Corte di Cassazione, Ordinanza del 05-02-2018

ORDINANZA sul ricorso 7956-2016 proposto da una donna contro un maneggio, per la sentenza n. 3759/2015 della CORTE di MILANO per i danni derivati da una caduta di cavallo avvenuta presso il predetto circolo, durante l'esecuzione di un esercizio.

In ragione del sinistro, la donna riportava una frattura biossea scomposta alla gamba sinistra, da cui sarebbe derivata l'insorgenza di patologie invalidanti, documentate dal perito di parte, ed in ragione delle quali le riconosceva un'invalidità dell' 80%.

Si costituivano in giudizio sia il circolo sia l'assicurazione, che eccepivano l'intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento dei danni, deducendo che l'eventuale responsabilità doveva ricondursi al regime dell'art. 2043 cc, rispetto al quale il termine quinquennale era inutilmente decorso. Nel merito, contestavano che il cavallo con cui si stava svolgendo l'attività fosse di proprietà della donna inoltre, il maneggio chiamava in giudizio l'assicurazione al fine di essere manlevata in caso di condanna al risarcimento dei danni.

La società assicurativa eccepiva il difetto di legittimazione passiva, non essendo stato provato il rapporto di assicurazione sulla base del quale si domandava la manleva.

Il Tribunale di Lodi con sentenza n. 463/2014, rigettava la domanda attorea ritenendo il diritto prescritto, riconducendo la fattispecie all'alveo della responsabilità extracontrattuale. Il giudice di prime cure escludeva l'operatività dell'art. 1218 cc, non essendo stata fornita la prova del rapporto contrattuale tra l'infortunata e il maneggio.

Parimenti, nella sentenza si accoglieva l'eccezione del difetto di legittimazione passiva sollevata dalla assicurazione.

La persona proponeva appello avverso la sentenza pronunciata dal Tribunale di Lodi, eccependo di aver avuto contezza del complesso delle conseguenze lesive connesse al sinistro soltanto nel ### .

La Corte d'Appello di Milano, con sentenza n. 3759 del ### , rigettava l'impugnazione confermando le stesse motivazioni addotte dal Giudice di primo grado. In particolare, confermando la natura aquiliana della responsabilità eccepita, ribadiva l'intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento dei danni. Nel merito, riteneva la domanda infondata, essendo il cavallo di proprietà della danneggiata e qualificando la caduta come un fatto fisiologico dell'attività equestre.

Avverso tale pronunzia la donna propone ricorso per cassazione con due motivi.

Considerato che: Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione di norma di diritto, violazione o falsa applicazione delle norme di cui agli artt. 115 e 116 cpc, 2934, 2943, 2947 cc. La Corte territoriale avrebbe errato in quanto ha ritenuto che le patologie lamentate dalla ### erano la progressiva derivazione del danno immediato riportato in occasione del sinistro. A tale conclusione il giudice del merito sarebbe giunto omettendo la valutazione della documentazione inserita in memoria, con la quale si accertava che le patologie invalidanti, imprevedibili all'epoca della caduta, fossero sorte soltanto successivamente all'ottobre del 2006, la cui diagnosi non interveniva prima del ### . Pertanto il giudice del merito ha errato nel ritenere prescritto il diritto all'azione di risarcimento della ricorrente perché il termine iniziava a decorrere dal giorno in cui si era manifesta l'ultima componente del danno. A ciò si aggiunga che il termine doveva ritenersi interrotto a norma dell'art. 2943 c.c. in ragione della domanda risarcitoria proposta nell'ottobre 2009.

Il motivo è inammissibile sia perché richiede una nuova valutazione della prova circa il fatto che non si trattava della medesima malattia, bensì di malattia nuova e diversa (pur causalmente collegata con l'incidente) emersa solo nel 2006.

Ma in ogni caso sarebbe ugualmente infondato perché la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione della regola iuri s in materia di prescrizione. Infatti in materia di diritto al risarcimento del danno da illecito extracontrattuale, qualora si tratti di un illecito che, dopo un primo evento lesivo, determina ulteriori conseguenze pregiudizievoli, il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria per il danno inerente a tali ulteriori conseguenze decorre dal verificarsi delle medesime solo se queste ultime non costituiscono un mero sviluppo ed un aggravamento del danno già insorto, bensì la manifestazione di una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento dell'azione del responsabile (Cass. S.U. 580/2008; Cass. 7139/2013).

