
- malattie;
- siccità;
- predatori;
- incidenti;
- elevata mortalità dei puledri.
Un cavallo domestico ben gestito può ricevere cure veterinarie, alimentazione adeguata e protezione dalle condizioni ambientali, ma deve anche poter soddisfare le proprie esigenze etologiche.
Il benessere non dipende quindi semplicemente dal vivere libero o con l'essere umano, ma dalla possibilità di esprimere i comportamenti naturali e di mantenere un buono stato di salute.
Domande frequenti
I cavalli selvatici mangiano solo erba?
No. La dieta comprende anche foglie, arbusti, germogli e cortecce, variando in base alla stagione e all'habitat.
Dormono sdraiati?
Solo per brevi periodi. Gran parte del riposo avviene in piedi.
Hanno bisogno del maniscalco?
Generalmente no, perché l'usura naturale mantiene gli zoccoli in equilibrio, anche se possono comunque sviluppare patologie podali.
I cavalli selvatici hanno la laminite?
Possono svilupparla, ma alcuni fattori tipici della vita in libertà riducono il rischio rispetto a molte popolazioni domestiche.
Vivono più a lungo dei cavalli domestici?
In media no. Le cure veterinarie e la gestione dell'alimentazione consentono ai cavalli domestici di raggiungere spesso un'età maggiore.
Conclusioni
I cavalli che vivono in libertà rappresentano un prezioso modello per comprendere il comportamento naturale della specie. Il loro stile di vita, basato su movimento continuo, alimentazione ricca di fibra e relazioni sociali stabili, ha ispirato molte delle moderne pratiche dedicate al benessere dei cavalli domestici.
Allo stesso tempo, la vita in natura non è priva di difficoltà. Malattie, scarsità di risorse, eventi climatici estremi e mortalità naturale fanno parte del loro equilibrio ecologico. Conoscere questi aspetti permette di superare i luoghi comuni e di comprendere il cavallo per quello che è: una specie altamente adattabile, capace di vivere sia accanto all'essere umano sia in libertà, purché siano rispettate le sue esigenze biologiche ed etologiche.
