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Il cavallo nella letteratura eroica: come Lancillotto, Don Chisciotte e Tolkien raccontano la moralità attraverso i cavalli

Il modo in cui un personaggio tratta il proprio cavallo può rivelare il suo carattere? Secondo numerosi studiosi di letteratura, la risposta è sì.

Uno degli studi più interessanti dedicati a questo tema è "The Horse and the Heroic Quest: Equestrian Indicators of Morality in Lancelot, Don Quixote, and Tolkien", pubblicato nel 2017 dalla ricercatrice Kirsten G. Rodning. L'autrice mostra come il rapporto tra eroe e cavallo sia spesso utilizzato dagli scrittori come uno strumento narrativo per suggerire al lettore chi meriti fiducia, rispetto o condanna.

Il cavallo, quindi, non è soltanto un mezzo di trasporto: diventa una vera bussola morale.

Il cavallo come misura del carattere

Per secoli il cavallo ha accompagnato la vita quotidiana delle persone.

Nel Medioevo e nel Rinascimento chiunque conosceva il comportamento dei cavalli e comprendeva immediatamente il significato di certi gesti.

Per questo motivo scrittori come Chrétien de Troyes e Miguel de Cervantes potevano affidare proprio al rapporto tra cavaliere e cavallo una parte importante della caratterizzazione dei protagonisti.

La regola è sorprendentemente semplice.

Chi tratta il proprio cavallo con rispetto dimostra equilibrio, nobiltà d'animo e senso della giustizia.

Chi invece lo maltratta, lo sfrutta o lo considera soltanto uno strumento viene spesso presentato come moralmente discutibile.

Lancillotto: la cavalleria passa anche dal rispetto del cavallo

Nei romanzi arturiani di Chrétien de Troyes il cavallo rappresenta molto più di un animale da guerra.

È il compagno inseparabile del cavaliere.

Lancillotto dimostra continuamente attenzione verso il proprio destriero e il suo comportamento riflette l'ideale cavalleresco medievale: il valore di un cavaliere non si misura soltanto in battaglia, ma anche nel modo in cui si rapporta agli esseri più deboli.

Il cavallo diventa quindi una prova concreta della moralità dell'eroe.

Don Chisciotte e Ronzinante

Anche Miguel de Cervantes attribuisce un ruolo fondamentale al cavallo.

Ronzinante è anziano, magro e tutt'altro che maestoso, ma Don Chisciotte gli riserva sempre rispetto e considerazione.

Il cavallo riflette il carattere del suo padrone.

Entrambi inseguono ideali impossibili, affrontano difficoltà e continuano il viaggio senza perdere dignità.

Attraverso Ronzinante, Cervantes costruisce una delle coppie più celebri della storia della letteratura.

Tolkien e il ritorno del cavallo eroico

Quando J.R.R. Tolkien iniziò a scrivere, il mondo stava rapidamente cambiando.

Automobili e treni stavano sostituendo il cavallo nella vita quotidiana.

Eppure, nella Terra di Mezzo il cavallo mantiene un ruolo centrale.

Personaggi come Gandalf, Aragorn ed Éomer instaurano con i propri cavalli un rapporto fondato sulla fiducia reciproca.

Shadowfax, il celebre cavallo di Gandalf, non è semplicemente un animale da cavalcare: sceglie il proprio compagno umano, mantenendo sempre una forte autonomia.

Anche i cavalli dei Rohirrim vengono descritti come compagni di vita piuttosto che strumenti di guerra.

Il fantasy moderno e il rapporto con i cavalli

Secondo Rodning, la letteratura fantasy contemporanea mostra risultati molto diversi.

Alcuni autori comprendono l'importanza del rapporto tra eroe e cavallo.

Altri, invece, utilizzano gli equini soltanto come elementi della trama, dimenticando il loro ruolo nella costruzione dei personaggi.

Quando il cavallo è solo un espediente narrativo

Lo studio cita come esempio negativo la serie Noble Dead di Barb e J.C. Hendee.

In questi romanzi i cavalli vengono frequentemente sacrificati per aumentare la tensione narrativa o dimostrare quanto pericolosa sia una determinata situazione.

Secondo Rodning, questo approccio rivela una scarsa attenzione verso il significato culturale e simbolico del cavallo.

L'animale perde così la propria individualità diventando soltanto uno strumento della storia.

I cavalli come compagni degli eroi

Esistono però numerosi esempi di narrativa fantasy che valorizzano il legame tra persone e cavalli.

Tra questi lo studio ricorda:

  • la serie Valdemar di Mercedes Lackey, nella quale i cavalieri vengono scelti da cavalli straordinariamente intelligenti;

  • The Princess Bride, dove Buttercup nutre un profondo affetto per il proprio cavallo;

  • la serie The Elenium di David Eddings, nella quale il protagonista considera il cavallo un vero compagno di viaggio.

Pur appartenendo a mondi fantastici, queste opere mantengono vivo il modello tradizionale del rapporto di fiducia tra cavallo ed eroe.

Perché il cavallo continua a essere importante nella letteratura

Per migliaia di anni il cavallo ha accompagnato guerre, viaggi, commerci e vita quotidiana.

Non sorprende quindi che sia diventato uno dei simboli più potenti della narrativa occidentale.

Anche quando gli autori moderni non hanno esperienza diretta dei cavalli, continuano a utilizzarli come metafora della libertà, della fedeltà, del coraggio e della responsabilità.

Il modo in cui un protagonista si comporta con il proprio cavallo racconta spesso molto più del protagonista stesso.

Una nuova chiave di lettura

Lo studio di Kirsten G. Rodning invita a rileggere molti classici con uno sguardo diverso.

Osservare il rapporto tra gli eroi e i loro cavalli significa comprendere meglio il sistema di valori costruito dagli autori.

Dietro ogni cavalcata non c'è soltanto un viaggio, ma una precisa idea di giustizia, compassione e responsabilità verso gli altri esseri viventi.

Forse è proprio questa la lezione più attuale della letteratura eroica: il modo in cui trattiamo gli animali racconta molto di chi siamo.


Fonte

Rodning, K. G. (2017). The Horse and the Heroic Quest: Equestrian Indicators of Morality in Lancelot, Don Quixote, and Tolkien.

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