Ebbene non risultano trascritte le parti delle relazioni mediche che dimostrerebbero l'insorgenza della patologia nuova e autonoma rispetta alla frattura scomposta conseguente alla caduta dell'ottobre 2002. 

Con il secondo motivo denuncia la ### o falsa applicazione di norma di diritto violazione o falsa applicazione della norma di cui all'art. 2052 cc. La ricorrente denuncia la mancata applicazione del disposto dell'art. 2052 c.c. evidenziando che la norma in questione individua una responsabilità alternativa, in capo al proprietario dell'animale o in capo a chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso.

Invero, sebbene di proprietà della donna il cavallo era utilizzato dal centro ippico per lo svolgimento di attività imprenditoriale. La norma sarebbe stata violata anche nella parte in cui la Corte d'Appello ha escluso la responsabilità del centro ippico e dell'istruttore ritenendo che la caduta fosse un fatto fisiologico dell'attività realizzata, il cui rischio era stato accettato dalla danneggiata. Ma l'accettazione del rischio comunque non è sufficiente ad escludere la responsabilità dei predetti, laddove gli stessi abbiano violato le regole poste a salvaguardia dell'incolumità degli allievi, fatta salva l'applicazione dell'art. 1227 c.c..

Anche il secondo motivo è inammissibile perché richiede una nuova rivalutazione del merito della causa.

Inoltre il giudice ha fatto corretta applicazione dei principi consolidati in giurisprudenza in materia. Infatti la responsabilità per il danno causato dall'animale, prevista dall'art. 2052 cod. civ., incombe a titolo oggettivo ed in via alternativa o sul proprietario, o su chi si serve dell'animale, per tale dovendosi intendere non già il soggetto diverso dal proprietario che vanti sull'annuale un diritto reale o parziale di godimento, che escluda ogni ingerenza del proprietario sull'utilizzazione dell'animale, ma colui che, col consenso del proprietario, ed anche in virtù di un rapporto di mero fatto, usa l'animale per soddisfare un interesse autonomo, anche non coincidente con quello del proprietario (Cass. n. 16023/2010).

In ogni caso non vi è alcuna prova che l'animale fosse in uso a terzi al momento della caduta, utilizzandolo la stessa proprietaria che praticava il salto ad ostacoli.

Con il terzo motivo si duole della violazione o falsa applicazione di norma di dirittoviolazione o falsa applicazione delle norme di cui agli artt. 1218 e 1228 c.c., nonché 115 e 116 c.p.c., avendo la Corte escluso la responsabilità contrattuale del ### e dell'istruttore, ritenendo non provata la sussistenza del contratto tra l'appellante e gli appellati.

### aveva offerto puntuale prova per testi del rapporto contrattuale, per il quale non è richiesta la forma scritta né ad substantiam né, per quel che in tal sede rileva, ad pro bationem. In ogni caso, rileverebbe la natura fattuale del rapporto, in ragione dell'affidamento posto dalla ricorrente al centro ippico e all'istruttore, da cui discendono conseguenzialmente obblighi di vigilanza e di protezione. Ne deriverebbe perciò l'applicabilità del regime probatorio di cui all'art. 1228 c.c.; sicché mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nella pendenza del rapporto, l'altra parte deve dimostrare che l'evento dannoso si è determinato per causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante.

Ancora, il disposto di cui agli artt. 1218 e 1228 c.c. si ritiene comunque violato nella parte in cui la sentenza d'appello esclude la responsabilità delle controparti per contratto sociale, considerando la caduta come un'evenienza fisiologica dell'attività equestre.

Anche il terzo motivo è infondato.  Difatti con il motivo di ricorso la ricorrente si limita a dire che il giudice ha male valutato la prova quando ha escluso l'esistenza di un contratto tra vittima ed istruttore. In realtà, il giudice del merito sul punto ha detto molto di più circa l'impossibilità di individuare inadempimenti contrattuali. Difatti a pagina 4 e 5 della sentenza impugnata la Corte territoriale, con congrua e logica motivazione, ha ritenuto che sulla base delle prove il cavallo della ricorrente era semplicemente collocato a pensione presso il centro ippico e che, in ogni caso, il percorso a ostacoli non presentava difficoltà significative per chi praticava la disciplina.

Inoltre era un percorso già conosciuto e già sperimentato dalla donna. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza. Infine, dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 18, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla citata L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17. P.Q.M. 7 la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in ### 15.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in curo 200, ed agli accessori di legge.

Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall'art. 1, comma 17 della 1. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis del citato art. 13.